Concetti Chiave
- Il suicidio è visto da diverse prospettive: come un reato legato a un grave disagio psichico o come un atto di coraggio per porre fine a una vita non voluta.
- Nel pensiero filosofico, il suicidio è considerato una libera scelta, giustificata solo quando si è compiuto il proprio dovere, come dimostrano figure storiche come Seneca.
- Le motivazioni al suicidio variano nel tempo: gli antichi si suicidavano per eroismo, mentre i romantici lo facevano per disperazione e malessere esistenziale.
- La decisione di suicidarsi è spesso il risultato di un lungo percorso mentale, influenzato dall’interpretazione personale degli eventi e delle emozioni.
- Contrariamente ad altre visioni, il Cristianesimo considera la vita come un dono divino, negando il diritto di togliersela e vedendo il suicidio come un atto inaccettabile.
Prospettive sul suicidio
Una riflessione sul suicidio può partire da due punti di vista differenti : 1) alcuni lo considerano un reato, tipico di coloro che con un atto di autolesionismo estremo si trovano in una condizione di grave disagio psichico 2) altri vedono nel suicidio una manifestazione di coraggi,o in quanto consisterebbe una scelta di porre fine ad una vita che ci è stata data senza il nostro consenso. Al di là di considerazioni etico-religiose, il modo più generale, si può affermare che il suicidio è l’espressione del bisogno di mettere fine ad una sofferenza ingestibile ed insostenibile, a cui il soggetto non riesce a dare una risposta o che, forse, tenta di eliminare, sopprimendo la vita stessa. Si potrebbe anche aggiungere che il suicidio, in alcuni casi, può essere visto come una forma di egoismo perché il suicida non pensa mai né a coloro che lascia né alle conseguenze inevitabili che può causare la sua morte. Voltaire affermava che il suicidio non è sempre follia perché in tale atto esiste sempre una consapevolezza delle proprie azioni, tuttavia bisogna anche aggiungere che, generalmente nessuno si uccide per un eccesso di ragione, ma per difetto di essa.
Considerazioni filosofiche e storiche
Nel pensiero filosofico, l’accettazione del suicidio è la conclusione del fatto che i mali sono tali solo in apparenza, almeno nella maggior parte dei casi e la morte, in tal senso, non costituisce un’eccezione. Nella storia del pensiero umano, il suicidio è ammesso non come fuga, ma soltanto quando il proprio dovere è compiuto e, anche in questo caso, è chiamato in chiari termini solo una libera scelta. Come conferma di ciò possiamo richiamare alla mente l’esempio della morte di Seneca, rappresentante dello stoicismo; egli decise di uccidersi e quindi di “uscire dalla vita” solo dopo aver compiuto quanto il destino gli aveva riservato. Si può pensare anche a Lucrezia, la nobildonna romana che scelse di suicidarsi per non vivere nel disonore, dopo essere stata costretta all’adulterio da Sesto Tarquinio. Anche Dante Alighieri presta un’attenzione tutta particolare a questa motivazione di suicidio. Catone l’Uticense, pagano, è posto, apparentemente in modo inspiegabile, a guardia del Purgatorio perché è simbolo di libertà morale, di senso della giustizia e di responsabilità nei confronti del bene comune. Egli si uccise non per motivi personali e nemmeno per egoismo. Nel suo ruolo di anticesariano, egli rinunciò all’istinto di conservazione per dare un grande esempio di amore per la libertà.
Quali sono le motivazioni e interpretazioni del suicidio?
Nel corso della storia le motivazione al suicidio sono cambiate. Per Leopardi fa distinzione fra gli antichi che abbandonavano spontaneamente la vita per eroismo o perché illusi nei confronti di passioni violente (es. Fedra), mentre i suoi contemporanei - i romantici - lo fanno perché stanchi e disperati della loro esistenza. Inoltre, sostiene che il suicidio non può essere considerato un atteggiamento folle, ma al contrario la conseguenza di una fredda analisi razionale. Tuttavia, per quanto Leopardi sia pessimista, egli considera il “togliersi la vita” come la cosa più mostruosa che esista in natura. Il suicidio non è mai una decisione presa improvvisamente, a meno che non si tratti di persone con uno disturbo psichiatrico grave. In genere, il suicidio è il punto di arrivo di un itinerario mentale molto lungo, contorto e sofferto che comporta momenti di indecisione e di tentennamento. La morte viene vista sia in chiave positiva che in chiave negativa e si valutano i pro ed i contro del suicidio. Le motivazioni che portano a togliersi la vita sono svariate, ma non da eventi particolari; infatti, tutto dipende dall’interpretazione che l’aspirante suicida attribuisce a questi eventi. Una persona può suicidarsi per amore, per vendetta, per delusione in campo lavorativo, per convinzione di essere un peso inutile nella società o di aver deluso le aspettative altrui o a causa di un’esistenza dominata dalla noia e dalla monotonia. Alcuni pensatori sostengono, in modo paradossale, che il suicidio sia la massima espressione della volontà di vivere perché in questo caso soltanto con la morte ci si può liberare da una vita dominata da costrizioni esterne e quindi da una vita che non è vita. Ecco perché la morte non fa più paura e il pensiero del suicidio può portare conforto e perfino sollievo. Addirittura il suicidio dimostrerebbe come sia grande nell’uomo l’attaccamento alla vita. Evidentemente un simile concetto è molto distante dall’idea del suicidio che ha il Cristianesimo: la vita è un dono di Dio per cui nessuno, nemmeno noi stessi siamo autorizzati a togliercela pur capendone, ma non giustificando il suicido.
Domande da interrogazione
- Quali sono le diverse prospettive sul suicidio?
- Come viene interpretato il suicidio nella filosofia?
- Qual è la distinzione tra le motivazioni al suicidio degli antichi e dei romantici secondo Leopardi?
- Quali sono le motivazioni comuni che portano al suicidio?
- Come viene vista la morte in relazione al suicidio secondo alcuni pensatori?
Il suicidio può essere visto come un reato legato a un grave disagio psichico o come un atto di coraggio, una scelta per porre fine a una vita non voluta. In generale, rappresenta il bisogno di terminare una sofferenza insostenibile (Prospettive sul suicidio).
Nella filosofia, il suicidio è accettato come una libera scelta, non come una fuga, e viene considerato solo dopo aver compiuto il proprio dovere. Esempi storici come Seneca e Catone l’Uticense mostrano che il suicidio può essere visto come un atto di responsabilità e libertà morale (Considerazioni filosofiche e storiche).
Leopardi distingue tra gli antichi, che si suicidavano per eroismo o illusioni, e i romantici, che lo facevano per disperazione. Egli considera il suicidio non come un atto folle, ma come il risultato di un'analisi razionale (Quali sono le motivazioni e interpretazioni del suicidio?).
Le motivazioni possono variare da esperienze di amore, vendetta, delusione lavorativa, a sentimenti di inutilità o noia. La decisione di suicidarsi è spesso il risultato di un lungo percorso mentale e non di un impulso improvviso (Quali sono le motivazioni e interpretazioni del suicidio?).
Alcuni pensatori vedono il suicidio come un'espressione della volontà di vivere, poiché permette di liberarsi da una vita dominata da costrizioni. In questo senso, la morte può non essere temuta e il pensiero del suicidio può portare conforto (Quali sono le motivazioni e interpretazioni del suicidio?).