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Efficacia della normativa procedurale sul terrorismo in Italia: ’? Come ha inciso l’attentato alle Torri Gemelle

Analisi dei dati statistici sui rispettivi procedimenti 1996 2003 tra E. A. 2004-2005

La trascrittrice: Uisa Gliassa

Introduzione

A seguito del forte impatto emotivo provocato dagli attentati dell’11 settembre 2001 e ai conseguenti impegni assunti a livello internazionale, in seno alle Nazioni Unite e all’Unione Europea, il legislatore italiano ha introdotto alcune modifiche all’ordinamento vigente, tese a sancire il terrorismo internazionale e il suo finanziamento.

In quest’ottica, vanno viste la legge n. 438 del 2001 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 18 ottobre 2001, n. 374, recante disposizioni urgenti per contrastare il terrorismo internazionale) e la legge n. 34 del 2003 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione internazionale per la repressione degli attentati terroristici mediante utilizzo di esplosivo, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il 15 dicembre 1997, e norme di adeguamento dell’ordinamento interno), che innovano alcune fattispecie di reato già in vigore e ne introducono di nuove, oltre a prevederne le conseguenti modifiche al codice di procedura penale.

In particolare, l’art. 1 della legge n. 438 del 2001, mantenendo sostanzialmente l’impianto normativo preesistente, ha introdotto due nuove fattispecie delittuose: l’«Associazione con finalità di terrorismo internazionale» agli associati1 e l’«Assistenza agli associati»2; di conseguenza, l’art. 10-bis della stessa legge ha potenziato l’apparato investigativo e repressivo nello specifico settore del terrorismo interno, eversione dell’ordine democratico, ed internazionale, aggiungendo all’art. 51 del codice di procedura penale il comma 3-quater, che attribuisce all’ufficio del pubblico ministero presso il tribunale del capoluogo del distretto, nel cui ambito ha sede il giudice competente, i procedimenti pendenti per i delitti consumati o tentati con questa finalità.

Scopo della nostra relazione, a quest’ultimo proposito, sarà constatare se, in seguito all’entrata in vigore della nuova normativa procedurale, il numero di procedimenti definiti presso gli Uffici giudicanti, in questo settore penale, in relazione al numero dei relativi procedimenti pendenti presso le Procure e gli Uffici giudicanti, sia percentualmente aumentato e con quale entità rispetto alla vigenza della normativa precedente.

La metodologia di ricerca, da noi adottata, consiste nell’analisi e nell’interpretazione dei documenti quantitativi, di carattere non giuridico, raccolti dal funzionario del Ministero della Giustizia, R. Cimini3, nel periodo 1996-2003, riguardo il numero di procedimenti penali pendenti e definiti presso gli Uffici giudiziari inquirenti e giudicanti, divisi per macroarea geografica, Nord, Centro e Sud, ed il numero delle persone coinvolte, suddivise per qualificazione giuridica del reato; in questo modo, dopo aver definito la funzione manifesta da un punto di vista sociologico, l’efficacia della norma in questione, sarà possibile verificare, o meno, della stessa e l’eventuale influenza della coscienza giuridica e della conoscenza giuridica degli operatori del diritto sul più ampio impatto della stessa, naturalmente distinguendo tra i periodi 1996-2001 e 2002-2003, come già sopra evidenziato.

1 L’art. 270 bis è stato sostituito dall’art. 270 bis «Associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di evasione dell’ordine democratico».

2 Dopo l’art. 270 bis, è stato introdotto l’art. 270-ter «Assistenza agli associati»; tale norma ricalca l’art. 307 c.p. «Assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata», a sua volta modificato all’art. 1 comma 5 bis della stessa legge, ma ne dà una configurazione meno arcaica, prendendo in considerazione gli strumenti e le nuove tecnologie che possono a tale fine essere utilizzate.

3 Ufficio I Affari legislativi ed internazionali, Reparto dati statistici e monitoraggio, presso il Dipartimento per gli Affari di Giustizia, Direzione Generale della Giustizia Penale.

Funzione manifesta della legge n. 438 del 2001 - L’iniziativa governativa

Evidenziava il seguente scopo manifesto:

L’esigenza di provvedere urgentemente all’introduzione delle misure in oggetto, trova giustificato fondamento nella preoccupante carenza normativa soprattutto in materia di terrorismo transnazionale, che tocca non trascurabili profili info-operativi attinenti alla metodologia e alla durata delle indagini.

Seppure il fenomeno in questione ha finora interessato l’Italia per gli aspetti limitati dell’organizzazione logistica e dell’autofinanziamento di gruppi radicali islamici, ciò non di meno il prevedibile prolungamento della crisi internazionale e la presenza sul territorio di obiettivi sensibili, impone con evidente urgenza che si dia mano con immediatezza ad un’attenta rivisitazione del contesto positivo, che non consente di trascurare le emergenze operative delle forze preposte al contrasto del fenomeno.

L’urgenza e la necessità di provvedere con immediatezza discendono altresì dagli impegni assunti in ambito internazionale, rispetto ad una strategia unitaria di risposta al manifestarsi di forme violente di attacco alle istituzioni democratiche.

Le misure contenute nel presente provvedimento riflettono così la necessità di elevare incisivamente e subito il più generale livello di risposta dello Stato, apprestando forme di tutela anticipata che consentono

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