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Concetti Chiave

  • I termini legati all'eutanasia, come accanimento terapeutico e testamento biologico, stanno emergendo nel dibattito pubblico, evidenziando la polarizzazione della società su questi temi.
  • Il caso di Eluana Englaro, in coma per diciassette anni, ha suscitato una battaglia legale tra il desiderio dei genitori di rispettare la sua volontà e le opinioni contrastanti degli esperti medici.
  • Opinioni divergenti tra specialisti: alcuni sostengono la sospensione dell'alimentazione per considerare Eluana un vegetale, mentre altri affermano che necessiti di assistenza di base come ogni essere umano.
  • Beppino Englaro ha combattuto legalmente per far rispettare la volontà della figlia, portando alla sospensione dell'alimentazione e alla sua successiva morte.
  • Il caso Englaro continua a influenzare l'opinione pubblica italiana, spingendo molte persone a voler definire un testamento biologico, evidenziando la necessità di un quadro normativo chiaro in materia.

Eutanasia

Eluana Englaro

Il dibattito sull'eutanasia

Termini come Eutanasia, accanimento terapeutico, testamento biologico, stanno entrando sempre più nel nostro vocabolario e soprattutto nel dibattito mediatico nel quale quotidianamente siamo immersi. Casi eclatanti come quelli di Giorgio Welby o di Eluana Englaro hanno letteralmente spaccato la nostra società tra favorevoli e contrari. Welby lo abbiamo visto decidere lui per sé stesso: in un esercizio di libero arbitrio ha preferito morire piuttosto che vivere nelle condizioni dettate dalla sua malattia.

Il caso di Eluana Englaro

Il caso Englaro è invece sostanzialmente diverso: Eluana, in seguito a un bruttissimo incidente, era ricoverata in coma profondo da diciassette anni, i suoi genitori hanno lottato e soprattutto hanno sperato che un giorno potesse risvegliarsi da quel sonno profondo e tornare la ragazza di sempre. Vari sono stati i tentativi di "risveglio dal coma", ma le cure non sono mai riuscite a riportare Eluana allo stato cosciente.

Il primario del reparto di Neurologia dell'ospedale Niguarda di Milano, Carlo Alberto Defanti, che ha avuto in cura Eluana qualche anno fa, ha commentato così la sua condizione: "Malgrado non soffra direttamente per il suo stato, dovrebbe essere chiaro a tutti che la sua condizione è priva di dignità. Di lei rimane un corpo privo della capacità di provare qualsiasi esperienza, totalmente nelle mani del personale che la assiste. La sua condizione è penosa per coloro che la assistono e che hanno ormai perduto da tempo la speranza di un risveglio e per i suoi genitori, che hanno perso una figlia, ma non possono elaborarne compiutamente il lutto".

Opinioni mediche contrastanti

Una sentenza che sembrava definitiva, eppure non tutti gli esperti erano concordi: Eluana respirava da sola, non esisteva una macchina che la teneva in vita e per vivere aveva bisogno di mangiare e bere come tutti, solo che il suo cibo passava attraverso un sondino. Gian luigi Gigli, professore di Neurologia all’Università di Udine, in una lettera indirizzata al Procuratore generale della Corte d’Appello di Milano, aveva chiesto a nome suo e di venticinque suoi colleghi di fare un “intervento urgente che blocchi, prima che sia troppo tardi, l’esecuzione di quella che sempre più appare come una sentenza di condanna a morte" ricordando che “il paziente in stato vegetativo non necessita di alcuna macchina per continuare a vivere, non è attaccato ad alcuna spina. Non è un malato in coma, né un malato terminale, ma un grave disabile che richiede solo un’accurata assistenza di base, analogamente a quanto avviene in molte altre situazioni di lesioni gravi di alcune parti del cervello[...]la nutrizione e l’idratazione del paziente, per quanto assistite, non sono assimilabili a una terapia medica, ma costituiscono da sempre gli elementi fondamentali dell’assistenza, proprio perché indispensabili per ogni persona umana, sana o malata. La cannula attraverso cui la nutrizione viene fornita non altera tale elementare verità, essendo al massimo assimilabile ad una protesi ad un ausilio”.

