Concetti Chiave
- Zeno scrive un diario sulla sua esperienza con la psicoanalisi, esprimendo delusione e rifiuto nei confronti della terapia ricevuta dal dottor S.
- Nonostante la sua negazione della malattia, Zeno rivela una confusione interiore, accettando immagini inventate che riflettono conflitti familiari e desideri edipici.
- La teoria edipica freudiana viene caricaturata da Zeno, che ironizza sulle interpretazioni del suo psicoanalista riguardo il suo comportamento e le sue relazioni.
- Durante la guerra, Zeno mantiene un atteggiamento ottimista, ma riflette sulla tragica ironia della morte di persone che ha rassicurato, mostrando la sua vulnerabilità.
- Zeno critica la vita moderna, descrivendola come "inquinata" e suggerendo che solo una catastrofe potrebbe ripristinare la salute e la nobiltà perdute dell'umanità.
redir: https://www.skuola.net/appunti-italiano/novecento/900-autori-opere/svevo-coscienza-zeno.html
La psicoanalisi
Con il capitolo Psico-analisi, scritto in forma di diario, la vicenda torna ad essere situata nel tempo dello Zeno anziano che scrive (sono anche registrate le date: dal 3 maggio 1915 al 24 marzo 1916). Zeno ha attraversato l'esperienza della psicoanalisi, rimanendone deluso («L’ho finita con la psico-analisi. Dopo di averla praticata assiduamente per sei mesi interi sto peggio di prima»). In assenza dello psicoanalista, si propone di scrivere ora «sinceramente» la storia della sua cura («Scriverò intanto sinceramente la storia della mia cura. Ogni sincerità fra me e il dottore era sparita ed ora respiro»). Con un bizzarro ragionamento, che immediatamente rivela la sua malafede, egli nega addirittura l'esistenza della sua malattia («La miglior prova ch'io non ho avuta quella malattia risulta dal fatto che non ne sono guarito»: se non ne è guarito, ciò significa che la malattia è esistita e esiste ancora). Le immagini che Zeno ha fornito allo psicoanalista, secondo lui menzognere, sono tuttavia da lui accettate, anche se si tratta di invenzioni (“Ora so di averle inventate. Ma inventare è una creazione, non già una menzogna”) Di queste immagini ne vengono riferite alcune che il lettore immediatamente avverte come significative, nonostante Zeno si adoperi per dichiararle del tutto insignificanti: sono quelle del rapporto da “strozzino” che egli ha avuto con il fratello precocemente morto, della punizione paterna per una sua malefatta (che sembra anticipare lo «schiaffo dato in punto di morte), del suo sogno di mangiare dei pezzetti di una “donna formosa”, chiaro riferimento al suo desiderio edipico nei confronti della madre). Poi Zeno espone in modo caricaturale la dottrina del dottor S.: cioè, grossolanamente ma abbastanza fedelmente, la teoria edipica freudiana. Lo psicoanalista interpreta ogni comportamento di Zeno in base a quella teoria. Zeno avrebbe avuto il vizio del fumo o per competere con suo padre e, per autopunirsi di tale competizione, attribuirebbe un effetto velenoso al tabacco. Al medesimo atteggiamento competitivo sarebbe dovuta anche la trascuratezza, della quale lo rimproverò a suo tempo il dottor Coprosich, che non gli fece riconoscere i segni della malattia che avrebbe condotto il padre alla morte («ma allora» si domanda Zeno «io avrei meritato anche lo schiaffo che mio padre volle danni morendo?»). Secondo lo psicoanalista, Zeno, per continuare ad avere una figura patema da odiare, mise al posto del padre il vecchio Malfenti, Ne sposò una qualsiasi delle figlie: era indifferente quale, perché si tratta di mettere il loro padre in un posto dove il suo odio potesse raggiungerlo. «Eppoi», così continua il sintetico e beffardo riassunto che Zeno fa dell'interpretazione dello psicoanalista, «sfregiai la casa che avevo fatta mia come meglio seppi. Tradii mia moglie ed è evidente che se mi fosse riuscito avrei sedotta Ada ed anche Alberta[ ... ] Credo però ch'egli sia il solo a questo mondo il quale sentendo che volevo andare a letto con due bellissime donne si domanda: "Vediamo perché costui vuole andare a letto con esse». Zeno poi riferisce che, nell'interpretazione del dottor anche il suo rapporto con Guido viene ad essere rovesciato: avrebbe avuto ragione Ada nello scorgere una manifestazione di odio, nel lapsus per cui egli non era intervenuto al suo funerale.
Ma Zeno, col dottor S, e con la psicoanalisi, è ormai deciso a troncare: «Se non voglio finire al manicomio, via con questi giocattoli».
