Concetti Chiave
- Nel Rinascimento, il trattato diventa un genere letterario di successo, ispirandosi alle opere di Platone e Cicerone.
- La sua varietà consente di affrontare diverse problematiche culturali e sociali, espandendo il pubblico attraverso l'uso del volgare.
- Il trattato dialogico, con più voci e posizioni contrastanti, si dimostra particolarmente flessibile e aperto a sperimentazioni.
- I trattati rinascimentali trattano temi rilevanti come politica, lingua, costumi sociali, amore e bellezza, in un contesto raffinato.
- Opere come il "Galateo" di Giovanni Della Casa offrono linee guida sulle buone maniere, evidenziando l'importanza del comportamento sociale in corte.
Indice
L'evoluzione del trattato nel Rinascimento
Già nel corso del Quattrocento il trattato diventa uno dei generi letterari più diffusi e di più ampio successo. Anche in questo caso gli scrittori rinascimentali si rifanno alla tradizione classica. I modelli più importanti sono quelli di Platone e Cicerone. Il primo, filosofo greco, è autore di numerosi "dialoghi" in cui affronta le più disparate questioni con uno stile elegante e prossimo alla poesia; il secondo, oratore e filosofo romano, scrive molti trattati di retorica e di politica ispirandosi a sua volta a Platone. Nei suoi trattati Cicerone fornisce il modello di una prosa solenne ed elaborata, costruita con numerosi artifici retorici. Il trattato nel Rinascimento si dimostra uno strumento particolarmente adatto al clima delle vivaci discussioni che animano la cultura umanistica.
La varietà del genere trattatistico
Questo successo si propaga anche nel corso del Cinquecento ed è giustificato dalla varietà del genere trattatistico. Il trattato infatti risulta molto efficace per prendere in esame le più disparate problematiche culturali e sociali, dimostrando in questo modo la vastissima fioritura di trattati dedicati a vari argomenti, quali politici, storici, filosofici, culturali e letterari. Nel Cinquecento il trattato diventa principalmente un genere frequentato anche dagli scrittori in volgare, i quali abbandonano quasi del tutto l’uso del latino nelle proprie opere allargando in questo modo la cerchia dei destinatari. All’interno del genere trattatistico si possono schematicamente distinguere due tendenze fondamentali: da una parte i trattati monologici, nei quali a parlare è un'unica voce; e dall’altra il trattato dialogico.
Il trattato dialogico e le sue variazioni
In essi entrano in gioco più voci dialoganti, che prendono posizioni diverse, fermo restando che alla fine a risultare vincente è sempre l’autore. Il trattato dialogico si presta a molteplici variazioni e sperimentazioni, proprio grazie alla sua architettura flessibile. Esso può infatti ospitare anche inserti narrativi (nella forma di ricordi o racconti dei protagonisti), argomentazioni filosofiche, dotte citazioni, le più diverse inflessioni del dialogo. In alcuni casi, però, prevale la soluzione mimetica (imitativa), per la quale si privilegia quasi esclusivamente la componente dialogica. Si può dire che il trattato, per la sua "flessibilità", è dunque un genere aperto, che al suo interno può contenere novelle, aneddoti, racconti di vario genere. Il trattato è una sorta di ampio contenitore che l'autore può utilizzare a proprio piacimento per sviluppare i temi più disparati nelle forme più diverse In questo senso, è perfettamente adeguato ad una cultura aperta alla sperimentazione. Il che spiega la netta preponderanza del trattato dialogico su quello monologico.
Il contenuto dei trattati rinascimentali
Per quanto attiene l'aspetto contenutistico, il trattato consente di prendere in esame le più vive questioni del dibattito culturale del tempo. Ci si imbatte perciò in trattati dedicati alla politica, come nel caso del Principe di Machiavelli, o alle discussioni riguardanti la questione della lingua, che sono al centro delle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo o a problemi di costume, come nel caso del Cortegiano di Baldassar Castiglione. A quest'ultimo rimandano i numerosi trattati dedicati alla codificazione dei comportamenti da assumere negli ambienti raffinati della corte. L'esempio più celebre è rappresentato dal Galateo di Giovanni Della Casa. In quest'opera, che riscuote un amplissimo successo, l'autore presenta una serie di precetti che riguardano quelle "buone maniere", indispensabili nella vita sociale di corte. In altri casi vengono affrontati temi legati all'amore o alla bellezza, ma sempre entro il raffinato orizzonte di una cultura lontana dagli strati popolari.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza del trattato nel Rinascimento?
- Quali sono le principali tendenze del genere trattatistico nel Cinquecento?
- In che modo il trattato dialogico si distingue da quello monologico?
- Quali temi vengono affrontati nei trattati rinascimentali?
- Come si caratterizza il contenuto del Galateo di Giovanni Della Casa?
Il trattato diventa uno dei generi letterari più diffusi e di successo nel Rinascimento, rifacendosi alla tradizione classica di Platone e Cicerone, e si dimostra uno strumento adatto alle vivaci discussioni della cultura umanistica.
Nel Cinquecento, il trattato si diversifica in trattati monologici, con un'unica voce, e dialogici, che coinvolgono più voci, mostrando una vasta fioritura di argomenti culturali e sociali.
Il trattato dialogico permette l'interazione di più voci e posizioni, favorendo variazioni e sperimentazioni, mentre il trattato monologico presenta una sola voce, risultando meno flessibile.
I trattati rinascimentali trattano questioni di politica, lingua, costume e amore, come dimostrano opere celebri come il Principe di Machiavelli e il Galateo di Giovanni Della Casa.
Il Galateo presenta una serie di precetti sulle "buone maniere" necessarie nella vita sociale di corte, riscuotendo un ampio successo e riflettendo una cultura raffinata e distante dagli strati popolari.