Concetti Chiave
- I reflui enologici possono essere classificati come "acque reflue industriali" o "acque reflue assimilate alle domestiche", secondo la normativa vigente.
- Le acque reflue industriali includono quelle scaricate da edifici o impianti commerciali, escludendo quelle domestiche e meteoriche.
- Le acque reflue assimilate alle domestiche provengono da imprese agricole che trasformano i prodotti, utilizzando materie prime coltivate internamente.
- I trattamenti di depurazione sono essenziali per rimuovere le sostanze inquinanti dai reflui enologici prima dello scarico ambientale.
- Le tecniche di depurazione includono impianti a fanghi attivi, sedimentazione, depurazione aerobica e fitodepurazione, ognuna con specifiche modalità di trattamento.
Classificazione dei reflui enologici
Ai sensi di legge (D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i.), i reflui enologici possono essere classificati sia come:
“acque reflue industriali”, qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento;
Sia come:
“acque reflue assimilate alle domestiche”, le acque reflue provenienti da imprese dedite alla coltivazione del terreno e/o alla silvicoltura, che esercitano anche attività di trasformazione o di valorizzazione della produzione agricola, inserita con carattere di normalità e complementarietà funzionale nel ciclo produttivo aziendale e con materia prima lavorata proveniente in misura prevalente esclusivamente dall’attività di coltivazione dei terreni di cui si abbia a qualunque titolo la disponibilità.
Trattamenti di depurazione
Per evitare fenomeni d’inquinamento dell’ambiente, le sostanze contenute nei reflui enologici devono essere rimosse prima dello scarico nell’ambiente attraverso specifici trattamenti di depurazione, quali:
impianti a fanghi attivi. Sistemi di depurazione tra i più affermati utilizzati per il trattamento dei reflui contenenti elevate quantità di sostanze organiche disciolte (come i reflui civili e agroalimentari):
Sedimentazione e stabilizzazione, con stoccaggio anaerobio per circa 300 giorni, cui segue il riutilizzo agronomico del refluo (nell’ambito di operazioni di fertirrigazione o di veicolazione di prodotti fitoiatrici);
Depurazione aerobica, con impianti aerobici multistadio, cui segue lo scarico del refluo in un recettore ambientale (solitamente un fiume o un lago);
Fitodepurazione, in cui viene sfruttata la capacità di alcune essenze vegetali di favorire la crescita di microrganismi in grado di svolgere la depurazione del refluo; a ciò segue lo scarico del refluo in un recettore ambientale (solitamente fiumi o laghi).
Domande da interrogazione
- Quali sono le due principali classificazioni dei reflui enologici secondo la legge?
- Quali trattamenti di depurazione sono utilizzati per i reflui enologici?
- Come avviene il riutilizzo agronomico dei reflui enologici?
I reflui enologici possono essere classificati come "acque reflue industriali" e "acque reflue assimilate alle domestiche", a seconda della loro origine e delle attività svolte (D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i.).
I reflui enologici devono essere trattati attraverso impianti a fanghi attivi, sedimentazione e stabilizzazione, depurazione aerobica e fitodepurazione, per rimuovere le sostanze inquinanti prima dello scarico nell'ambiente.
Dopo un periodo di stoccaggio anaerobio di circa 300 giorni, i reflui enologici possono essere riutilizzati agronomicamente, ad esempio, per fertirrigazione o come veicolazione di prodotti fitoiatrici.