Tutela del consumatore
Lezione 1: Le origini del consumerismo negli USA
Tendenza È la tendenza dei consumatori a organizzarsi in associazioni, allo scopo di controllare la qualità dei prodotti e il livello dei prezzi. Significa definire un modello di consumo più razionale e sostenibile. Dentro alla definizione di consumerismo si trova la tutela del consumatore. È il consumismo, contrario del consumerismo ovvero l’atteggiamento volto al soddisfacimento indiscriminato di bisogni non essenziali, alieno da ideali, programmi, propositi, tipico della civiltà dei consumi.
L’attenzione per la tutela del consumatore è avvenuta in uno scenario economico nel corso del 20 secolo. In un modello capitalistico che ha cambiato lo scenario dei rapporti di consumo, caratterizzato dall’industrializzazione, da prodotti costruiti in serie, da contratti fatti in serie e mercato di massa = scenario di mercato caratterizzato dalla massificazione del consumo.
I primi passi della tutela dei consumatori negli USA
Gli Stati Uniti è il paese nel quale si è sviluppata l’economia di mercato prima che in Europa. Sono stati un modello che poi l’Europa ha in gran parte seguito nel corso del XX secolo, ed è il primo paese ad aver introdotto delle regole che disciplinassero il mercato dal punto di vista dei consumatori. Per consumer policy si intendono le iniziative legislative di un governo o istituzioni.
Le radici economico-sociali della consumer policy negli USA
- 1890: Primi interventi contro i monopoli e gli oligopoli (Sherman Act). I monopoli sono una realtà economica che distorce i mercati, però lo sforzo del governo americano fu quello di limitarne il più possibile cercando di favorire la nascita di un mercato concorrenziale (perché monopolista dette le sue regole e prezzi a sfavore dei consumatori).
- Inizio 900: Prime norme contro le frodi alimentari e farmaceutiche. Porre delle regole nel settore alimentare e farmaceutico, dove i rischi per i consumatori erano maggiori, perciò prodotti pericolosi o dannosi impattano la salute dei consumatori.
- 1914: Creazione della Federal Trade Commission (FTC) a sorveglianza del mercato. Prima autorità che si occupava di tutelare i consumatori in vari settori del mercato, in primis alimentare e farmaceutico.
- 1928: Nasce Consumer Union, prima associazione di consumatori che inizierà a pubblicare una rivista dove vennero pubblicati i primi test comparativi sui prodotti.
- XX secolo fino agli anni 50: Prima metà del passaggio da un’economia agricola/artigianale ed una economia industrializzata, aumento dei prodotti in serie, innovazioni tecnologiche, nascita del consumo di massa, sviluppo dei centri commerciali, mass media e pubblicità. Si passa da un’economia dal piccolo produttore ai grandi produttori ad un’economia industrializzata, nella quale i prodotti in serie aumentano, il processo tecnologico stimola la produzione in serie, nasce il consumo di massa e da qui nasce l’esigenza di tutelare il consumatore.
- Aumenta la distanza tra "produttore" e "consumatore".
Dal modello liberista alla necessità di regolazione
Liberalismo Per liberalismo si intende che lo stato non deve intervenire nelle questioni di mercato poiché quest’ultimo è talmente virtuoso che riesce a regolarsi da solo. Il consumatore era in grado di autoregolarsi.
- Crisi della teoria economica classica liberista della mano invisibile: Il sistema economico non richiede interventi esterni per regolarsi, non richiede di interventi esterni di regolamentazione, non necessita di una volontà collettiva razionale (Adam Smith, La ricchezza delle nazioni).
- Il mondo segreto della pubblicità: La nostra esistenza quotidiana è sottoposta a continue manipolazioni di cui non ci rendiamo conto, i brand vogliono che il popolo americano svuoti gli scaffali di negozi e supermercati (Vance Packard). Siamo tutti manipolati dalla pubblicità.
- Le denunce sulla pericolosità i difetti strutturali delle auto americane: Come tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, così sono uguali di fronte al mercato (avvocato Ralph Nader). Negli anni 60 mette sotto accusa l’industria automobilistica americana (Ford, Chrysler ecc) accusando i produttori, dicendo che le auto sono pericolose, che il governo deve regolamentare gli standard tecnici di produzione delle auto.
