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Concetti Chiave

  • Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840 da una famiglia agiata e si dedicò sin da giovane a una letteratura impegnata, esprimendo il suo patriottismo attraverso opere e giornalismo.
  • Si trasferì a Milano nel 1872, dove strinse amicizie con altri scrittori e iniziò a lavorare al ciclo dei vinti, una serie di romanzi che rappresentano la società italiana.
  • Il suo dramma "Cavalleria rusticana" ottenne grande successo teatrale, ma Verga affrontò controversie legali con il musicista Mascagni riguardo ai diritti d'autore.
  • Nel 1893 tornò a Catania, dove visse una vita ritirata, interrotta solo da alcune opere, mentre la sua visione politica divenne più scettica e conservatrice.
  • Verga morì nel 1922 con la sensazione di essere stato dimenticato dalla cultura italiana, nonostante il suo significativo contributo alla letteratura e al teatro.

Giovanni Verga: le origini e l'impegno politico

Discendente di un'agiata famiglia di proprietari terrieri, Giovanni Verga nacque a Catania il 2 settembre 1840. La sua prima formazione ebbe un'impronta romantico–risorgimentale; il Verga sin da fanciullo coltivò un’idea di letteratura fortemente impegnata sul piano politico e patriottico, che si espresse nel romanzo “Amore e Patria”, e si dedicò al giornalismo politico: nel ’60 fondò il settimanale “Roma degli Italiani”, nel ’62 fu direttore dell’“Italia contemporanea” e nel ’64 “dell’Indipendente”. La decisione di interrompere gli studi per dedicarsi interamente alla letteratura aveva come conseguenza l’abbandono della provincia siciliana e il tentativo di imporsi sul continente nei centri della nuova Italia. Nel 1869 si stabilisce a Firenze, allora capitale, introducendosi nell’ambiente culturale della città. Partecipa alla vivace vita teatrale fiorentina. Da “Una peccatrice” ricava il drammaRose cadute”, “Eva” e “Storia di una capinera”. Con quest’ultimo il giovane Verga si guadagna il primo successo considerevole.

Il trasferimento a Milano e il ciclo dei vinti

Nel 1872 si trasferì a Milano, dove vi rimase fino al 1893. A Milano il Verga divenne amico dei giovani romanzieri e soprattutto di Luigi Capuana, frequentando i migliori salotti letterari. Nel ’74 scrisse “Nedda” e nel ’75 incomincia il bozzetto marinaresco intitolato prima “Padron ‘Ntoni” e poi “I Malavoglia”. Gli anni successivi sono dominati dal progetto del ciclo dei vinti, una serie di romanzi che avrebbero dovuto rappresentare tutti gli ambienti della società italiana.

Nel 1881 esce il primo romanzo “I Malavoglia” e più tardi “Mastro don Gesualdo”, seguiti da un terzo “La Duchessa di Leyra”. Il Verga continuò a lavorare fino alla vecchiaia senza però andare oltre il primo capitolo. Se il ciclo dei vinti rimane inconcluso, l’attività del Verga fu fervidissima in altre direzioni: infatti vanno ricordate le raccolte di novelle come Vita dei campi, Novelle rusticane, Per le vie, Vagabondaggio, Don Candeloro, I Ricordi del capitano D’Arce.

Successi teatrali e controversie legali

Le riduzioni teatrali di Cavalleria rusticana, che diedero inizio al teatro verista italiano, portate al successo da una memorabile interpretazione dell’attrice Eleonora Duse e musicate da Mascagni, moltiplicarono la notorietà dell’autore; minore successo invece ebbero gli altri drammi. La fortuna di Cavalleria rusticana sulle scene dell’opera lirica mise lo scrittore in attrito col musicista per questioni di diritto d’autore: Verga vinse un primo processo, me ne perse poi un secondo, e queste vicende lo amareggiarono molto negli anni della vecchiaia.

Ritorno a Catania e ultimi anni

Nel 1893 tornò a risiedere stabilmente a Catania. Qui riallacciò una relazione con Dina Castellazzi, iniziata già vari anni prima, e si chiuse nella pigra vita di provincia. Il suo lungo silenzio fu interrotto solo da due atti unici, “La caccia al lupo” e “La caccia alla volpe”, e dal dramma “Dal tuo al mio”. Il silenzio di Verga come scrittore si accompagnò anche ad una valutazione sempre più scettica e conservatrice della situazione politico sociale italiana: sostenitore del programma nazionalista, e interventista nella prima guerra mondiale, le sue insofferenze sono riconducibili al rifiuto della vecchiaia.

Verga morì a Catania il 27 gennaio 1922 a 82 anni con la sensazione che la cultura italiana l’avesse dimenticato.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stata l'influenza della formazione romantico-risorgimentale di Giovanni Verga sulla sua opera?
  2. La formazione romantico-risorgimentale di Verga ha influenzato profondamente la sua idea di letteratura, rendendola fortemente impegnata sul piano politico e patriottico, come dimostrato nel suo romanzo "Amore e Patria".

  3. Quali sono le opere principali di Giovanni Verga e come si inseriscono nel ciclo dei vinti?
  4. Le opere principali di Verga includono "I Malavoglia", "Mastro don Gesualdo" e "La Duchessa di Leyra", che fanno parte del progetto del ciclo dei vinti, una serie di romanzi che avrebbero dovuto rappresentare vari ambienti della società italiana.

  5. Come ha influito il trasferimento di Verga a Milano sulla sua carriera letteraria?
  6. Il trasferimento a Milano nel 1872 ha permesso a Verga di entrare in contatto con giovani romanzieri e salotti letterari, contribuendo alla sua crescita artistica e alla scrittura di opere significative come "Nedda" e "I Malavoglia".

  7. Quali controversie legali ha affrontato Verga riguardo a "Cavalleria rusticana"?
  8. Verga ha affrontato controversie legali con il musicista Mascagni riguardo ai diritti d'autore di "Cavalleria rusticana", vincendo un primo processo ma perdendo un secondo, esperienze che lo hanno amareggiato negli anni della vecchiaia.

  9. Qual è stata la visione di Verga sulla situazione politico-sociale italiana negli ultimi anni della sua vita?
  10. Negli ultimi anni, Verga ha sviluppato una visione scettica e conservatrice della situazione politico-sociale italiana, sostenendo il programma nazionalista e mostrando insofferenza verso la vecchiaia, fino a sentirsi dimenticato dalla cultura italiana.

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