Concetti Chiave
- L'emancipazione dell'uomo moderno è vista come un'illusione, poiché il progresso tecnologico non ha portato a una libertà totale in ogni aspetto della vita sociale.
- Il Grande Stato ha un ruolo determinante nel rendere l'individuo passivo, costringendolo a gestire il proprio tempo esclusivamente per fini economici.
- La mentalità moderna è caratterizzata da una passività, dove gli individui attendono opportunità anziché agire per modellare il proprio ambiente e sfruttare il tempo a disposizione.
- Dante, nella sua 'Commedia', esplora i concetti di eternità e temporalità, mettendo in guardia contro il cattivo utilizzo del tempo e la consapevolezza di chi sa di perderlo.
- Leopardi critica l'immaturità umana, sottolineando il desiderio di una vita migliore, evidenziando la mancanza di volontà nel cercare di influenzare il proprio destino.
L'emancipazione dell'uomo moderno
Sono passati centinaia di anni da quando l'uomo è uscito dal cosiddetto stato di minorità, che Kant ripudiava durante la primavera dei lumi del 1700 in Francia. Forse quest'affermazione è vera se guardiamo la totalità con uno sguardo generalmente tecnologico, ma è falsa se invece la osserviamo con lo sguardo di chi desidererebbe un'emancipazione totalitaria, comprendente tutti gli aspetti della società, dalla tecnologia alla libertà di pensiero, dalla politica alla cultura, dai rapporti interpersonali all'istruzione, dalla qualità della vita all'impiego del tempo che ognuno di noi ha a disposizione.
Qual è il contratto sociale e il tempo?
È proprio l'ultimo cavillo di questa sorta di contratto sociale, come sosteneva Jean Jacques Rousseau, basato sulla volontà del popolo e sull'opinione pubblica che bisogna approfondire: l'uomo con il continuo e crescente sviluppo si è adagiato, fino a diventare un soggetto passivo non più in grado di sfruttare il tempo della propria vita.
Il ruolo del Grande Stato
La colpa maggiore di ciò è sicuramente da imputare al Grande Stato, personificato da rappresentanti che fanno tutt'altro che il loro dovere e l'uomo, che è il suo unico figlio proletario, è obbligato a gestire incondizionatamente il tempo solo per un fine economico. Il raggiungimento di questo obiettivo personale e allo stesso tempo comune, era lo stesso di quello per cui si battevano, letteralmente parlando, Marx ed Engels, i due grandi promotori della lotta proletaria.
La mentalità moderna e il tempo
La tesi precedentemente affermata risulterebbe veritiera anche per un'emancipazione totalitaria se il mondo intero lavorasse e andasse avanti come una grande catena di montaggio; parcellizzare un lavoro, distribuendolo tra i figli del Grande Stato, è più fruttuoso che attribuirlo a quei pochi individui, i quali credono ancora in un loro sollevamento personale, come affermava e provò con il suo lavoro Henry Ford nello scritto “La mia vita e la mia opera”. La mentalità che si è venuta a creare da qualche lustro a questa parte, è propria degli individui che aspettano, attendono che un'occasione si presenti e si ripresenti, invece di diventare resilienti e di plasmare l'ambiente che li circonda; tra l'altro non sarebbe niente di nuovo, poiché l'uomo si è trasformato in ciò che è grazie alla sua resilienza e non ad un errato impiego di tempo. Al giorno d'oggi chiunque si concentra nel capire come ha perso il proprio tempo di vita, anziché capire come sfruttare il suo, per così dire, breve passaggio sulla Terra, in qualità di contingenti, come sosteneva Tommaso D'Aquino, e pensare di apportare qualcosa di buono e utile alla popolazione mondiale: 'Tu sei affaccendato, la vita si affretta e intanto sarà lì la morte, per la quale quale, voglia o no, devi aver tempo'; così scriveva Seneca nella sua opera “De brevitate vitae”.
Il viaggio di Dante e il tempo
Il dato però più sconcertante, probabilmente proviene dal fatto che le suddette parole siano state dimostrate e forse anticipate già nel XIII secolo dal vero padre della lingua italiana, ovvero Dante. Nella 'Commedia', a giudizio di molti considerata una delle più grandi opere della letteratura mondiale, compie il grande viaggio attraverso i regni dell'oltretomba, grazie ai quali l'autore è capace di introdurre il concetto di eternità, per quanto riguarda l'inferno e il paradiso, e quello di temporalità in relazione al purgatorio. In particolare nel terzo canto della seconda cantica, egli fa un riferimento esplicito che chiaramente denuncia il cattivo utilizzo del tempo e un'inappropriata consapevolezza di coloro i quali sanno di perdere tempo e si dispiacciono ancora di più; simili a chi dinanzi ad una montagna, iniziano la salita coscienti della fatica da impiegare.
L'immaturità umana secondo Leopardi
L'uomo sarebbe forse in grado di essere allo stesso passo con lo scorrere del tempo, se avesse la possibilità di vivere una seconda volta. Anche quest'affermazione è da confutare grazie al “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere” di Giacomo Leopardi, secondo cui tutti con il senno di poi, vorrebbero, se Dio volesse, una nuova vita, diversa, senza dispiaceri e senza dover pensare al tempo che marcia contro tutto e tutti. Questo è il segno dell'immaturità della razza umana che non prova, neanche con il minimo sforzo ad influire sul proprio destino.
La perdita della passione globale
In conclusione, ognuno di noi, ha colpa se tutto sta andando e andrà in frantumi, perché si è persa
quella passione, in senso di sensibilità nei confronti del globale, che guidava l'uomo in ogni sua scelta, dalla più banale alla più importante. Oramai si preferisce vivere in un paese delle meraviglie che possiede milioni di cose, fuorché la meraviglia; l'uomo opta nella resa contro il tempo: non alzerebbe un dito se non per fermare le lancette dell'orologio della vita, al semplice e inutile scopo di avere qualche minuto in più per crogiolare nel proprio ozio.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato dell'emancipazione dell'uomo moderno secondo il testo?
- Come influisce il Grande Stato sulla vita dell'individuo?
- Qual è la critica alla mentalità moderna riguardo all'uso del tempo?
- In che modo Dante affronta il concetto di tempo nella sua 'Commedia'?
- Qual è la visione di Leopardi sull'immaturità umana rispetto al tempo?
L'emancipazione dell'uomo moderno è vista come un processo incompleto, poiché, sebbene ci sia stato un progresso tecnologico, manca un'emancipazione totale che abbracci tutti gli aspetti della società, dalla libertà di pensiero alla qualità della vita.
Il Grande Stato contribuisce a rendere l'individuo passivo, costringendolo a gestire il proprio tempo solo per fini economici, come evidenziato nel testo, dove si fa riferimento alla lotta proletaria di Marx ed Engels.
La mentalità moderna è caratterizzata da un'attesa passiva di opportunità, piuttosto che da un'azione proattiva per sfruttare il tempo, come sottolineato nel testo attraverso il pensiero di Tommaso D'Aquino e Seneca.
Dante, nella 'Commedia', esplora il concetto di eternità e temporalità, denunciando il cattivo utilizzo del tempo e la consapevolezza di chi sa di perderlo, come evidenziato nel terzo canto della seconda cantica.
Leopardi, attraverso il suo “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere”, suggerisce che l'immaturità umana si manifesta nel desiderio di una vita diversa, senza dispiaceri, evidenziando la mancanza di sforzo per influenzare il proprio destino.