La nascita della consumer policy USA
Nel 1962, Kennedy (15 marzo) fece un discorso al congresso americano nel quale lancia un programma e le basi della tutela del consumatore, atto di nascita della tutela del consumatore, poi ripreso dall’Unione Europea. Kennedy fa un’analisi dove dice che siamo tutti consumatori, dove l’economia è cambiata ed è necessario stabilire dei diritti fondamentali del consumatore, enunciando 4 diritti inalienabili fondamentali dei consumatori:
- Sicurezza: Protezione dal commercio di prodotti pericolosi per la salute e la vita (farmaci, alimenti, trasporti, cosmetici), diritto all’integrità fisica.
- Informazione: Protezione da informazioni e pubblicità ingannevole, etichette scorrette, garantire una scelta informata. Preoccuparsi che i consumatori siano informati non solo da chi deve vendere ma anche scuole, associazioni di consumo.
- Scelta: Accesso ad una varietà di prodotti e servizi, di qualità soddisfacente e a prezzi competitivi, promozione della concorrenza e divieto dei monopoli. Occorre che vi sia concorrenza.
- Rappresentanza: Diritto di essere ascoltati, la voce e gli interessi dei consumatori devono essere presi in considerazione nelle politiche del governo. Prima di prendere scelte in merito alla regolamentazione il consumatore le autorità devono sentire i consumatori che si esprimono tramite rappresentanze che portano le esigenze, richieste dei consumatori alle istituzioni che devono decidere cosa fare.
Conclusione discorso Kennedy —> siamo tutti consumatori, perciò tutelare il consumatore è tutelare tutti noi, migliorare il sistema economico.
Le radici economico-sociali della consumer policy
- Industrializzazione: Processi di industrializzazione.
- Consumo di massa: La nascita del consumo di massa —> tutte le istanze erano rivolte al più debole, ovvero il lavoratore, solo dopo con il consumo di massa è nato l’interesse a proteggere il consumatore ovvero l’elemento debole.
- Economia di mercato: L’economia di mercato e l’esigenza di “regolazione”.
- Consumerismo: Lo sviluppo dell’associazionismo —> è servito a far valere le istanze della categoria del consumatore che singolarmente non poteva far valere i suoi diritti, l’esistenza della class action serve a questo.
La consumer policy in Europa
In Italia la parola consumatore non si trovava ma deriva dal diritto comunitario. La Risoluzione del Consiglio del 14/04/1975 (figlia del discorso di Kennedy fatto dieci anni prima) fissa i 5 diritti fondamentali dei consumatori:
- Salute e sicurezza.
- Tutela degli interessi economici: rielaborazione del diritto alla scelta.
- Risarcimento dei danni: è un prodotto tipicamente europeo, specialmente riferito ai prodotti pericolosi. Si stava andando verso un modello di responsabilità oggettiva della produzione (il rischio del danno del prodotto viene spostato dal consumatore al produttore).
- Informazione ed educazione.
- Rappresentanza.
I trattati europei e le direttive di armonizzazione
L’Europa comincia ad emanare direttive che servono ad abbattere le frontiere tra un paese e l’altro per rendere l’idea di un mercato unico. Uno spazio specifico viene assunto dalle direttive che riguardano la salute e sicurezza dei consumatori. Queste direttive si riallacciano ai cinque diritti fondamentali. I trattati europei e le direttive di armonizzazione: una tutela elevata ai consumatori nell’ambito del mercato unico. In Italia abbiamo raggruppato tutti i decreti legislativi nel codice del consumo che è una raccolta sui diritti del consumatore.
Differenza tra direttive e regolamenti
La direttiva è una legge, uno strumento legislativo attraverso il quale vengono stabilite delle regole che ogni singolo paese membro deve rispettare, inserendo leggi che siano conforme alle direttive. Sono quindi degli atti che arrivano dal parlamento europeo ma necessitano di un atto normativo nazionale per essere recepito nel nostro paese, è necessario che ogni ordinamento adotti un atto interno per renderlo applicabile ai propri cittadini. Il regolamento invece è legge, è uno strumento vincolante, applicabile, perciò non occorre che uno stato membro introduca delle regole (è molto più forte e penetrante, sono delle vere e proprie leggi europee). Sono norme emanate dal parlamento e consiglio Europeo di Bruxelles e una volta entrate in vigore sono applicabili in tutti i Paesi.
