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Sintesi
Estratto del documento

ANNO SCOLASTICO

2007/2008

TESINA PER COLLOQUIO ALL’ESAME DI STATO.

ALUNNO: Grilli Andrea

CLASSE: Vª B Scientifico

PREFAZIONE………………………………………………………………………………….. pag. 5

INTRODUZIONE……………………………………………………………………………….. pag. 7

 La Germania di Tacito……………………………………………………………….. pag. 9

 Il pensiero Di Nietzsche……………………………………………………………… pag. 11

 Ideologia Nazista……………………………………………………………………... pag. 12

 La Seconda Guerra Mondiale………………………………………………………. pag. 14

LE ARMI SEGRETE DI HITLER………………………………………………………….….. pag. 17

 Le armi della vendetta…………………………………………………………..…… pag. 17

 La bomba disgregatrice…………………………………………………………...… pag. 23

 Gli effetti delle armi nucleari………………………………………………..……… pag. 27

 Conclusione…………………………………………………………………..……... pag. 29

BIBLIOGRAFIA & FILMOGRAFIA…………………………………………………..……… pag. 30

3

4

« Io non so con quali armi sarà combattuta la terza guerra mondiale, ma so che la

»

quarta sarà combattuta con pietre e bastoni. ( ).

Albert Einstein

Il percorso che ho intenzione di intraprendere con il presente lavoro è quello di inquadrare l’anniversario

della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, firmata a Parigi il 10 dicembre del 1948, la cui redazione

fu promossa dalle Nazioni Unite perché avesse applicazione in tutti gli stati membri, che proprio quest’anno,

il 2008, compie 60 anni. La Dichiarazione fa parte dei documenti di base delle Nazioni Unite insieme al suo

Statuto steso nel 1945. In quanto Dichiarazione di principi dell'Assemblea generale, la Dichiarazione

universale dei diritti dell'uomo non è giuridicamente vincolante per gli Stati membri dell'organizzazione.

Tuttavia ai diritti ed alle libertà in essa riconosciuti va attribuito un valore giuridico autonomo nell'ambito della

comunità internazionale, dal momento che sono ormai considerati dalla gran parte delle nazioni civili alle

stregua di principi inalienabili del diritto internazionale generale (jus cogens). La Dichiarazione dei diritti

dell'uomo è un codice etico di importanza storica fondamentale: è stato infatti il primo documento a sancire

universalmente (cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) i diritti che spettano all'essere umano.

Idealmente, la Dichiarazione è il punto di arrivo di un dibattito filosofico sull'etica e i diritti umani che nelle

varie epoche ha visto impegnati filosofi quali John Locke, Jean-Jacques Rousseau, Voltaire, Immanuel Kant

fino a quelli contemporanei. Non si deve dimenticare poi l'importanza che ha avuto la Dichiarazione dei diritti

dell'uomo e del cittadino stesa nel 1789 durante la Rivoluzione francese, i cui elementi di fondo (i diritti civili

e politici dell'uomo) sono confluiti in questa carta; come non si deve dimenticare che la Dichiarazione

Universale dei Diritti dell'Uomo è il prodotto storico delle atrocità della Seconda guerra mondiale che ha dato

sfogo a tutta la ferocia del nazi-fascismo, la cui ideologia è partita dalla mente e dalla mano di Hitler, il quale

ha scritto quello che poi sarà diventato il libro ispiratore, la “Bibbia” del nazismo. La mia analisi poi si

sposterà verso un tema che a lasciato molti dubbi in proposito, ovvero Nietzsche: è il filosofo della

liberazione o del nazismo? Purtroppo l’ambiguità della sua concezione ha dato sfogo alla cultura nazista,

che identifica il soggetto della liberazione con una élite, o peggio ancora, con la “razza ariana”. Ma tutto ciò

mi ha spinto oltre la mia analisi, fino ai meandri più oscuri della personalità dello stesso padre di questo

movimento, che a dire la verità, provo un grande disgusto a chiamarlo politico o come era chiamato,

