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Concetti Chiave

  • L'artista che si affida esclusivamente alla forma geometrica diventa schiavo della forma, incapace di esprimere la propria interiorità e limitando la comunicazione di contenuti più profondi.
  • L'arte astratta è giunta a un vicolo cieco, diventando filosofica e concettuale, rinunciando alla mediazione esterna necessaria per l'espressione artistica.
  • Hegel teorizza la "morte dell'arte", sostenendo che nella modernità l'assoluto si manifesta senza bisogno della mediazione artistica, specialmente nel protestantesimo.
  • L'arte romantica consuma se stessa negando il contenuto e riducendo l'arte a pura forma, anticipando l'esito dell'arte astratta e il soggettivismo estremo.
  • L'arte astratta, pur cercando di essere arte dopo la "morte dell'arte", rappresenta una contraddizione secondo Hegel, poiché non può esistere senza la mediazione esterna.

L'artista e la schiavitù della forma

L’artista che pensa di essere sovrano e di manifestare nell’opera solo la propria interiorità astratta, in realtà, diventa schiavo della forma perché non può più rappresentare nulla, se non l’eterna ripetizione di quella forma. Si tratta di un linguaggio elementare, l’artista qui si è consegnato ad una forma talmente semplificata che non riesce più ad esprimere proprio quella interiorità che vorrebbe comunicare: se dall’interiorità proviene la psicologia, l’anima, quell’interiorità va astratta; ma un’interiorità astratta non ha nulla da comunicare. Il geometrico si rivela essere una forma di schiavitù per il quale, appunto, l’artista, lungi dall’essere libero sovrano, in realtà consegna mani e piedi ad una nuova forma che lo obbliga a muoversi secondo dei parametri che vengono rigorosamente fissati. Essi sono fissati a tal punto che la stessa distinzione tra l’arte e la non-arte diviene problematica: Mondrian che dipinge la sua opera non sarebbe in teoria distinguibile da un suo allievo, magari capace, ma di certo molto meno bravo di lui. Qualsiasi mestierante può riprodurre facilmente un quadro astratto, mentre difficilmente riuscirebbe a riprodurre la Cappella Sistina.

Qual è l'essenza dell'arte astratta?

L’arte è quindi giunta in un vicolo cieco, proprio perché non è più in grado di riconoscere la propria essenza: l’arte astratta è diventata filosofica. Se esiste un’arte filosofica per eccellenza, questa è l’arte astratta; la teoria è ciò che determina la pratica: nell’arte astratta la teoria si è “mangiata” l’arte, perché essa è un’arte concettuale, ideologica, filosofica, teorizzata fin nel millimetro, la quale rinuncia alla mediazione esterna (di un proprio contenuto interno) che è la via propria dell’arte. Ciò che diversifica infatti l’arte dalla filosofia è proprio il fatto che l’arte ha bisogno di una mediazione esterna, in cui l’artista esprime se stesso: se però l’artista si impedisce di rappresentare il mondo mediante una mediazione, allora egli non sta più facendo arte, perché l’arte si affida ai sensi prima che ai concetti, l’arte parla innanzi tutto alla sensibilità e pertanto è comprensibile anche dall’uomo comune, da non filosofo. La filosofia, invece, può ridurre al minimo la mediazione sensibile, sebbene non possa mai prescindere da essa, ma un’arte che voglia fare a meno della mediazione sensibile, ridotta in questo caso a mediazione geometrica, è un’arte che sta uccidendo se stessa.

Hegel e la morte dell'arte

Una delle teorie più interessanti dell’Estetica di Hegel è proprio la morte dell’arte, teorizzata ed esplicitata nelle sue lezioni di Berlino; egli lo fa in maniera molto dura, sostenendo che siamo arrivati ad un livello tale di interiorizzazione dello spirito che l’assoluto per noi si dà solo nella mediazione interna e non ha più bisogno della mediazione esterna. Hegel dice questo ragionando da protestante, non da cattolico: a suo avviso, il protestantesimo moderno si è talmente interiorizzato che non ha più bisogno della mediazione dell’arte, perché il contenuto spirituale è dato immediatamente all’individuo.

