Concetti Chiave
- Italo Svevo, pseudonimo di Schmitz, nasce a Trieste nel 1861 e cresce in un ambiente culturale ebraico, influenzato da diverse tradizioni europee.
- La sua carriera letteraria inizia tardi, con la pubblicazione di "Una vita" nel 1892, ma successivamente abbandona la scrittura per lavorare nell'industria, influenzato dal matrimonio e dalla sua nuova condizione sociale.
- Nonostante una pausa nella scrittura, Svevo riprende a scrivere durante la Prima guerra mondiale, dando vita a "La coscienza di Zeno", un'opera che esplora la psiche e l'inetto attraverso la narrazione in prima persona.
- Le sue opere sono caratterizzate da una profonda cultura filosofica e una critica alla borghesia, evidenziando l'inettitudine dei suoi personaggi e la difficoltà di realizzare i propri sogni.
- Il termine "inetto" è centrale nella sua narrativa, descrivendo personaggi come Alfonso Nitti e Zeno Cosini, che, pur avendo aspirazioni elevate, si trovano bloccati da condizioni sociali e psicologiche oppressive.
redir: https://www.skuola.net/appunti-italiano/novecento/900-autori-opere/svevo-italo-vita-opere.html
Italo Svevo
(1861 - 1928)
••• La vita
••• La declamazione e il lavoro impiegatizio
•• Italo Svevo è lo pseudonimo di Schmitz. Nasce a Trieste (tra mondo italiano, tedesco e slavo), che a quel tempo faceva parte dell’Impero asburgico. La famiglia borghese è agiata. Padre e madre sono ebrei. Viene indirizzato verso la carriera commerciale e va a studiare in Germania. Dimostra subito il suo interesse letterario leggendo scrittori tedeschi, come Goethe.
•• A 17 anni infatti torna a Trieste per studiare all’Istituto Superiore per il Commercio, ma la sua passione è la scrittura e comincia così a scrivere testi drammatici che però restano nei suoi cassetti. Collabora al giornale “L’Indipendente”, è un irredentista (colui che vuole sconfiggere la dominazione straniera) e ha interessi per il socialismo.
•• Dopo un investimento sbagliato, il padre fallisce e Svevo conosce l’esperienza della declamazione dalla borghesia alla povertà. Allora lavora in banca, ma il lavoro è per lui arido e soffocante: questa esperienza viene poi “traslitterata” in quella di Alfonso Nitti, in Una vita, che cerca l’evasione nella letteratura. Proprio in questi anni scrive Una vita, il suo primo romanzo, che pubblica nel 1892 (a 31 anni) con lo pseudonimo di Italo Svevo.
••• Il salto di classe sociale e l’abbandono della letteratura
•• Nel 1895 muore la madre a cui Svevo è molto legato. Si innamora di una cugina, molto più giovane di lui: la Veneziani. Si fidanza con questa sempre nel 1895 e si sposa nel 1896. Il matrimonio segna una svolta fondamentale nella sua vita: “l’inetto” pieno di insicurezze, non ha più senso di essere tale, perché Svevo adesso può coincidere con la figura virile, prima di allora irraggiungibile, del pater familias, sereno dominatore del suo mondo domestico, ma cambia anche la sua condizione sociale ed economica, perché i Veneziani hanno una fabbrica di vernici antiruggine, molto fruttuosa, quindi Svevo abbandona la banca per lavorare in questa fabbrica.
•• Dalla piccola borghesia si ritrova nell’alta borghesia. Per lavoro deve compiere molti viaggi in Francia e in Inghilterra e da intellettuale si trasforma in dirigente d’industria in un mondo borghese in cui ciò che conta sono gli affari e il profitto.
•• Da questo momento guarda l’attività letteraria con sospetto, come qualcosa di malsano che può disturbare o compromettere la sua nuova vita produttiva (è probabile che a questo allontanamento sia dovuto l’insuccesso del secondo romanzo, Senilità, del 1898). Nel 1902 scrive di aver eliminato definitivamente “quella ridicola e dannosa cosa che si chiama letteratura”. Svevo è vittima di un senso di colpa tipico dell’intellettuale del suo tempo, che si sente superfluo e parassitario nell’età del trionfo industriale (l’esatto contrario di Wilde, che invece lotta contro la borghesia).
