Fondamenti di storia della fotografia
Fotografia: una definizione fluida
Ritratto come ruolo del fotografo e di chi è autore di questa fotografia. In mano ha la macchina fotografica, ovvero il loro strumento del loro mestiere. Immagine visionaria perché negli anni '50 si copre totalmente ovvero la potenzia con la macchina fotografica; anticipa l’idea che la fotografia e il mezzo sia una sorta di protesi dell’occhio umano che aiuta l’uomo a vedere ciò che l’occhio umano non riesce a vedere: l’infinitamente piccolo o grande.
Claudio Marra, una definizione fluida
- In tanti si sono chiesti cosa sia la fotografia. Fin dalle origini, fin dall’Ottocento, vari inventori concorrono alla nascita della fotografia e ci si è chiesti e si è cercato di dare una definizione che però rimane sfuggente ovvero fluida, secondo Claudio Marra.
- La fotografia è tante storie ed è stata tante cose. Dare una definizione è difficile e forse è meglio così; Marra si è chiesto ciò nel momento in cui la fotografia ha cambiato il suo statuto, passaggio dall’analogico al digitale.
- Da procedimento meccanico diventa un procedimento possibile ad un calcolo numerico e perde la materialità che l’aveva contraddistinta per più di un secolo e mezzo.
- Meglio usare il termine fluido per non irrigidire e inquadrare troppo l’oggetto di studio; definizione aperta.
- Fluida come l’uso della fotografia stessa e fluida come la condivisione, la circolazione è sempre stata nel tempo e di recente ha subito un’accelerazione.
Luigi Ghirri, lezioni di fotografia
- Tra il 1989-90 tiene una serie di lezioni e vengono trascritte in un libro. Rappresenta una figura accademica ed è stato un grande esempio.
- Fotografie come percorsi sentimentali che traspaiono dubbi, domande e risposte.
- Ghirri dà una definizione-non-definizione sulla fotografia che ci aiuta a capire perché non si può dare una definizione rigida.
- Lezione: Dimenticare se stessi, togliere il proprio ego e mettere la fotografia come un’immagine indipendente in primo piano.
- Definizione-non-definizione: “Tutti hanno sempre cercato definizioni, Barthes l’ha descritta come un linguaggio senza codice. La fotografia non ha bisogno di definizioni, la fotografia è immagine nuova per la storia dell’umanità… Immagine ottica o immagine tecnica”.
- La fotografia come immagine impossibile: un’immagine che da parte ha la staticità della pittura, dall’altra il dinamismo del cinema. Dinamismo interno alla fotografia che ha a che fare con il processo di realizzazione ed esecuzione che è comunque dinamico ovvero serie di gesti.
- Analizzare la fotografia senza inserirla ad un discorso più ampio (immagini pittoriche, cinematografiche) sarebbe sbagliato. Rinchiuderla troppo in degli schemi ben delineati con un’interpretazione settoriale è sbagliato e limitiamo il messaggio.
Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986
Punta l’obiettivo sul paesaggio italiano, paesaggio sociale e culturale; anni 80 e 90, momento di ulteriore sviluppo dopo il boom economico italiano. Ghirri cerca di mappare il contesto italiano attraverso un atlante di fotografie. Punta l’occhio/obbiettivo non su grandi edifici storici o grandi eventi o personaggi ma punta su quotidiano e sull’infinitamente piccolo, tracce di vita vissuta che si ritrovano in posti semplici. Fotografia come derivazione di un punto di vista unico e prospettiva centrale che riprende la tradizione rinascimentale.
Capire una fotografia
Post fotografia
- Termine coniato recentemente da un gruppo ristretto che, contrariamente a Marra e Ghuntert, non è d’accordo che si possa parlare di fotografia coutour, ma conferma che il digitale ha portato una rivoluzione dell’uso delle immagini.
- Tra gli esponenti ci sono Joan Fontcuberta ed Erik Kessels. Fontcuberta è dell’idea che la fotografia ha cambiato radicalmente l’uso della fotografia, dopo la fotografia digitale è diventata ancora più accessibile di quella che era (internet, cellulari…).
- Idea legata ad una sorta di ecologia di immagini, sovrabbondanza di immagini che crearne delle nuove non sembra più averne senso; bisogna trovare un comportamento ecologico cioè di riutilizzarle e rimetterle in circolazione.
