Sociologia generale
Docente e anno accademico
Docente: Bianchi Francesca
Anno accademico: 2020 - 2021
Introduzione alla sociologia
La sociologia studia la società del presente, ma non può fare a meno di riferirsi alla società del passato. Studia le realtà prossime, come la gente si muove nello spazio pubblico e privato. Confina con tante discipline ed essa stessa si divide in tanti rami.
Lo studio dei fenomeni sociali è molto vasto e anche abbastanza recente. Risale alla fine dell'Ottocento, da Comte (che la chiamava "fisica sociale") e da altri intellettuali positivisti. È diventato uno studio molto complesso e gli strumenti si sono moltiplicati. Questa scienza sociale cerca di rispondere a domande rispetto alle dinamiche che tengono insieme la società.
Macrodinamiche sociali
Queste sono macrodinamiche, che coinvolgono quindi tutte le società umane in una dimensione globale. Il consumo del caffè, l'acquisto di beni di lusso, il consumo biologico, l'acquisto di smartphones possono essere temi affrontati dalla sociologia. Sociologia politica, degli spazi pubblici, del consumo, del genere, della vita quotidiana, dell'educazione, della giustizia, sono solo alcune delle vaste sezioni che interessano il mondo della sociologia.
Comte e le leggi della società
Comte analizza le leggi universali della società. Così come esistono delle leggi della fisica, esistono anche leggi che regolano i fenomeni umani, analizzate con la stessa precisione empirica delle prime.
Comte parla di spiegazione, perché i positivisti avevano una forte necessità di spiegare i fenomeni sociali, dei nessi causali tra questi, e di trovare delle leggi. Questa tendenza caratterizzò l'eredità dei positivisti in Francia. Comprensione è più una tendenza tedesca, come di Marx, Weber, Simmel.
Luciano Gallino e il dizionario di sociologia
Luciano Gallino, importante sociologo e autore del Dizionario di sociologia (1978) dice a proposito della sociologia che: "come tutte le altre scienze, la sociologia tenta di ricondurre l'eterogeneità degli eventi particolari ad un numero limitato di leggi (o proposizioni generali), che siano collegate tra di loro per mezzo di schemi esplicativi di vario raggio". Si affianca quindi all'approccio dei positivisti, anche se parla di fenomeni collegati tra loro da elementi di vario raggio.
I positivisti francesi, come Emile Durkheim, pensavano che ogni fenomeno potesse essere spiegato da leggi universali a lunga durata, e che tutti i problemi possano essere risolti come una qualsiasi equazione fisica. La scuola tedesca ha un approccio meno ambizioso, e arriverà a dire che le teorie sono fatte per essere superate. La scuola funzionalista americana, con Talcott Parsons, arriverà alla volontà di elaborare una teoria generale, e di risolvere i problemi come i positivisti.
Gallino ci parla di teorie però di schemi di vario raggio, alcune di esse addirittura superate, e si usa la concezione della "teoria di medio raggio", dovuta allo studioso Robert Merton (allievo di Parsons). È una teoria che implica l'esistenza di uno legge temporanea, destinata ad essere superata, non permanente come quelle della fisica.
Sviluppo della sociologia in America
Con l'avvento del nazismo, molti intellettuali fuggono in America, dove si dedicano alla sociologia e contribuiscono alla nascita della Scuola di Chicago, che svilupperà teorie su temi come la gioventù, la povertà, di chiara derivazione tedesca. Altra scuola è quella della Columbia University, mentre in Italia vi è un mix di elementi tedeschi e francesi.
Le trasformazioni sociali e la sociologia
La sociologia nasce in risposta agli interrogativi che nascono dalle trasformazioni sociali dell'epoca, come lo sviluppo della democrazia, l'urbanizzazione e il ricorso alla ragione e alla scienza per spiegare la natura, tutti temi che provengono dall'epoca illuminista. Sono gli eventi che interrompono lo scorrere sociale (più precisamente la "riproduzione sociale") che più interessano la sociologia (es. gli effetti del Covid-19 sulla popolazione mondiale, gli attacchi terroristici come quello dell'11 sett. 2001 alle Torri Gemelle).
