Concetti Chiave

  • L'abete protagonista è nato 10 anni fa sulle Alpi, cresciuto grazie alla fertilità del terreno e alla neve.
  • Dopo essere stato tagliato dai boscaioli, è stato esposto in un centro commerciale con un fiocco rosso e un cartellino.
  • Portato a casa, è stato decorato e trasformato in un albero di Natale, illuminato e circondato da regali.
  • Durante la vigilia di Natale, l'abete diventa il fulcro delle celebrazioni, con la famiglia che si scambia doni e auguri.
  • Dopo le festività, l'abete viene abbandonato e triturato, riflettendo sulla transitorietà dell'onore e della gloria ricevuti.

Indice

  1. La vita di un abete
  2. Il taglio e la vendita
  3. La trasformazione in albero di Natale
  4. La celebrazione del Natale
  5. Il declino post-festivo
  6. L'epilogo triste

La vita di un abete

Sono un abete, nato 10 anni fa sulle pendici delle Alpi, non lontano dalla sorgente del Po, da un seme trasportato da un uccello. La fertilità del terreno e la neve hanno contributo alla mia crescita. D’inverno. i miei rami si coprivano di neve e quasi toccavano a terra per il peso, ma con l’arrivo della bella stagione a volte qualche uccellino faceva il nido fra i miei rami; spesso, lungo il mio tronco si arrampicavano gli scoiattoli e i ghiri e in basso, le marmotte avevano scavato il loro rifugio e con il primo sole primaverile facevano capolino. Insomma, gli amici non mi mancavano. D’estate amavo crogiolarmi al sole e sentire il profumo delle genziane e delle giunchiglie. Quando poi cominciavano ad arrivare le prime giornate fredde, gli altri alberi perdevano le foglie, ma io, restavo verde perché ogni ago che cadeva veniva subito sostituito da un altro più verde. Non avevo paura del forte vento, anzi mi piaceva sentire il suo soffio.

Il taglio e la vendita

Quest’anno verso la fine di novembre è successo qualcosa di strano che, all’inizio, non mi sapevo spiegare. Alcuni boscaioli dotati di potenti seghe sono venuti, mi hanno tagliato il tronco, radendolo quasi al suolo. Ho provato un po’ di dolore. Mi hanno ammassato insieme ad altri abeti e ci hanno depositato in un magazzino dove alcuni uomini ci hanno imballato accuratamente. Quando ci siamo ritrovati alla luce del giorno, eravamo stati messi in mostra in un centro commerciale, ognuno di noi con un bel fiocco rosso ed un cartellino con un numero. L’ambiente era molto vasto e pieno di luci scintillanti.

La trasformazione in albero di Natale

Qualche giorno dopo è arrivato un signore non più giovane con un ragazzino, mi hanno preso, caricato in macchina e portato a casa loro. Mi hanno piantato in un vaso con della terra e dei sassi, anche se ormai non avevo più le radici. Poi hanno cominciato ad appendere ai miei rami delle decorazioni di tutti i colori, quindi hanno appoggiato delicatamente dei fili con delle lampadine piccolissime ed infine il tutto è stato completato da ghirlande argentate e dorate. La punta è stata infilata in una specie di tubo appuntito rigonfio, anch’esso lucido e brillante. Sui rami sono state collocate delle strisce di una sostanza filamentosa bianca: dicevano che era neve, ma lo so bene che la neve è un’altra cosa!

La celebrazione del Natale

La sera della vigilia di Natale, il vecchio signore è arrivato, ha cercato qualcosa in basso e ad un tratto i miei rami si sono illuminati di intermittenti luci multicolori. Ero sbalordito da quello che stava succedendo poi ho capito: ero diventato un luccicante albero di Natale che tutti ammiravano. Ad un tratto, poco alla volta, uno alla volta, i componenti della famiglia, sono entrati e, cercando di non fare rumore, hanno depositato ai miei piedi dei pacchi di varie dimensioni con fiocchi, stelle dorate e nastri argentati. Nella stanza, un salone assai ampio, era stata allestita una tavola apparecchiata, dall’aspetto scintillante: porcellane bianche e dorate, posate d’argento, bicchieri di cristallo, tovaglioli finemente ricamati ed un centro tavolo con vischio e agrifoglio e degli strani pupazzetti vestiti di rosso e con la barba bianca. Prima di passare a cena, sono stati scartati i pacchi: erano dei regali. Chi è rimasto sorpreso, chi dallo sguardo ha fatto capire che si aspettava qualcos’altro, ma è stato comunque un insieme di abbracci, di baci, di auguri e soprattutto di grida gioiose dei bambini.

