Concetti Chiave
- Foscolo ha esercitato un forte fascino sulle generazioni romantico-risorgimentali grazie alle sue esperienze biografiche, passioni amorose e impegno politico, creando una personalità complessa e contraddittoria.
- Nel romanzo "Ultime lettere di Jacopo Ortis", Foscolo rappresenta la crisi degli entusiasmi giacobini, mostrando il suicidio del protagonista come una protesta contro la violenza politica e una rassegnazione alla legge della violenza storica.
- La produzione lirica di Foscolo esprime ambivalenze tra temi biografico-affettivi e il desiderio di un mondo ideale, mescolando sensibilità romantiche e orientamenti neoclassici.
- Con i "Sepolcri", Foscolo propone un superamento dei limiti umani attraverso l'azione e l'impegno concreto, piuttosto che la mera contemplazione estetica.
- Negli anni successivi ai "Sepolcri", Foscolo evolve verso una ricerca di distacco emotivo e una poesia che celebra un mondo mitico, evidenziato nel personaggio di Didimo Chierico e nell'opera "Le Grazie".
Foscolo e il suo fascino
Tra i poeti italiani, Foscolo, è quello che sulle generazioni romantico-risorgimentali ha esercitato il fascino maggiore. Contribuivano a ciò sia le sue vicende biografiche: fu uomo di varie e ardenti passioni amorose; conobbe gli ambienti più vari, in Italia e all’estero; si impegnò vivacemente, almeno per un certo periodo, nella vita politica e trascorse l’ultima parte della sua esistenza in esilio. Oggi alla sua poesia ci si può accostare con animo sgombro da entusiasmi e passioni contingenti, e quindi meglio disposti a cogliere la complessità di una personalità umana e di una produzione poetica che non sono prive di contraddizioni o comunque di ambivalenze: ciò non comporta una revisione del giudizio di valore – Foscolo resta sempre un “classico” del nostro Ottocento –, ma può modificare una valutazione che puntava un po’ schematicamente sulla “compattezza” e sulla “lezione eroica” dell’autore dei “Sepolcri”.
Crisi e protesta eroica
Un dato di fondo della società (non solo italiana) dell’ultimo Settecento è la crisi degli entusiasmi giacobini di fronte alla spegiudicata politica napoleonica (trattato di Campoformio) e Foscolo diede una rappresentazione, che riscosse un larghissimo successo, nel romanzo “Ultime lettere di Jacopo Ortis” (1802), molti ricavaroono dal gesto conclusivo di Jacopo, il suicidio, una lezione di “protesta eroica”. Una lettura più distaccata e più consapevole, oggi, può mettere in luce che in quest’opera c’è una componente di protesta contro la violenza del gioco politico che calpesta gli entusiasmi e i sentimenti dei patriottici, ma ci sono anche parecchie occasioni nelle quali l’atteggiamento del protagonista si risolve nella desolata constatazione di una legge di violenza che da sempre ha dominato la storia umana. La violenza è vista allora come una legge “naturale” e da ciò derivano un’accettazione amaramente rassegnata e la constatazione dell’inevitabile fallimento dell’intellettuale-patriota, che in quel contesto è nient’altro che un profeta disarmato. La Disperata protesta e la dolente rassegnazione coesistono dunque in quest’opera, pur trattandosi di atteggiamenti contrastanti. Ma questa ambivalenza, questo coesistere e reciproco di tramarsi di componenti contrastanti, sono frequenti nella produzione foscoliana.
Ambivalenza nella produzione foscoliana
Si ripresentano ad esempio nella produzione lirica (odi e sonetti) degli anni 1800-1803, nella quale trovano espressione sia la tematica biografico – affettiva (gli affetti familiari, le “secrete cure” del disagio di vivere), sia il vagheggiamento di un mondo che compensi della mediocrità del presente, un mondo fondato su valori eterni come la Bellezza e la Poesia, il mondo della mitica grecità. Con questa polivalenza di atteggiamenti e di temi, Foscolo, in una personale e irripetibile sintesi, mediava atteggiamenti e sensibilità che per un verso rientravano nell’alveo della cultura e dell’arte romantica (il dissidio individuo-società, la lacerazione interiore, l’oscura aspirazione alla “fatal quiete”, la morte), per un altro verso si collegavano all’orientamento neoclassico (la Bellezza concepita come risarcimento dell’angoscia di vivere, l’evasione nel culto di un mondo mitico nel quale si era realizzata la pienezza del vivere).
La risposta dei "Sepolcri"
Una risposta però particolarmente significativa ai problemi che nella produzione precedente aveva affrontato Foscolo la dà con i “Sepolcri” (1807). Significativa perché come superamento dei limiti della condizione umana egli addita non la contemplazione (che tutto sommato restava un’esperienza estetica), ma l’azione, il concreto impegno nel vivere associato.
Laica immortalità e distacco
Nella visione materialistica e non religiosa dello scrittore sono indissolubili al destino dell’uomo, e l’unico modo di esorcizzarli è l’agire “altamente”, il “furor d’inclite geste”. Derivava da ciò una sorta di laica immortalità, che non è elargita a tutti, come quella promessa dalla fede religiosa, ma che è conquistata e riservata solo ai “forti”. Anche se è la più famosa, questa non è peraltro l’ultima posizione di Foscolo: negli anni che seguono, in lui sono sempre più prevalenti, ma non i soli, gli atteggiamenti di distacco, la progettazione di un distanziamento dalle urgenze affettive (si pensi al personaggio di Didimo Chierico, che è una specie di snti-Ortis), la faticosa ricerca di una poesia (“Le Grazie”) volta a celebrare un mondo mitico e mitizzato come un “altrove” che distanzi e compensi le delusioni storiche.
Domande da interrogazione
- Qual è il fascino di Foscolo sulle generazioni romantico-risorgimentali?
- Come si manifesta la crisi degli entusiasmi giacobini nel romanzo "Ultime lettere di Jacopo Ortis"?
- Quali sono le ambivalenze presenti nella produzione lirica di Foscolo?
- Qual è la risposta di Foscolo ai limiti della condizione umana nei "Sepolcri"?
- Come evolve il pensiero di Foscolo negli anni successivi ai "Sepolcri"?
Foscolo esercita un fascino notevole grazie alle sue ardenti passioni amorose, alle esperienze di vita in vari ambienti e al suo impegno politico, oltre alla sua esistenza in esilio, rendendolo un "classico" del nostro Ottocento.
Nel romanzo, Foscolo rappresenta la crisi attraverso il gesto finale di Jacopo, il suicidio, che viene interpretato come una lezione di "protesta eroica", ma rivela anche una rassegnazione di fronte alla violenza storica che domina l'umanità.
Nella sua produzione lirica degli anni 1800-1803, Foscolo esprime sia il disagio affettivo che il desiderio di un mondo ideale, fondato su valori eterni come la Bellezza e la Poesia, mostrando una sintesi tra romanticismo e neoclassicismo.
Con i "Sepolcri", Foscolo propone l'azione e l'impegno concreto nel vivere come superamento dei limiti umani, piuttosto che la contemplazione, suggerendo una forma di immortalità laica conquistata dai "forti".
Negli anni successivi, Foscolo mostra un crescente distacco dalle urgenze affettive e una ricerca di una poesia che celebri un mondo mitico, come evidenziato nel personaggio di Didimo Chierico, che rappresenta un allontanamento dalle delusioni storiche.