Concetti Chiave
- Stalin divenne segretario generale del Partito comunista nel 1922, scelto da Lenin per le sue capacità organizzative.
- Il testamento di Lenin criticava duramente Stalin, suggerendo il suo allontanamento per il suo carattere autoritario e nazionalista.
- Il conflitto tra Stalin e Trotskij si basava su visioni opposte del socialismo, con Stalin che promuoveva il socialismo in un solo paese e Trotskij l'esportazione della rivoluzione.
- Trotskij fu espulso dal governo e dal partito tra il 1925 e il 1929, in un contesto di repressione degli oppositori di Stalin.
- Il consolidamento del potere di Stalin nel 1927 segnò la sua affermazione come leader incontrastato dell'Unione Sovietica, eliminando ogni forma di dissenso interno.
Qual è l'ascesa di Stalin?
Dall'aprile del 1922 il segretario generale del Partito comunista è Stalin. È stato lo stesso Lenin a volere che ricoprisse questa carica, riconoscendogli ottime capacità di organizzatore.
Il testamento di Lenin
Comunque già un anno dopo in una sorta di "testamento politico" scritto tra la fine del 1922 e l'inizio del 1923 e cioè appena prima di essere colpito dalla crisi definitiva che lo condurrà alla morte, Lenin esprime dure critiche nei confronti di Stalin e di tutta la dirigenza del partito, l'unico suggerimento esplicito che vi formula è che Stalin sia allontanato dall'incarico di segretario poiché gli sembra un individuo troppo brutale e autoritaria e incline a un accentuato nazionalismo russo per cui inadatto a guidare uno Stato plurietnico com'è l'Urss.
Conflitto tra Stalin e Trotskij
Dopo la morte di Lenin, il testamento viene trasmesso dalla vedova ai dirigenti del partito, tra cui Stalin stesso, che decidono di comunicarne il contenuto in forma riservata ai delegati del congresso del partito (nel maggio del 1924). Le indicazioni che vi sono contenute vengono del tutto disatteso e visto che attacca i maggiori dirigenti del partito, il testamento non viene reso pubblico e Stalin resta segretario del partito. Comunque si apre una dura lotta per ricoprire il ruolo guida che è stato di Lenin.
La teoria del socialismo
Inizialmente il grande scontro è tra Stalin e Trotskij. Trotskij critica il sistema burocratico del partito e sostiene la necessità di insistere nel tentare di esportare la rivoluzione nel resto dell'Europa e del mondo (teoria della rivoluzione permanente), Stalin sostiene invece l'efficacia e la bontà dell'azione del partito e la necessità di consolidare il processo rivoluzionario nella sola Russia (teoria del socialismo in un solo paese). La posizione di Stalin ha più di un elemento di forza infatti appare più realistica di quella di Trotskij poiché le condizioni per l'esportazione della rivoluzione comunista oltre i confini della Russia non esistono più.
La Nep e le divergenze
Inoltre entrambi hanno visioni opposte per quanto riguarda la Nep (Nuova politica economica formulata da Lenin); Stalin è favorevole alla prosecuzione della Nep mentre Trotskij considera la Nep un freno alla rapida crescita economica del paese e vorrebbe sostituirla con un più diretto intervento dello Stato comunista nella gestione della produzione industriale e agricola.
L'espulsione di Trotskij
Nel 1925 Trotskij viene allontanato dal governo dove si occupava degli affari militari, due anni più tardi viene espulso dal partito, nel 1928 viene deportato nel Kazakistan, nel 1929 viene cacciato dall'Unione Sovietica. La stessa dinamica si ripete nei confronti di altri importanti dirigenti del partito comunista che si oppongono alla linea stabilita da Stalin e in particolare alla prosecuzione dell'esperienza della Nep.
Il consolidamento del potere di Stalin
L'evoluzione di questi contrasti interni è fondamentale perché segna il successo di Stalin, che nel 1927 si è ormai imposto su ogni opposizione come il principale dirigente del partito e quindi dell'Unione Sovietica e perché mostra che in una struttura a partito unico come quella costruita dei bolscevichi comunisti non solo non possono esistere posizioni esterne ma non ne possono esistere nemmeno di interne. La vicenda di Trotzki è solo la prima di una catena di espulsioni o di persecuzioni che concludono i contrasti di personalità o di opinioni all'interno del partito comunista.
Domande da interrogazione
- Quali erano le preoccupazioni di Lenin riguardo a Stalin nel suo testamento politico?
- Come si sviluppò il conflitto tra Stalin e Trotskij dopo la morte di Lenin?
- Quali erano le differenze tra le teorie di Stalin e Trotskij riguardo alla rivoluzione?
- Qual era la posizione di Stalin e Trotskij riguardo alla Nuova politica economica (Nep)?
- Qual è stata la conseguenza finale dei contrasti interni al partito comunista sotto Stalin?
Lenin criticava Stalin per la sua brutalità e autoritarismo, suggerendo esplicitamente di allontanarlo dall'incarico di segretario, ritenendolo inadatto a guidare uno Stato plurietnico come l'Urss.
Dopo la morte di Lenin, il testamento politico non venne reso pubblico e Stalin mantenne la sua posizione di segretario, dando inizio a una dura lotta per il potere, con Trotskij che criticava il sistema burocratico del partito.
Trotskij sosteneva la teoria della rivoluzione permanente, puntando all'esportazione della rivoluzione, mentre Stalin promuoveva la teoria del socialismo in un solo paese, ritenendo più realistico consolidare il processo rivoluzionario in Russia.
Stalin era favorevole alla prosecuzione della Nep, mentre Trotskij la considerava un freno alla crescita economica e proponeva un intervento statale più diretto nella gestione della produzione.
I contrasti interni portarono all'espulsione di Trotskij e di altri dirigenti oppositori, consolidando il potere di Stalin e dimostrando che in una struttura a partito unico non potevano esistere posizioni interne contrarie.