nazionalsocialista. Hitler, le cui fattezze non saranno mai dimenticate dall’umanità, il cui fanatismo ha

prodotto solo violenza, intolleranza e ben 18 milioni di vittime. Vittime ritenute inferiori e quindi giustamente

eliminabili perché non degne di rappresentare quello che forse aveva già preannunciato Tacito, con la sua

opera storiografica, sulla potenza e sulla purezza della razza germanica. Ma come si può parlare di

inferiorità nei confronti di un altro essere umano? Da che cosa nasce tanto odio? Beh, quel che è certo, è

che da tale orribile esperienza il mondo ha imparato una dura lezione: l’uomo è l’unico essere vivente dotato

di intelligenza, eppure, talvolta, viene completamente rapito dal fanatismo di un personaggio carismatico e

agisce in modo "selvaggio" e "disumano". Ed è proprio questo che ho voluto sottolineare in questa mia

tesina, il fanatismo di un personaggio carismatico come Hitler, un personaggio estroverso, del tutto fuori dal

comune, le cui scelte hanno condizionato una guerra che per molti aspetti, tra i quali fra poco illustrerò,

poteva già essere vinta. Una guerra che se davvero fosse andata avanti non solo avrebbe prodotto 18

milioni di morti, ma forse, addirittura avrebbe ucciso 5 miliardi di persone, ovvero la completa estinzione della

razza umana, portata avanti dall’utilizzo di armi di nuova concezione, progettate e costruite per la prima volta

nella Germania nazista. La fine della storia, ormai la conosciamo tutti, ma pensate cosa sarebbe davvero

successo, se non fosse andata veramente come i libri di storia ci insegnano. Cosa sarebbe successo se la

bomba atomica degli Stati Uniti, fosse andata nelle mani dei tedeschi? Ma tutto questo, non è stato

ipotizzato per la prima volta, già un uomo, uno scienziato molto famoso, Albert Einstein aveva già

presupposto questa possibile vicenda. Anche Einstein era un ebreo, ma fortunatamente la sua fuga negli

Stati Uniti gli ha evitato la tragica sorte del suo popolo, e così, con la sua grande intelligenza e creatività, ha

potuto dare un ingente contributo alla fisica moderna; ma può essere davvero definito come un contributo.

Per me contributo vuol dire: Ciò che ciascuno dà per partecipare al raggiungimento di un fine comune, ma la

distruzione del mondo è un fine comune? 5

6

a guerra che insanguinò il mondo tra il 1939 e il 1945 è stata “mondiale” in un senso ancora più

L profondo di quanto fosse stata quella del 1914-18. Essa coinvolse tutti i continenti e vide le operazioni

militari dispiegarsi, su una scala e con un’intensità senza precedenti, in Europa, in Africa e in Asia, sugli

oceani e nei cieli. Richiese una mobilitazione di risorse materiali e umane tale da superare qualsiasi

paragone con il passato, trascinando, direttamente nel conflitto, la popolazione civile. Mentre la prima guerra

mondiale era stata combattuta dagli eserciti nelle trincee e i civili si erano limitati a sostenere lo sforzo

militare dietro i fronti, durante la seconda guerra mondiale, essi furono massicciamente colpiti dalle

distruzioni dei centri abitati, in conseguenza dei bombardamenti aerei. Inoltre i civili, vennero coinvolti nelle

operazioni belliche, attraverso la guerra partigiana, e costretti, dallo spostarsi dei fronti, a giganteschi

trasferimenti collettivi. Infine, nei paesi sottoposti all’occupazione degli eserciti tedeschi, italiani e giapponesi,

diventarono anche oggetto di feroci persecuzioni di massa. L’estrema mobilità dei fronti, in conseguenza

anche degli effetti provocati dall’impiego sistematico di mezzi aerei e di mezzi mobili terrestri (carri armati,

automezzi di ogni tipo), fece sì che un grande numero di stati venisse occupato con enormi devastazioni.

