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Lezione 1

Levi è stato in un campo di sterminio. Semprun è stato in un campo di rieducazione. Il corso si basa su esperienze di vita che ci pongono delle domande su chi siamo. Definire il limite fra realtà e finzione (il romanzo di Semprun). Levi è ossessionato dalla spiegazione non tanto del perché erano avvenuti quegli accadimenti tanto quanto alla descrizione degli stessi. Si passa da una forma simile al determinismo che indica per una causa un effetto a un'analisi storica più complessa. Si passa dalla teoria del caos alla matematica complessa ovvero la matematica delle catastrofi. La teoria degli stadi intermedi avviene quando c'è un cambiamento della percezione. Levi però scrisse il suo romanzo 40 anni prima di queste evoluzioni teoriche, un romanzo rifiutato probabilmente per questioni estetiche e di ideologia, nonostante fosse un periodo in cui si cercava un romanzo realista. Levi non viene definito un grande scrittore perché racconta quello che gli è successo ma non ha una sua evoluzione interpretativa o di sviluppo. La letteratura che viene dalla memoria è considerata come qualcosa di minore. Einaudi bocciò il libro “Se questo è un uomo”, probabilmente perché questo romanzo non aveva uno sviluppo narrativo conseguenziale come prevedeva la letteratura di quel tempo.

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Se anche dei capitoli fossero saltati non cambierebbe nulla ai fini della lettura. Non c'è una costruzione del personaggio così come anche a livello cronologico la storia potrebbe non variare. Tutto è lasciato all'arbitrio delle SS. Ai lettori che cercano il realismo questa narrativa non convince. È una narrativa superata e ce ne rendiamo conto leggendo gli altri romanzi. Al contrario, Semprun ha una scrittura complicata vuoi per le sue esperienze di vita vuoi per la sua filosofia. Semprun non ha scritto prima per il mal di vivere, ha pensato più volte al suicidio, ed è arrivato alla conclusione di scrivere questa sua esperienza dopo anni e dopo aver assistito alla morte di alcuni amici. Ogni esperienza passata comunque continua a lavorare nel nostro interno anche per le esperienze che andremo a fare nel futuro. Semprun scrive un libro intitolato “Che bella domenica” che non tratta solo della giornata nominata appunto nel titolo ma che poi si allargerà a un periodo di tempo decisamente più lungo.

Sebald invece è un autore tedesco contemporaneo nato dopo la guerra ma conosce la storia tedesca ed è in contrapposizione con il padre nazista. Sebald racconta la Germania con toni non prettamente tedeschi, si affianca più a toni svizzeri austriaci, e racconta la storia tedesca e il distacco che i romanzieri hanno preso da quella che fu la guerra e la distruzione delle loro città. Va ad insegnare il tedesco in Inghilterra. Nel suo romanzo che analizzeremo utilizza l'espediente degli incontri casuali.

L'ultimo romanzo che andremo ad analizzare è L'impostore di Cercas e tratta di un personaggio realmente vissuto. Tratta di un sindacalista spagnolo che ha raccontato di essere sopravvissuto a un campo di concentramento. Viene scoperto che la sua storia è una finzione. Semprun scrive 5 romanzi dedicati ai campi di concentramento: 4 legati ai campi stessi è uno legato all'esperienza. Aneddoto su una persona, non ho capito se Solzhenitsyn che aveva asserito che esistevano anche campi di concentramento in Russia e a cui un deportato tedesco, di nome Rousset, fece causa, vincendola.

