Concetti Chiave
- Schopenhauer, nato a Danzica, visse una vita segnata da eventi drammatici e sviluppò una filosofia pessimista, influenzata da Kant e associata a Leopardi.
- La sua opera principale, 'Il mondo come volontà e rappresentazione', esplora il concetto di noumeno e fenomeno, sostenendo che il noumeno è conoscibile e rappresenta la vera volontà di vivere.
- Per Schopenhauer, la vita è caratterizzata da un alternarsi di dolore e noia, con il desiderio come causa principale della sofferenza umana.
- Le vie di liberazione dalla volontà includono l'arte, che offre un'esperienza catartica, la morale basata sulla compassione e l'ascesi mistica, che implica la rinuncia ai desideri.
- Schopenhauer interpreta il suicidio non come negazione della volontà di vivere, ma come un tentativo di alleviare un desiderio insoddisfatto e intenso.
Vita e filosofia di Schopenhauer
Egli nacque a Danzica e condusse una vita segnata da eventi molto forti (come il suicidio del padre). Con la filosofia ebbe subito seguito solo verso la fine della sua vita. Come Hegel, anche lui insegnava, anche se le ore coincidevano e nessuno seguiva le sue lezioni, infatti veniva deriso. A causa di ciò, Schopenhauer nutriva antipatia nei confronti di Hegel; Le loro filosofie avevano temi uguali ma analizzate diversamente (come l’infinito o il sogno), ma analizzati diversamente. Il suo pensiero era spesso associato a quello leopardiano per via del suo pessimismo.
Influenze filosofiche e opere
Per elaborare la sua filosofia, Schopenhauer si ispirava a filosofi come Kant, dicendo che secondo lui, era stato il filosofo in grado di individuare la caratteristica della realtà, suddivisa tra fenomeno e noumeno. Anche Schopenhauer fa lo stesso, dicendo però che il noumeno, a differenza del pensiero di Kant, è conoscibile. All’interno dell’opera ‘il mondo come volontà di rappresentazione’ il mondo viene inteso come volontà (noumeno) e rappresentazione (fenomeno). Schopenhauer afferma “il mondo è mia rappresentazione”, poiché secondo lui il mondo fenomenico sarà diverso per ognuno. Anche nella sua filosofia, come in quella di Kant, si possono individuare le forme a priori di spazio e tempo, ossia, i principi di individuazione della rappresentazione (quindi del fenomeno). Le 12 categorie di Kant, per Schopenhauer possono essere alla causalità, che serve per avere conoscenza delle cose al di fuori di me, e a volte viene prima dello spazio e del tempo. Per Schopenhauer il fenomeno è illusione, ed è lontano dal noumeno, perciò il mondo noi lo possiamo vedere solo attraverso ciò (illusione). Il noumeno però può essere conosciuto (non con le nostre facoltà teoretiche e quindi a priori, poiché ci illuderebbero) attraverso il corpo (concentrazione). Tutti noi siamo ridotti ad una serie di desideri (in quanto desideriamo continuamente), perciò alla fine siamo ciò che desideriamo. Tutto ciò è riconducibile al noumeno, che non consiste nel raggiungimento del desiderio, ma nel desiderio stesso: quindi la nostra volontà sarà uguale al noumeno, ed è guidata dalla volontà di vita. Tutti gli esseri viventi sono caratterizzati dagli istinti di sopravvivenza (fame, accoppiamento e volontà di autoconservazione).
Pessimismo e volontà di vivere
La nostra vita non avrebbe senso se al suo interno non ci fosse un alternarsi di dolore e noia, perché noi siamo esseri desideranti, viviamo per istinto e siamo qualcosa di irrazionale. Se non avessimo questi istinti, e quindi se non fossimo legati alle forme di spazio e tempo, saremmo degli esseri perfetti ed eterni (Pensiero opposto a quello di Hegel, che invece diceva che tutto era razionale). La volontà di vivere si soggettiva su più livelli: nel primo abbiamo le forze della natura, dove l’uomo si trova all’apice, percependo la volontà e gli si presentano due ipotetiche scelte:
• Angoscia profonda.
• Le vie di liberazione.
