Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Nel XVIII secolo, la scienza giuridica considerava il diritto come consuetudine, sovrapponendo forme consuetudinarie al diritto formale per stabilire un ordine sistematico.
  • Durante l'Ottocento, lo stato veniva visto come soggetto di personalità giuridica, con la legge che rappresentava l'espressione della sua volontà, portando alla necessità di codificazione.
  • Si riteneva che l'unica fonte del diritto nell'Ottocento fosse la legge, riflettendo la volontà dello stato, contrariamente a visioni più pluralistiche attuali.
  • Il diritto e lo stato erano considerati simboli di una società borghese unita, con costituzioni flessibili che divennero rigide per uniformare la volontà statale tramite il voto popolare.
  • Nel Novecento, l'interesse borghese si affiancò a quello individuale, influenzato da questioni sociali e dalla necessità di tutelare le minoranze, segnando un'evoluzione nel concetto di diritto.

La scienza giuridica del XVIII secolo

La scienza giuridica del XVIII secolo, dunque, si fondava sulla concezione di diritto come consuetudine e, al fine di stabilire un ordine sistematico nel diritto, sovrapponeva le forme consuetudinarie al diritto formale. Essa, pertanto, non studiava il contenuto del diritto (la codificazione), bensì le caratteristiche e le tipologie delle norme vigenti.

La concezione giuridica dell'ottocento

La scienza giuridica dell’ottocento considerava lo stato come soggetto dotato di personalità giuridica e, pertanto, di volontà. In tal senso, la legge si configurava come espressione della volontà dello stato. L’emergere di questa concezione rese necessaria la codificazione della legge, cioè della volontà dello stato.

Contrariamente a quanto si sostiene oggi, nell’ottocento si riteneva che il diritto disponesse di un’unica fonte: la legge, cioè la volontà dello stato.

Il diritto e lo stato nell'ottocento

Nell’ottocento, in Europa, il diritto e lo stato erano essenzialmente considerati «stati borghesi», cioè simboli di una società accomunata dagli stessi interessi. Fino al XIX secolo le costituzioni erano flessibili; esse vennero rese rigide al fine di uniformare la volontà dello stato tramite l’espressione del voto da parte di tutti.

Evoluzione del diritto nel novecento

Nel corso del novecento, però, l’interesse borghese fu affiancato dall’interesse individuale. Tale differenza scaturì da due questioni principali: il problema sociale, concretizzato attraverso la Rivoluzione russa, e la necessità di tutelare le minoranze.

Dal punto di vista ideologico, infine, il positivismo giuridico fa coincidere la validità di una norma con l’applicazione del criterio di giustizia, passando dalla constatazione dei fatti alla loro valutazione pratica.

Domande da interrogazione

  1. Qual era la concezione del diritto nel XVIII secolo?
  2. Nel XVIII secolo, la scienza giuridica si basava sulla concezione del diritto come consuetudine, sovrapponendo le forme consuetudinarie al diritto formale, senza studiare il contenuto del diritto, ma piuttosto le caratteristiche delle norme vigenti.

  3. Come veniva vista la legge nell'ottocento?
  4. Nell'ottocento, la legge era considerata l'espressione della volontà dello stato, che era visto come un soggetto dotato di personalità giuridica, rendendo necessaria la codificazione della legge come unica fonte del diritto.

  5. Quali cambiamenti si sono verificati nel diritto nel novecento?
  6. Nel novecento, l'interesse borghese si affiancò all'interesse individuale, influenzato da eventi come la Rivoluzione russa e dalla necessità di tutelare le minoranze, mentre il positivismo giuridico collegava la validità delle norme all'applicazione del criterio di giustizia.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community