Lezione 2

La problematica sul realismo nei romanzi viene espressa dal fatto che Einaudi pubblicò il romanzo “Se questo è un uomo” di Primo Levi nella collana saggi. La poesia iniziale è quasi una sorta di maledizione. La prefazione parte con l'ironia di Levi, dove parla di fortuna inerente alla sua deportazione ad Auschwitz. Massimo Mila, critico musicale, definì Levi una sorta di umorista. In effetti l'umorismo è una delle caratteristiche dell'autore. Il suo umorismo derivava dalla consapevolezza di aver avuto degli avvenimenti fortunati. Una delle cose che lo aveva salvato era l’aver studiato chimica in quanto era finito in un campo diretto e regolato dal colosso nazista nella clinica dove speravano di creare una nuova gomma per le guarnizioni dei motori. Oltre a questo, lo ha salvato aver studiato su testi in tedesco, anche se la lingua tedesca aveva avuto delle modifiche nel periodo di guerra, un imbastardimento fra austriaco e tedesco. Levi era consapevole della fortuna di parlare la lingua, e fece di tutto per migliorarla, anche offrendo proprie indicazioni di cibo perché gli venisse insegnata. Levi parla anche del suo amico Alberto, che non tornerà a casa. Primo Levi si ammalò di scarlattina e fu mandato in infermeria. In quel periodo, i russi si stavano avvicinando, perciò i tedeschi decisero di trasferire i prigionieri. Alberto morì durante il tragitto verso la nuova destinazione, mentre Primo si salvò perché non venne dato seguito all'ordine dei tedeschi di uccidere tutti i malati.

Il primo testo sui campi di sterminio tedeschi venne pubblicato nel 1945 da Bruno Vasari, dipendente Eiar che fu deportato anch’esso a Dachau. La priorità di chi ha vissuto l'esperienza dei campi è quella di raccontare, di testimoniare gli eventi accaduti. C'è una distinzione tra campo di concentramento e campo di sterminio e Primo Levi parla dei secondi. Nei paesi di lingua sassone questi avvenimenti vengono classificati con il termine Olocausto, che dà un senso alle vittime a livello sacrificale. In Francia e in Italia invece si impone il termine Shoah, parola ebraica che evita il significato di sacrificio delle vittime. Per molti ebrei la Shoah è qualcosa di non trasmissibile, forse proprio perché è un evento estremo. Con il suo testo Primo Levi non vuole dare una testimonianza, bensì vuole essere uno studio pacato degli avvenimenti.

Una delle cose a cui puntano gli autori legati alla Shoah è la definizione gerarchica, sia dei tedeschi sia dei prigionieri, spesso rappresentata a livello piramidale. Levi vede questo assembramento dei prigionieri quasi come una sorta di esperimento biologico e sociale, a tratti paragonabile a degli allevamenti di animali. Nell'introduzione l'autore fa riferimento ai difetti del testo, probabilmente gli erano stati comunicati anche se non vi è nulla di scritto a testimonianza di ciò, soprattutto tenuto conto del primo rifiuto dell'editore Einaudi. Un romanzo realista deve avere delle caratteristiche tra cui la consequenzialità e una trama ben precisa. Raccontare di questi avvenimenti diventa una sorta di necessità, di testimonianza che occorre far conoscere al mondo esterno. Per l'autore è fondamentale il ritorno alla normalità, e di questo ritorno punti importanti sono l'amore e il lavoro. Levi è stato un teorico del lavoro e riteneva che nel processo di normalizzazione ci fosse anche la gratificazione nelle nuove attività lavorative, un po' come ritornare a una nuova vita. Mentre per altri autori il lavoro era una sorta di punizione, per lui il lavoro era una forma di realizzazione.

Nella prefazione l'autore fa riferimento anche al lavoro frammentario, probabilmente era stato accusato di ciò, ma come scrive il suo lavoro era dovuto a un’urgenza interiore e non cronologica. Levi ha avuto la fortuna di poter frequentare l'università in quanto l’attuazione delle leggi fasciste avvenne dopo che lui era già iscritto. Levi parla anche della vita partigiana e la possibile formazione di un gruppo di giovani. Quando viene arrestato, Levi non sottolinea di essere partigiano, bensì dichiara di essere ebreo e in conseguenza a ciò viene mandato in un campo non di prigionia, come avveniva per i partigiani, ma di concentramento a Fossoli. Ci sono differenze tra la prima edizione e la seconda, nella descrizione dei personaggi. Ne “I sommersi e i salvati” afferma che una Anna Frank vale più di mille sconosciuti. Levi fa riferimento a una colpa che pare incomprensibile, anche se lui alla fine pare averla trovata nel momento in cui parla di Ulisse ha un suo amico. Di solito per trovare le proprie colpe ci si chiude in solitudine, lui l'ha trovata in un momento di confronto con un amico. Non è mai stato sionista e tanto che questo romanzo non ha un'accezione politica, nonostante una sua biografa francese abbia cercato di legarlo a questo aspetto.