••• Il permanere degli interessi culturali
•• Ma questo “abbandono” della letteratura non è decisivo e il bisogno di scrivere in lui riaffiora con la scusa di “capirsi meglio”, quindi il fine è pratico (la stessa praticità e utilità tanto criticata da Wilde). Ma oltre alle lettere, agli appunti e agli abbozzi filosofici, ci sono anche scritti inequivocabilmente letterari, come i drammi Un terzetto spezzato e Un marito.
•• Tra quest’ingresso nel mondo industriale e lo scoppio della Prima guerra mondiale, Svevo incontra Joyce (prende da lui lezioni di inglese, lingua che aveva bisogno per i suoi viaggi) e nasce tra loro una grande amicizia. Joyce fa leggere i suoi scritti a Svevo, come Gente di Dublino, e anche Svevo fa leggere a Joyce Una vita e Senilità, ottenendo l’incoraggiamento a proseguire l’attività letteraria. Ma l’evento davvero fondamentale per Svevo è l’incontro con la psicoanalisi (1910).
••• La ripresa della scrittura
•• Eppure, l’occasione per riprendere gli interessi letterari è proprio la guerra: la fabbrica di vernici viene requisita per ordine delle autorità austriache, allora Svevo è libero da ogni lavoro pratico e può riprendere la sua attività intellettuale. Proprio l’anno dopo la fine della guerra, nel 1919, scrive La coscienza di Zeno, pubblicato nel 1923. Come era accaduto per le altre due opere, il romanzo non ha alcuna successo.
•• Esasperato per questo insuccesso, manda il romanzo a Joyce che ne riconosce subito lo straordinario valore e lo pone all’attenzione degli intellettuali francesi. La coscienza di Zeno viene tradotto in francese e Svevo ha molta fama in Francia e piano piano si allarga in tutta Europa, eccetto che in Italia in cui attorno a lui c’è disinteresse. Solo Montale gli dedica un ampio saggio in una rivista riconoscendo immediatamente la sua grandezza. Diventa famoso solo nel 1928.
•• Questo riconoscimento costituisce uno stimolo alla scrittura e subito progetta un quarto romanzo con protagonista Zeno, una serie di racconti e alcuni testi teatrali. Muore l’11 settembre del 1928, due giorni dopo un incidente stradale.
••• La fisionomia intellettuale di Svevo
•• Trieste è un vero crogiolo di culture diverse, infatti con lo pseudonimo Italo Svevo vuole proprio sottolineare gli influssi della cultura italiana e di quella tedesca.
•• Non è religioso, ma ha origini ebraiche e questo influisce sulla sua cultura complessiva. L’ambiente in cui si forma Svevo gli permette di assumere una prospettiva molto più ampia di quella di tanti scrittori italiani del suo tempo e gli consente uno stretto rapporto con la cultura dell’Europa centrale: Vienna tra i due secoli è una delle capitali più ricche di fermenti intellettuali e di aperture innovatrici, in campo letterario, filosofico, scientifico, musicale e artistico.
Trieste però è anche una città commerciale e Svevo ha radici proprio nella borghesia imprenditoriale. Anche in questo senso la sua figura di scrittore non coincide con quella del “letterato puro”, la cui attività dominante è la letteratura: la scrittura non è stata la sua professione, ma un’attività parallela a quella quotidiana: per questa ragione Pirandello l’ha sempre ignorato, non considerandolo mai uno scrittore. Addirittura, tra il 1899 e il 1919 la letteratura è allontanata e guardata con diffidenza. Anche la sua formazione non è stata umanistica, propria del letterato, ma commerciale, e ciò che ha saputo di letteratura e di filosofia è stato ciò che ha imparato da autodidatta.
