Concetti Chiave

  • L'anno 1859 vide l'inizio della causa italiana con il trattato franco-piemontese, seguito dal richiamo alle armi di Cavour e dalla formazione dei "Cacciatori delle Alpi" da parte di Garibaldi.
  • Le trattative diplomatiche anglo-russo-prussiane e le resistenze interne in Francia complicarono la situazione, culminando nell'ultimatum austriaco al Piemonte che scatenò le ostilità il 26 aprile.
  • La seconda guerra d'indipendenza presentò deficienze tattiche nell'esercito piemontese, ma le forze alleate ottennero vittorie decisive in battaglie come Montebello e Magenta.
  • L'armistizio di Villafranca, firmato da Napoleone III, portò alla cessione della Lombardia al Piemonte e al ripristino dei vecchi sovrani negli Stati dell'Italia Centrale, infrangendo gli accordi di Plombières.
  • Le nuove trattative con la Francia permisero l'annessione della Toscana e dell'Emilia al Regno di Sardegna, in cambio della cessione di Nizza e Savoia, sancita da plebisciti nel marzo 1860.

L'inizio della causa italiana

Per la causa italiana, l’anno 1859 sembrò aprirsi sotto i migliori auspici. Infatti, al ricevimento di Capodanno del corpo diplomatico Napoleone III si era lamentato con l’ambasciatore austriaco, lamentandosi che i rapporti fra i due paesi non fossero così cordiali come un tempo. Qualche giorno più tardi Vittorio Emanuele II, in occasione dell’inaugurazione del Parlamento del Regno di Savoia pronunciò una frase molto significativa “… non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi”. L’impressione suscitata da tale frase sia in Italia che all’estero fu grandissima. Il 18 gennaio fu firmato il trattato franco-piemontese, sulla base gli accordi segreti di Plombières fra Napoleone III e Cavour. Qualche tempo dopo, Cavour ordinava il richiamo alle armi delle riserve e il rafforzamento delle difese sul Ticino; contemporaneamente, Garibaldi costituiva i “Cacciatori delle Alpi”, un corpo di volontari, regolarmente inquadrato nell’esercito sardo.

Trattative e tensioni diplomatiche

Dopo questi favorevoli inizi, però, ad un certo punto sembrò che la situazione prendesse una strada opposta. Innanzitutto, la diplomazia anglo-russo-prussiana avviò delle trattative per una pacifica soluzione della situazione italiana all’interno di un apposito congresso. Anche in Francia, la politica filoitaliana cominciava ad incontrare degli ostacoli: l’imperatrice Eugénie e il ministro degli esteri Walewski non condividevano l’idea di Napoleone III mentre del tutto ostili ad una guerra erano il mondo della finanza, i clericali e i conservatori. Il 18 aprile, Napoleone III chiese il disarmo, una condizione richiesta dall’Austria, per la partecipazione del Piemonte al congresso. Cavour si sentì tradito da Napoleone III e minacciò di rendere pubblico i contenuti degli accordi segreti di Plombières. Tuttavia, inaspettatamente, quando ormai sembrava che la politica di Cavour fosse compromessa, a Vienna, il partito militare aveva la meglio. Infatti, il 23 aprile, l’Austria inviò al Piemonte un ultimatum con il cui veniva ordinato in modo perentorio il disarmo, condizione necessaria per partecipare al congresso, dando tre giorni di tempo per la risposta. Si trattava di un’evidente provocazione da parte austriaca che fece scoppiare le ostilità il 26 aprile.

