Concetti Chiave

  • Giovanni Verga, nato a Catania nel 1840, osserva la vita dei poveri del meridione, rifiutando di lasciare tracce degli eventi storici nelle sue opere.
  • La sua svolta verista inizia con "Nedda", segnando un passaggio verso una narrazione realistica che evidenzia la lotta per la sopravvivenza.
  • Il capolavoro di Verga, "I Malavoglia", esplora le disgrazie della famiglia Toscano, esprimendo un pessimismo sulla vita e il fallimento dei valori familiari.
  • "Mastro-don Gesualdo" analizza il comportamento umano e il desiderio di miglioramento sociale, evidenziando l'isolamento del protagonista e la critica verso la società.
  • Le opere di Verga presentano l'amore come un tema complesso e tragico, spesso in contrasto con le dure realtà della vita quotidiana.

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Giovanni Verga

Verga nasce a Catania nel 1840 in una famiglia benestante. La sua vita copre un arco di tempo lungo in cui si verificano avvenimenti storici importanti come: L’Unità d’Itala, lo sviluppo industriale, la prima guerra mondiale, la diffusione delle idee socialiste e l’ascesa al potere del fascismo.
Nelle opere e nel pensiero di Verga non lasciano tracce questi eventi (tranne Lipsia) perché lui ritiene che gli avvenimenti storici non possono cambiare il destino dell’uomo. Si dichiara conservatore e osserva con pietà la sorte dei vinti e si sofferma soprattutto sui poveri del meridione.
Quando è giovane appoggia l’unificazione e infatti scrive alcune opere patriottiche.
Nel 1869 si trasferisce a Firenze dove incontra Capuana con cui diventerà un esponente del Verismo. A Firenze però pubblica romanzi ancora estranei al Verismo.
Nel 1872 si trasferisce a Milano e ci vive per 20 anni, frequenta gli Scapigliati e scrive romanzi passionali; nel 1877 o raggiunge Capuana, intanto Verga si è appassionato ai romanzi di Zola e ha pubblicato Nedda ( ambientato in Sicilia, segna la svolta verista). Verga ispirandosi alla poetica di Capuana scrive novelle veriste con scarso successo di pubblico.
Nel 1880 pubblica Vita dei campi; nel 1881 I Malavoglia, capolavoro assoluto dello scrittore e primo di un ciclo di romanzi intitolato I vinti; nel 1883 Novelle rusticane di impianto veristico; nel 1884 la rappresentazione teatrale di Cavalleria rusticana ha grande successo.
Verga si trova ad affrontare difficoltà economiche, in questa situazione pubblica il secondo romanzo del ciclo: Mastro-don Gesualdo. Nel 1889 incontra Dina Castellazzi che gli sarà compagna per il resto della vita.
Nel 1893, si identifica come un vinto che si è allontanato dalla propria casa ed è stato travolto dalla spietata lotta per la vita, decide di trasferirsi a Catania.
Nel 1894 pubblica Don Calderolo e C.i.
Nei successivi 30 anni si occupa della stesura de La duchessa di Leyra, L’onorevole Scipione e L’uomo di lusso.
Si allontana dalla letteratura per lo scarso successo e nel 1922 muore a Catania.

