Concetti Chiave
- Il Positivismo, emergente nella seconda metà dell'Ottocento, e il Realismo, nato in Francia, si concentrano sulla rappresentazione della vita quotidiana e delle ingiustizie sociali.
- Il Verismo, sviluppatosi in Italia, trae origine dal Naturalismo francese e si focalizza sulle condizioni di miseria del Meridione, con Giovanni Verga come figura principale.
- Giovanni Verga, nato a Catania, iniziò la sua carriera letteraria scrivendo novelle e romanzi, tra cui "I Malavoglia" e "Novelle Rusticane", che riflettono la realtà sociale del suo tempo.
- Verga adottò la tecnica dell'impersonalità, evitando di giudicare i suoi personaggi e lasciando che la realtà parlasse da sé, con un tono pessimista nei confronti del destino umano.
- Il "Ciclo dei Vinti" di Verga rappresenta diverse classi sociali, evidenziando la legge del più forte e la rassegnazione al destino dei personaggi.
Il positivismo e il realismo
Nella seconda metà dell'Ottocento in Europa si sviluppò un movimento culturale e filosofico chiamato Positivismo. Il letteratura, invece, iniziò a svilupparsi il Realismo, nato in Francia ma sviluppatosi in tutta Europa dopo il 1848. Questo movimento aveva lo scopo di rappresentare la vita quotidiana senza commenti o giudizi. Questa rappresentazione ha l’intento di denunciare le ingiustizie sociali e la situazione di estrema povertà che c’era in alcuni territori. La forma principale che viene usata è il romanzo, e uno tra i maggiori scrittori fu Émile Zola.
Il verismo in Italia
In Italia nacque, successivamente, il Verismo, che aveva origini sempre nel Naturalismo francese. Il Verismo si sviluppò prevalentemente nel Meridione, che era un territorio povero ed arretrato economicamente. Questo termine, Verismo, fu coniato da Luigi Capuana, ma l’autore principale in questo periodo fu Giovanni Verga. Lui, nato nel 1840 a Catania, decise di abbandonare gli studi per la scrittura. Visse alcuni anni a Firenze e, a partire dal 1872, anche a Milano. Lui, essendo nato in Sicilia, conosceva le condizioni di miseria che c’erano e, avendo conosciuto alcuni letterati molto famosi ed essendo entrato a contatto con alcuni movimenti come la Scapigliatura e il Realismo, decise di iniziare a scrivere novelle e romanzi. La prima novella, del 1878, era Rosso Malpelo, ristampata successivamente nella raccolta Vita dei Campi del 1880. Nel 1881 uscì il suo primo romanzo verista, I Malavoglia. Due anni dopo uscirono le Novelle Rusticane e nel 1889 Mastro don Gesualdo. Verga torno a Catania nel 1893 e lì vi morì nel 1922.
La tecnica dell'impersonalità di Verga
Lui adottò la tecnica dell’impersonalità, quindi non era un narratore onnisciente. Lui decise di non giudicare la realtà nei suoi racconti, perché secondo lui era la realtà stessa che parlava di sé. Quindi, per lui vige la legge del più forte e chi è debole è destinato a soccombere. Quindi, progettò di scrivere una serie di romanzi che rappresentassero ciascuno una classe sociale, il cosiddetto “Ciclo dei Vinti”. Questo progetto gli conferisce una specie di tono pessimista, perché secondo Verga non c’è modo di aggirare il destino. Nella società borghese il massimo valore è rappresentato dalla “roba”, ossia il possesso di ben materiali e potere. Quindi, per lui ognuno è rassegnato al proprio destino.
Domande da interrogazione
- Qual è l'obiettivo principale del Realismo nella letteratura?
- Chi è considerato il principale esponente del Verismo in Italia e quali sono alcune delle sue opere?
- Qual è la tecnica narrativa adottata da Verga e quale visione del destino esprime?
Il Realismo si propone di rappresentare la vita quotidiana senza commenti o giudizi, denunciando le ingiustizie sociali e la povertà, come evidenziato nel testo.
Giovanni Verga è il principale esponente del Verismo, con opere significative come "I Malavoglia", "Novelle Rusticane" e "Mastro don Gesualdo", come riportato nel testo.
Verga utilizza la tecnica dell'impersonalità, evitando di giudicare la realtà, e presenta una visione pessimista in cui il destino è ineluttabile, come descritto nel testo.