Dal 3 maggio 1915 il diario passa al 15 maggio dello stesso anno. Zeno racconta ha passato due giorni a Lucinico, nella villa di famiglia sul Carso. Ritiene di essere guarito della sua malattia, e questo risultato egli lo attribuisce non alla terapia dottor S., che gli ha concesso la libertà di fumare, ma alla propria decisione di cessare finalmente da questo vizio (dal che si vede che Zeno ha bisogno vitale della inibizione e del piacere di infrangerla: quando il medico gli concede la libertà, egli la rifiuta). Ma subito gli viene un timore: se la sua vita, accompagnata dalla malattia è stata sempre accompagnata anche dall'amore per le donne, forse, guarendo la malattia, egli «guarirà» anche dall'amore: perché la malattia, per Zeno questo è ormai chiaro, è parte ineliminabile della vita; anzi è la vita stessa, con tutto ciò che a porta con sé: principalmente l'amore. Deve perciò fare subito il necessario esperimento. Disponibile, in quella solitaria campagna, c'è solo Teresina, la figlia adolescente del colono, ed è con lei che Zeno fa qualche approccio senile, guadagnandosi l'irrisione della fanciulla ma anche la rassicurazione che la «guarigione» temuta ancora non si è verificata.
Nuove pagine di diario, datate 26 giugno 1915. Esse iniziano con la frase. «La guerra m'ha raggiunto». E’ accaduto che Zeno, nel corso di una passeggiata mattutina in campagna, è rimasto separato dalla famiglia a causa della linea del fronte che improvvisamente si è formata dietro le sue spalle. Duri soldati austriaci si frappongono tra lui e la villa da cui si è mosso, nella quale lo attendono la moglie e soprattutto il caffellatte, del quale il vecchio sente particolarmente il bisogno. “Anche vostra moglie sarà mangiata da altri», alle sue rimostranze risponde sarcastico, in tedesco, quello dei soldati che sembrava il più civile; intimando, poi, al sempre più sbalordito Zeno, di tacere e andare al diavolo. Zeno non perde per questo il suo ottimismo, e rassicura tutti coloro che incontra: la guerra, certamente, non scoppierà. Salvo poi riflettere: «Nell'orrendo temporale che scoppiò, probabilmente tutte le persone ch'io rassicurai perirono. Chissà quale sorpresa ci sarà stata sulla loro faccia cristallizzata dalla morte» .
Ultime pagine di diario, datate 24 marzo 1916: Zeno da quasi un anno si trova a Trieste, separato dalla famiglia e libero dalla tutela dell'Olivi, l'uomo che per volontà testamentaria del padre amministra il suo patrimonio, escludendolo dalla gestione attiva dei suoi affari. Senza il prudente amministratore, egli può disporre dei suoi averi speculando a suo piacimento. Nell'economia di guerra, caratterizzata dalla scarsezza dei beni e dal continuo rialzo dei prezzi, l'imperativo è comperare. Zeno prontamente si adegua, e compra qualunque merce gli venga offerta: «Come tutte le persone forti, io ebbi nella mia testa una sola idea e di quella vissi e fu la mia fortuna». «Fu il mio commercio», riflette ancora Zeno, «che mi guarii e voglio che il dottor S. lo sappia», (Dalla Prefazione abbiamo appreso che il dottor S. non è affatto d'accordo, Zeno non è per niente guarito, e nella sua «memoria» ha accumulato tante «verità» ma anche tante «bugie»).
Il protagonista-narratore fa quindi le sue considerazioni generali sulla vita. «La vita attuale», egli afferma, «è inquinata alle radici». Qualunque sforzo di procurarci la salute è vano, perché la salute non può appartenere all'«occhialuto uomo», il cui progresso si basa sugli «ordigni». Se c'è stata salute e nobiltà in chi inventò gli ordigni, quasi sempre esse mancano in chi li usa: «Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre più furbo e più debole». La salute forse potremo recuperarla solo «attraverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni», quando un uomo inventerà un «esplosivo incomparabile», e un altro uomo, «fatto anche come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie»
Domande da interrogazione
- Qual è il sentimento di Zeno riguardo alla psicoanalisi?
- Come Zeno giustifica la sua malattia?
- Qual è il rapporto di Zeno con le sue invenzioni durante la terapia?
- Come Zeno interpreta le teorie del dottor S. riguardo al suo comportamento?
- Qual è la visione di Zeno sulla vita e la salute?
Zeno esprime delusione nei confronti della psicoanalisi, affermando di stare peggio dopo averla praticata per sei mesi, e decide di scrivere sinceramente la storia della sua cura, ritenendo che la sincerità con il dottore fosse svanita (dal testo).
Zeno nega l'esistenza della sua malattia, affermando che la prova della sua non esistenza è il fatto di non esserne guarito, rivelando così una malafede nel suo ragionamento (dal testo).
Zeno accetta le immagini che ha fornito allo psicoanalista, considerandole invenzioni piuttosto che menzogne, e riconosce che inventare è una forma di creazione (dal testo).
Zeno riassume in modo caricaturale la dottrina del dottor S., che interpreta il suo vizio del fumo e altri comportamenti come manifestazioni di un conflitto edipico e di competizione con il padre (dal testo).
Zeno considera la vita attuale come inquinata e afferma che ogni sforzo per procurarsi la salute è vano, suggerendo che la salute potrebbe essere recuperata solo attraverso una catastrofe prodotta dagli ordigni (dal testo).