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Concetti Chiave

  • Il poeta paragona il monte San Michele alla sua anima, descrivendolo come freddo e arido, riflettendo il suo stato interiore segnato dal dolore.
  • Ungaretti esplora il tema della sofferenza come prezzo da pagare per la vita, evidenziando il desiderio di morte come liberazione dal dolore.
  • L'anafora della parola "così" viene utilizzata per comunicare l'assolutezza del dolore, creando un crescendo emotivo nel testo.
  • Le allitterazioni e i suoni vocalici nel poema servono a mettere in risalto la drammaticità della situazione e il muto dolore del poeta.
  • Le poesie di Ungaretti mostrano una gamma di emozioni, dalla speranza in "fratelli" alla desolazione in "San Martino del Carso", riflettendo diversi stati d'animo.

Descrizione del Monte San Michele

Nella prima strofa il poeta descrive il monte San Michele del Carso. Attraverso questa descrizione introduce gli elementi della similitudine fra sé stesso e il monte. Il monte è freddo, la sua terra è dura e arida, refrattaria, senza anima. Così è anche l’anima del poeta, impietrita dal dolore, svuotata della vita stessa

Riflessioni sulla morte e sofferenza

Nella terza e ultima strofa Ungaretti riflette sulla morte, da una parte, e la sofferenza della vita dall’altra. Questa, infatti è il prezzo che si deve pagare per essere scampati alla morte. L’ultima strofa è una sorta di spiegazione dei versi precedenti: offre la motivazione del grande dolore del poeta.

L’ultima strofa del componimento significa che il prezzo che l’uomo deve pagare per raggiungere una morte liberatrice è la sofferenza della vita.

Il poeta guarda la morte con desiderio perché la vede come l’unica soluzione al dolore e alla sofferenza.

L’iterazione “come questa pietra” serve a sottolineare e a ribadire la similitudine fra la pietra del monte e il pianto, la sofferenza del poeta.

Uso dell'anafora e climax

Il poeta utilizza in ben cinque versi l’anafora della parola “così”. Con questa ossessiva ripetizione il poeta comunica l’assolutezza del dolore, e la sua inderogabilità. Il suo cuore resterà sempre freddo, e così anche il monte sarà freddo per sempre.

Il poeta grazie all’utilizzo dell’anafora “così” riesce a creare una situazione di climax: egli descrive il monte, con un crescendo d’intensità. Il poeta inizia elencandone le caratteristiche meno drammatiche, fino ad arrivare a descriverlo come “disanimato”

Allitterazioni e suoni vocalici

Il poeta utilizza spesso nel testo le allitterazioni. Nei primi due versi si nota una frequente ripetizione della vocale e. Nel secondo e terzo, invece, è prevalente la lettera d. Infine, nel quinto e sesto utilizza spesso la r. Nel decimo verso ritornano le vocali, con le frequenti i. Negli ultimi due, invece, prevalgono le n.

Nella prima strofa si può notare come il poeta abbia utilizzato inizialmente suoni vocalici dolci, terminando con le dure e graffianti r. Negli ultimi due versi della quartina, però, “così totalmente / disanimata”, le allitterazioni sono assenti, in modo da creare uno stacco e metterne in risalto la drammaticità.

Il poeta usa l’espressione “pianto che non si vede”, paragonato alla pietra del San Michele, per rappresentare il suo muto dolore e la sua interna sofferenza.

Il poeta separa “disanimata” da “totalmente”, innanzitutto per porre l’accento sulla totalità e inderogabilità della sofferenza umana, e poi per mettere in evidenza l’aggettivo più intenso che attribuisce alla pietra del monte, rafforzando così il rapporto analogico fra la pietra e il cuore del poeta.

Similitudine e drammaticità

La poesia è formata da una similitudine: il paragone che il poeta fa fra la pietra del monte San Michele e il suo pianto, il suo cuore.

Il poeta descrive inizialmente la pietra, per nominare il pianto soltanto alla fine. Questa scelta sintattica è utilizzata per evidenziare la drammaticità della situazione e la grande sofferenza del poeta, e quindi rendere più efficace la similitudine stessa.

Confronto tra poesie di Ungaretti

Fra le poesie di Ungaretti affrontate, quella più positiva è “fratelli”, mentre le più disperate sono “San Martino del Carso” e “sono una creatura”. “Veglia”, invece, si trova a metà fra i due poli perché, nonostante vi sia una forte drammaticità riferita alla descrizione del compagno massacrato persiste sempre l’amore, l’attaccamento alla vita.

In “fratelli” Ungaretti ricorda la fratellanza, l’amicizia, forse la speranza, che scaturiscono dal comune destino dei compagni tra le atrocità della guerra. Nelle ultime due poesie, invece, regna la desolazione, la morte e la sofferenza, la lacerazione dell’animo, infatti in San Martino del Carso il cuore del poeta è paragonato al paesaggio devastato dalla guerra e in sono una creatura invece il cuore del poeta diventa una pietra dura e senza anima, per significare la sofferenza della sua vita.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il legame tra il monte San Michele e l'anima del poeta?
  2. Il poeta paragona il monte San Michele, freddo e arido, alla sua anima, anch'essa impietrita dal dolore e svuotata della vita, evidenziando una profonda similitudine tra i due.

  3. Come il poeta percepisce la morte in relazione alla sofferenza?
  4. Il poeta guarda la morte con desiderio, considerandola l'unica soluzione al dolore e alla sofferenza che deve affrontare nella vita, come spiegato nell'ultima strofa.

  5. Qual è l'effetto dell'anafora "così" nel testo?
  6. L'anafora "così" crea un climax che sottolinea l'assolutezza e l'inderogabilità del dolore del poeta, rendendo la descrizione del monte sempre più intensa e drammatica.

  7. In che modo le allitterazioni contribuiscono all'espressione del dolore?
  8. Le allitterazioni nel testo, con suoni vocalici dolci seguiti da consonanti dure, accentuano la drammaticità della sofferenza del poeta, culminando in un contrasto che evidenzia il suo muto dolore.

  9. Come si differenziano le poesie di Ungaretti in termini di tono e contenuto?
  10. Le poesie di Ungaretti variano da toni positivi, come in "fratelli", a quelli disperati in "San Martino del Carso" e "sono una creatura", con "Veglia" che rappresenta un equilibrio tra drammaticità e attaccamento alla vita.

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