Il pensiero e la poetica

I primi romanzi di Verga ispirati all’epopea romantica e risorgimentale sono: Amore e Patria, I carbonari della montagna, Sulle lagune, Una peccatrice e Storia di una capinera (la vicenda narra la storia di una giovane rinchiusa in convento, innamoratosi decide si uccidersi).
Di carattere più scapigliato sono atre 3 opere passionali :
• Eva= narra la storia di un pittore innamorato di una ballerina, Eva. Divenuto famoso ma incapace di amarla decide di rifugiarsi in Sicilia dove si lascia morire
• Tigre reale=narra la storia di un giovane poeta che innamorato di una nobildonna russa decide di lasciare la casa, la quale morirà di tisi
• Eros=narra i morbosi amori di un aristocratico attratto da sua cugina e da una sua amica, il protagonista di suicida
Le prime novelle spingono lo scrittore a una svolta verista, soprattutto dopo Nedda (povera contadina che lavora per curare la madre ammalata che però muore; sola al mondo vaga di fattoria in fattoria alla ricerca di lavoro, spinta dall’amore per Janu, anch’esso povero e costretto a lavorare nonostante la febbre, cade da un albero e muore. Nedda rimane solo con la figlia anch’ella però si ammala e muore, Nedda è costretta a vivere nella miseria e nel dolore).
Un’altra tappa della conversione verista è legata a Fantasticheria (nel racconto lo scrittore motiva le ragioni della propria svolta, Verga richiama alla memoria un breve soggiorno ad Aci Trazza in Sicilia in compagnia della dama che, aveva provato noia per l’ambiente dei pescatori; la novella presenta la concezione dell’esistenza come lotta per sopravvivere). Tale concezione sarà definita l’ideale dell’ostrica secondo cui, per non essere travolti , occorre rimanere attaccati allo scoglio ovvero la famiglia.
I vinti dei romanzi sono personaggi che non sono rimasti attaccati al proprio scoglio.
Verga giunge alla svolta verista per tappe; la narrazione impersonale è già utilizzata nella novella Rosso Malpelo.
Nel 1880 pubblica Vita da campi, una novella verista, nel 1883 pubblica Novelle rusticane dove emergono per lo più scene di massa, in questa novella utilizza il discorso indiretto libero, il dialogo di tipo teatrale, il tono grottesco e il distacco ironico.
Altre novelle sono:
• Per le vie=narra la storia di un proletario urbano e del mondo cittadino delle banche e delle industrie
• Vagabondaggio=ritroviamo alcuni personaggi e alcune scene di massa; centrale è la tematica della vita come movimento senza senso e l’unico antidoto è il ricordo
• I ricordi del capitano d’Arce= narra la storia di un vecchio aristocratico che ripercorre con ironia le sue esperienze passate. Autore e Narratore coincidono.
• Don Candeloro e C.i= la riflessione di verga si va appuntando sul rapporto tra autenticità e finzione sul tema della vita come rappresentazione. Valori come l’amore vengono smascherati dal grottesco, la maschera è il solo modo per l’uomo di vivere la propria esistenza. Don Candeloro è un puparo che si dedica con successo al lavoro, ma il non interesse del pubblico per le marionette lo costringe a iniziare opere con veri attori.

La raccolta Vita dei campi

Pubblicata a Milano nel 1880 si propone di analizzare la vita contadina nei più profondi significati. Il tema principale è l’amore che viene visto come un rapporto triangolare. Il triangolo diventa l’antitesi drammatica fra natura e cultura, fra sentimenti e realtà.
Nell’ Amante di Gramigna l’amore si contrappone all’idea tradizionale del matrimonio, il tema amoroso è trattato con tono ironico e parodico.
Anche Cavalleria rusticana è la storia di un delitto di gelosia, Turiddu appena tornato dal servizio militare scopre che la futura sposa Lola si è sposata con Alfio. Si fidanza allora con un’altra ragazza, Santa, ma Lola si riavvicina a lui. Alfio scopre da Santa il tradimento di Lola e uccide Turiddu; la novella diventa un’opera teatrale.
Fra le novelle emerge anche La lupa, storia di una sensuale popolana che travolta dal desiderio seduce il genero e viene da lei uccisa.
Sul piano della tecnica narrativa viene introdotto il narratore implicito.