Tutto un volto dell’Europa venne cancellato per sempre, con i suoi tesori di arte e di cultura. Come già

durante la prima guerra mondiale, anche durante la seconda, le potenze occidentali fecero della democrazia

e della pace la loro bandiera ideale, in contrapposizione al militarismo e all’autoritarismo del fascismo

internazionale e del suo alleato giapponese. Le potenze fasciste e il Giappone dal canto loro agitarono il mito

di un “nuovo ordine”, che doveva dare ai paesi “giovani e poveri” il diritto storico di creare un rinnovato ordine

internazionale, ponendo fine all’imperialismo delle “vecchie e ricche” potenze democratiche. Dal 1925 al

1927, Mussolini evidenziò un elemento che doveva poi diventare una componente fissa della politica estera

fascista: la contrapposizione tra il “mondo della democrazia vecchio” e il “mondo del fascismo”. Mussolini era

spinto a ciò dal diffondersi in Europa di regimi autoritari o di movimenti filofascisti. Nel novembre del 1926,

l'Italia firmò un patto di mutua assistenza con l'Albania, facendola così entrare nella propria orbita. I fascisti

parlavano poi di estendere l'influenza italiana alla Siria, dominata dalla Francia e in direzione della Turchia

(Smirne, Adalia); venne anche sollevato il problema della Tunisia, anch'essa soggetta alla Francia, ma con

una forte presenza di immigrazione italiana. Nel contempo Mussolini tentò di contrapporre all'egemonia

francese nei Balcani un'iniziativa italiana, siglando nel 1926-27 trattati con la Romania, la Bulgaria e

l'Ungheria, con l'obiettivo di accerchiare la Jugoslavia. Questo accerchiamento fu perfezionato attraverso

nuovo corso dei rapporti verso l'Austria, diretto non solo a rafforzare lo schieramento anti-jugoslavo, ma

anche, e soprattutto, a consolidare una posizione strategica dell'Italia di fronte alla Germania. A questo fronte

ideologico, indirizzato contro la democrazia borghese, le potenze fasciste e il Giappone unirono quello rivolto

contro il bolscevismo. Dal canto suo l’Unione Sovietica, alleata dal 1941 con le potenze occidentali, si

associò strumentalmente alla crociata per la democrazia, avendo però quale scopo l’espansione del

comunismo. A differenza del fascismo italiano, che considerava lo Stato il fine

supremo, il nazismo poneva come primum

assoluto la razza. In base al Mein Kampf (La

mia battaglia), Hitler sviluppò le sue teorie

politiche, partendo dall'attenta osservazione

dei metodi dell'Impero Austro-Ungarico. Egli

nacque come cittadino dell'Impero, e credeva

che questo fosse indebolito dalla diversità

etnica e linguistica. Inoltre, vedeva la

democrazia come una forza destabilizzante

perché poneva il potere nelle mani delle

minoranze etniche, che erano perciò incentivate a indebolire

ulteriormente l'Impero. Secondo i nazisti, un ovvio errore di questo tipo è

quello di permettere o incoraggiare il pluri-linguismo all'interno di una

nazione. Questo è il motivo per cui i nazisti erano così preoccupati di

unificare i territori abitati da popolazioni di lingua tedesca. Il cuore

dell'ideologia nazionalsocialista era il concetto di razza. La teoria nazista

ipotizzò la superiorità della razza ariana come "razza dominante" su tutte

le altre e in particolare sulla razza ebraica. Il concetto di "razza" è

l'essenza della dottrina pseudo-scientifica nazista. Per il nazionalsocialismo una nazione è la più alta

espressione della razza. Quindi una grande nazione è la creazione di una grande razza. La teoria dice che le

grandi nazioni crescono con il potere militare, e ovviamente il potere militare si sviluppa da culture civilizzate

e razionali. Queste culture naturalmente crescono da razze dotate di una naturale buona salute e con tratti di

aggressività, intelligenza e coraggio. Le nazioni più deboli sono quelle la cui razza è impura: sono perciò

divise e litigiose, e quindi producono una cultura debole. Le nazioni che non potevano difendere i loro confini

erano quindi definite come le creazioni di razze deboli o schiave. Le razze schiave erano ritenute meno

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