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Concetti Chiave

  • L'incontro tra Dante e Brunetto Latini nel terzo girone dell'Inferno evidenzia il legame maestro-allievo e la predizione del futuro di Dante.
  • Brunetto profetizza che la fedeltà ai principi di Dante porterà gloria, nonostante le fazioni fiorentine cerchino di controllarlo.
  • Il dialogo affronta temi di discordia e faziosità a Firenze, evidenziando il contrasto tra virtù civiche e valori religiosi.
  • I critici esplorano la contraddizione tra la condanna di Brunetto e la dignità che Dante gli attribuisce, ponendo l'accento sulla superbia come radice del peccato.
  • Brunetto Latini è descritto come un maestro austero e dignitoso, il cui contrasto morale si manifesta in un tono più immediato e familiare rispetto a Virgilio.

Incontro con Brunetto Latini

Per evitare la pioggia di fiamme, i due pellegrini avanzano su uno degli argini del fiumicello che attraversa il terzo girone e s’imbattono in una schiera di anime di dannati, uno dei quali afferra Dante per il lembo della veste e manifesta la propria meraviglia nel vederlo in quel luogo.

Il Poeta lo riconosce, nonostante abbia il volto devastato dal fuoco: Brunetto Latini, il suo maestro, che esprime il desiderio di affiancarsi a lui nel cammino.

Profezia e destino di Dante

Nessuno, infatti, dei violenti contro natura può interrompere il proprio andare: chi infrange questa legge è poi condannato a giacere cento anni sotto la pioggia di fuoco senza poter scuotere da sé le fiamme che lo colpiscono. descrizione del canto 15 eell'InfernoDante continua pertanto a camminare sull’argine e riceve da Brunetto la predizione della sorte che il futuro gli riserva: "Se rimani fedele ai principii che hanno fin qui ispirato le tue azioni, la tua opera ti darà la gloria ". Poi iI discorso cade su Firenze e la faziosità dei Fiorentini, in massima parte discendenti dai rozzi abitanti di Fiesole, avari, invidiosi, superbi.

Sia l’uno sia l’altro Partito in cui la città è divisa - aggiunge Brunetto - cercherà di avere Dante in suo potere, ma non riuscirà in questo intento. Il Poeta a sua volta tesse l’elogio del suo maestro, dal quale ha appreso come l’uomo ottiene gloria fra i posteri, e dichiara che questa profezia, come quella di un altro spirito, Farinata degli Uberti, verrà sottoposta all’interpretazione di Beatrice. Per il resto si dice pronto a far fronte ai colpi del destino. Pregato dal Poeta, Brunetto nomina alcuni fra gli spiriti condannati alla sua stessa pena, quindi si accommiata, raccomandandogli la sua opera maggiore, il Tesoro, attraverso la quale sopravviverà nel ricordo degli uomini.

Tema politico e morale

Nel colloquio di Dante con Ciacco il tema di Firenze si affaccia per la prima volta nella Commedia accentrato intorno a quelli che ne saranno poi i motivi fondamentali: la discordia fra i cittadini, il prevalere della faziosità sulla giustizia, dell’affarismo sull’onestà sobria delle antiche generazioni. Ivi è proposto anche il tema, ad esso complementare, del contrasto fra valutazione " laica " della figura dell’uomo politico e valutazione del credente. Da Ciacco Dante apprende che Farinata, il Tegghiaio, Jacopo Rusticucci e gli altri Fiorentini che operarono per il bene della patria si trovano tra l’anime più nere. Agli occhi di Dio l’uomo non si identifica quindi con il cittadino: le sole virtù civiche sono insufficienti a redimerlo. I

l tema politico si ripropone nell’episodio di Farínata e in quello di Pier delle Vigne: uomini politici entrambi, entrambi ghibellini, essi riscuotono l’ammirata approvazione del Poeta per il disinteresse con cui hanno servito i loro ideali in terra, ma lo lasciano dolorosamente perplesso a causa della loro insensibilità ai valori proposti all’uomo da Dio.

Il tema politico e quello del dissidio fra agire umano e sua insufficiente legittimazione etico-religiosa culminano nei canti quindicesimo e sedicesimo dell’Inferno. Qui la parola del Poeta investe in pieno gli eventi della storia di Firenze che lo hanno veduto testimone e protagonista, trasfigurandoli in una sorta di appassionata e simbolica autobiografia, mentre propone, al tempo stesso, alla nostra meditazione il dolore dei dannati, l’esempio di uomini illustri resi irriconoscibili dai segni della collera divina.

Se infatti lo sfondo ideale, nostalgico, lancinante nel ricordo, degli incontri di Dante con Brunetto Latini e con alcuni dei più cospicui esponenti del partito guelfo in

Firenze è Firenze stessa - la terra prava che induce il Poeta ad esprimersi nei modi immaginosi e solenni dei profeti d’Israele - lo sfondo reale, testimonianza incontro-

vertibile della miseria di queste grandi anime, è il sabbione infuocato, la pioggia sterile che le percuote. Al motivo profetico e a quello della gloria terrena dell’uomo

che s’etterna attraverso il ben far e sopravvive oltre la morte, nella propria opera - sieti raccomandato il mio Tesoro - si accompagna come costante sottinteso quello

della colpa umana, che solo la fede e il rispetto, ad essa conseguente, dell’ordine naturale, possono riscattare.