Novelle Rusticane

Pubblicata a Milano nel 1883, si presenta come la verifica della svolta verista. Costituiscono un grande affresco della società siciliana. Registrano il fallimento degli ideali risorgimentali, descrivono l’impotenza dell’uomo nei confronti della natura.
I tentativi di affermazione del mito della roba, dell’accumulo di ricchezze sono destinati a fallire.
Nella raccolta emerge la novella Libertà, in cui si narra con tono commosso l’episodio della sanguinosa rivolta dei contadini nel 1860. Nella novella Roba Verga narra la storia di un personaggio, Mazzarò divenuto ricco dopo una vita di lavoro, ma priva di ogni tipo di piacere, avvicinandosi alla morte non accetta di lasciare la sua roba gli altri; la voce che racconta la storia di Mazzarò evita commenti sul personaggio, l’assenza di commenti deriva dalla volontà di un osservatore esterno e imparziale.

I Malavoglia

È l capolavoro di Verga, 15 capitoli preceduti da una prefazione, viene pubblicato a Milano nel 1881, il successo del
romanzo però è modesto.

La trama ha per protagonisti i Toscano, pescatori di Aci Trazza definiti Malavoglia perché si dedicano molto al lavoro, possiedono una casa nel cui cortile cresce un nespolo e una nave chiamata la Provvidenza.
Per migliorare la situazione economica Padron ‘Ntoni, padre di Bastianazzo, acquista con soldi prestati dall’usuraio zio Crocifisso, un carico di lupini da rivendere: ma la barca affonda e Bastianazzo muore. Per pagare il debito devono vendere la casa, Luca e Maruzza a causa del colera e di una battaglia navale; ‘Ntoni, figlio maggiore di Bastianazzo di dà al contrabbando, ma ferisce una guardia e viene imprigionato; Lia compromessa dalle voci che girano sulla sua relazione con Don Michele scappa di casa; Mena decide di non sposare Alfio Mosca. Dopo la morte di padron ‘Ntoni è Alessi a riscattare la casa del nespolo, si sposa con Nunziata, ricomincia a fare il pescatore e ospita a casa Mena. L’opera termina con la visita di ‘Ntoni alla casa del nespolo , si rende conto che si deve allontanare dal paese.

Fabula e intreccio coincidono, le vicende coprono un periodo di 15 anni; i personaggi ricordano quelli di Fantasticheria.
Il romanzo presenta le condizioni degli umili ed è privo di commenti da parte del narratore; il messaggio sottointeso è l’ideale dell’ostrica. Il valore più importante è la religione della famiglia, il personaggio che incarna meglio questo ideale è Alessi. Le disgrazie dei Malavoglia hanno origine con il tentativo di migliorare la situazione economica della famiglia.
La conclusione è densa di significato perché ‘Ntoni si accorge di non appartenere più alla famiglia e di essere un estraneo ed essendo incapace di adattarsi decide di scappare.
La visione di fondo che emerge è contrassegnata da un giudizio pessimistico sulla vita, che è lotta, fatica e spesso fallimento per chi difende i valori familiari.
Lo stile e la tecnica nel romanzo sono innovativi: Verga presenta le vicende, l’intreccio e i personaggi senza commentare, egli punta a commentare solo il fatto.
Verga si propone di descrivere la realtà così come è, abbandonando i personaggi sentimentali e passionali; l’autore è considerato un osservatore che rappresenta il microcosmo umano; a differenza di Manzoni, Verga si propone di narrare fotografando la realtà.
La pietà verso le vittime della fiumana del progresso è sottointesa e non viene mai espressa direttamente.
Il linguaggio è semplice e rappresenta una mescolanza tra il toscano e la parlata locale

Mastro Don Gesualdo

Verga con questo romanzo ha l’obiettivo di analizzare il comportamento umano nei diversi ambienti sociali, a partire dal pescatore per poi salire nella scala sociale ed arrivare agli aristocratici.
L’autore accompagna la sua visione del progresso che determina lo sviluppo della società, ma travolge anche molti nel suo cammino. Lo scrittore focalizza la sua attenzione sull’ambiente di coloro che riescono a fare il salto di classe e diventano ricchi; Mastro-don Gesualdo rappresenta questa categoria.
La stesura del romanzo dura 8 anni, nel 1889 esce la versione definitiva, diviso in 4 parti per un totale di 21 capitoli.