Anche un singolo individuo può influenzare l'andamento della società. L'approccio dei rappresentanti della scuola francese, in questo senso, era più preoccupato nell'integrare socialmente nella società l'individuo, era più preoccupata della società che dell'individuo, e pensava soprattutto a modellare quest'ultimo alla prima. Cosa che invece nella scuola tedesca non era così.
Sociologia e antropologia
La sociologia, a differenza della filosofia, è sia teoria che pratica. Ci sono delle speculazioni ma queste sono accompagnate da una tendenza a scendere in campo, sporcarsi le mani, condurre esperimenti sociali. In questo si avvicina all'antropologia, che ha sempre studiato le società non civilizzate e quindi pre-moderne, mentre i sociologi si interessano a quelle civilizzate, quindi moderne. La psicologia sociale compie delle ricerche sui gruppi sociali con un focus sui fenomeni che interessano il mondo della psicologia.
Durkheim e la divisione del lavoro
Durkheim si è occupato di fenomeni molti diversi, come la scuola, il lavoro, e si rendeva conto che lo sviluppo economico avrebbe portato alla divisione del lavoro e alla specializzazione di tanti individui in un determinato lavoro manuale. Il suicidio è uno dei suoi campi di interesse, per lui è un atto individuale che ha una forte componente sociale. In realtà per lui tutti gli atti di un individuo hanno una ricaduta sociale. Sono questi temi che riflettono il periodo di intensi cambiamenti sociali del suo secolo, l'Ottocento.
Per Durkheim un eccesso di norme sociali porta a soffocare l'individualità, portando al suicidio detto "anomico". Quando un individuo aderisce troppo alla società si potrebbe immolare per gli altri (suicidio altruistico), e quando si è troppo isolati rispetto alla società (suicidio egoistico). Bisogna quindi che ci sia un giusto equilibrio nella presenza delle norme nella società.
Altro punto fondamentale delle ricerche di questo studioso è la solidarietà. Addirittura lui parla di due tipi di solidarietà, una meccanica e l'altra organica. Nelle società poco sviluppate vige una solidarietà di tipo meccanico, una solidarietà molto forte tra gli individui che cementifica i rapporti sociali, mentre in una società più sviluppata le interazioni sociali tra le persone cambiano e quindi vi è una solidarietà organica. Quest'ultima è più affidata alla nascita di nuovi ruoli e alle mansioni. È un tipo di solidarietà di vecchio stampo. Il fatto di vivere in un piccolo centro fa sì che la solidarietà sia più pervasiva rispetto a che può essere riscontrato in comunità umane più grandi.
Per Durkheim la società porta all'anomia, cioè una società priva di norme (non necessariamente leggi) sociali che fanno bene vivere bene le persone, che permettono di sapere come comportarsi in società. C'è una sorta di accelerazione nello sviluppo economico, politico, lavorativo e culturale sproporzionato allo sviluppo di nuove norme sociali. La società appare cambiata ma non ci sono nuove norme di riferimento. L'individuo si perde, non avendo più delle norme per rapportarsi con la società. Ci sono delle norme ma sono ormai anacronistiche, quindi bisogna dare vita ad altre più attuali. I cambiamenti dovuti al Covid, ad esempio, hanno portato a una fase di anomia. Infatti, tra le molte abitudini che si avevano prima, lo stretto rapporto che si aveva prima tra gli individui è saltato.
Marx, Weber e la sociologia del lavoro
Per Marx la divisione del lavoro è uno strumento di disuguaglianza, di alienazione usato dai capitalisti per suddividere la società in classi (capitalisti e proletariato). Solo in una società comunista non si avranno queste differenze sociali. Con questo punto, quindi, Marx si oppone alla visione di Durkheim, che vedeva la divisione del lavoro come frutto della solidarietà organica.
