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Storia greca: lezione 1

Perché studiare la storia greca?

Perché siamo qua a studiare la storia greca? Perché sono i classici diremmo dando una risposta un po’ “arrogante”. Ma perché dare così importanza ai Greci antichi? Ne vale la pena? La scelta di studiare storia greca non è così giustificata ma esiste. Studiamo i Greci antichi perché in Grecia sono accadute cose molto interessanti e non è detto che in altri luoghi e in altri tempi non siano successe ma, culturalmente, siamo abituati a vederle lì. E lì, soprattutto, le conosciamo e quindi ne possiamo fare esperienza.

Il racconto storico

Fare storia vuol dire parlare di oggetti storici (fisici e astratti, materiali e immateriali) e creare, innanzitutto per i Greci, un racconto. Lì nasce l’idea che da degli oggetti nasce un racconto subito dopo aver fatto una ricerca (historia).

Contributi dei Greci

Un altro motivo per cui si studiano i Greci antichi è la nascita della parola democrazia (democratia). Un altro ancora è la nascita della scrittura alfabetica. Infatti, la nostra scrittura deriva da quella latina che deriva a sua volta dalla scrittura greca. In realtà non sono stati i primi perché l’hanno molto probabilmente imparata dai Fenici a Cipro che, però, l’avevano imparata a loro volta da un’antica regione della Samaria dove è presente la più antica attestazione di scrittura alfabetica.

È anche più o meno vero che sono stati i primi ad utilizzare la moneta perché la più antica mai trovata è stata rinvenuta nel tempio di Efeso, ma era una moneta della Lidia antecedente al regno di Creso e, quindi, arrivava da un’altra parte. In realtà le civiltà antiche erano molto più interconnesse di quel che pensiamo studiandole separatamente.

Il significato nel racconto storico

C’è l’idea che quando si va a raccontare si dia significato agli oggetti storici, ed è giusto. Si compie un’azione intellettuale ponendoli in un ordine preciso e mettendoli insieme; così si compiono delle riflessioni interessanti.

Versi Odissea

Nei primi versi dell’Odissea si intuisce che cosa sia veramente il racconto storico. C’è Odisseo che fa i complimenti all’aedo Demodoco per aver cantato bene e in modo veritiero i vari eventi della guerra di Troia. Glielo dice affermando che egli ha posto in modo cronologicamente corretto i fatti come se li avesse vissuti anche lui (autopsia) o come se qualcuno che li ha vissuti glieli avesse raccontati.

Questi fatti raccontano la storia di donne e uomini, quello che fecero e subirono (rinuncia a dimensione eroica). I Greci davano molta importanza all’aspetto della sofferenza come tratto dell’umano e si può notare dalla parola “subirono”; infatti c’è molta umanità oltre alla freddezza dei dati.

Iliade e Odissea

L’Iliade e l’Odissea sono due poemi che derivano da una grande tradizione orale che risaliva ad eventi, avvenuti nel millennio precedente rispetto ai Greci che la stavano cantando e narrando, intorno alla cosiddetta guerra di Troia. Evento che diventa punto di riferimento del proprio passato ed era una delle cose più antiche che potessero ricordare.

L’altra cosa di cui erano sicuri erano i racconti degli uomini che ritornano a casa una volta terminata la guerra (nothoi).

Nel VI secolo a.C. ad Atene si è deciso per la prima volta, forse, di mettere per iscritto tutti questi racconti di uomini. È un periodo particolare per la storia di Atene e questo influenzerà la composizione scritta di questi racconti. Il primo a metterli per iscritto è Tolone, Pisistrato ci lavorerà molto e così via fino ad arrivare alla versione che conosciamo noi oggi. Decisero però di fare una scelta particolare ovvero di non scrivere di tutti i dieci anni di guerra, ma riportare solo il penultimo. Ci sbaglieremo se affermassimo che l’evento del cavallo di Troia si trova nell’Iliade.

Contesto storico e tematiche

Il motivo di questa scelta si può intuire nella situazione del VI secolo a.C. di Atene. L’Iliade infatti inizia con un litigio stupido tra Achille e Agamennone per la spartizione di un bottino e di due schiave: Criseide e Briseide (la somiglianza tra i nomi sottolinea anche la poca differenza tra le due). Da quel momento in poi la guerra non va bene per gli Achei perché Criseide era la figlia di un sacerdote troiano che aveva scatenato l’ira degli dei contro i nemici e, quindi, andava restituita al padre.

