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Concetti Chiave

  • L'evoluzione del pensiero di Schelling si distacca dal fichtiano, affrontando il rapporto tra Io e natura in maniera più integrata e complessa.
  • Schelling propone l'unità di Spirito e natura come momenti di un unico principio, sottolineando la complementarità tra fisica speculativa e idealismo trascendentale.
  • La filosofia di Schelling si fonda sull'organicismo, concependo la natura come un organismo vitale animato da un principio spirituale inconscio, in contrasto con il meccanicismo.
  • L'Io viene analizzato come empirico e ideale, con il sapere cosciente che emerge da un processo di appropriazione volontaria e non inconscia.
  • Schelling attribuisce all'arte un ruolo centrale nella conoscenza, poiché essa riesce a esprimere l'inconscio e a connettere il soggettivo-conscio con l'oggettivo-inconscio.

Qual è l'evoluzione del pensiero di Schelling?

La riflessione di Schelling è ispirata inizialmente dal pensiero fichtiano anche se, successivamente, Schelling se ne discosta per il modo di concepire la natura. Nella filosofia di Fichte, infatti, non è chiaro come il Non-io (natura) possa derivare dall’Io, dal momento che è anche eterogeneo rispetto ad esso, e come l’Io possa essere definito “assoluto” nonostante non comprenda l’intera realtà (natura gli è estranea).

L'unità di Spirito e natura

La natura e lo Spirito devono infatti essere considerati come momenti dello sviluppo di un unico principio, che comprenda in sé sia l’aspetto soggettivo-attivo (Io/Spirito) sia quello oggettivo-passivo (natura). L’Assoluto è quindi un’unità indistinta di Spirito e natura, cui corrispondono due approcci filosofici: la fisica speculativa che deriva lo Spirito dalla natura, e l’idealismo trascendentale che ricava la natura dallo Spirito. Queste direzioni sono complementari e inscindibili.

La fisica speculativa e l'organicismo

La fisica può essere dedotta a priori in quanto oggettivazione e sviluppo del principio spirituale. I concetti relativi alla natura una volta che sono conosciuti (tramite l’esperienza) si manifestano come necessari e come organizzati in un sistema coerente, come deducibili da principi razionali. La natura è animata da un principio spirituale inconscio. La natura nel suo insieme è concepita come un unico organismo vitale (organicismo) il quale non può essere spiegato dal meccanicismo perché non vale il principio di causalità per la natura. Il finalismo (presente in una pianta o in un animale) è proprio dell’organismo in quanto tale e non è dato dal soggetto conoscente (diversamente da Fichte).

La natura è Spirito inconscio (o “spirito pietrificato”) e lo Spirito è natura autocosciente concetti di natura che si rifà al panteismo spinoziano.

La natura è spirituale in due sensi:

a. nelle sue leggi, che ne esprimono la spiritualità immanente, ricostruita consapevolmente dalla scienza della natura.

b. nei suoi fenomeni, nei quali si manifesta una spiritualità irriducibile alle spiegazioni meccanicistiche (come il magnetismo, la luce e la gravità, scoperte dell’epoca)

Il vitalismo e le forze naturali

Vitalismo: la natura è pervasa da forze che sono spiritualità ancora inconscia che cerca la via per raggiungere la coscienza, trovandola negli organismi animali e soprattutto nell’uomo.

Le due forze che regolano la natura sono quella di attrazione e quella di repulsione, il cui rapporto da luogo alla materia, la cui inerzia è l’equilibrio tra le due forze. Quando l’equilibrio viene rotto si ha il momento detto chimismo, in cui la vitalità della natura è più evidente (nei fenomeni elettrici e nella luce). L’equilibrio viene poi ristabilito per poi essere di nuovo rotto e così via. Nella vita organica l’equilibrio si rompe continuamente a causa dei processi biologici e l’attività della natura è ininterrotta. Con l’uomo la natura raggiunge la soglia della coscienza e diviene soggetto. (Natura = “Spirito visibile”; Spirito = “Natura invisibile”).

Idealismo trascendentale e le tre epoche

Idealismo trascendentale: “Idealismo” perché il suo oggetto è il sapere del mondo come sistema di idee e “trascendentale” perché non prescinde dall’oggetto stesso, dalla natura, la quale è avvertita come estranea dal soggetto.

Le tre epoche, o momenti, scandiscono lo sviluppo della Natura nel suo diventare Spirito e quello dell’Io verso l’autocoscienza.

1) Prima epoca: passaggio dalla sensazione originaria fino all’intuizione produttiva. La sensazione è il momento in cui l’Io non è consapevole di essere all’origine della natura e il sentito viene percepito come oggetto indipendente che agisce su di lui. L’intuizione produttiva è sempre inconscia ed è quando l’Io si trova di fronte all’oggetto e lo sente come reale. La materia così prodotta è speculare all’Io, così come i momenti sono speculari allo sviluppo della coscienza. Alla sensazione corrisponde la produzione della materia nelle tre dimensioni: lunghezza (magnetismo), superficie (elettricità) e spessore (processo chimico).

2) Seconda epoca: dall’intuizione produttiva alla riflessione. Si realizza con la separazione del soggetto dall’oggetto cioè attraverso la nascita dell’organismo.

3) Terza epoca: dalla riflessione fino all’assoluto atto di volere. L’Io prende coscienza dei concetti a priori mediante un processo di astrazione dei concetti dalle cose.