Per Weber, che come Marx si oppone alla visione della scuola francese, è molto importante recuperare la dimensione della vita individuale, e ritiene sia molto importante studiare l'azione sociale, cioè quello che fanno gli individui, il senso delle loro azioni, non solo pensare a come integrarlo nella società. È un autore che viene spesso accostato a Marx, soprattutto per la visione della struttura economica di un paese e recuperare anche la visione culturale. Per Marx infatti sono i rapporti economici che caratterizzano la vita umana, distingue tra strutture e sovrastrutture e tutte le azioni umane possono essere ricondotte all'economia. Weber invece dice che l'economia è importante ma ci sono anche altri aspetti da considerare. Sostiene che il capitalismo non si è sviluppato solo per ragioni economiche ma anche per l'apporto delle idee, soprattutto per il contributo della religione. È stato grazie al calvinismo e all'impegno che alcuni individui hanno manifestato che si è sviluppato il capitalismo. Per i protestanti il lavoro e la ricchezza erano dimostrazioni della Grazia Divina, anche molta importanza al reinvestimento, dando vita quindi alle organizzazioni e alle aziende. Quindi per Weber c'è sicuramente una componente economica nello sviluppo del capitalismo, ma non si può spiegare tutto lo sviluppo della società incentrandosi sull'economia. La cultura, la religione, le idee degli uomini plasmano la società.
Ragioni di ordine economico si accompagnano sempre a quelle di ordine culturale. Weber ha notato che questa tendenza all'investimento del capitale era tipica dei protestanti e avveniva soprattutto in Olanda e in Germania, mentre era meno presente in aree in cui la religione era più ascetica e volta alla povertà economica. Weber ha condotto anche importanti ricerche nell'ambito dell'educazione, considerato uno strumento di cambiamento sociale.
Approcci attuali e immaginazione sociologica
Oggi si è portati a pensare che l'approccio della scuola tedesca sia più incentrato su una dimensione microsociologica, perché parte dal semplice atto dell'individuo, a differenza della scuola francese che era più incentrato su una dimensione macrosociologica. E naturalmente all'interno di questa tipologia si inserisce Simmel, che è un autore molto vicino a Weber perché indagava anche su aspetti abbastanza microscopici, com'è la moda, la vita urbana (e si può considerarlo come uno dei fondatori della Sociologia urbana), la povertà, i fenomeni etnici con un'ottica poco strutturata (infatti è stato considerato ai suoi tempi non come un grande teorizzatore, fu molto osteggiato durante la sua carriera).
È chiaro che ai giorni nostri questi approcci sono un po' cambiati. Il filone funzionalista, con fondatore Durkheim, si rifà alla scuola francese; il filone conflittualista è un filone di studi di riflessioni sociologiche che si sono sviluppate a partire dall'analisi di Karl Marx; l'eredità weberiana viene raccolta da un approccio come l'interazionismo, soprattutto l'interazionismo simbolico: Weber è un autore che dà molta importanza all'azione individuale, era una grande attenzione per gli aspetti sia macrosociologici che microsociologici.
Questa disciplina è fatta sì da un approccio teorico, con una necessità di analizzare i fenomeni per fare delle ipotesi e per cercare di comprenderli, ma c'è anche una propensione spiccata alla ricerca. Teoria e ricerca in questa disciplina vanno a braccetto. Non basta però avere approccio teorico empirico per far sì che si sia a tutti gli effetti dei sociologi. Si avanzano delle ipotesi teoriche che devono essere verificate. La sociologia è una disciplina in cui ci si deve sporcare le mani, non bisogna rimanere al chiuso nel proprio studio a fare le proprie analisi. Bisogna usare l'immaginazione sociologica, che è un concetto molto importante. Questa categoria è stata messa a punto da uno studioso americano che sostanzialmente ha fatto i suoi studi negli anni 50 - 60 del secolo scorso, che si chiama Charles Wright Mills.