Da qui nasce la lite perché Agamennone libera la schiava in questione, ma vuole l’altra che era stata assegnata ad Achille. Questo perché la persona più potente doveva avere una parte maggiore del bottino per dimostrare la propria forza. Questo litigio è però determinante per la guerra perché Achille, l’eroe più forte, decide di non combattere più. A tutto questo parteciperanno anche gli dei come nel caso in cui Atena cerca di calmare Achille dicendogli che non bisogna farsi prendere dall’ira e che bisogna riunire l’assemblea per discutere di questo fatto senza ricorrere alla violenza.

Riflessioni sull'Atene del VI secolo

Se si proietta questo nell’Atene del VI secolo a.C., che era una polis che si stava formando e che incominciava ad avvicinarsi ad un certo tipo di quella che poi sarà una sorta di democrazia, si capisce che questo episodio sta a significare che il litigio dei potenti può rappresentare un grave pericolo per la comunità. Infatti, una volta che Achille rientra, gli Achei vincono e questo vuol dire che senza il litigio violento dei potenti la comunità cittadina è salva e vincente.

La conclusione dell'Odissea

L’Odissea nasce da una lite creata da una pessima situazione a causa del fatto che Odisseo non è ancora ritornato a casa e, per quanto ne sanno tutti, potrebbe essere anche morto. Penelope, infatti, ha molti pretendenti al trono che la assillano continuamente riguardo al fatto di scegliere chi sarà il futuro re. Ella con lo stratagemma della tela tenta di procrastinare questa decisione fino a quando suo figlio Telemaco non avrà compiuto diciotto anni.

Se però l’Iliade termina con una conclusione positiva riguardo il litigio, l’Odissea finisce in malo modo perché quando Odisseo ritorna scoppierà ad Itaca una guerra civile che consumerà una comunità e sarà solo Zeus a fermarlo. Bisogna fermarlo perché sennò la comunità non ci sarà più.

Il litigio e la comunità

Verso la fine dell’Iliade avviene una grande gara di carri durante il funerale di Patroclo e, anche questa, finisce con una lite tra Agamennone e Menelao per il secondo posto (il secondo posto sta ancor di più a sottolineare l’inutilità di questo litigio). Menelao (più giovane) alla fine dovrà fare un passo indietro rispetto ad Agamennone (più vecchio). Il racconto anche quando arriva da materiale mitico trova un senso per il presente; bisogna andare a scavare nel passato per trovare spunti di riflessione per l’attualità.

Il valore della democrazia

I Greci sapevano quanto fosse unica l’esperienza “democratica” che stavano vivendo e, soprattutto, quanto fosse delicata e difficile da far persistere. Sapevano di maneggiare un oggetto istituzione molto delicato e che bisognava trattare con cura. Queste comunità sapevano che esisteva un problema esterno e che ne esisteva anche uno interno perché questa forma di governo poteva anche distruggersi da sola e con sé tutta la polis. Da qui c’è bisogno di regole che però vanno modificate in concomitanza di come la comunità cambia nel tempo.

Supplici di Eschilo

Nel 463-462 a.C. a teatro ad Atene Eschilo mette in scena una provocazione ovvero far recitare delle donne, o meglio fa recitare degli uomini. Rappresenta il mito delle danaidi, le 50 figlie di Danao, che scappano dall’Egitto per fuggire dai 50 figli di Egitto (tutti maschi) che le vogliono sposare. Contro l’abitudine culturale il padre approva la volontà delle figlie di non volersi sposare e le carica su una nave per portarle in Grecia ad Argo.

Perché sceglie Argo? Perché Atene in quegli anni ha strappato Argo dall’alleanza con Sparta per farla diventare propria alleata. Argo, in più, è anche una città democratica. Così chiedono asilo ad Argo e chiedono di difenderli dall’arrivo dei figli di Egitto che stanno giungendo lì armati. Il re della città Pelasgo (nella città all’epoca in cui è ambientata la commedia Argo aveva ancora un re e non era democratica) deve decidere che fare delle ragazze, se decide di difenderle verrà attaccato.

