Concetti Chiave

  • Le idee liberali francesi influenzarono profondamente il risveglio dell'identità nazionale in Italia, portando a moti di ribellione nel 1820.
  • La Prima guerra d’indipendenza del 1848 vide insurrezioni in varie città italiane, ma l'alleanza tra i diversi stati si rivelò fragile, culminando nella resa del Regno di Sardegna.
  • Nel 1859, la Seconda guerra d’indipendenza iniziò con il rifiuto di Vittorio Emanuele II a un ultimatum austriaco, portando a importanti vittorie ma anche a un armistizio che limitò i successi.
  • La spedizione dei Mille, guidata da Garibaldi, liberò il meridione dall'oppressione borbonica e contribuì alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1861.
  • Nel 1870, l'Italia conquistò Roma durante la guerra franco-prussiana, risolvendo la Questione romana e stabilendo la legge delle Guarentigie per la Chiesa.

redir: https://www.skuola.net/storia-moderna/l-unificazione-italiana.html

L'Unità d'Italia

Le idee liberali della Francia illuminista e rivoluzionaria erano giunte in Italia attraverso il dominio napoleonico. Le brevi esperienze delle repubbliche giacobine avevano diffuso quel sentimento di identità nazionale che aveva poi animato le società segrete ed i primi moti di ribellione nel 1820. In seguito alcuni sovrani, nonché il nuovo pontefice Pio IX, avevano accolto le rimostranze del popolo realizzando riforme liberali e concedendo costituzioni. Nel confuso schema dell’Italia frammentata, il Regno di Sardegna - filo-francese e divenuto anch’esso costituzionale con l’approvazione dello Statuto Albertino - rappresentava la principale speranza di liberazione dall’egemonia straniera.

La Prima guerra d’indipendenza

Nel 1848, sull’onda dei moti rivoluzionari scatenatisi in più parti d’Europa, città come Milano (nelle famose Cinque giornate), Venezia, Parma e Modena insorsero contro i propri oppressori. Il Regno di Sardegna di Carlo Alberto di Savoia sostenne le rivolte contro l’Austria e fu seguito in guerra dallo Stato pontificio e dal Regno borbonico delle Due Sicilie. Tuttavia, l’occasionale alleanza formatasi durò poco: il timore di conferire troppo potere al Regno sabaudo indusse i suoi fortuiti alleati a tirarsi indietro. Dopo le prime vittorie l’esercito di Carlo Alberto fu costretto alla resa dalle truppe del maresciallo Radetzky. Firmato un armistizio con l’Austria in rispetto dei vecchi confini stabiliti dal Congresso di Vienna, il sovrano sabaudo abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II; quindi si ritirò in esilio.

Col termine della Prima guerra d’indipendenza italiana si spensero quelle rivolte che, condotte da autorevoli rivoluzionari come Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, erano giunte all’illusorio successo. Ebbero fine anche le speranze dei neoguelfi di Vincenzo Gioberti, che teorizzavano un’Italia unita sotto l’autorità del Papa.

In quegli anni si stava intanto affermando il pensiero del nuovo primo ministro del Regno di Sardegna, Camillo Benso di Cavour, per il quale era indispensabile guadagnare un posto di favore tra le potenze progressiste dell’Europa occidentale. Per attuare il suo piano, Cavour, impiegò un contingente militare nella guerra di Crimea (Mar Nero settentrionale), in atto in quegli anni tra la Russia ed una coalizione di stati europei. Il buon esito della spedizione consentì al primo ministro sabaudo di avvicinarsi alla Francia di Napoleone III, con la quale firmò, nel 1858, gli Accordi di Plombiéres. La Francia s’impegnava a supportare il Regno di Sardegna contro qualsiasi offensiva austriaca, in cambio dei territori di Nizza e della Savoia. Era giunto il momento di riprendere la lotta per l’indipendenza.

La Seconda guerra d’indipendenza

Nel 1859, Vittorio Emanuele II provocò il nemico ammassando truppe armate lungo il confine orientale del Regno di Sardegna, sul fiume Ticino. L’Austria, palesemente minacciata, rivolse un ultimatum al re sabaudo, il cui premeditato rifiuto portò alla guerra.

L’esercito piemontese, coadiuvato da Napoleone III e dal gruppo volontario di Giuseppe Garibaldi (i Cacciatori delle Alpi), ottenne importanti vittorie a Magenta, Solforino e San Martino. Le forze austriache ripiegarono sulle fortificazioni ad est e la Lombardia fu trionfalmente liberata.

Il successo riportato dai franco-piemontesi non tardò ad innescare nuove insurrezioni in altre località d’Italia: le città di Firenze, Bologna, Parma e Modena scacciarono i rispettivi occupatori e chiesero l’annessione al Regno di Sardegna. Ma Napoleone III si allarmò di fronte a tali richieste, poiché minacciavano di ampliare il Regno dei Savoia più del previsto; di sua sola iniziativa firmò a Villafranca un armistizio con l’Imperatore d’Austria Franz Joseph. L’accordo tra i due sovrani concesse comunque la Lombardia al Regno di Sardegna, ma il Veneto e le città insorte rimasero ai precedenti occupatori. Le successive manovre politiche portarono il primo ministro Cavour, dimessosi e poi rieletto, a riproporre Nizza e la Savoia alla Francia perché questa avallasse l’annessione del centro Italia al Piemonte. Attraverso un plebiscito le attuali Toscana ed Emilia Romagna approvarono a stragrande maggioranza l’unificazione.