Il concetto di immaginazione sociologica
L'immaginazione sociologica permette a chi la possiede di vedere e valutare il grande contesto dei fatti storici nei suoi riflessi sulla vita interiore e sul comportamento esteriore di tutta una serie di categorie umane. Gli permette di capire perché, nel caos dell'esperienza quotidiana, gli individui si formino un'idea falsa della loro posizione sociale. Gli offre la possibilità di districare, in questo caos, le grandi linee, l'ordito della società moderna, e di seguire su di esso la trama psicologica di tutta una gamma di uomini e di donne. Riconduce in tal modo il disagio personale dei singoli a turbamenti oggettivi della società e trasforma la pubblica indifferenza in interesse per i problemi pubblici. Il primo frutto di questa facoltà, la prima lezione della scienza sociale che l'incarna, consistono nell'idea che l'individuo può comprendere la propria esperienza e valutare il proprio destino soltanto collocandosi dentro la propria epoca; che può conoscere le proprie probabilità soltanto rendendosi conto di quelle di tutti gli individui nelle sue stesse condizioni. E, sotto molti aspetti, una lezione terribile, e sotto tanti altri una lezione splendida. Non sappiamo fino a qual punto l'uomo possa elevarsi in uno sforzo supremo o abbassarsi in un supremo abbandono; a quali livelli possano portarlo il piacere della brutalità o l'estasi della ragione; ma siamo giunti perlomeno, oggi, a sapere che i margini della natura umana sono spaventosamente vasti. Siamo giunti a sapere che ogni individuo vive, da una generazione all'altra, in una determinata società; che costruisce una biografia e che la costruisce nell'ambito di una particolare sequenza storica. Con il fatto stesso di vivere l'uomo concorre, non importa se in minimissima parte, a formare questa società e ad alimentare questa storia, anche se è la società che lo forma, la storia che lo spinge. L'immaginazione sociologica ci permette di afferrare biografia e storia e il loro mutuo rapporto nell'ambito della società. Questa è, ad un tempo, la sua funzione e la sua promessa. Chi ammette questa funzione e crede in questa promessa si qualifica come sociologo classico. Essa caratterizza Herbert Spencer, turgido, polisillabico, vasto, e E. A. Ross, aggraziato, indecente, schietto, e Auguste Comte, e Emile Durkheim, e Karl Mannheim complicato e sottile. Sta alla base di tutto ciò che in Carlo Marx è intellettualmente eccellente, è la chiave della visione brillante ed ironica di Thorstein Veblen, della polimorfa realtà di Joseph Schumpeter, spiega l'impulso psicologico di W. E. H. Lecky e la limpida profondità di Max Weber. È il marchio di garanzia di quanto v'è di meglio nello studio contemporaneo dell'uomo e della società. Uno studio sociologico che non sia risalito ai problemi della biografia e della storia e dei loro mutui rapporti nell'ambito di una data società non avrà completato il suo ciclo intellettuale.
Le tre domande fondamentali della sociologia
Qualunque sia il problema specifico che il sociologo affronta, qualunque sia l'ampiezza della realtà sociale che egli esamina, se riesce a rendersi conto concretamente della portata del suo lavoro si pone tre ordini di problemi:
- Qual è la struttura di quella particolare società nel suo complesso? Quali ne sono i componenti, e in quali rapporti reciproci si trovano? Come differisce da altri tipi di ordine sociale? E qual'è, nel suo interno, l'importanza di ogni singolo componente ai fini della sua conservazione o del suo mutamento?
- Qual è il posto di questa società nel quadro della storia umana? Qual è la meccanica del suo mutamento? A quale punto dello sviluppo generale dell'umanità si trova essa e che importanza ha sotto questo profilo? Come incide sul periodo storico in cui si muove il particolare componente in esame e come ne è influenzato a sua volta? E quali sono le caratteristiche essenziali di questo periodo storico? In che senso differisce da altri periodi? In quale peculiare modo partecipa alla costruzione della storia?
- Quali tipi di uomini e di donne prevalgono in questa società e in questo periodo? Quali tipi prevarranno? Per quali vie si selezionano e si formano, sono liberati o repressi, sensibilizzati o resi insensibili? Quale tipo di "natura umana" si rivela nel costume di questa società in questo periodo? E che cosa significa per la natura umana ogni singolo aspetto della società che stiamo esaminando? Su che cosa si concentra l'interesse? Su di un grande potere statale, su di una tendenza letteraria particolare, una famiglia, una prigione, una fede?
Ecco le questioni poste dai migliori sociologi. Sono i cardini intellettuali classici dello studio dell'uomo nella società, e sono le questioni che chiunque possegga immaginazione sociologica solleva. Questa facoltà consiste nel saper passare da una prospettiva ad un'altra: da una prospettiva politica ad una prospettiva psicologica, dall'esame di una singola famiglia ad uno studio comparativo dei vari bilanci nazionali del mondo, dalla scuola di teologia alle istituzioni militari, dall'analisi dei problemi di un'industria petrolifera alla critica della poesia contemporanea. È la facoltà di abbracciare con la mente le trasformazioni più impersonali e remote e le reazioni più intime della persona umana e di fissarne il rapporto reciproco. E a muoverla è sempre il bisogno di conoscere il mondo.
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