Provocazione di Eschilo

La provocazione di Eschilo è potente perché Atene, in quel periodo, deve decidere che fare degli stranieri che arrivano in città rispetto al corpo civico. Gli stranieri vengono associati alle danaidi, con la differenza che queste ultime sono pure donne. Ciò scaturisce una grande discussione all’interno del corpo civico di Argo. Le danaidi affermano di provenire dalla stirpe di Io che, secondo il mito, proveniva da Argo, ma le ragazze non lo sanno perché sono Egizie. Potrebbero reclamare una sorta di diritto di cittadinanza ma non lo sanno e non se ne avvalgono; questo, però, fa molto scalpore tra il pubblico ateniese.

A questo punto il linguaggio si fa molto giuridico e le ragazze si affiancano sempre di più alla figura dei meteci (gli stranieri che giungevano ad Atene). In questa situazione vengono stabilite pian piano diverse leggi tra cui quella che sancisce che il matrimonio per ratto è vietato. Il re della città porta il padre delle ragazze all’assemblea per far spiegare le ragioni per le quali dovrebbero essere accolte e far successivamente votare l’assemblea. Danao tornato dalle figlie racconta loro che cosa si è deciso: le danaidi possono essere ospitate dalla città di Argo sottostando a certe regole.

Nelle parole del padre si può notare l’espressione “la mano del popolo” che sta a significare democrazia.

Lezione 2

La storiografia greca

La storiografia greca la conosciamo completa solo per alcuni autori: abbiamo per intero l’opera di Erodoto, quella di Tucidide, la serie completa dell’opera di Senofonte, in parte alcune opere di alcuni altri autori di età romana e le vite di Plutarco. Oggi noi sappiamo che nel IV secolo a.C. sono più di 200 gli autori di storia attivi in tutte le città greche, ma a noi sono giunti solo l’opera di Senofonte, della prima parte del secolo, e alcuni frammenti di altri scrittori. Della gran parte di questi ultimi conosciamo i nomi, i titoli e alcune citazioni di altri autori di passi delle loro opere. In alcuni casi però abbiamo ritrovato veri e propri frammenti, spesso molto rovinati, scritti in greco su papiri di età ellenistica che riportano veri e propri pezzi. Le opere che sono giunte fino a noi, infatti, o si sono conservate su papiri in Egitto a causa del clima favorevole oppure sono state ritrovate in codici medievali che risalgono a partire dall’VIII-IX secolo d.C.

Ecateo

Ecateo è l’autore più antico della storiografia greca. È pervenuto fino a noi l’incipit della sua opera (FGR 1= primo autore; F 1= primo frammento) composto da due linee molto interessanti perché con l’espressione “Ecateo di Mileto racconta” si capisce che la storia nasce per il bisogno di raccontare il passato, che il nome è una firma a tutti gli effetti e che essa significa che la narrazione del passato è responsabilità dell’autore stesso. Ecateo, firmandosi come Ecateo di Mileto sta sottintendendo che scrive per gli abitanti delle altre città che parlano greco; se stesse scrivendo per i suoi concittadini userebbe il patronimico.

Riassumendo è un cittadino qualunque che si rivolge ad un pubblico che non sa bene quale sia; ha la pretesa di parlare a tutti con l’unico ostacolo rappresentato dalla lingua veicolare. In realtà, comunque, non è un cittadino qualunque perché è abbastanza ricco da potersi dedicare a questa attività perdendo tempo e rispondendo alle domande che gli pone il suo intelletto. È una persona che viaggia per commerci per il Mediterraneo orientale.

Inizio della storiografia

L’inizio è molto interessante perché questo modo di raccontare lo troviamo anche negli storici successivi, ma quest’incipit è tipico di quello che usano i re delle civiltà asiatiche e del Mediterraneo orientale per raccontare le grandi imprese del proprio regno. Abbiamo grandi iscrizioni rupestri, come per esempio una persiana che inizia con “Il re Dario racconta”, che incominciano nello stesso modo di questo frammento di Ecateo. Qua, però, c’è una differenza: nelle poleis non c’era un sovrano e, infatti, non è un re a raccontare ma una persona comune che ritiene di poter esporre le sue ricerche e quindi la sua lettura del passato. Insomma i Greci non sono i primi a narrare le storie passate, ma sono Greci le prime persone apparentemente comuni a farlo.

