Concetti Chiave
- Didone, figlia del re di Tiro, è descritta da Virgilio come una giovane bella e sontuosa, legata alla leggenda cartaginese di Elissa.
- Per sfuggire al fratello Pigmalione, Didone inganna il re fingendo di gettare in mare sacchi di sabbia, facendo credere di placare il marito defunto.
- In Tunisia, Didone utilizza astuzia per ottenere un vasto territorio, costruendo Cartagine con l'inganno della pelle di bue.
- Il suo incontro con Enea, ospitato a Cartagine, provoca in lei un forte amore, ma la sua vita viene stravolta dall'abbandono dell'eroe troiano.
- Didone, sopraffatta dal dolore e dall'odio, si suicida con la spada di Enea, maledicendo lui e i suoi discendenti prima della sua morte.
Didone e la sua fuga
Didone è una figura mitologica, figlia primogenita di Mutto, re di Tiro, il cui nome significherebbe, secondo un’antica etimologia, “donna virile”, secondo un’altra teoria “l’Errante”, per il suo lungo peregrinare alla ricerca di una nuova patria.
Da Virgilio viene descritta come una giovane “pulcherrima”, molto bella, bionda, vestita molto sontuosamente, come si addice al suo rango.
È un personaggio che prende spunto dalla leggenda cartaginese che ha come protagonista Elissa (= la gioconda), figlia del re di Tiro, il cui fratello Pigmalione, succeduto al padre sul trono della città fenicia, le uccise il marito Sicheo nell’intento di impadronirsi delle sue ricchezze.
La giovane principessa caricò il tesoro su alcune navi, di nascosto, e, con dei compagni fidati, fuggì lontano, alla ricerca di una nuova patria.
Per ingannare Pigmalione, finse di gettare in mare i sacchi pieni d’oro, in realtà contenevano sabbia, facendo credere di voler placare l’anima del defunto marito.
L'astuzia di Didone
Dopo una breve tappa a Cipro, la donna sbarcò nell’odierna Tunisia, dove venne accolta benevolmente da Iarba, il re dei Getuli, che le concesse di stabilirsi su “tanta terra quanta ne potesse racchiudere una pelle di bue”.
Frase che le permise di giocare d’astuzia.
Ordinò, infatti, ai suoi compagni di tagliare una pelle di bue in strisce sottilissime che, unite fra loro, formarono un nastro con cui fece cingere un vasto territorio.
Qui fece costruire la città di Cartagine, il cui antico soprannome era infatti “Birsa”, che in greco significa “pelle di bue”.
Il re Iarba, colpito dall’astuzia e dall’intraprendenza della principessa, la chiese in sposa minacciando di muoverle guerra nel caso di un suo rifiuto.
La donna, decisa a rimanere fedele alla memoria di Sicheo, preferì uccidersi.
L'amore per Enea
Su questo nucleo primitivo della leggenda, Virgilio inserì il notissimo episodio che ha per protagonista Enea: costui, gettato sulle coste dell’Africa da una tempesta ed ospitato dai Cartaginesi, per volere di Venere, nonché per istigazione di Giunone, suscitò nell’animo della regina un forte sentimento d’amore che le fece dimenticare il caro ricordo di Sicheo.
Didone ospitò generosamente Enea ed i suoi compagni e, durante un banchetto chiese all’eroe troiano notizie sulla caduta di Troia.
Il racconto suscitò la commozione della regina, ed i suoi sentimenti si trasformarono presto in una travolgente passione per l’ospite.
Sua sorella Anna le consigliò di seguire il suo cuore, pensando che così avrebbe riniziato a vivere con serenità e che ciò sarebbe stato un fatto positivo per il popolo cartaginese che si sarebbe unito a quello troiano.
Tutto ciò provocò l’indignazione di Iarba, che supplicò Giove di far ripartire lo straniero.
Il re degli dei, conscio del luminoso destino affidato all’eroe troiano, ordinò ad Enea di riprendere il viaggio.
La tragica fine di Didone
Vedendosi abbandonata dall’uomo che amava più di ogni altra cosa al mondo, l’infelice Didone pensò, in un primo momento, di corrergli dietro, ma si rese conto che era troppo tardi.
Dall’idea della vendetta, passò al rimpianto di non aver ucciso i Troiani quando le era stato possibile ed infine invocò le divinità vendicatrici e lanciò una terribile maledizione su Enea ed i suoi discendenti.
Stavolta, dall’odio, Didone si suicidò con la spada che l’eroe troiano le aveva donato, gettandosi poi nel fuoco di una pira sacrificale.
Domande da interrogazione
- Chi è Didone e quale è la sua origine mitologica?
- Come Didone riesce a ottenere il territorio per fondare Cartagine?
- Qual è il ruolo di Enea nella storia di Didone?
- Qual è la reazione di Didone alla partenza di Enea?
- Qual è il significato della maledizione lanciata da Didone su Enea?
Didone è una figura mitologica, figlia del re di Tiro, Mutto, e rappresenta l'astuzia e la determinazione, cercando una nuova patria dopo la morte del marito Sicheo per mano del fratello Pigmalione.
Didone inganna il re Iarba, facendogli credere di aver bisogno di una quantità di terra che può essere racchiusa in una pelle di bue, la quale viene tagliata in strisce sottili per formare un ampio territorio.
Enea, naufragato sulle coste africane, suscita l'amore di Didone, che lo ospita e si innamora di lui, dimenticando il suo defunto marito Sicheo, ma la sua partenza provoca la sua tragica fine.
Didone, abbandonata da Enea, passa dalla vendetta al rimpianto e, infine, si suicida con la spada che lui le aveva donato, gettandosi nel fuoco di una pira sacrificale.
La maledizione di Didone su Enea e i suoi discendenti rappresenta il suo profondo dolore e la sua rabbia per essere stata tradita, sottolineando il tema della vendetta e delle conseguenze tragiche dell'amore non corrisposto.