Essi lo trattano come un figlio e lo mettono a fare il nuzzaru per portare al pascolo i tacchini. Lì, Mommo conosce molte persone: un ex soldato (per lui una figura di riferimento), che gli insegnerà leggere e a scrivere; incontra anche Zì Girolamo, un amico di famiglia che dicono amico delle streghe e che incute timore al giovane ragazzo.
Lì a Mineo, Mommo prende il soprannome di Scurpiddu per la sua bassa statura e la sua magrezza.
Anche il lieto ritorno e successivamente la triste morte della mamma non scoraggiano Scurpiddu, che continua a andare felice in giro per le campagne di Mineo insieme alla sua taccola Paola, che, durante la storia, lo abbandonerà per vivere una vita libera.
Scurpiddu all’età di sedici anni parte volontario come soldato per realizzare il suo sogno di vedere il mondo, anche se gli è difficile il distacco dalla masseria a cui si è tanto affezionato.
Questo libro di Luigi Capuana è un classico di letteratura verista della vita di quei tempi e mi è piaciuto perché riesce a farti essere partecipe alla vita del ragazzo.