Il racconto storico come molteplicità di voci

Così il racconto di un fatto può nascere in una molteplicità di voci che si diffonde nelle città greche perché sono poleis e quindi non soggette ad un unico sovrano. Da questo fatto ci si interroga sulla qualità del metodo di narrazione (ovvero quello storico), visto che è una scrittura privata e non monumentale aperta alle letture in base al suo successo, e sulla verità della storia raccontata. Ecateo non rinuncia al concetto di verità ma lo relativizza (non vuol dire che esistono più verità, ma che ognuno si assume la responsabilità di quello che racconta). Infatti afferma che i miti sono molteplici (con tante versioni diverse che cambiano da città a città) e per questo ridicoli quindi non interessanti per dedurre la verità.

La razionalizzazione del mito

L’unico strumento di Ecateo, però, sono proprio i miti e così cerca di capire quali sono quelli attendibili usando la ragione. Si concentra soprattutto su quello di Eracle perché racconta la nascita delle città del Peloponneso. Un esempio di razionalizzazione del mito è quella di Cerbero che in realtà era un serpente velenosissimo che viveva in una grotta e che se ti mordeva ti uccideva subito: per questo, dalle persone del luogo, era chiamato cane dell’ade (dopo il morso finivi immediatamente negli inferi). L’unico modo, invece, per cercare di collocare temporalmente gli eventi era usare come riferimento le generazioni precedenti (anche se un po’ vago).

Espansione della storiografia ionica

Da questo momento in poi in area ionica la storiografia si diffonde sempre di più e sia fa sempre più forte la necessità di raccontare: nasce l’etnografia, nasce quella che oggi chiamiamo antropologia, ci sono autori che vogliono raccontare la storia complessiva dell’umanità ed ecc…

Ellanico di Mitilene

Il primo che riesce a datare i fatti ad anno è Ellanico di Mitilene usando la lista delle cape sacerdotesse del santuario di Era ad Argo. Le sacerdotesse avevano una carica annuale così da associare il nome di ognuna di loro ad un anno di un determinato evento.

Erodoto

Inizia la sua opera dicendo che ha un gran bisogno di raccontare perché quel fatto che ha vissuto è il più straordinario nella storia dell’umanità e devono saperlo anche le generazioni future.

Il primo obiettivo di Erodoto per raccontare la storia è quello di non dimenticare affinché non svaniscano le imprese grandi e meravigliose (ciò che genera stupore) fatte dai Greci e dai barbari e, in particolare, perché essi si fecero la guerra. Erodoto non vuole raccontare le guerre persiane, ma le imprese degli uomini durante questi conflitti e le motivazioni di queste guerre senza schierarsi anche se faceva parte della cerchia di Pericle.

Le opere di Erodoto

Nella sua opera i primi 4 libri non parlano delle guerre ma d’altro, il quinto della rivolta ionica, il sesto la prima guerra persiana, il settimo, ottavo e nono la seconda guerra persiana. I barbari sono coloro che non parlano greco (in origine questa parola non ha l’accezione negativa che gli diamo noi) e l’idea che fosse un vocaboloo onomatopeico non è dimostrato.

Il successo di Erodoto

Erodoto è il primo di questi autori che diventerà famosissimo infatti le sue opere verranno lette durante i grandi avvenimenti (come le Olimpiadi). Egli dedica tutti i primi 4 libri a spiegare come funziona l’impero persiano perché vuole far capire com’è nato e come si è sviluppato fino ad arrivare alla riscossione dei tributi dalle città greche che ha dato inizio alla guerra.

La famiglia Chemenide, ovvero quella imperiale persiana, proveniva dalla Persia e si stanziò in una parte della Mesopotamia per dare inizio ad una campagna di conquiste occupando: la Lidia (una regione della penisola anatolica), altri regni minori e l’Egitto. Così si crea il grande impero che arriva fino ai confini dell’India, composto dalle varie satrapie, la nomina dei satrapi e l’obbligo di questi ultimi di riscuotere le tasse.

Antropologia culturale

Raccontando tutto questo lui espone tutte quelle cose grandi e meravigliose di cui aveva parlato, ma emerge in Erodoto (grande viaggiatore) un interesse consistente per quei popoli: tratto per noi molto interessante perché ancora oggi è indicato come l’inizio dell’antropologia culturale (idea della concezione relativista dello stile di vita dei diversi popoli). C’è un tratto comune degli uomini in quanto esseri umani, ma è presente anche un tratto caratterizzante ovvero quello culturale.

Erodoto ha anche bisogno di piacere al pubblico e quindi si fa un po’ prendere la mano quasi da rappresentare pezzi di teatro. Ci sono due esempi di descrizioni culturali molto importanti di cui…

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tommasovalperga di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Cuniberti Gianluca.
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