Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Umbertino da Casale, nato nel 1259, divenne un importante predicatore francescano in Toscana, noto per le sue critiche ai papi riguardo alla Regola francescana.
  • Fu scomunicato nel 1305 per la sua opera "Arbor vitae crucifixae Jesu Christi", che difendeva gli ideali di povertà degli spirituali contro le autorità ecclesiastiche.
  • Nel 1310, Umbertino partecipò a un incontro ad Avignone per cercare di riconciliare le due fazioni dei francescani, ma riaffermò la necessità di seguire la Regola di San Francesco.
  • La sua posizione sulla povertà di Gesù e degli apostoli, affermando che erano poveri ma potevano usare beni per necessità, suscitò tensioni all'interno dell'ordine.
  • Dopo un'ulteriore scomunica nel 1325, fuggì da Avignone, si unì all'imperatore Ludovico il Bavaro e morì intorno al 1330, venerato come santo dai fraticelli.

Umbertino da Casale
Ubertino nacque a Casale Monferrato nel 1259 ed entrò in un convento francescano in provincia di Genova nel 1273.

Carriera di predicatore

Dopo gli studi a Parigi, nel 1287 U. si stabilì in Toscana, nel convento di Santa Croce a Firenze, dove divenne discepolo di Pietro di Giovanni (Pierre Jean) Olivi. Intraprese quindi la carriera di predicatore e ben presto venne considerato il punto di riferimento dei francescani spirituali della Toscana, i più accaniti nel condannare, senza mezzi termini, papi, come Gregorio IX (1227-1241) o Niccolò III (1277-1280), che avevano permesso qualsiasi forma di ammorbidimento della dura Regola francescana.

Conflitti con il papato

Tuttavia Papa Benedetto IX (1303-1304), non gradendo le critiche ai suoi predecessori convocò U. e gli intimò di ritirarsi nel convento di La Verna (vicino a Perugia), proibendogli ulteriori attività di predicatore. Ma perfino nel convento egli si mise nei guai scrivendo nel 1305 la sua opera principale, Arbor vitae crucifixae Jesu Christi, dove egli difese gli ideali di povertà degli spirituali, e a causa della quale fu scomunicato.

Convocazione ad Avignone

Nel 1310, per intercessione del teologo spagnolo Arnaldo di Villanova (o di Villanueva) presso il re di Napoli Carlo II d'Angiò (o forse suo figlio Roberto) U. fu convocato ad Avignone da Papa Clemente V (1305-1314) per discutere la possibilità di una rappacificazione tra le due anime dei francescani, i conventuali, rappresentati dal generale dell'ordine, Gundisalvo di Valleboa e gli spirituali, rappresentati dai capi, Raymond Gaufredi, Guy de Mirepoix, Bartolomeo Sicardi e U. stesso. Durante l'incontro U. non fece altro che riaffermare con forza il suo convincimento che i frati minori dovessero seguire alla lettera la Regola ed il Testamento di San Francesco. Fu posto quindi sotto la custodia del cardinale Giacomo Colonna fino al 1317, quando gli fu ordinato da parte del nuovo Papa Giovanni XXII (1316-1334), in un incontro ad Avignone a cui partecipò anche Bernard Délicieux, di ritirarsi nel convento di Gembloux, vicino a Liegi in Belgio.

Peggio andò ad altri 25 spirituali, che furono torturati da parte dell'Inquisizione e quattro di essi, che non riconobbero l'autorità papale sul movimento, furono bruciati sul rogo nel 1318.

Dibattito sulla povertà

Nel 1322, U. fu nuovamente convocato dal Papa ad Avignone per esprimere il suo parere sul litigio in atto tra Domenicani e Francescani sulla povertà di Gesù Cristo e degli apostoli. U. se la cavò con una diplomatica risposta, che soddisfò l'irascibile papa: egli affermò che Gesù e gli apostoli erano poveri in termini di proprietà personali, ma che avevano potuto far uso di beni e denari per ogni necessità.

Tuttavia questo compromesso provocò la convocazione del Capitolo Generale dei Francescani da parte del generale Michele da Cesena, fino a quel momento allineato su posizioni moderate. Il Capitolo dichiarò solennemente l'assoluta povertà di Gesù Cristo e degli apostoli, provocando la reazione di Giovanni XXII, che scomunicò questa affermazione nel 1323.

Ultimi anni e morte

Avendo fatto una dichiarazione gradita al papa, si poteva pensare che U. fosse al sicuro da ogni attacco: eppure, solo tre anni dopo l'episodio di Avignone, nel 1325, egli fu nuovamente scomunicato per aver difeso il pensiero del suo maestro Pietro di Giovanni Olivi. Tuttavia egli intuì in anticipo l'ennesima condanna e fuggì da Avignone, per aggregarsi alla corte dell'imperatore Ludovico il Bavaro, accompagnandolo, assieme a Giovanni di Jandun, Michele da Cesena, Guglielmo di Occam e Marsilio di Padova, nel suo viaggio a Roma nel 1328.

Morì verso il 1330, assasinato secondo la versione dei fraticelli, eredi degli spirituali, che lo venerarono come un santo.

Ubertino da Casale fu ricordato da Umberto Eco nel romanzo "Il Nome della Rosa" e da Dante nel dodicesimo canto del Paradiso (XII, 121-126):

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Chi è Ubertino da Casale e quale fu il suo percorso religioso?
  2. Ubertino da Casale, nato nel 1259 a Casale Monferrato, entrò in un convento francescano nel 1273 e, dopo studi a Parigi, divenne un importante predicatore in Toscana, seguendo gli ideali di Pietro di Giovanni Olivi.

  3. Quali conflitti ebbe Ubertino con il papato?
  4. Ubertino fu convocato da Papa Benedetto IX e costretto a ritirarsi nel convento di La Verna per le sue critiche ai papi precedenti. Fu scomunicato nel 1305 per la sua opera "Arbor vitae crucifixae Jesu Christi", che difendeva la povertà degli spirituali.

  5. Quale ruolo ebbe Ubertino nel dibattito sulla povertà tra Francescani e Domenicani?
  6. Nel 1322, Ubertino fu convocato ad Avignone per esprimere il suo parere sulla povertà di Gesù e degli apostoli, rispondendo diplomaticamente, ma il suo compromesso portò a una dichiarazione di assoluta povertà da parte del Capitolo Generale dei Francescani, che fu scomunicata da Giovanni XXII.

  7. Come si conclusero gli ultimi anni di vita di Ubertino?
  8. Ubertino fu nuovamente scomunicato nel 1325 per aver difeso il pensiero del suo maestro e, prevedendo la condanna, fuggì ad Avignone per unirsi all'imperatore Ludovico il Bavaro. Morì intorno al 1330, secondo alcuni assassinato.

  9. Qual è l'eredità culturale di Ubertino da Casale?
  10. Ubertino è ricordato nel romanzo "Il Nome della Rosa" di Umberto Eco e da Dante nel dodicesimo canto del Paradiso, evidenziando la sua influenza duratura nella cultura e nella letteratura.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community