Concetti Chiave
- L'amministrazione centrale dell'Impero ottomano era costituita da una burocrazia di carriera, con funzionari scelti tra i devscirme, per garantire imparzialità e competenza.
- I devscirme erano fanciulli prelevati nei territori cristiani, educati e convertiti all'islam, destinati a ruoli di governatori o membri dell'esercito dei giannizzeri.
- La burocrazia ottomana era professionale e stipendiata, con cariche revocabili e non ereditarie, avvicinandosi al modello di uno Stato moderno.
- L'Impero ottomano concedeva autonomia ai territori e una tolleranza religiosa agli cristiani ed ebrei, sebbene con la richiesta di una tassa supplementare per la pratica del culto.
- Religione e legge nell'Impero ottomano tendevano a coincidere, riflettendo un sistema in cui la fede influenzava le questioni legali e sociali.
Amministrazione centrale dell'impero ottomano
L'Impero ottomano si sosteneva grazie a una ben organizzata amministrazione centrale, affidata a una burocrazia di carriera, in genere composta da funzionari di origine europea e non turca. Per garantirne l'imparzialità, infatti, erano selezionati tra i devscirme, ossia tra i fanciulli prelevati a titolo di tributo nei territori cristiani assoggettati, specialmente slavi e albanesi. I più promettenti tra questi erano educati nelle scuole di palazzo, convertiti all'islam e poi inviati come sangiacchi (governatori) o come beyberley (governatori generali) nelle varie province. Per i più capaci vi era la prospettiva di entrare a far parte del Divano, il consiglio supremo insediato a Istanbul e presieduto dal gran visir (primo ministro), nel quale erano trattati gli affari generali dell'impero. Altri, adeguatamente addestrati, andavano invece a formare le file dei giannizzeri, il corpo militare scelto che costituiva il nucleo centrale dell'esercito del sultano.
Burocrazia e tolleranza religiosa
L'Impero ottomano era dunque governato principalmente da una burocrazia professionale stipendiata, le cui cariche erano revocabili e non ereditarie, formata da funzionari estranei sia agli alti ranghi della società sia alle regioni in cui erano inviati. Sotto questo profilo l'impero tendeva ad avvicinarsi al modello ideale di quello che abbiamo definito come uno Stato moderno. Per altri versi, invece, esso si allontanava da questa definizione in quanto lasciava molta autonomia ai territori che lo formavano. Anche la relativa tolleranza religiosa (assolutamente inimmaginabile nell'Europa cristiana dell'epoca, dove non era ammessa l'eventuale presenza di comunità islamiche, mentre quella delle comunità ebraiche era perennemente a rischio) che i sultani accordavano ai sudditi cristiani ed ebrei va inquadrata in tale contesto, piuttosto che intesa come dimostrazione di un'estraneità dello Stato verso le questioni religiose. Nell'Impero ottomano, infatti, religione e legge tendevano a coincidere. Va tuttavia ricordato che cristiani ed ebrei erano lasciati liberi di praticare il proprio culto previo pagamento di una corposa tassa supplementare (dieci volte più alta di quella corrisposta dai sudditi di fede musulmana).
Domande da interrogazione
- Qual era il ruolo dei devscirme nell'amministrazione ottomana?
- Come si caratterizzava la burocrazia dell'Impero ottomano?
- Qual era la posizione dell'Impero ottomano riguardo alla tolleranza religiosa?
I devscirme erano fanciulli prelevati nei territori cristiani assoggettati, selezionati per garantire un'amministrazione imparziale. I più promettenti venivano educati nelle scuole di palazzo e, dopo la conversione all'islam, potevano diventare governatori o membri del Divano, il consiglio supremo dell'impero.
La burocrazia ottomana era composta da funzionari professionali, le cui cariche erano revocabili e non ereditarie, e provenivano da diverse regioni. Questo modello si avvicinava a quello di uno Stato moderno, pur mantenendo una certa autonomia per i territori.
L'Impero ottomano mostrava una relativa tolleranza religiosa, permettendo a cristiani ed ebrei di praticare il loro culto, sebbene con l'obbligo di pagare una tassa supplementare. Questo approccio rifletteva una fusione tra religione e legge, piuttosto che un'estraneità dello Stato verso le questioni religiose.