Quando Levi viene deportato aveva appena iniziato una relazione con Vanda Maestro, la quale morì anch'essa in un campo. Levi ne fu informato dopo la sua liberazione, mentre era ricoverato, da una partigiana croata. Una biografa americana asserisce che la Maestro si sia concessa al suo aguzzino nella speranza di poter sopravvivere. Tale avvenimento pare non trovare conferma in nessun documento. Levi era un ebreo laico, non frequentava la sinagoga. Non conosceva l'ebraico se non limitatamente a due preghiere, una delle quali funebre. Non pare abbia mai studiato l'ebraico e quello che gli interessava non era tanto la lingua ma quanto il linguaggio: si trovò a contatto con ebrei d’Europa che non parlavano l'ebraico ma parlavano l’yiddish. Incomincerà a conoscere la cultura ebraica solo dopo, quando frequenterà la scuola. In definitiva, le leggi razziali non fecero altro che far approfondire la propria appartenenza. I tedeschi utilizzavano un linguaggio volto ad abbassare il livello degli ebrei, così invece di definirli uomini venivano definiti pezzi. Anche la parola mangiare era differente per i prigionieri, dove veniva utilizzato un termine appropriato al lappare dei cani piuttosto che al grufolare dei maiali. C'erano dei prigionieri che avevano i cucchiai e che erano probabilmente spie e informatori. Il tutto per disumanizzare. Venne introdotta anche una parola che definiva il prigioniero ormai alla fine, senza speranza. Questa parola, stranamente, passò di campo in campo. Si può fare quasi un paragone fra la situazione dei prigionieri nei campi degli schiavi che venivano utilizzati in passato nelle colonie.

Lezione 3

A un certo punto gli scrittori si rendono conto dell'importanza dei personaggi, del definirli. Levi questa definizione dei personaggi l’ha data a partire dalla seconda edizione del suo testo “Se questo è un uomo”. Quando Levi si trasferisce a Milano si porta dietro solo due testi uno di Rabelais e l'altro di Teofilo Folengo. In quest'ottica di descrizione di personaggio, Levi all'interno del suo romanzo inserisce il personaggio di Emilia la quale viene descritta molto bene. Una cosa simile la fece nel romanzo “La tregua”, quando trattò del bambino che non aveva un nome ma che venne nominato Hurbinek. L'utilizzo del nome è importante perché è una personificazione, insinua nel cervello del lettore il personaggio e lo fa radicare. All'interno del brano stesso si fa accenno alla metamorfosi, alla trasformazione dell'uomo per renderlo una cosa lontana da sé stesso. Levi continua con la citazione letteraria quando parla del soldato tedesco che, sul camion, va a chiedere i beni ai prigionieri il quale viene nominato Caronte, prendendo a spunto il personaggio dantesco. Dante ritorna sovente in “Se questo è un uomo”, viene continuamente citato dall'autore, probabilmente per un motivo architettonico ovvero l'organizzazione geografica della Divina Commedia fa pensare a un ciclo di retroazione, cosa che Levi aveva affrontato durante i suoi studi universitari. Questo ciclo prevede che gli esseri cercano di adattarsi alle condizioni esterne mantenendosi fra due posizioni, una bassa che è il picco di infelicità e una alta che è il picco di felicità. Gli esseri viventi cercano di mantenersi in una posizione media, che non è una posizione di equilibrio la quale sarebbe la morte. Levi legge l'esperienza di Auschwitz come il tentativo di essere buttato al livello più basso di questo ciclo di retroazione e di cercare dei mezzi per reagire e avvicinarsi invece al livello medio. “La tregua” è il libro dedicato al ritorno a casa, testo con delle parti allegre ma anche con un fondo di pessimismo molto elevato.