La seconda guerra d'indipendenza

La seconda guerra d’indipendenza non fu particolarmente brillante sul piano tattico e strategico. Da parte piemontese, l’esercito presentava delle deficienze a cui da parte austriaca corrispondeva un’incerta direzione da parte del comandante Gyulai. Quest’ultimo pensò di oltrepassare subito il Ticino in modo da impedire ai Francesi di riversarsi in Piemonte tramite le valli alpine e quindi poter colpire duramente l’esercito piemontese. Tuttavia, l’armata piemontese si era spostata verso sud in attesa dei Francesi che erano sbarcati a Genova, mentre a nord l’allagamento della regione di Vercelli, costituì un ostacolo per gli austriaci. Si alleati si congiunsero ad Alessandria e vinsero un primo scontro a Montebello, mentre i Piemontesi sconfiggevano la retroguardia austriaca a Palestro. Da parte sua, Garibaldi oltrepassava per primo il Ticino, sbaragliava il nemico a San Fermo (Oggi San Fermo della battaglia) e a Varese, occupava Como, Bergamo e Brescia. I Francesi cercarono di accerchiare gli Austriaci, spostandosi in direzione del Lago Maggiore; Gyulai, allora, si ritirò a Magenta dove il 4 giugno fu pesantemente sconfitto dall’esercito franco-piemontese. Quattro giorni dopo la vittoria di Magenta, Napoleone III e Vittorio Emanuele II entravano trionfalmente a Milano. Gli austriaci ripiegarono allora al di là del Mincio, nella fortezza del quadrilatero i cui vertici erano formati dalle fortezze di Peschiera del Garda, Mantova, Legnano e Verona e quindi comprese fra il Po, il Mincio e l’Adige. Qui lo stesso imperatore Francesco Giuseppe assunse il comando dell’esercito. I due eserciti si scontrarono pesantemente a Solferino e a San Martino. Gli Austriaci furono battuti dai Francesi nella prima località e dai Piemontesi nella seconda.

L'armistizio di Villafranca

Tuttavia, improvvisamente giunse la notizia che Napoleone III aveva firmato separatamente l’armistizio di Villafranca. L’imperatore francese aveva preso questa decisione perché gli avvenimenti italiani avevano preso una piega molto diversa rispetto a quella che egli sperava. Infatti, l’espansione del Regno Sardo minacciava di prendere proporzioni troppo vaste e soprattutto minacciava la prevista egemonia francese sulla penisola italiana. Occorre anche ricordare che nello stesso giorno in cui iniziavano le ostilità tra Piemonte e Austria, si ebbero diverse insurrezioni che portarono all’annessione di diverse regioni, fra cui lo Stato Pontificio, al Regno Sardo. Il fatto che venisse intaccata l’integrità territoriale dello Stato Pontificio aveva suscitato l’indignazione dei cattolici francesi, minacciando così il fragile equilibrio su cui si basava il potere di Napoleone III. Con l’armistizio di Villafranca, la Lombardia era ceduta dall’Austria a Napoleone III affinché, a sua volta la cedesse al Piemonte. Inoltre, negli Stati dell’Italia Centrale avrebbero dovuto ritornare i vecchi sovrani. Gli accordi di Plombières non venivano dunque rispettati. Furono avvisate, però, delle nuove trattative con la Francia. Cavour poté ottenere il consenso per l’annessione della Toscana e dell’Emilia, cedendo, in cambio, Nizza e Savoia. L’11 e il 12 marzo 1860 una serie di plebisciti sanzionava l’annessione ufficiale della Toscana e dell’Emilia al Regno di Sardegna.

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Domande da interrogazione

  1. Quali eventi hanno segnato l'inizio della causa italiana nel 1859?
  2. L'inizio della causa italiana nel 1859 è stato caratterizzato da un clima favorevole, con la firma del trattato franco-piemontese e l'innalzamento del grido di dolore da parte di Vittorio Emanuele II, che ha suscitato grande impressione sia in Italia che all'estero.

  3. Quali difficoltà ha affrontato Cavour nella sua politica durante le trattative diplomatiche?
  4. Cavour ha affrontato ostacoli significativi, tra cui la richiesta di disarmo da parte di Napoleone III e l'opposizione interna in Francia, che ha minacciato la sua strategia, portandolo a sentirsi tradito.

  5. Come si è svolta la seconda guerra d'indipendenza e quali furono i risultati iniziali?
  6. La seconda guerra d'indipendenza ha visto l'esercito piemontese affrontare difficoltà tattiche, ma ha portato a vittorie significative come quelle a Montebello e Palestro, con Garibaldi che ha conquistato diverse città.

  7. Qual è stata la causa principale dell'armistizio di Villafranca?
  8. L'armistizio di Villafranca è stato firmato da Napoleone III a causa dell'espansione del Regno Sardo, che minacciava la sua egemonia in Italia e suscitava l'indignazione dei cattolici francesi per l'integrità territoriale dello Stato Pontificio.

  9. Quali furono le conseguenze dell'armistizio di Villafranca per il Regno di Sardegna?
  10. Con l'armistizio, la Lombardia fu ceduta all'Austria e poi al Piemonte, mentre Cavour ottenne l'annessione della Toscana e dell'Emilia, cedendo Nizza e Savoia, sancita da plebisciti nel marzo 1860.

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