La risoluzione
- Salute e sicurezza dei consumatori:
- Sicurezza generale dei prodotti: Viene approvata nel 1992 e riformata nel 2001. Significa stabilire che i prodotti pericolosi non possono circolare. È una direttiva di carattere orizzontale, riguarda tutti i prodotti (non solo alcuni come giocattoli o auto), la direttiva fissa dei principi generali per la circolazione dei prodotti sia essi importati sia quelli che circolano all’interno del paese (non riguarda i prodotti alimentari).
- Sicurezza alimentare: Del 2002, stabilisce principi analoghi nel settore alimentare.
- Norme tecniche di armonizzazione: Norme tipicamente verticali, oggi non c’è un prodotto che non abbia una norma tecnica di produzione, standard tecnici fissati a livello europeo al quale quel prodotto si deve adeguare (qualsiasi prodotto: telefonino, lampadine ecc). Esempio il marchio CE è un’auto dichiarazione che risponde ad uno standard tecnico europeo su quel singolo prodotto.
- Tutela degli interessi economici dei consumatori: L’unione europea ha legiferato nel corso degli anni a tutela dei consumatori: parliamo di pubblicità ingannevole, la direttiva sulla vendita porta a porta, direttiva sui pacchetti turistici, le clausole vessatorie dei contratti, vendita a distanza, garanzia di conformità degli acquisti, pratiche commerciali scorrette, diritti dei consumatori.
- Risarcimento dei danni subiti dai consumatori: È un altro diritto dei consumatori. Nel 1985 una delle prime direttive dell’unione europea in materia di tutela del consumatore, fu quella sulla responsabilità del produttore per danno da prodotto difettoso che consacra quel cambiamento di prospettiva, il rischio passa da essere prevalentemente sulle spalle del consumatore all’essere sulle spalle del produttore. Il controllo sul prodotto ce l’ha interamente il produttore, il consumatore spesso non è in grado di sapere come sia stato fabbricato il prodotto ed eventuali danni. Nel 2014 la direttiva dei danni da violazione leggi Antitrust, a favore non solo dei consumatori ma anche per la concorrenza tra imprese. Questa direttiva attribuisce ai soggetti danneggiati da questa pratica al risarcimento dei danni. Nel 2020 la direttiva sulle azioni rappresentative a tutela degli interessi collettivi dei consumatori, le cosiddette class action, è un prodotto importato dagli Stati Uniti.
La tutela del consumatore in Italia
Quale è stato l’atteggiamento in Italia di fronte a queste trasformazioni del mercato? L’Italia è un paese ad essere rimasto in ritardo in materia di tutela, fino alla fine degli anni 90 la tutela dei consumatori si era fatto decisamente poco. Però, l’interesse e l’attenzione è cresciuta via via che l’Europa ha approvato le direttive. Si pensa che in Italia una certa normativa delle parti debole si era concentrata sul rapporto di lavoro rispetto al rapporto di consumo. L’attuazione delle direttive comunitarie è stato un fatto decisivo per far nascere la tutela del consumatore nel nostro paese, senza l’Europa in Italia i consumatori sarebbero messi male. In Italia un ruolo l’hanno avuto anche le associazioni dei consumatori, hanno manifestato l’esigenza di trovare di risoluzione delle controversie tra consumatori e aziende = accesso dei consumatori alla giustizia (come faccio a far valere i miei diritti? Per danni, perdite ecc). Un altro fattore di crescita è stato determinato dai grandi scandali alimentari e finanziari, la normativa alimentare è stata introdotta dopo che ci sono state grandi vicende scandalose.
