Concetti Chiave
- La rivolta di Kronstadt del marzo 1921 segna una svolta critica per il partito bolscevico, unendo diverse forze sociali contro il regime di Mosca.
- Gli insorti chiedono un ritorno al potere sovietico effettivo, contestando il monopolio bolscevico e invocando una democrazia più rappresentativa.
- Lenin valuta la rivolta come una minaccia che, se vittoriosa, potrebbe portare alla restaurazione del vecchio ordine sociale e politico.
- La repressione della rivolta è giustificata da Lenin come necessaria per evitare un’ulteriore destabilizzazione del governo bolscevico.
- In risposta al malessere sociale, il governo introduce misure economiche che riaprono l'iniziativa privata e abolendo le requisizioni obbligatorie per i contadini.
Indice
La svolta del partito bolscevico
Le basi dell’organizzazione economica, sociale e politica della Russia degli anni Venti sono gettate da una svolta negli indirizzi di governo e nelle regole di vita interna del partito bolscevìco. L’occasione di tale svolta è data da un’insurrezione antibolscevìca che scoppia, nel marzo 1921, in coincidenza con l’apertura del 10° congresso del partito comunista bolscevìco, proprio a Kronstadt, la roccaforte bolscevìca del 1917, unendo contro il potere moscovìta un arco eterogeneo di forze sociali e politiche, da autentici operai ai più ricchi borghesi espropriati dalla rivoluzione, da anarchici a menscevìchi, da comunisti delusi ad agenti controrivoluzionari finanziati da industriali francesi.
La rivolta di Kronstadt
Pur nella diversità estrema delle loro origini sociali e ideali, gli insorti di Kronstadt trovano una parola d’ordine comune nella rivendicazione di un esercizio effettivo del potere da parte dei soviet, contro i bolscevìchi che li hanno esautorati, e quindi di una democrazia sovietica al posto del monopolio bolscevìco del governo. « Viva i soviet senza i bolscevìchi! » si grida infatti a Kronstadt. La rivolta di Kronstadt rappresenta un momento traumatico nella storia del bolscevismo, perché per la prima volta il potere bolscevìco, che ha ideologicamente legittimato se stesso come espressione della classe operaia, si trova di fronte ad operai in armi contro di esso. Il disorientamento e lo sbandamento che ne derivano tra i bolscevìchi sono superati soltanto dalla determinazione con cui Lenin fa valere la sua interpretazione dei fatti e le conseguenti direttive d’azione.
La repressione e le sue ragioni
L’episodio di Kronstadt è valutato da Lenin su due piani distinti. Sul piano dei suoi esiti, nel caso fosse vittoriosa, la rivolta aprirebbe la strada – secondo Lenin — alla restaurazione più feroce del vecchio ordine distrutto dalla rivoluzione, perché i comunisti dissidenti e gli anarchici che hanno contribuito a promuoverla non hanno dietro di loro alcuna consistente forza organizzata, e non possono quindi evitare di essere involontari strumenti dei gruppi controrivoluzionari e reazionari più estremi, gli unici in grado, grazie all’appoggio dei ceti espropriati dalla rivoluzione ed al sostegno politico e finanziario del capitalismo straniero, di poter profittare di un’eventuale caduta del potere bolscevìco.
Il malessere sociale e la svolta
Di qui la repressione sanguinosa della rivolta da parte delle forze bolscevìche, repressione cui partecipano gli stessi delegati del 10° congresso del partito comunista bolscevìco, temporaneamente aggiornato. Ma Lenin valuta la rivolta di Kronstadt, oltre che sul piano degli esiti verso cui tende, e che impongono secondo lui di soffocarla immediatamente, anche sul piano delle ragioni che l’hanno determinata, dalle quali egli deduce la necessità di una « urgente svolta politica ». Secondo la valutazione di Lenin, la rivolta di Kronstadt è nata dal profondo malessere sociale creato dal processo di transizione dal capitalismo al socialismo in un paese ancora per la maggior parte contadino e arretrato, e combattuto, per giunta, dalle maggiori potenze mondiali dell’epoca.