Manipolazione delle immagini
- Fontcuberta, The miracle of dolphin-surfing, 2002
- Kessels, 24 hours in photos, 2011-oggi
Non è più possibile certificare cos’è vero e cos’è falso. Fotografia come espressione del reale e del vero che è stato uno dei cavalli di battaglia della fotografia; al giorno d’oggi non si può più pensare.
La falsa rivoluzione della fotografia digitale
- Secondo Claudio Marra e altri teorici non in linea con l’idea di post fotografia, tutte le fotocamere digitali, anche quelle inglobate negli smartphone, continuano a sfruttare il principio della camera oscura. L’alta tecnologia contemporanea è dunque applicata a un modello di visione ancora “moderno”, quello rinascimentale.
- Camera oscura portatile diventando un apparecchio fotografico.
Capire una fotografia
- Thomas Struth, Art Institute of Chicago II
Rappresenta l’atto stesso del guardare. Struth punta l’obbiettivo sulla gente che guarda le opere ovvero le immagini. Quadro impressionista che per primi usavano loro le immagini come scatti. Taglio da inquadratura fotografica. Primo livello: spettatori che guardano il dipinto. Secondo livello: il fotografo che guarda gli spettatori.
Marco Belpoliti, Sul guardare
- Importanza di tre autori; commento nel momento in cui esce un libro che si intitola Capire una fotografia di John Berger. Secondo Belpoliti ci sono 3 autori che ci hanno spiegato cos’è una fotografia nel corso del 20. secolo: Roland Barthes, Susan Sontag, John Berger.
John Berger (1926 – 2017)
- Scrittore, sceneggiatore, critico d’arte e pittore britannico.
- “È opinione diffusa che, se una persona si interessa di immagini, il suo interesse debba limitarsi a una tecnica, al modo di trattarle. Così il campo del visivo è diviso in specifiche categorie d’interesse: pittura, fotografia, immagini reali, sogni e così via. Quel che si dimentica – come le culture positiviste fanno con tutte le questioni essenziali – sono il significato e l’enigma della stessa visibilità.”
- Berger nel corso della sua vita affronta il discorso attorno alla fotografia ma attorno al come guardare e come capire e leggere le immagini.
Ways of Seeing
- Quattro puntate trasmesse alla BBC nel gennaio del 1972. Parte dalla riflessione di Benjamin. Berger punta il dito allo spettatore e fa riflettere lo spettatore sulle immagini che arrivano in un certo modo perché c’è qualcuno che vuole fartele vedere in certo modo, soprattutto nelle immagini mediate; messa in scena.
- Da quando la fotografia ci ha permesso di duplicare all’infinito qualsiasi tipo di immagine (Benjamin), da quel momento c’è stata una proliferazione di immagini che ha messo a dura prova il nostro modo in cui guardiamo le immagini. L’invito è a trovare il nostro modo, contemporaneo di guardarle soffermandoci sopra.
- Serie televisiva in cui Berger spiegava le immagini. In italiano Questioni di sguardo. Tutt’oggi è ancora attuale ed efficace. Dalla serie tv è tratto un libro che è stato attribuito a John Berger.
- Il primo episodio riprende le idee di Walter Benjamin; Berger sostiene che attraverso la riproduzione meccanica il contesto di un dipinto è un contesto diverso da quello della riproduzione che ci ritroviamo a guardare come uomini contemporanei. Cambiando il contesto o l’epoca cambia anche il significato delle immagini.
- Il secondo episodio è concentrato sull’analisi di come l’immagine della donna sia stata presentata nelle arti (pittura e pubblicità) e di come questa immagine sia stata condizionata dallo sguardo maschile.
- Il terzo episodio riguarda la pittura ad olio come mezzo per rappresentare o rispecchiare gli altri protagonisti oltre al soggetto e l’artista che dipinge, cioè i committenti che hanno un ruolo primario nella realizzazione di un’opera. Mondo reale visto attraverso gli occhi dei committenti.
- Il quarto episodio riguarda la pubblicità. Berger sostiene che la pubblicità ha sostituito la pittura ad olio provocando un rovesciamento. Diversità tra pittura e pubblicità.
Capire una fotografia
- Paul Strand, fotografo del primo Novecento, allievo di Alfred Stieglitz. Iniziatore della straight photography, ovvero una fotografia diretta, fino a quel momento la fotografia era vicinissima alla rappresentazione pittorica (pittorialismo, ritratti…).