Il declino post-festivo

Dopo questa parentesi gioiosa, per qualche giorno, sono stato messo un po’in disparte, ignorato: sì, è vero le luci erano sempre accese, ma tutti mi ignoravano, finché non siamo arrivati al 31 dicembre. Di nuovo era stata prevista una cena con tante portate a cui, questa volta, hanno fatto seguito della musica e dei balli. A mezzanotte tutti hanno brindato all’anno nuovo con dei bicchieri pieni spumante, ci sono stati ancora una volta abbracci e auguri.

Di nuovo, una pausa di qualche giorno: io cominciavo a soffocare, avevo troppo caldo e qualche ago cominciava a cadere, senza che ne rinascesse uno nuovo.

L'epilogo triste

Il 5 gennaio, vigilia dell’Epifania, quando il salone era vuoto, è entrata una donna, assai vecchia e coperta di stracci ed ha depositato ai miei piedi delle calze piene di dolci, poi ha infilato le prese nella spine ed io ho ricominciato a risplendere. I bambini sono arrivati di corsa: chi ha scoperto del cioccolato, chi dei croccanti, chi dei biscotti, chi dei giocattoli, insomma tutto ciò che si può desiderare.

L’indomani mattina tutto era più calmo e sul pavimento c’era un gran disordine come non avevo mai visto: pezzi di carta strappati, scatole aperte, nastri un po’ ovunque, carta stagnola. La signora è arrivata e, delicatamente, ha cominciato a togliermi di dosso tutte le decorazioni per riporle ben protette in appositi scatoloni ripieni di una sorta di paglia brillante. A poco a poco ho perso tutta la lucentezza e sono ritornato un abete normale, anzi, meno perché i miei aghi non erano più vigorosi come un mese prima. Toccandoli, cadevano e il ramo rimaneva spoglio. Ho pensato “Avrò bisogno di una bella cura ricostituente per riprendermi!” Non vedevo l’ora di ritornare fra i miei monti.

Ma non fu così: il mio tronco fu tagliato in tre pezzi e i rami spezzati (non ho sentito dolore perché ormai erano secchi). Così mutilato, fui depositato, o meglio abbandonato su di un marciapiede, accanto ad un bidone della spazzatura. Che fine poco gloriosa, dopo tanti giorni fra luci e decorazioni brillanti! Passò una grossa benna che mi sollevò e mi triturò fino a ridurmi in polvere. Una magra consolazione: almeno sarei servito da concime per gli altri alberi. Che strani gli uomini: prima ti circondano di onore e gloria, ricoprendoti di oggetti brillanti, poi ti buttano via come una cosa del tutto inutile.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine della vita dell'abete narrato nel testo?
  2. L'abete è nato 10 anni fa sulle pendici delle Alpi, da un seme trasportato da un uccello, e ha beneficiato della fertilità del terreno e della neve per crescere.

  3. Come si è sentito l'abete durante il suo periodo come albero di Natale?
  4. L'abete si è sentito sbalordito e orgoglioso quando è stato decorato e illuminato, diventando un albero di Natale ammirato da tutti, ma ha anche avvertito un senso di soffocamento e trascuratezza dopo le festività.

  5. Qual è stata la reazione della famiglia durante la celebrazione del Natale?
  6. La famiglia ha festeggiato con gioia, scambiando abbracci e regali, creando un'atmosfera di felicità e meraviglia, specialmente tra i bambini.

  7. Cosa è successo all'abete dopo le festività natalizie?
  8. Dopo le festività, l'abete è stato trascurato, ha cominciato a perdere aghi e, infine, è stato abbandonato e triturato, segnando un triste epilogo della sua vita.

  9. Qual è il messaggio finale del racconto riguardo alla vita dell'abete?
  10. Il racconto evidenzia la transitorietà della gloria e l'indifferenza umana, mostrando come l'abete, dopo aver vissuto momenti di splendore, sia stato ridotto a rifiuto, servendo solo come concime per altri alberi.

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