Ritornando a “Se questo è un uomo”, nel capitolo sul fondo Levi si riferisce al concetto di omeostasi, stessa cosa che fa all'interno de “La tregua” quando, parlando del rientro in patria sul treno, Levi definisce i prigionieri rivolti verso il su, che è un su appunto legato all’omeostasi. L’Inferno di Dante è il ciclo più basso di retroazione di Levi si fondono insieme all'interno del testo. Levi fa anche riferimento all’indicibile, al non riuscire a utilizzare delle parole per descrivere. Anche questo concetto fa parte di Dante, canto XXIII dell'Inferno. Lo stesso capiterà nel Paradiso, alla visione di Dio, dove Dante ribadisce l'inadeguatezza della lingua per esprimere quello che vede. All’interno del suo testo, Levi non riesce a trovare la parola per definire la demolizione dell'uomo. Il tatuaggio era un rituale burocratico che serviva per fare il conteggio dei prigionieri ma era anche un segno di spregio perché la legge ebraica proibisce i tatuaggi. Due anziani nell'infermeria del campo cercheranno di far riflettere Levi sulla situazione. Nei campi, soprattutto quelli dove c'era poca presenza e poco controllo, la situazione veniva gestita dai prigionieri identificati con dei triangoli particolari. Spesso erano gestiti dai triangoli verdi, criminali polacchi. In questa situazione ci si ritrovava a vivere con degli scherzi che di solito sono di situazioni di gruppo di maschi, tipo scherzi di nonnismo. Oltre a ciò, ci sono anche delle regole senza senso, come ad esempio dover rifarsi la branda in maniera perfetta, piuttosto che lucidare le scarpe, proibizione di mettere giornali o altri stracci sotto gli indumenti per proteggersi dal freddo.

Il campo dove viene mandato Levi, Buna, è un sottocampo di Auschwitz ed è dove dovevano costruire questa fabbrica chimica. Nel secondo capitolo Levi parla di un ragazzo che incontra e che, nonostante le abitudini del campo di prendere in giro i nuovi arrivati, invece comunica con lui. Gli spiega l'utilizzo della scodella che i prigionieri portano attaccata alla cintura, ovvero per la zuppa che viene data di sera. Di questo ragazzo Levi non sa proprio nulla, non lo rivedrà più, però si ricorderà con gioia e tristezza il loro abbraccio. Quando parla del ragazzino è una citazione da Dostoevskij ed è un pezzo aggiunto, quello de “La casa dei morti”. Dostoevskij è stato uno dei pochi modelli che Primo Levi ha usato per poter migliorare il suo testo. Anche quando parla del suo amico Alberto, delle armi che si spuntano nelle notti, è una citazione da un romanzo di Berkoff.

I francesi si occupano presto della Shoah, della deportazione ebraica. Anche in Italia se ne occuparono ma ebbero meno risonanza rispetto ai francesi. Antelme, autore francese, si occupò anche lui della Shoah. L'omosessualità era condannata ma i kapos potevano esigere favori, soprattutto dai ragazzini. Nel campo di Levi c'è una parte dove c'erano delle ragazze che venivano violentate di origine polacca. Levi dei bambini schiavi sessuali ne parla né “La tregua”. Più fastidio gli diede la presenza femminile nei campi di concentramento, soprattutto per lo sfruttamento e l'uso che ne viene fatto dal punto di vista filmico. Il film che gli diede più fastidio fu “Portiere di notte” di Liliana Cavani, la cui protagonista è un ex deportata che ritrova il suo aguzzino con cui instaura un rapporto vittima carnefice sessuale. Levi definì quel film bello e falso. Oltre alla descrizione del campo, Levi sottolinea tutte le cose che hanno dovuto apprendere, tra cui il dormire con gli occhi aperti per evitare che venissero rubate le proprie cose. All'interno del campo, le ore di lavoro vengono determinate dalla luce del giorno, tornando quasi a una situazione ottocentesca. La perdita del tempo avviene non solo per il discorso lavorativo, legato alla luce del sole, ma anche al pensiero del futuro prossimo, alla quasi certezza di non avere un futuro più in là. Il ventre gonfio è un qualcosa comune dei rachitici, di chi è stremato e che si riempie d'acqua.

Il capitolo “Iniziazione” è stato riformato nella seconda edizione e parla di uno dei pochi italiani che vengono citati. In questo racconto Levi cerca informazioni sul campo, rendendosi conto del fatto che nessuno ha tempo e pazienza, che ci sono gruppi appartenenti a lingue diverse. Si fa riferimento alla torre di Babele, che doveva essere costruita per raggiungere Dio il quale, per bloccarne la costruzione, fece in modo che ci furono lingue diverse. Quando Levi autorizzò a farne una riduzione teatrale, si creò allo Stabile di Torino una compagnia con attori provenienti da diverse zone d'Europa.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

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