- John Berger in questo breve scritto dedicato a Paul Strand, parte da una lettura di singole immagini partendo da questa fotografia diretta che era alla base di una corrente dell’oggettività: resa oggettiva e realistica del reale, che allo stesso tempo porta il ruolo principale della fotografia come forma di documentazione. Blind woman.
- Berger parte da un’immagine di Strand che è celebre sia per il modo diretto che per il soggetto; i ciechi erano i soggetti più amati dai fotografi perché l’idea di cecità ha che fare con l’idea dell’obiettivo fotografico come occhio che ci permette di vedere e fissare ciò che l’occhio umano spesso non riesce a catturare. La cecità è l’altra faccia della medaglia del vedere; i ciechi sviluppano nuove forme di adattamento e una nuova forma di “vedere della mente”.
- Le fotografie con soggetti ciechi per i fotografi sono una sorta di modo per parlare di questa doppia visione diretta/immaginazione.
- Berger si sofferma anche nei soggetti delle nature morte di Paul Strand. Soggetti non oggetti. Resa estetica e attenzione ai particolari ovvero ai dettagli che la fotografia riesce a rendere per il tutto; attenzione all’aspetto formale delle nature morte. Per Paul Strand l’idea di rendere con estrema precisione i particolari di ciò che si vede è importante.
- Ritratto di gruppo che fa parte delle fotografie che Strand realizza durante i suoi numerosissimi viaggi. L’approccio sociale alla realtà si potrebbe definire documentario o neo-realista; equivalente cinematografico.
- Berger fa un salto in avanti dando alle fotografie un carattere di commento sociale, modo documentarista che si avvicina al cinema del dopoguerra, neorealista. Strand riesce a descrivere attraverso i volti una condizione sociale; momento che racchiude tanto.
- Si sofferma sulla grande capacità di eseguimento dei ritratti e i particolari che diventano co-protagonisti. Berger sottolinea la forte frontalità dei ritratti di Strand; guardano sempre direttamente negli occhi l’osservatore. Occhio infallibile per l’essenziale scolara italiana con cappello di paglia.
- Una volta viste le immagini continuano a persistere nella nostra immagine. Per Strand non persegue un istante perché l’evento fotografico è biografico o storico e la sua durata è idealmente misurata non in secondi, bensì in relazione a un’intera vita a differenza di Cartier-Bresson.
- Berger dice che Strand trasforma i suoi soggetti in narratori. Azione dell’ascoltare: parallela al guardare, approccio neorealistico in cui nulla è casuale, frontale con ogni superficie accuratamente scrutata. La fotografia diventa densa, non nel senso di sovraccariche o oscure, ma nel senso che ogni loro centimetro quadrato è pieno di una eccezionale quantità di sostanza. Tutta questa sostanza diventa la materia prima della vita del soggetto.
Roland Barthes (1915 – 1980)
- Dopo aver individuato i tre attori principali della fotografia:
- Operator: l'operatore, cioè il fotografo.
- Spectator: lo spettatore, colui che le guarda.
- Spectrum: lo spettro, ovvero il soggetto ritratto.
- Barthes definisce due modi in cui la si guarda e comprende:
- Studium: cioè l’aspetto razionale, che consiste in un’attenta analisi della informazione che la foto fornisce.
- Punctum: che è invece l’aspetto sentimentale risvegliato da un dettaglio preciso della foto che “punge”, quindi non solo attira la nostra attenzione, ma produce in noi una reazione emotiva.
Susan Sontag (1933 – 2004)
- Fotografava e coglieva l’essenza delle persone ai margini della società. Idea di avvicinare l’altro quando diverso da sé.
- Scrive l’antologia intitolata Sulla fotografia, inserisce 7 capitoli; l’ultimo capitolo è dedicato a Walter Benjamin. Raccolta di saggi. Ogni saggio schiude un problema attorno all’identità della storia e la funzione della fotografia del Novecento. Non esce come libro ma escono dei singoli articoli.
- L’America vista nello specchio scuro della fotografia (secondo capitolo del libro). L’aggettivo “scuro” riferito alla fotografia ci fa capire che la visione della fotografia nel mondo contemporaneo è critica. Sontag dice che la sua raccolta di scritti è nata per studiare e indagare il significato della fotografia e seguire la sua passione (lei la chiama ossessione).