Contraddizioni e interpretazioni critiche

I critici hanno variamente cercato di interpretare la contraddizione, così stridente per noi nel canto quindicesimo dell’Inferno, fra la condanna che Dante, in veste di teologo e di moralista, infligge al suo vecchio maestro Brunetto Latini e l’aureola di dignitosa fermezza di cui la sua poesia circonda questa figura. Il Pézard, ad esempio, ha creduto di eliminare le ragioni del nostro disagio avanzando addirittura l’ipotesi, sostenuta da una ricca documentazione, che nel terzo girone le anime condannate a camminare eternamente sotto la pioggia di fuoco non siano quelle dei sodomiti, ma quelle dei "violenti contro le arti liberali". Altri, come il Pasquazi, hanno cercato di cogliere il rapporto che legherebbe, nell’episodio di Brunetto e in quello dei tre Fiorentini del canto successivo, lo splendore delle virtù civili di queste anime al vizio che alimentarono in segreto. I termini di questa contrapposizione sembrano inconciliabili, ma il Pasquazi ritiene che, nella visione rigorosamente orientata verso la trascendenza che fu quella del Poeta dopo il momento "laico" rappresentato dal Convivio e dalla sua partecipazione alla vita politica di Firenze, "autosufficienza civile e sodomia dovettero apparire a Dante come aspetti... di una medesima realtà", in quanto espressioni, sia l’una che l’altra, del peccato di superbia. "Proprio perché il suo viaggio doveva servire a collocare lui nella verità, e ogni uomo con lui, era necessario che quel fallace modo di virtù civile, di autosufficienza morale e di perfezione culturale fosse condotto alle... forme del suo più profondo squallore, della sua più significativa deformità. La superbia poteva piacergli; ma la constatata riduzione della superbia alla sodomia lo doveva guarire." In altre parole: al fondo del peccato dei grandi guelfi fiorentini che incontra in questo girone, Dante intravede, portata all’assurdo e rovesciata nel grottesco, la stessa sprezzante affermazione di autosufficienza che aveva indotto Farinata nel peccato di eresia.

Caratterizzazione di Brunetto Latini

Nella misura in cui oltrepassano l’ambito delle interpretazioni tradizionali e ci suggeriscono un modo più approfondito di interrogare il testo del poema, le tesi del Pézard e del Pasquazi sono ricche d’interesse, ma non appaiono senz’altro determinanti ai fini di un giudizio sulla poesia dei canti quindicesimo e sedicesimo nel loro complesso, e dell’episodio di Brunetto Latini in particolare. Essa, come ha rilevato il Bosco, consiste proprio "nel contrasto tra l’austerità morale di Brunetto e la miseria del suo peccato, tra la debolezza di cui questo è testimonianza, e la fortezza d’animo che il suo discorso e quello tonalmente concorde del suo discepolo rivelano" Brunetto Latini non è un personaggio complesso come Francesca o Farinata; in lui questo contrasto si manifesta nei modi di un delicato riserbo, senza mai prorompere in una formulazione esplicita. Dante ce lo presenta come un maestro e con l’altro maestro, Virgilio, Brunetto ha in comune la fondamentale mestízia, il tono elegiaco di chi, avendo sempre perseguito la verità e il bene, sa di esserne rimasto lontano, non meno che la nobile fermezza nell’additare al discepolo il doloroso cammino della rettitudine. Ma, mentre nel personaggio di Virgilio questi sentimenti si caricano sempre delle allusioni simboliche richieste dalla sua funzione di guida razionale, in Brunetto essi sono rappresentati nella loro più viva immediatezza. Lo splendore della profezia basata qui, più che negli episodi di Ciacco e di Farinata, su un fitto intrecciarsi di metafore, non riesce ad offuscare la cordiale familiarità, la nostalgia semplice delle sue parole.

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Domande da interrogazione

  1. Chi è Brunetto Latini e quale ruolo ha nel cammino di Dante?
  2. Brunetto Latini è il maestro di Dante, riconosciuto dal Poeta nonostante il suo volto devastato dal fuoco. Egli desidera affiancarsi a Dante nel suo cammino e gli offre una profezia sulla sua futura gloria, a patto che rimanga fedele ai suoi principi.

  3. Qual è il tema centrale del colloquio tra Dante e Brunetto Latini?
  4. Il colloquio si concentra sulla condizione di Firenze e sulla faziosità dei suoi cittadini, evidenziando come la discordia e l'invidia prevalgano sulla giustizia e sull'onestà, temi fondamentali nella Commedia.

  5. Come viene rappresentato il contrasto tra virtù civiche e valori religiosi?
  6. Dante apprende che le virtù civiche non sono sufficienti per la salvezza, come dimostrano le anime di Fiorentini illustri che, nonostante le loro azioni per il bene della patria, si trovano tra le anime più nere, evidenziando il dissidio tra agire umano e legittimazione etico-religiosa.

  7. Qual è la contraddizione che i critici notano nel canto quindicesimo dell'Inferno riguardo a Brunetto Latini?
  8. I critici notano la contraddizione tra la condanna di Brunetto come sodomita e la dignità della sua figura poetica. Alcuni, come il Pèzard, suggeriscono che le anime condannate non siano solo sodomiti, mentre altri, come il Pasquazi, esplorano il legame tra virtù civili e peccato.

  9. In che modo Brunetto Latini si differenzia da altri personaggi come Francesca o Farinata?
  10. Brunetto Latini è caratterizzato da un contrasto tra la sua austerità morale e la miseria del suo peccato, presentandosi con un tono elegiaco e una fortezza d'animo, senza la complessità emotiva di personaggi come Francesca o Farinata.

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