Concetti Chiave
- Ungaretti esprime una visione della guerra come tragica disumanità, in contrasto con le celebrazioni dei futuristi e di D'Annunzio.
- La sua tecnica poetica si basa su parole essenziali e scarnificate, frutto di una scrittura ridotta all'osso per la mancanza di tempo e spazio.
- La lirica, composta durante la prima guerra mondiale il 23 dicembre 1915, è definita "frammenti di trincea" per la sua rappresentazione della sofferenza umana.
- I contrasti tra vita e morte sono evidenti, con immagini di morte che si oppongono a sentimenti di attaccamento alla vita del poeta.
- La solitudine del poeta è enfatizzata dall'isolamento delle parole e dalla riflessione sulla sua condizione di sopravvivenza in un contesto di morte.
La visione di Ungaretti sulla guerra
Il componimento fa parte della raccolta “Allegria” e in essa il poeta vede la guerra nella sua tragica
disumanità, in aperta opposizione sia alla concezione celebratrice e retorica dei futuristi, che la definivano “la sola igene del mondo”, che di D’Annunzio e degli interventisti.
La tecnica descrittiva di Ungaretti
Essa è scritta con la solita tecnica descrittiva di Ungaretti che ricerca la parola nuda, scarnificata, ridotta all’osso e immune alle influenze del linguaggio convenzionale. Ungaretti stesso spiegò la ragione di questa ricerca. Egli dice: “stando tra i morti non c’era tempo, bisognava dire delle parole decise e assolute, quindi era necessario esprimersi in poco tempo e poco spazio”. Per raggiungere questo obiettivo bisognava ripulire il discorso dalla retorica, in modo da esprimere soltanto l’essenziale. Ungaretti dice che, non avendo in guerra né il tempo né la carta per comporre poesie, era addirittura costretto a scrivere sulle cartucce delle pallottole.
La composizione durante la guerra
La lirica fu composta durante la prima guerra mondiale, il 23 dicembre del 1915. Tutte le poesie incluse nella raccolta “Allegria” sono definite “frammenti di trincea” perché aprono una breccia suuna realtà umana sofferta e poi ricostruita nei suoi termini essenziali e agghiaccianti, a causa del gioco dei contrasti e dell’inesauribile ansia di vivere che scaturisce dal contatto violento con la morte. Il ritmo del testo è scandito da pause che si creano attorno alle parole più angoscianti che, isolate nel verso, acquistano rilievo e rimarcano la disumanità e la sofferenza causate dalla guerra.
Analisi della poesia
Un'intera nottata buttato vicino a un compagno massacrato con la sua bocca digrignata volta al plenilunio con la congestione delle sue mani penetrata nel mio silenzio ho scritto lettere piene d'amore.
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita.
(lo spazio bianco che intercorre tra il terzo e il quarto verso evidenzia la parola isolata, isolata proprio come il soldato, solo nella sua sofferenza. La doppia spaziatura rimarca quindi il senso di solitudine che attanaglia l’uomo durante la guerra)
Contrasti tra vita e morte
Un’intera nottata (l’aggettivo intera sottolinea la pena e l’orrore della lunga vicinanza forzata con il compagno morto) buttato (verbo che richiama l’inerzia del poeta, costretto a gettarsi a terra per evitare il colpo che ha ferito a morte il compagno) lì con un compagno massacrato (la parola isolata rileva l’asprezza e l’atrocità della morte) con i denti stretti in un ghigno (si ha lo stravolgimento della fisionomia umana) che guardano verso la luna piena (richiamo alla luna di Leopardi, indifferente e immobile. L’elemento paesistico, appena accennato, rivela l’indifferenza dell’astro che suggestivamente crea un contrasto con la scena raccapricciante), con la congestione delle sue mani ho scritto lettere piene di amore (è come se il poeta, con il gonfiore provocato dall’accumularsi del sangue nelle mani del compagno morto, scrivesse tramite esse lettere piene d’amore. Vi è dunque una netta contrapposizione tra la vita e la morte: le mani del compagno indicano la presenza della morte e le lettere piene d’amore simboleggiano la vita del poeta. Vi è inoltre un’opposizione antitetica tra le mani del compagno, inerti e immobili, e il silenzio del poeta, simbolo dell’attaccamento alla vita).
Non sono mai stato tanto attaccato alla vita (l’espressione rivela la terribile solitudine del poeta che sopravvive grazie all’istinto di conservazione, che scambia per vita).
La seconda strofa, formata da tre versi di cui uno costituito da una sola parola, contrasta la crudezza della prima strofa. Tra l’altro, alla figura del compagno morto che ha dominato la prima parte della lirica, si sostituisce la presenza del poeta, sottolineata dalle espressioni “ho scritto”, e “non sono mai stato”: si passa dunque dalla descrizione della morte alla rappresentazione del vigore della vita.
Domande da interrogazione
- Qual è la visione di Ungaretti sulla guerra?
- Qual è la tecnica descrittiva utilizzata da Ungaretti nelle sue poesie?
- Quando e in quale contesto è stata composta la lirica di Ungaretti?
- Quali contrasti emergono nella poesia di Ungaretti?
- Come si manifesta la solitudine del poeta nella sua poesia?
Ungaretti vede la guerra come una tragica disumanità, in contrasto con le concezioni celebrative dei futuristi e di D’Annunzio, sottolineando la sua brutalità e sofferenza.
Ungaretti utilizza una tecnica descrittiva che ricerca la "parola nuda", scarnificata e priva di retorica, per esprimere l'essenziale in modo immediato, come spiegato dallo stesso poeta.
La lirica è stata composta il 23 dicembre 1915 durante la prima guerra mondiale e le poesie della raccolta “Allegria” sono definite “frammenti di trincea”, riflettendo la sofferenza umana in un contesto di guerra.
Nella poesia emergono contrasti tra vita e morte, evidenziati dalla vicinanza forzata con il compagno morto e dall'attaccamento del poeta alla vita, nonostante la sofferenza e la solitudine.
La solitudine del poeta è accentuata dall'isolamento evidenziato nel testo, come nel verso "non sono mai stato tanto attaccato alla vita", che riflette il suo istinto di conservazione in un contesto di morte e desolazione.