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Concetti Chiave

  • La vita come volontà di vita si basa sull'idea che il fine della vita deve cercarsi esclusivamente in se stessa, rivelando i fini come inganni.
  • Il pensiero tedesco dell'800, da Schopenhauer a Nietzsche, è ancorato al principio d'identità, trascurando la differenza e considerando i contenuti solo strumenti per confermare la volontà di vita.
  • Il monismo metafisico dell'epoca enfatizza l'identità e ignora la pluralità, vedendo le forme e i contenuti come travestimenti privi di valore intrinseco della volontà.
  • Simmel, pur essendo relativista, afferma che la vita utilizza le forme per affermare se stessa, con la finalità ultima di voler solo se stessa.
  • Il pessimismo di Schopenhauer è collegato a un idealismo gnostico, dove nulla ha valore e le forme sono percepite come illusori inganni della volontà eterna.

Qual è la volontà di vita?

Dire che la vita è volontà di vita significa asserire un’apparente tautologia, a tutta prima potrebbe non comunicarci alcunché; in realtà essa ha un significato molto preciso: vuol dire che la vita deve cercare solo in se stessa il fine, ma cercare solo in se stessa, come volontà di vita, come vita che vuole la vita, significa che ogni scopo della vita è semplicemente un inganno. Ogni contenuto della vita è inganno, ogni fine o oggetto, tutto sarebbe inganno. Per Schopenhauer la vita trova solo nella più radicale immanenza il suo fine: ogni fine della vita sarebbe semplicemente un pretesto mediante cui si afferma la volontà della vita; sicché i contenuti sono indifferenti e ciò che conta è solo la forma: la vita che vuole solo la vita è un puro formalismo. È come se i contenuti, i fini e gli ideali che guidano la vita di un uomo non contassero nulla; la vita che vuole se stessa è il trionfo del principio d’identità.

Il pensiero tedesco dell'800

L’idealismo tedesco, il pensiero di Schopenhauer e di Nietzsche, non escono dalla logica del principio d’identità, cioè da A=A: il principio sancito da Fichte ritorna in tutto il pensiero tedesco dell’800. È come se ciò che differente non fosse importante: o è inganno, o è simulacro, pretesto, occasione, insomma non si riesce a prendere sul serio la differenza, la realtà altra, l’ideale diverso da me, il valore diverso da me; è come se contasse soltanto questo “serpente che si morde la coda, che si attorciglia in un circolo senza fine”, per cui i contenuti sono solo le occasioni con cui il fondamento (la vita, la volontà) esercita se stesso. Il perenne esercizio della vita, o della volontà, si serve dei contenuti solo per rafforzare e confermare se stessa: alla fine non esiste il diverso, ma esiste solo l’identico, cioè la volontà che vuole solo se stessa. Da Schopenhauer a Nietzsche, da Fichte a Hegel (che ammette la diversità, in quanto tutta la fenomenologia presuppone la lotta tra l’identico e il diverso, però alla fine trionfa l’identico, la ragione che vuole se stessa, che coincide con se stessa: tutto il resto, Dio, il mondo, gli altri, sono soltanto le tappe di passaggio con cui la ragione realizza l’identità con se stessa).

Il monismo metafisico

Il pensiero tedesco dell’800 è ossessionato dal pensiero dell’identità: persino Simmel, che è relativista, sostiene che la vita produce le forme e nega le forme per affermare se stessa; la vita vuole se stessa, magari anche attraverso le forme, i contenuti, gli oggetti, gli ideali, ma alla fine vuole la vita. Il principio di distinzione, di differenza, non riesce ad essere valorizzato: il pensiero tedesco tra ‘800 e ‘900 è monistico e non riesce a dar ragione della pluralità, è spinoziano ed è inevitabilmente formalistico, in quanto ciò che conta è la forma della vita, mentre i suoi contenuti sono irrilevanti sono i «travestimenti» della volontà, le maschere che essa indossa. Siamo come di fronte ad un eterno carnevale: non c’è nulla di serio e nessuno può prendere sul serio le forme, gli ideali, i contenuti, perché sono solo i travestimenti dell’unica volontà. Il pessimismo di Schopenhauer presuppone il suo idealismo gnostico, per il quale nulla c’è che valga la pena, nulla vale la pena per l’impegno. Questo monismo metafisico della vita come volontà si sposa con un relativismo assoluto: le forme sono semplicemente gli idoli ingannevoli dell’eterna volontà.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato della "volontà di vita" secondo Schopenhauer?
  2. La "volontà di vita" implica che la vita cerca il suo fine solo in se stessa, rivelando che ogni scopo è un inganno. Schopenhauer sostiene che i contenuti della vita sono indifferenti e ciò che conta è solo la forma, rappresentando un trionfo del principio d’identità.

  3. Come si manifesta il pensiero tedesco dell'800 riguardo al principio d'identità?
  4. Il pensiero tedesco dell'800, da Schopenhauer a Nietzsche, si basa sul principio d'identità (A=A), dove la differenza è vista come inganno. I contenuti della vita servono solo a rafforzare la volontà che vuole se stessa, negando l'importanza del diverso.

  5. In che modo il monismo metafisico influisce sulla comprensione della vita?
  6. Il monismo metafisico del pensiero tedesco dell'800 considera la vita come un'entità che vuole se stessa, trascurando la pluralità e valorizzando solo la forma. Le differenze e i contenuti sono visti come travestimenti della volontà, privi di significato reale.

  7. Qual è la posizione di Simmel rispetto al pensiero dell'identità?
  8. Simmel, pur essendo relativista, afferma che la vita produce e nega le forme per affermare se stessa, evidenziando che alla fine la vita vuole solo se stessa, senza dare valore al principio di distinzione.

  9. Come si collega il pessimismo di Schopenhauer al suo idealismo gnostico?
  10. Il pessimismo di Schopenhauer è radicato nel suo idealismo gnostico, secondo cui nulla ha valore e non c'è nulla per cui valga la pena impegnarsi. Questo riflette un monismo metafisico in cui le forme sono considerate ingannevoli travestimenti della volontà eterna.

Domande e risposte

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