••• La cultura e il pensiero di Svevo
•• Le sue opere sono frutto di una grande cultura filosofica, scientifica e letteraria, acquisita da autodidatta. Lo scrittore usa in modo critico e personale spunti tratti dalle filosofie di Schopenhauer, Marx, Nietzsche (che legge direttamente dalle opere e non dai testi distorti dannunziani, e da Nietzsche riprende l’idea di soggetto non come coerente unità, ma come pluralità di stati sempre in divenire, la stessa di Pirandello), Freud (dice che è più utile ai romanzieri che agli ammalati) e Darwin (dal quale riprende il tema della selezione naturale e della lotta per la vita), elaborando una concezione pessimistica sul rapporto tra uomo e realtà: per Svevo l’uomo non è libero (al contrario di ciò che crede Sartre), perché le sue scelte sono determinate da condizioni indipendenti dalla sua volontà, che rientrano nel contesto storico e in quello sociale (Freud, Marcuse). Il suo pensiero è critico, aiutato anche dal pensiero marxista, infatti per un periodo simpatizza per il socialismo. Sul piano letterario importanti sono gli scrittori che rientrano nel Realismo francese (Balzac), soprattutto Flaubert riprendendo di lui l’impersonalità con la quale rappresenta la piccola borghesia e il concetto di “bovarismo” (molto simile all’”inettitudine” dei suoi personaggi, che hanno grandi sogni, ma non riescono a realizzarli), ma anche i naturalisti, i romanzieri russi, gli umoristi inglesi e il romanzo “psicologico” di Bourget.
••• Il primo romanzo: Una vita (1892)
•• Il protagonista è Alfonso Nitti, giovane ragazzo interessato di letteratura che, dopo la morte del padre (nella vita di Svevo è “dopo il fallimento del padre”) è costretto a lavorare come impiegato di banca. Nitti cerca di fare la sua scalata sociale instaurando una relazione amorosa con la figlia del suo datore di lavoro, ma preso dallo paura rinuncia al matrimonio e cerca la morte come unica via di fuga dall’odio e dal disprezzo che lo circondano. Alfonso è un “inetto”, che ha grandi sogni ma non riesce a realizzarli, tipico dei romanzi sveviani. L’inettitudine in Svevo non è una condizione individuale e psicologica, ma è una condizione sociale nel mondo della borghesia, che riconosce come valori solo il profitto, la produttività, l’energia nella lotta per l’affermazione di sé, emarginando e schiacciando ogni “diverso”. Wilde si ribella a questo mondo utilitaristico con la sua concezione di vita e di arte a-morale, mentre Svevo sembra esserne prigioniero.
••• Senilità (1898)
•• Il protagonista è Emilio Brentani e presenta caratteri simili all’inetto Alfonso Nitti.
Riesce a distinguersi da ragazzo come autore di un romanzo, ma da adulto non scrive più nulla e vive un’esistenza grigia, lavorando come impiegato in una compagnia di assicurazioni. L’insoddisfazione lo porta a cercare un’avventura con una ragazza di condizioni modeste, Angiolina, di cui si innamora, trasfigurandola in una creatura angelica. Amalia, sua sorella che accudisce Emilio come una madre, muore ed Emilio scopre il tradimento di Angiolina con Stefano. Allora Emilio si chiude di nuovo in se stesso, rassegnandosi a un’esistenza “senile” e senza emozioni. La descrizione dell'ambiente sociale qui ha meno rilievo rispetto al romanzo Una vita, mentre la narrazione si concentra sull’analisi psicologica del protagonista, che è un “inetto”, che ha grandi sogni, ma non ha il coraggio di realizzarli. Emilio è la tipica figura dell’impotente intellettuale piccolo borghese, che non riesce e non vuole affrontare il mondo esterno restando nel nido domestico (Pascoli). La narrazione è focalizzata soprattutto su Emilio, ma il suo punto di vista si rivela falso perché tende a stendere veli di Maya per nascondere la sua debolezza, illudendosi e mostrandosi come un uomo abile ed esperto che educa una ragazza ingenua (le maschere di Pirandello).
