Concetti Chiave
- La Prima Guerra Mondiale è stata caratterizzata dalla "guerra di massa", mobilitando circa 70 milioni di uomini da 19 Paesi.
- La vita in trincea trasformò i rifugi provvisori in quartieri permanenti, con soldati costretti a vivere in condizioni estreme e noiose.
- I soldati subivano logoramento fisico e morale, trattati con arroganza dai superiori e privati di diritti basilari come il cambio regolare.
- Alcuni soldati, come i piloti e i carristi, percepivano la guerra come un'avventura, mentre i combattenti d'assalto erano equipaggiati con armamenti superiori.
- I feriti affrontavano gravi difficoltà, dovendo attendere a lungo per il soccorso e subendo infezioni a causa delle scarse condizioni igieniche negli ospedali da campo.
La guerra di massa
Sia per le sue estensioni in tutti i 5 fronti terrestri e su tutti i mari del mondo, sia per la sua lunghezza, nella società di massa che stava nascendo vi era anche “la guerra di massa”. Essa mobilitò circa 70 milioni di uomini da 19 Paesi, comprese le colonie.
Da rifugi provvisori a quartieri permanenti
La vita in trincea
Come già studiato, la vita dei soldati durante la guerra era quella nella più semplice posizione difensiva, la trincea. Inizialmente queste venivano considerate semplicemente un rifugio provvisorio per ripararsi dal fuoco nemico, ma con il passare del tempo, esse diventarono dei veri e propri quartieri permanenti dei reparti di prima linea. Da qui le trincee vennero fornite di baracche di legno e protette da reticolati di filo spinato e collegate da camminamenti.
La vita in trincea era noiosissima e ogni tanto i soldati venivano sorpresi solo dal fatidico grido “All’attacco!” proveniente da uno o l’altro schieramento. Qui avveniva il rito dell’assalto alla baionetta, che ogniqualvolta succedeva centinaia di vite scomparivano; venivano preceduti dal tiro di artiglieria che serviva solo a eliminare l’effetto sorpresa. Contemporaneamente la fanteria doveva avventurarsi allo scoperto fino alla trincea nemica dove, sempre se ci si arrivava, si ingaggiava un combattimento corpo a corpo con la baionetta. Così milioni di soldati morivano nel corso di 4 o 5 lunghissimi anni.
Il logoramento dei soldati
Chi viveva in trincea subiva il logoramento fisico e morale. I soldati di fanteria e gli ufficiali inferiori non ricevevano il cambio per interminabili settimane, erano esposti a tutte le intemperie del tempo, venivano trattati con arroganza dai superiori come nella vita i borghesi trattavano gli operai e i contadini, venivano puniti se per caso durante la battaglia perdevano il berretto. Inoltre gli ufficiali superiori si assegnavano da soli medaglie e medaglie senza mai andare in prima linea come avrebbero dovuto.
La percezione della guerra
Durante la Prima Guerra Mondiale c’erano alcuni che non disprezzavano la guerra: per loro era come una grande avventura.
Questa minoranza comprendeva i celebri piloti dell’aviazione che venivano adorati per i loro duelli nei cieli; provenivano tutti da famiglie aristocratiche.
Poi c’erano i mitraglieri e i carristi che si sentivano privilegiati per il fatto di non stare in trincea e perché non si spostavano a piedi.
Quindi venivano i combattenti dei reparti d’assalto: erano dotati di armamenti superiori (pugnale, bombe a mano, lanciafiamme) e avevano il compito di sabotare e accerchiare le linee nemiche per poi fingere un attacco per distrarre i nemici da un attacco reale. Questi soldati venivano dalla classe media della popolazione.
In Germania erano chiamati “Sturmtruppen” e in Italia “Arditi”.
Il coraggio e la disciplina
Il bravo soldato, secondo i capi militari, doveva andare all’attacco in posizione eretta e a testa alta. Ripararsi dal fuoco o strisciare a terra, come viene insegnato oggi per esempio ai Marines, all’epoca era considerato un atto di vigliaccheria e si veniva processati da un tribunale militare. Il generale Cadorna su questo scrisse un libretto che le truppe dovevano conoscere a memoria.
Cadorna sosteneva anche che i soldati dovevano cucirsi il rancio, la divisa, da sé, e i generali francesi erano d’accordo su questo. Lo stesso era per il cibo e il resto che poteva essere necessario ai soldati.
Solo il Kaiser Guglielmo II prevedeva cucine da campo mobili su carretti; l’idea gli era venuta guardando il circo Barnum, il più famoso americano, che aveva questa organizzazione.
Le difficoltà dei feriti
Rimanere feriti o ammalarsi non era una bella esperienza, anche se verso la fine della guerra era la speranza di molti perché era l’unico modo per allontanarsi dalla trincea.
Chi si feriva doveva attendere la notte perché i barellieri venissero a prelevarli. Ben pochi addetti avevano il coraggio di avventurarsi nella “terra di nessuno” per il timore che qualcuno sparasse.
Gli ospedali erano molto lontani. Inizialmente i malati venivano trasportati con carrette trainate da muli. Poi vennero le prime ambulanze.
Gli ospedali da campo
Piccoli ospedali da campo vennero posti in prossimità delle prime linee; consistevano in tende divise in quattro dove i chirurghi passavano da una parte all’altra per praticare i loro interventi. Quelli tedeschi erano provvisti anche di attrezzature per le radiografie portatili.
La frustrazione dei chirurghi era quella che molti feriti, dopo l’intervento, contraevano il tetano a causa delle scarse condizioni d’igiene.
Altri nemici dei fanti erano lo stato di shock dopo una battaglia, il tifo. In queste condizioni apparivano come visioni le crocerossine, le infermiere che con le loro cure facevano sognare i malati.
Domande da interrogazione
- Qual è l'impatto della guerra di massa sulla mobilitazione dei soldati?
- Come si è evoluta la vita in trincea durante la guerra?
- Quali erano le condizioni di vita dei soldati in trincea?
- Come veniva percepita la guerra da alcuni soldati?
- Quali erano le difficoltà affrontate dai feriti durante la guerra?
La guerra di massa mobilitò circa 70 milioni di uomini provenienti da 19 Paesi, comprese le colonie, evidenziando l'estensione e la portata del conflitto.
Inizialmente considerate rifugi provvisori, le trincee divennero quartieri permanenti, dotate di baracche e collegate da camminamenti, ma la vita al loro interno era caratterizzata da noia e pericoli costanti.
I soldati subivano un logoramento fisico e morale, senza cambio per settimane, esposti a intemperie e trattati con arroganza dai superiori, mentre gli ufficiali superiori si assegnavano medaglie senza andare in prima linea.
Alcuni soldati, come i piloti dell’aviazione, vedevano la guerra come un'avventura, mentre altri, come i mitraglieri e i carristi, si sentivano privilegiati per non dover affrontare la vita in trincea.
I feriti dovevano attendere la notte per essere recuperati, affrontando il rischio di essere colpiti nella "terra di nessuno", e gli ospedali erano lontani, con scarse condizioni igieniche che complicavano le cure.