Concetti Chiave
- Il Dadaismo nasce a Zurigo nel 1916, in un contesto neutrale durante la prima guerra mondiale, e si afferma come movimento creativo e rivoluzionario.
- Tristan Tzara, figura centrale del Dadaismo, conia il termine "Dada" e pubblica opere significative come il "Manifesto del signor Sntipyrine".
- Il movimento adotta un atteggiamento anarchico e provocatorio, criticando l'arte tradizionale e la superiorità dell'intellettualismo borghese.
- Tzara e i dadaisti si contraddicono frequentemente, utilizzando uno stile ludico per dissacrare la tradizione e le convenzioni artistiche.
- Il Dadaismo rifiuta la bellezza oggettiva, affermando che ogni persona ha il diritto di esprimere una propria visione soggettiva della bellezza.
Origini del Dadaismo
Nel 1918 venne pubblicato il Manifesto dell’avanguardia dadaista, sorta due anni prima a Zurigo, la Svizzera infatti era rimasta neutrale durante la prima guerra mondiale e questo le aveva permesso di presentarsi come terreno fertile per la diffusione di processi creativi e rivoluzionari come il movimento dada. La sua pubblicazione avvenne proprio sulla rivista del gruppo, che prende il titolo dal nome dell’avanguardia, quindi “Dada” termine coniato proprio da Tristan Tzara, che si dimostrò come il componente più attivo dal punto di vista comunicativo con il pubblico, fu infatti anche sua l’idea di fondare una rivista interamente dedicata al gruppo.
Tristan Tzara e il Manifesto
Sempre Tzara, nel 1916, pubblicò l’opera intitolata “La prima avventura celeste del signor Antipyrine”, in cui si inizia a notare l’impianto dadaista già a partire da uno dei testi presenti all’interno, ovvero il “Manifesto del signor Sntipyrine”, in cui l’autore scrive: “l’arte non è una cosa seria, dico sul serio”, dimostrando dunque il tipico atteggiamento anarchico presente nell’avanguardia dadaista. Come in tutte le avanguardie, è anche facile riscontrare la volontà di riscuotere la società, in particolare i rappresentati di quell’intellighezia borghese che assumeva spesso il ruolo di superiorità nei loro confronti, in quanto ancora fortemente legati alla tradizione e quindi all’arte del passato. Come avveniva in avanguardie come il futurismo, nel manifesto si nota dunque la tipica provocazione volto alla distruzione totale della società moderna, anche se nel caso del futurismo era presente un vero e proprio programma, mentre per il dadaismo no. Tzara utilizza uno stile tipicamente dadaista contraddicendosi più volte all’interno di una frase, sbeffeggiandosi apertamente del lettore e del passato, dell’arte e della società in generale. Lo stesso nome del gruppo non significa niente di concreto, potrebbe infatti risalire ai primi balbettii che fanno i bambini prima di iniziare effettivamente a parlare, questa interpretazione troverebbe un senso logico nell’atteggiamento ludico con cui i dadaisti affronta la vita, cercando sempre una dissacrazione degli elementi del reali, soprattutto se collegati alla tradizione del passato.
Critica alla bellezza oggettiva
I dadaisti si scagliano in particolare contro il concetto di bellezza oggettiva e universale, che Tzara descrive come morta in quanto ogni uomo per lui, anche quello meno colto, ha il diritto di esprimere la propria opinione soggettiva sulla bellezza, e quindi l’idea di bellezza assoluta e univoca non esiste più.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine del Dadaismo e il suo contesto storico?
- Qual è il messaggio principale del Manifesto di Tristan Tzara?
- Come i dadaisti si oppongono al concetto di bellezza?
Il Dadaismo è nato nel 1916 a Zurigo, in Svizzera, un paese neutrale durante la Prima Guerra Mondiale, che ha favorito la diffusione di processi creativi e rivoluzionari. Il Manifesto dell'avanguardia dadaista è stato pubblicato nel 1918 sulla rivista "Dada", fondata da Tristan Tzara, il membro più attivo del gruppo.
Nel "Manifesto del signor Antipyrine", Tzara afferma che "l'arte non è una cosa seria", evidenziando l'atteggiamento anarchico del Dadaismo. Il manifesto critica l'intelligencija borghese e la tradizione artistica, proponendo una provocazione contro la società moderna, senza un programma definito come nel futurismo.
I dadaisti contestano l'idea di bellezza oggettiva e universale, considerandola "morta". Tzara sostiene che ogni individuo, indipendentemente dalla propria cultura, ha il diritto di esprimere una visione soggettiva della bellezza, negando l'esistenza di un'idea assoluta e univoca di bellezza.