••• La coscienza di Zeno (1923, venticinque anni dopo Senilità)
•• La coscienza di Zeno ha una struttura profondamente diversa dai precedenti. Svevo abbandona la narrazione con narratore esterno per affidare il racconto alla voce del protagonista (come in tutti i miei romanzi), che è Zeno Cosini. Zeno, seguendo il consiglio dello psicoanalista, ripercorre la propria vita scrivendo di questa come terapia. Originale e innovativo è anche il trattamento del tempo: le vicende sono raggruppate in nuclei tematici e non sono narrate cronologicamente, ma seguono il tempo soggettivo della memoria (Bergson), con continue oscillazioni avanti e indietro; in questo senso il tempo si dice “misto”. Anche qui il protagonista è un “inetto” (come suggerito anche dal nome), inconcludente e immaturo, appartenente a una ricca famiglia borghese. Quindi non riesce a integrarsi nel sistema di vita borghese “sano e normale” (al quale aspira con tutte le sue forze) non per la sua condizione economica, ma per quella psicologica: anche in questo caso Zeno è un inetto che ha grandi sogni, ma non riesce a realizzarli. Zeno è malato di nevrosi e mente continuamente a se stesso per nascondere le vere cause dei suoi gesti e le vere pulsioni del suo animo. La sua è quindi una falsa coscienza (smascherata da Nietzsche e Freud), contorta e mascherata (Pirandello, Schopenhauer). Eppure, la sua prospettiva contraddittoria riesce finalmente a mettere in discussione le incrollabili certezze borghesi degli altri: quell’ingabbiamento di Svevo nella borghesia confermato nei romanzi precedenti, qui comincia a venire meno: rispetto ai primi romanzi, infatti, la figura dell’inetto qui è più aperta e problematica.
Come scrive nell’Uomo e la teoria darwiniana (saggio incompiuto), l’inetto è l’abbozzo di un essere in una forma ancora non definitiva e per questo capace di evolversi (anche positivamente) in qualsiasi direzione.
••• I racconti e le commedie
•• Svevo oltre ai tre romanzi scrive anche numerosi racconti, con tematiche simili a quelle dei romanzi (quindi l’inettitudine e il mondo borghese), tredici commedie sulle tensioni nella vita della famiglia borghese, scritti autobiografici e saggi. Dopo La coscienza di Zeno ha impostato un romanzo, rimasto poi incompiuto per la sua morte, dal titolo Il vecchione (o Le confessioni del vegliardo), che doveva essere una specie di continuazione proprio della Coscienza di Zeno.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza della figura di Italo Svevo nel contesto letterario del Novecento?
- Come ha influenzato la vita personale di Svevo la sua carriera letteraria?
- Quali sono i temi principali delle opere di Svevo?
- In che modo Svevo si distingue da altri autori contemporanei?
- Qual è il significato dell'incontro tra Svevo e Joyce?
Italo Svevo, pseudonimo di Schmitz, è una figura centrale del Novecento, rappresentando un ponte tra diverse culture e influenze letterarie, grazie alla sua formazione a Trieste e al suo rapporto con autori come Joyce. La sua opera riflette una profonda analisi della condizione umana e della borghesia, evidenziando l'inettitudine dei suoi personaggi.
La vita personale di Svevo, segnata da un matrimonio che lo ha portato a una nuova condizione sociale, ha influito sulla sua carriera letteraria, facendolo allontanare dalla scrittura per dedicarsi al lavoro in fabbrica. Tuttavia, la guerra e l'incontro con la psicoanalisi hanno riacceso il suo interesse per la letteratura.
I temi principali delle opere di Svevo includono l'inettitudine, la crisi dell'individuo nella società borghese e la ricerca di identità. I suoi personaggi, come Alfonso Nitti e Zeno Cosini, incarnano la lotta tra sogni e realtà, evidenziando la difficoltà di realizzare le proprie aspirazioni.
Svevo si distingue per la sua formazione commerciale e per il suo approccio critico alla letteratura, considerandola inizialmente come un'attività superflua. A differenza di autori come Wilde, Svevo si sente prigioniero della borghesia e della sua utilitaristica concezione della vita, riflettendo una visione pessimistica e realistica della condizione umana.
L'incontro tra Svevo e Joyce è significativo perché ha rappresentato un momento di rinascita per Svevo, che ha ricevuto incoraggiamento a proseguire la sua attività letteraria. Joyce ha riconosciuto il valore delle opere di Svevo, contribuendo a farle conoscere in Europa, nonostante il disinteresse iniziale in Italia.