La spedizione dei Mille e la proclamazione del Regno d’Italia

Mentre a Torino s’inaugurava un nuovo Parlamento esteso all’Italia centrale, nelle città del sud si verificavano nuove rivolte. Ciò convinse Giuseppe Garibaldi ad organizzare una spedizione per liberare il meridione dal dominio borbonico. Sebbene disconosciuto dai vertici del Regno di Sardegna, che temevano complicazioni diplomatiche, Garibaldi salpò da Quarto (presso Genova) a capo di oltre 1.000 volontari (spedizione dei Mille). Giunto in Sicilia sconfisse a più riprese le truppe borboniche, grazie anche al sostegno dei molti (contadini, artigiani, ...) che lo seguirono in battaglia. A nulla valsero i tentativi di Francesco II di Borbone di salvare la situazione: presto il Regno di Sardegna intervenne al fianco di Garibaldi, con la scusa di dover sopprimere un pericoloso moto rivoluzionario. Le due forze di liberazione s’incontrarono nei dintorni di Caserta, dove Garibaldi “consegnò” il sud a Vittorio Emanuele II. La Sicilia e il regno di Napoli votarono l’annessione al Centro-Nord, cui furono unite anche le Marche e l’Umbria, strappate al Papa dalla discesa dell’esercito sabaudo.

L’amministrazione del Regno di Sardegna, già estesa ai territori del centro, fu ampliata a tutte le regioni liberate con la proclamazione del Regno d’Italia del 17 Marzo 1861. Torino fu eletta capitale e lo Statuto Albertino divenne la costituzione dell’intero Regno. Sorsero, tuttavia, diversi problemi, legati alla profonda diversità di territori che per secoli erano stati divisi. Inoltre il tasso di analfabetismo era dilagante, specialmente dove le novità della Rivoluzione industriale erano a malapena giunte. Occorrevano provvedimenti e riforme, anche in previsione di una futura guerra per la liberazione del Veneto e di Roma. E la perdita di uno statista abile come Cavour, morto in quegli anni, non fu certo d’aiuto.

La Terza guerra d’indipendenza

Pochi anni dopo la proclamazione del Regno d’Italia Firenze ne divenne capitale, con un provvedimento che di fatto mirava alla liberazione di Roma.
In Europa si era assistito alla vertiginosa crescita della Prussia, che con l’abile cancelliere Otto von Bismarck era giunta all’unificazione degli staterelli germanici, ed ora intendeva colpire l’Austria. Tale proposito abbracciava gli interessi dell’Italia, e portò ad un’alleanza tra i due regni. Nel 1866 Prussia e Italia attaccarono l’Austria. Gli italiani furono di fatto sconfitti, ma il Veneto gli fu comunque concesso attraverso un gioco di cessioni che coinvolse la Francia di Napoleone III. Restava da risolvere la cosiddetta Questione romana. Papa Pio IX era intimorito dalle intenzioni dell’Italia, che avrebbe voluto conquistare Roma ed esautorare la Chiesa dal potere temporale. In realtà un attacco diretto allo Stato pontificio non era mai stato possibile, perché la Francia, fortemente cattolica, si era sempre posta in sua difesa. Tuttavia una buona occasione arrivò dalla Prussia, che impegnò gli eserciti di Napoleone III in una guerra per le regioni semitedesche dell’Alsazia e della Lorena. L’Italia approfittò della situazione per agire: entrò a Roma con un corpo di spedizione e dopo una breve battaglia presso Porta Pia (20 Settembre 1870) impugnò la città. Con la legge delle Guarentigie (“garanzie”) il Governo italiano riconobbe alla Chiesa l’autorità sul solo territorio della Città del Vaticano. Le accordò, inoltre, la libertà di apostolato in tutto lo Stato italiano ed un contributo economico annuale per il mantenimento dei suoi possedimenti.

Domande da interrogazione

  1. Quali furono le influenze iniziali che portarono all'Unità d'Italia?
  2. Le idee liberali della Francia illuminista e rivoluzionaria, diffuse attraverso il dominio napoleonico, giocarono un ruolo cruciale nel risvegliare il sentimento di identità nazionale in Italia, che si manifestò in moti di ribellione nel 1820.

  3. Quali eventi segnarono la Prima guerra d’indipendenza italiana?
  4. Nel 1848, diverse città italiane insorsero contro l'Austria, con il Regno di Sardegna che sostenne le rivolte. Tuttavia, l'alleanza tra i vari stati italiani si rivelò fragile e culminò con la resa dell'esercito di Carlo Alberto.

  5. Come si sviluppò la Seconda guerra d’indipendenza?
  6. Nel 1859, Vittorio Emanuele II rifiutò un ultimatum austriaco, dando inizio alla guerra. L'esercito piemontese, supportato da Napoleone III e dai volontari di Garibaldi, ottenne vittorie significative, ma l'armistizio di Villafranca limitò i risultati ottenuti.

  7. Qual è stata l'importanza della spedizione dei Mille guidata da Garibaldi?
  8. La spedizione dei Mille nel 1860 fu fondamentale per liberare il meridione dall'occupazione borbonica, portando all'annessione della Sicilia e del Regno di Napoli al Regno di Sardegna, e contribuendo così all'unità italiana.

  9. Come si concluse il processo di unificazione con la Terza guerra d’indipendenza?
  10. Nel 1870, approfittando della guerra franco-prussiana, l'Italia entrò a Roma e la conquistò, completando l'unità nazionale. La legge delle Guarentigie garantì alla Chiesa l'autorità sul Vaticano, segnando la fine del potere temporale del Papa.

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