I contadini russi ormai livellati alla condizione media di piccoli possessori di terra, si sono visti sottrarre senza contropartite la maggior parte dei loro magri raccolti, e si sono trovati alla fame. Se avessero invece avuto la libera disponibilità dei loro raccolti, ne avrebbero potuto trattenere una parte maggiore per loro stessi, per evitare di soffrire gravi privazioni alimentari, e avrebbero potuto vendere il resto al mercato libero, per procurarsi in cambio merci di città. Di conseguenza, i contadini russi manifestano, verso le requisizioni obbligatorie, una sorda ma profondissima ostilità, nella quale Lenin vede il preannuncio di rivolte ben più vaste e pericolose di quella di Kronstadt.
Nuove politiche economiche
Nella primavera del 1921, il potere bolscevìco prende perciò una serie di provvedimenti che segnano una svolta decisiva nella sua politica economica. Con questi provvedimenti, infatti, soltanto la grande industria, le miniere, i trasporti ed il commercio estero rimangono monopolio di Stato, mentre l’iniziativa economica privata viene nuovamente ammessa nel commercio interno, nella piccola industria e nell’agricoltura. In particolare, per quanto riguarda l’agricoltura, la requisizione delle derrate nelle campagne in funzione delle necessità di approvvigionamento delle città viene abolita, e sostituita da un’imposta fissa in natura proporzionata all’estensione della terra.
Domande da interrogazione
- Qual è stata l'occasione che ha portato alla svolta del partito bolscevico nel 1921?
- Qual è stata l'occasione che ha portato alla svolta del partito bolscevico nel 1921?
- Qual era la principale rivendicazione degli insorti di Kronstadt?
- Qual era la principale rivendicazione degli insorti di Kronstadt?
- Come ha valutato Lenin la rivolta di Kronstadt?
- Come ha valutato Lenin la rivolta di Kronstadt?
- Quali erano le cause del malessere sociale che ha portato alla rivolta di Kronstadt?
- Quali fattori sociali hanno contribuito alla rivolta di Kronstadt secondo Lenin?
- Quali provvedimenti economici sono stati adottati dal potere bolscevico dopo la rivolta di Kronstadt?
- Quali cambiamenti politici ed economici sono stati introdotti dal potere bolscevico dopo la rivolta?
La svolta è stata innescata dall'insurrezione antibolscevica di Kronstadt, che ha unito diverse forze sociali contro il potere moscovita durante il 10° congresso del partito comunista bolscevico.
La svolta è stata innescata dall'insurrezione antibolscevica di Kronstadt, che ha unito diverse forze sociali contro il potere moscovita durante il 10° congresso del partito comunista bolscevico.
Gli insorti chiedevano un esercizio effettivo del potere da parte dei soviet, reclamando una democrazia sovietica al posto del monopolio bolscevico del governo, esprimendo il loro motto: "Viva i soviet senza i bolscevichi!".
Gli insorti chiedevano un esercizio effettivo del potere da parte dei soviet, reclamando una democrazia sovietica al posto del monopolio bolscevico, esprimendo il loro motto: "Viva i soviet senza i bolscevichi!"
Lenin ha valutato la rivolta su due piani: come una minaccia alla stabilità bolscevica, che avrebbe potuto portare a una restaurazione del vecchio ordine, e come un segnale del malessere sociale che richiedeva una "urgente svolta politica".
Lenin ha considerato la rivolta come una minaccia alla stabilità del potere bolscevico, temendo che una sua vittoria avrebbe portato alla restaurazione del vecchio ordine, sostenuto da forze controrivoluzionarie.
Il malessere era dovuto alla transizione dal capitalismo al socialismo in un paese prevalentemente contadino, aggravato dalle requisizioni obbligatorie che privavano i contadini dei loro raccolti, portandoli alla fame.
La rivolta è stata alimentata dal profondo malessere sociale causato dalla transizione dal capitalismo al socialismo, aggravato dalle requisizioni alimentari che hanno portato i contadini alla fame.
Nella primavera del 1921, il potere bolscevico ha introdotto una serie di provvedimenti che hanno riammesso l'iniziativa economica privata nel commercio interno, nella piccola industria e nell'agricoltura, abolendo le requisizioni obbligatorie e sostituendole con un'imposta fissa in natura.
Nella primavera del 1921, il potere bolscevico ha avviato una serie di provvedimenti che hanno riammesso l'iniziativa privata nel commercio interno e nell'agricoltura, abolendo le requisizioni obbligatorie e introducendo un'imposta fissa in natura.