Indice

  1. Schema di un neurone
  2. Canali del neurone

Schema di un neurone

Esso ha dei dendriti, ovvero delle diramazioni piccole, dirette ad altre cellule vicine e un assone, ovvero la parte più lunga del neurone, che serve a comunicare (fa collegamenti a lunga distanza) con un secondo neurone di moto (nel caso in cui anche il primo lo sia) oppure con una ghiandola, un muscolo. Il neurone deve trasmettere il segnale elettrico: esso nasce nel segmento iniziale dell’assone (AIS) e saltatoriamente viaggia da un nodo all’altro quando la fibra è mielinica. Questo segnale ha una peculiarità: viaggia secondo le regole verso il bersaglio dell’assone, ma lo fa anche antidromicamente (in senso opposto) verso il corpo cellulare. Il segnale che torna sembra avere la funzione di informare il neurone stesso del segnale che è stato propagato.

Canali del neurone

I neuroni in cui è presente un segmento dove nasce il segnale presentano una grande quantità di canali voltaggio-dipendenti: quelli per il sodio sono essenziali alla nascita e propagazione del segnale, quelli del potassio hanno una funzione di riequilibrio dell’elettricità interna ed esterna dell’assone, mentre quelli per il calcio possono avere anche funzioni inibitorie sul segnale.
Un neurone dell’ippocampo (sede della memoria a breve termine) che ha un segmento AIS dove nasce il segnale elettrico ed è chiamato a rispondere a stimoli. Se questo neurone viene bombardato da un numero esagerato di stimoli, esso sposta il suo segmento AIS più lontano dal corpo cellulare, in modo da poterne ignorare alcuni.
Nel secondo caso: un neurone del sistema uditivo di un animale. Deprivando l’animale da suoni, il segmento iniziale del suo neurone diventa molto più grande per raccogliere qualsiasi stimolo possa arrivare.
Il sistema nervoso è dunque molto flessibile e può modellarsi continuamente.
Il sistema motorio funziona bene perché riceve molte informazioni attraverso la corteccia somato-sensoriale. In alcuni animali, la corteccia motoria e quella sensitiva sono mescolate.
Alcuni chirurghi plastici hanno effettuato uno studio: operando sul plesso brachiale di alcuni soggetti, essi hanno rimosso alcuni nervi per poi studiarli istologicamente, con una sostanza che colora le fibre sensitive differenziandole da quelle motorie.
Dallo studio è possibile ricavare che, in tutti i rami del plesso brachiale, le fibre sensitive sono molto più presenti di quelle motorie in una quantità davvero elevata per quelli che sarebbero i parametri di valutazione.
Nel nervo mediano (molto importante per la manualità fine della mano) solo il 5% delle fibre sono motorie, mentre il 95% è rappresentato da fibre sensitive; nel nervo ulnare il 6% sono motorie e il 94% sensitive.
Il movimento dunque è l’atto finale di un processo estremamente complesso che fonda tutto sulle informazioni e quindi su quello che sarebbe lo stimolo e l’impulso nervoso che si propaga mediante quello che sarebbe il processo di depolarizzazione e che consente la neurotrasmissione.

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