L’opera è ambientata a Vizzini e ha come protagonista un muratore, mastro Gesualdo Motta; che si dedica alla costruzione di mulini e con intelligenza, tenacia e spirito di sacrificio si arricchisce accumulando terre e denaro. È amato dalla serve Diodota che però abbandona nonostante i 2 figli perché vuole diventare un signore. Per questo sposa Bianca Trao, e quando scopre che è incinta del cugino ne accetta la maternità. La moglie non lo ama e continua a vagheggiare suo cugino Nini. Nini intanto si innamora di un’attrice e si indebita con Don Gesualdo per i capricci dell’attrice, quando la moglie di Nini lo viene a sapere rimane paralizzata e intanto nasce isabellina, figlia di Bianca.
La fanciulla scappa con la madre a Vizzini, dove si innamora di Corrado La Gurna, con cui fugge. Il padre però la dà in sposa al vecchio duca di Leyra.
I notabili del paese nel 1848 si schierano con i rivoltosi nei moti rivoluzionari, solo Gesualdo si oppone in difessa della proprietà; intanto Bianca muore di tisi e i rivoltosi attaccano i magazzini di Gesualdo ritenuto mandante dell’assassinio di Nanni L’Orbo, capo dei rivoltosi e marito di Diodota. Gesualdo rifugiato nel palazzo dei Trao è circondato dall’odio e anche la figlia lo scarica per le umili origini. Gesualdo si ammala di cancro allo stomaco e viene ricoverato nel palazzo del duca di Leyra. Il dialogo con Isabella gli fa capire quanto lei sia infelice per il torto subito. Gesualdo muore solo.

Il racconto è ambientato in una piccola città di provincia; il tema principale è il miglioramento delle condizioni economiche, Gesualdo fa parte di quella classe sociale che aspira al riconoscimento sociale. L’ideale dell’ostrica è presente anche in questo romanzo.
Il racconto mostra la pessimistica visione della vita e della società, Verga ha sfiducia nel destino umando.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il contesto storico in cui Giovanni Verga è nato e ha vissuto?
  2. Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840, in un periodo segnato da eventi storici significativi come l'Unità d'Italia, lo sviluppo industriale e l'ascesa del fascismo, ma non lascia tracce di questi eventi nelle sue opere, ritenendo che non possano cambiare il destino dell'uomo.

  3. Qual è la svolta verista nella scrittura di Verga?
  4. La svolta verista di Verga avviene con la pubblicazione di "Nedda", che segna un cambio di direzione verso una narrazione più realistica e impersonale, evidenziando la vita dei poveri e la lotta per la sopravvivenza.

  5. Qual è il tema centrale di "I Malavoglia"?
  6. "I Malavoglia" è considerato il capolavoro di Verga e affronta il tema della lotta per la sopravvivenza della famiglia Toscano, evidenziando le disgrazie e le difficoltà economiche che affrontano, con un messaggio pessimista sulla vita.

  7. Come si manifesta il concetto dell'ideale dell'ostrica nelle opere di Verga?
  8. L'ideale dell'ostrica, che rappresenta la necessità di rimanere attaccati alla famiglia per non essere travolti dalla vita, è un tema ricorrente nelle opere di Verga, in particolare nei suoi romanzi, dove i "vinti" sono coloro che non riescono a mantenere questo legame.

  9. Qual è la visione di Verga riguardo al progresso e alla società?
  10. Verga presenta una visione pessimistica del progresso, evidenziando come esso possa travolgere gli individui e le loro aspirazioni, come si vede nel romanzo "Mastro Don Gesualdo", dove il protagonista, pur arricchendosi, affronta l'isolamento e l'odio della società.

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