La prima vera legge è del 1998 a tutela del consumatore, ormai non esiste più, è stata interamente assorbita all’interno del codice del consumo del 2005. Il codice del consumo riconosce i diritti fondamentali del consumatore, articolandoli in:
- Tutela della salute
- Sicurezza e alla qualità dei prodotti e servizi
- Adeguata informazione e corretta pubblicità
- Esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede
- All’educazione al consumo
- Alla correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali
- Alla promozione e allo sviluppo dell’associazionismo libero, volontario e democratico tra i consumatori e gli utenti
- All’erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualità ed efficienza
Gli attori (stakeholders) della tutela del consumatore
- L’unione europea attraverso le direttive, regolamenti
- Istituzioni nazionali: parlamento, governo, ministeri
- Autorità indipendenti: AGCM, AGCOM; ARERA, Bankitalia
- Istituzioni locali: regioni, camera di commercio fanno delle indagini per capire com’è il settore di riferimento e capire dove sono le falle del sistema
- Associazioni di consumatori
- Associazioni d’imprese
La rappresentanza dei consumatori
Il diritto alla rappresentanza è il diritto preliminare (=diritto di essere ascoltati), cioè tutte le leggi di cui parleremo (garanzia, risarcimento ecc), sono regole discusse e hanno tenuto conto degli interessi dei consumatori. Sono il frutto del diritto alla rappresentanza. Nella elaborazione delle decisioni che li riguardano i consumatori devono essere consultati ed ascoltati, in particolare attraverso associazioni interessate alla loro protezione e informazioni. Il diritto della rappresentanza è orizzontale, principio della orizzontalità della politica dei consumatori, (trattato di Amsterdam): gli interessi dei consumatori devono essere tenuti in considerazione nella elaborazione di tutte le altre politiche delle UE.
Definizioni utili
- Consumatore/utente: Articolo 3 del codice di consumo. La persona fisica, quindi esclude la persona giuridica e le associazioni, che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale. S’intende consumatore o utente anche la persona fisica alla quale sono dirette le informazioni commerciali. Ad esempio, un imprenditore può nello svolgimento della sua attività essere un professionista ma nel momento in cui egli acquista un bene per un proprio interesse personale diventa un consumatore. È importante capire quando un soggetto integra la definizione di consumatore perché beneficia di una serie di diritti. L’utente usufruisce di un servizio mentre il consumatore di un bene. Nelle pratiche commerciali, articolo 18, lo definisce come una qualsiasi persona fisica che nelle pratiche commerciali oggetto del presente titolo, agisce per fini che non rientrano nel quadro della sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale. È una definizione che va a sovrapporsi a quella dell’articolo 3, un’aggiunta per le pratiche commerciali è l’introduzione di definizione di micro imprese, ossia secondo l’art. 18-d-bis, sono quelle imprese che a prescindere da come sono strutturate esercitano un’attività economica un numero di dipendenti non superiore a 10 e con un fatturato annuo non superiore a 2 milioni di euro. Sono quindi piccole imprese che vengono considerate e tutelate dal codice del consumo limitatamente alle pratiche commerciali scorrette.
- Consumatore medio: Con riferimento alle pratiche commerciali è un soggetto che è normalmente informato e ragionalmente attento, non è l’esperto. L’antitrust considera il consumatore medio quando deve valutare la scorrettezza di una pratica commerciale, lo prende come parametro ovvero un consumatore mediamente informato.
- Professionista: La controparte del consumatore è il professionista non comprende solo persone fisiche ma anche persone giuridiche che agiscono nell’esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario.
Quali sono i criteri utili per stabilire se una certa operazione di acquisto rientra o meno la definizione di consumatore?
- Criterio restrittivo: Quando all’interno di un’operazione d’acquisto c’è un interesse anche minimo legato all’attività professionale o commerciale del soggetto è esclusa in toto l’applicazione del codice del consumo, al contrario c’è un’applicazione estensiva che prevede quando l’acquisto viene fatto per un aspetto personale, si applica tutta la disciplina del consumo anche se il bene è utilizzato a scopo professionale.
- Criterio fiscale: Se nell’operazione d’acquisto il soggetto richiede l’emissione di una fattura allora è evidente che si ricade in un’attività commerciale o professionale, se invece non lo richiede allora è uno scambio di carattere personale. Ad esempio se quando acquisto telefonino, richiedo fattura, la garanzia sarà di un anno e il mio acquisto non è stato fatto a scopo personale ma professionale, al contrario se non la richiedo sono un consumatore qualunque al quale verrà fatta la garanzia di 2 anni come al solito.
- Criterio della prevalenza: Capire qual è l’
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