Dolore e illusione nella vita
Il mondo è una mia interpretazione, il fenomeno è un’illusione, mentre il noumeno è vero e volontà di vivere. La volontà di vivere è l’unica forma che si manifesta attraverso le idee che non è non soggetta allo spazio e al tempo. Da ciò deriva una posizione pessimista ed irrazionale di Schopenhauer, che afferma alla fine che “tutto è dolore”: questo rappresenta un punto di vista cinico della sua visione, dove dice che alla fine è tutto volontà di vivere e desiderio. Persino l’istinto sessuale è un desiderio, e nell’atto di riproduzione la natura vi associa il piacere, poiché l’amore non esiste ma è solo un’illusione, che cerca di aggirare la presa di coscienza che compie l’uomo. L’uomo quindi è un essere desiderante e la sua vita è un pendolo tra il dolore e noia. Quando desidero qualcosa significa che mi manca e che la sua mancanza mi crea dolore e solo quando la ottengo, il dolore svanisce temporaneamente derivandone il mio piacere. Il piacere però, anch’esso è temporaneo, perché desidero subito qualcos’altro che mi manca e quindi il dolore ritorna, diventando l’elemento caratterizzante della nostra vita. Il dolore ha un’esistenza ontologica: tutto nella natura soffre ma gli altri ordini lo fanno inconsapevolmente. Anche la storia è piena di dolore, (ingiustizie o violenza) perciò alla fine ha più consistenza del piacere. Dunque Schopenhauer si chiede: se esistesse un ente buono creerebbe così tanto dolore? Dunque anche la religione è un’altra illusione come l’amore per non farci sentire il dolore.
Vie di liberazione
Si hanno 3 vie di liberazione della volontà:
• Arte: si ha quando contemplo un’opera e mi dimentico di ciò che mi circonda, esternandomi e diventando un tutt’uno con l’opera. Ha una funzione catartica (ti guarisce quando guardi qualcosa di bello) che dà un senso di pace. La musica è l’arte superiore, poiché non è così tanto legata alla materia come le altre arti. La via di liberazione dell’arte ha breve durata
La morale è fondata sulla compassione e sulla pietà. È diversa da quella di Kant (che vedeva una legge morale uguale per tutti), in quanto si basa sulla sofferenza: io, come tutti, non mi accontento mai, ma devo pensare che c’è chi sta peggio di me, quindi attraverso ciò cerco di alleviare il dolore degli altri per far sì che io possa aiutare anche me stesso, legandomi meno alle mie sofferenze. Questa è una via migliore della precedente, ma ancora non quella definitiva.
• Ascesi mistica: quest’ultima consiste nella scelta di rinunciare alla volontà, rinunciando quindi a ciò di cui si ha bisogno (sesso, cibo ecc.). Un esempio è quello di alcuni monaci, o degli eremiti, che si ritirano e vivono in contemplazione, estraniandosi da tutto ciò che desiderano e quindi smettendo di volere/desiderare.
Schopenhauer tra le vie di liberazione parla anche del suicidio del padre, dicendo che quando qualcuno si suicida, non nega la sua volontà di vivere ma dal momento che è molto desideroso e non riesce ad ottenere nulla, ricorre al suicidio per calmare il desiderio stesso, quindi non si tratta di negazione della propria volontà di vivere.
Domande da interrogazione
- Qual è la visione di Schopenhauer riguardo alla vita e al dolore?
- Come si differenzia il pensiero di Schopenhauer da quello di Hegel?
- Quali sono le tre vie di liberazione della volontà secondo Schopenhauer?
- In che modo Schopenhauer interpreta il concetto di noumeno e fenomeno?
- Qual è il ruolo del suicidio nella filosofia di Schopenhauer?
Schopenhauer sostiene che la vita è caratterizzata da un alternarsi di dolore e noia, poiché gli esseri umani sono esseri desideranti. La sua filosofia esprime un pessimismo profondo, affermando che "tutto è dolore" e che il piacere è solo temporaneo, poiché subito dopo si desidera qualcos'altro che manca.
Schopenhauer nutre antipatia verso Hegel, nonostante entrambi trattino temi simili. Mentre Hegel sostiene che "tutto è razionale", Schopenhauer propone una visione irrazionale, affermando che la vita è dominata dalla volontà di vivere e dal desiderio, piuttosto che dalla razionalità.
Le tre vie di liberazione sono: l'arte, che offre una catarsi temporanea; la morale, basata sulla compassione e sulla pietà; e l'ascesi mistica, che implica la rinuncia ai desideri e alla volontà, come praticato da alcuni monaci.
Schopenhauer, ispirato da Kant, distingue tra noumeno (la realtà vera) e fenomeno (l'illusione del mondo percepito). A differenza di Kant, sostiene che il noumeno è conoscibile, ma solo attraverso il corpo e non con le facoltà teoretiche.
Schopenhauer considera il suicidio non come una negazione della volontà di vivere, ma come un atto di chi, sopraffatto dai desideri insoddisfatti, cerca di calmare il proprio desiderio. In questo modo, il suicidio diventa una risposta alla sofferenza piuttosto che una negazione della vita.