L'Io e la coscienza

l’Io di viene oggetto a sé medesimo, in quanto empirico. Dall’Io empirico si differenzia l’Io ideale che è consapevole dell’Io empirico cioè consapevole di sapere le cose. Il sapere cosciente viene attinto anche mediante coscienza indiretta, cioè coscienza elaborata da altri di cui il singolo si appropria.

Questa appropriazione non è più inconscia ma dipende da una volontà libera e si colloca pertanto nell’ambito della filosofia pratica. Perciò l’azione è diversa per ogni individuo e il singolo riconosce l’esistenza di altre intelligenze a lui distinte e indipendenti.

L’esistenza di altre intelligenze fuori del singolo è la garanzia dell’oggettività del mondo, perché, dato che il soggetto produce l’oggetto, questo non risulterebbe distinto dall’individuo se non esistesse anche per altri.

L'umanità e la storia

L’iterazione tra individui produce un’unica realtà spirituale, l’umanità che si sviluppa nella storia in un processo infinito. La storia non è fatta dal singolo, ma dalla specie che è espressione dello Spirito: la finalità della specie, nella quale cadono le intenzioni dell’individuo, è un tessuto di necessità che esprimono l’Assoluto, il quale diviene mediante questo processo consapevole di sé.  soluzione del problema di conciliare la razionalità della storia con la libertà umana: la storia è prodotta dall’umanità la quale però fa la storia inconsciamente.

L'Assoluto e l'arte

L’Assoluto (avvertito dall’uomo come una certa razionalità) si rivela nella storia in tre modi (epoche):

• Come destino: forza impersonale che l’individuo non può controllare, né comprendere.

• Come legge (natura): una necessità comprensibile all’uomo.

• Come provvidenza: spiritualità soggettiva (non più oggettiva come la legge della natura).

Anche quando lo Spirito raggiunge la massima autocoscienza, mantiene sempre dentro di sé una naturalità, un substrato inconscio (l’intuizione produttiva). Il livello più elevato della conoscenza dovrà quindi unire i due concetti spirituali di conscio e inconscio. Questa sintesi avviene nell’intuizione estetica, nell’arte (idealismo estetico). Per Schelling l’arte ha una funzione conoscitiva superiore a quella della filosofia in quanto coglie ed esprime anche il lato inconscio, oggettivo dello Spirito. L’opera d’arte è natura che esprime direttamente significati ideali e mette direttamente in contatto il soggettivo-conscio e l’oggettivo-inconscio.

Le proprietà dell’arte sono esemplificate dalla mitologia greca in quanto è spiritualità inconscia che via via diviene cosciente nella storia e in quanto contiene “simboli per tutte le idee”.

Filosofia dell'identità e l'Assoluto

Nell’idealismo trascendentale l’Assoluto era definito come l’unità di natura e Spirito derivabili l’uno dall’altra, tuttavia manca un momento originario dal quale entrambi siano derivabili.

Nella filosofia dell’identità l’Assoluto è definito come l’identità tra l’ideale e il reale, tra l’spetto soggettivo (lo Spirito) e oggettivo (la natura) ed è identificato con Dio.

Dall’Assoluto si possono derivare direttamente solo le idee delle cose (platonismo), mentre la materia e gli individui empirici rappresentano la decadenza di queste idee. Questo processo per permettere al finito di uscire dall’infinito, implica un salto che è causato dalla colpa del finito, una sorta di peccato originale in seguito al quale l’esistente si separa dall’ente.

Questa caduta porta all’isolamento dell’essere dal tutto. Tuttavia l’intero universo e l’intera storia umana vengono lette come un processo di ricongiungimento con l’Assoluto.

Nell’Assoluto come identità convivono opposti che solo nel mondo reale si differenziano. Perciò, siccome Dio contiene in sé anche un principio inconscio, deve iniziare un recupero di sé, una redenzione cosmica.

Dio è conscio e inconscio, bene e male, è una persona che lotta per chiarire sé a se stesso, è un essere storico il cui sviluppo è il mondo, e per questo deve realizzarsi attraverso la storia.

La stessa dinamica riguarda anche l’uomo, fondamento inconscio da riscattare.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la differenza principale tra il pensiero di Schelling e quello di Fichte riguardo alla natura?
  2. Schelling si distacca dal pensiero fichtiano, evidenziando che la natura non può derivare dall’Io, poiché è eterogenea rispetto ad esso, e propone un’unità di Spirito e natura come momenti di un unico principio.

  3. Come si manifesta l'organicismo nella filosofia di Schelling?
  4. L'organicismo in Schelling concepisce la natura come un unico organismo vitale, animato da un principio spirituale inconscio, che non può essere spiegato dal meccanicismo, ma richiede un approccio finalista.

  5. Quali sono le tre epoche dello sviluppo della Natura secondo l'idealismo trascendentale?
  6. Le tre epoche sono: 1) dalla sensazione all'intuizione produttiva; 2) dall'intuizione produttiva alla riflessione; 3) dalla riflessione all'assoluto atto di volere, segnando il passaggio verso l'autocoscienza dell'Io.

  7. In che modo l'arte è considerata da Schelling rispetto alla filosofia?
  8. Schelling attribuisce all'arte una funzione conoscitiva superiore rispetto alla filosofia, poiché essa esprime il lato inconscio dello Spirito e mette in contatto il soggettivo-conscio con l'oggettivo-inconscio.

  9. Come si definisce l'Assoluto nella filosofia dell'identità di Schelling?
  10. Nell'idealismo trascendentale, l'Assoluto è l'unità tra natura e Spirito, mentre nella filosofia dell'identità è visto come l'identità tra l'ideale e il reale, identificato con Dio, che include sia il conscio che l'inconscio.

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