- Immagine di copertina: U. Mulas: nella nuova edizione c’è un’immagine intitolata Omaggio e Niépce. Lavoro concettuale che parla della fotografia stessa. Srotolando il rullino sulla superficie piana per rendere come soggetto principale il tema dell’immagine nell’immagine. L’opera è frutto di un errore.
Una storia, tante storie: fotografia e tecnica, filosofia, società, arte
La storia della fotografia può essere fatta non solo da avvenimenti storici o per autori ma partendo anche dagli oggetti di studio che sono le singole immagini. Si può parlare di tante storie della fotografia: tecnica, sociale, mediale, percettiva, arti visive, filosofia…
La camera oscura
La camera oscura era una grande camera scura in cui si faceva un piccolo foro; attraverso a questo forellino il pittore riusciva a rappresentare il più fedelmente possibile l’immagine che proveniva dal reale. Grazie a questo forellino l’immagine veniva proiettata capovolta sulla parete di fronte a questo foro.
Un desiderio ardente. Alle origini della fotografia, 1997
Geoffrey Batchen
- Identità
- Concepimento
- Desiderio
- Immagini
- Metodo
Desiderio ardente che si riferisce proprio al desiderio ossessivo che i primi fotografi hanno di riuscire a fissare l’immagine fotografica su un supporto; vera rivoluzione essere riusciti a fare questo. Batchen descrive questo desiderio ardente in questo libro. I protagonisti della nascita della fotografia; competizione tra Francia e Inghilterra.
Joseph Nicéphore Niépce, Veduta dalla finestra a Le Gras, 1826-27
Prima eliografia, che precede il dagherrotipo. Niépce riesce a fissare la prima eliografia (traccia, impressione o immagine creata dalla luce). Supporto: bitume di Giudea su lastra di stagno. L’immagine è una proiezione dal suo studio.
Louis Daguerre, Veduta di Boulevard du Temple, 1838-39
Protofotografia: processo “dagherrotipo”: L’immagine appare grazie a una lastra d’argento o di rame che poi viene elaborata in una camera oscura. Veduta di una città di Parigi nel 1838; non compare nulla tranne una sola persona sulla sinistra che si sta facendo lucidare le scarpe. I tempi di esposizione erano lunghi prima che l’immagine si imprimesse. Tutto quello in movimento sarebbe scomparso. Si riusciva a cogliere solo ciò che era immobile e statico; in basso a sinistra è presente un dettaglio umano ovvero un uomo che pulisce le scarpe a un passante. Daguerre come l’inventore che lo stato francese sceglie per far nascere la fotografia e promuove la sua invenzione: il dagherrotipo.
Lo si sceglie perché il dagherrotipo rende molto bene con molti dettagli i paesaggi con una dovizia di realismo e precisione che altri processi fotografici non avevano. La fortuna del dagherrotipo che poi poteva essere acquerellato è stato vedere la luce in un momento storico che vedeva crescere la borghesia e questa prendeva come status symbol il farsi fare un ritratto fotografico, non più i dipinti della nobiltà che appartenevano al passato, ma il desiderio di qualcosa di più moderno ed al passo con i tempi.
Fotografia fatta nell’Ottocento stampata in un cartoncino; hidden mothers. Per far stare fermi i bambini le madri venivano coperte con un telo.
Fotografia post-mortem
- Moda Ottocentesca in cui nelle foto appaiono i cadaveri. I familiari volevano avere l’ultimo ricordo del proprio caro. La pratica comprendeva sia gli adulti che i bambini.
- La fotografia e il cinema sostituiscono la scultura e la pittura, riescono a soddisfare il desiderio di realismo ma soprattutto l’illusione di tenere in vita colui che non c’è più, dice Bazin.
- Album di famiglia: l’immagine può essere sfocata ma proviene dalla sua genesi dell’ontologia del suo modello, essa stessa è il modello. Non crea eternità ma imbalsama il tempo. (facendo riferimento al complesso della mummia). Il cinema è il compimento nel tempo dell’oggettività fotografica.
Hyppolite Bayard
Arriva ad una resa forse più artistica ma evanescente e non nitida come il dagherrotipo. Bayard si rappresenta in un autoritratto come un uomo annegato, critica i...
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