Il ruolo dell'arte nella religione

Non così nel cattolicesimo: esso non ha mai interrotto il rapporto con l’arte classica; per Hegel, tuttavia, l’arte non è semplicemente una questione estetica, ma è una forma di manifestazione dell’assoluto: per tutti i popoli antichi il volto di Dio si dà mediante l’arte (i Greci hanno immaginato Zeus attraverso le pagine di Omero, le cui opere sono considerabili la loro Bibbia), quindi l’arte è già al servizio della religione, è manifestazione dell’assoluto (per questo Hegel associa l’arte alla religione, alla filosofia: tutte e tre manifestano l’assoluto, l’arte nella forma dell’intuizione, la religione nella rappresentazione, la filosofia nel concetto). Quello che secondo Hegel accadrebbe nel corso della modernità è che la religione cristiana, ma nella forma protestante e non in quella cattolica, eliminerebbe il bisogno dell’arte, mentre il cattolicesimo continuerebbe ad avere bisogno dell’arte: esso non rinuncia alla mediazione sensibile che, per Hegel, trova la sua espressione nell’eucarestia, in cui il divino ostinatamente si manifesta nella forma sensibile, mentre il protestantesimo avrebbe eliminato la mediazione esterna e quindi il divino si dà solo nella forma della interiorità.

L'arte romantica e la sua consumazione

Questo eliminare l’arte viene ad espressione nell’arte romantica, che è la terza forma dello stadio dell’arte, infatti viene dopo l’arte simbolica e l’arte classica. L’arte romantica è l’arte che procede alla consumazione di se stessa, che nega l’arte, in quanto la religione ormai non ha più bisogno dell’arte: essa consuma se stessa nel venir meno del contenuto. Infatti, il romanticismo (che Hegel analizza soprattutto nella poesia e nella letteratura) dà vita ad una letteratura occasionalista, nella quale cioè il contesto, l’ambiente è tutto rarefatti e i personaggi, la storia divengono assolutamente secondari rispetto ai sentimenti, alle passioni dei soggetti: insomma, il romanticismo è soggettivismo estremo e in esso il contenuto evapora, sicché l’arte, diventando pura forma senza contenuto, l’esasperazione della soggettività, procede all’eliminazione della propria mediazione esterna. L’arte si risolve nella filosofia e nella religione. Questo ci fa pensare che Hegel avesse anticipato di quasi cento anni l’esito proclamato dall’arte astratto; non a caso, alcuni protagonisti di questa corrente erano studiosi di Hegel: Mondrian, olandese, aveva studiato l’opera di un filosofo hegeliano olandese, filtrando le categorie hegeliane in maniera molto profonda.

L'arte astratta come conferma paradossale

L’arte astratta è la conferma dell’ipotesi di Hegel, solo che è una conferma paradossale, perché essa vuole continuare ad essere arte dopo la morte dell’arte: dal punto di vista hegeliano sarebbe stato un controsenso, perché a suo avviso non si può fare a meno della mediazione esterna del mondo e al contempo continuare a chiamarsi arte; per Hegel, un’arte astratta è una contraddizione in termini: o è concreta e quindi è arte, o è astratta e quindi non è più arte, ma filosofia, concetto. Prendere di essere arte e al tempo stesso di essere l’interiorizzazione dell’arte non è quindi possibile: l’arte astratta è un’arte hegeliana che vuol continuare ad essere arte; pretende di assorbire la lezione hegeliana sulla fine dell’arte, ma di inaugurare al tempo stesso una nuova arte, che non avrebbe analogie con tutta l’arte precedente: infatti, tanto Kandinsky tanto Mondrian hanno questa pretesa, cioè di aver inaugurato un’arte che non ha alcunché in comune con tutta la storia dell’arte precedente.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il paradosso dell'artista nell'arte astratta?
  2. L'artista, credendo di esprimere la propria interiorità, diventa schiavo della forma, incapace di comunicare realmente, poiché l'arte astratta riduce l'espressione a una ripetizione di schemi geometrici, privandola di contenuto significativo.

  3. In che modo l'arte astratta si differenzia dall'arte tradizionale?
  4. L'arte astratta è diventata filosofica e concettuale, rinunciando alla mediazione esterna che caratterizza l'arte tradizionale, il che la rende incapace di comunicare emozioni e sensazioni in modo accessibile all'uomo comune.

  5. Qual è la posizione di Hegel riguardo alla morte dell'arte?
  6. Hegel sostiene che l'arte ha raggiunto un punto di interiorizzazione tale da non necessitare più della mediazione esterna, specialmente nel contesto del protestantesimo, dove il contenuto spirituale è immediatamente accessibile all'individuo.

  7. Come si relaziona l'arte alla religione secondo Hegel?
  8. Hegel vede l'arte come una manifestazione dell'assoluto, essenziale per le culture antiche, mentre nel cattolicesimo l'arte continua a svolgere un ruolo significativo, a differenza del protestantesimo che elimina questa necessità.

  9. In che modo l'arte romantica rappresenta una crisi dell'arte?
  10. L'arte romantica consuma se stessa negando il bisogno di contenuto, diventando pura forma e soggettivismo, il che anticipa l'esito dell'arte astratta, che cerca di continuare a definirsi arte nonostante la sua mancanza di mediazione esterna.

Domande e risposte

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