Da una parte alcuni specialisti si sono schierati a favore della dolce morte per Eluana attraverso la sospensione dell'alimentazione, sostenendo che un paziente in stato vegetativo è appunto un vegetale e quindi non ha più nulla a che spartire con la vita umana, che per sua natura è di livello superiore. La stessa scienza, attraverso un'altra corrente di pensiero, ha fatto notare che Eluana presentava comunque una capacità di vita autonoma, non legata alle macchine, ma dipendeva come qualsiasi essere umano dalla necessità di essere alimentata.

Insomma neanche la scienza, che dovrebbe fornire verità oggettive e incontrovertibili è riuscita a dare una risposta definitiva. Ma anche se ci fosse stata unanimità a livello scientifico, non sarebbe stato sufficiente a decidere: quando si parla dell'uomo, la sola verità scientifica non può essere l'unica discriminante, ma entrano in gioco altre variabili come sentimenti e valori morali. Ciò che tecnicamente è corretto può non esserlo a livello morale: da qui la difficoltà di scegliere nel campo della bioetica.

La battaglia legale di Beppino Englaro

Beppino Englaro, il papà di Eluana, dal canto suo ha portato avanti una costante e duratura battaglia legale per far sospendere l'alimentazione alla figlia per rispettare la sua volontà: in vita (cosciente) avrebbe detto di non voler mai vivere una esistenza simile. E in virtù di questo i giudici hanno stabilito che l'alimentazione di Eluana venisse così sospesa. Così è sopraggiunta la morte: una crisi cardiaca dovuta alla disidratazione.

L'impatto del caso Englaro sulla società

Oggi Eluana non c'è più, ma ancora il "Caso Englaro" fa parlare e continua a dividere l'Italia in due parti opposte e a coinvolgere gran parte del pubblico: molti sono quelli che sostengono i genitori di Eluana, così come sono molti quelli che sono contro la decisione del padre, perchè nessun uomo, neanche un genitore, può scegliere della vita o della morte di un altro uomo.

Che l'opinione pubblica sia rimasta influenzata da questo fatto di cronaca lo dimostrano le tante persone, che in questi ultimi mesi, si sono iscritte o aderiscono a gruppi (sui social-network) in cui si condivide un testamento biologico, per decidere della propria vita e soprattutto, in questo caso, della propria morte quando non si è più nelle condizioni di decidere. Ma in assenza di un quadro normativo di riferimento, casi come quello Englaro saranno destinati a ripetersi e soprattutto la scelta sarà nelle mani della discrezionalità dei giudici. Se i cittadini esprimono un bisogno, chi li governa dovrebbe soddisfarlo.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la differenza principale tra il caso di Giorgio Welby e quello di Eluana Englaro?
  2. Mentre Welby ha esercitato il suo libero arbitrio decidendo di morire, Eluana Englaro è rimasta in coma profondo per diciassette anni, con i suoi genitori che speravano in un risveglio, rendendo la sua situazione più complessa e controversa.

  3. Qual è la posizione del dottor Carlo Alberto Defanti riguardo alla condizione di Eluana?
  4. Il dottor Defanti ha descritto la condizione di Eluana come priva di dignità, evidenziando che, sebbene non soffrisse direttamente, il suo stato era penoso per chi la assisteva e per i suoi genitori, che avevano perso la speranza di un risveglio.

  5. Quali sono le opinioni contrastanti degli esperti riguardo alla vita di Eluana?
  6. Alcuni esperti sostenevano che Eluana fosse un grave disabile che necessitava di assistenza, mentre altri ritenevano che un paziente in stato vegetativo non avesse più nulla a che spartire con la vita umana, giustificando la sospensione dell'alimentazione.

  7. Qual è stata la battaglia legale di Beppino Englaro?
  8. Beppino Englaro ha combattuto legalmente per far sospendere l'alimentazione alla figlia, sostenendo che in vita Eluana avesse espresso il desiderio di non voler vivere in quelle condizioni, portando infine alla sua morte per disidratazione.

  9. Come ha influenzato il caso Englaro l'opinione pubblica in Italia?
  10. Il caso Englaro ha diviso l'opinione pubblica italiana, con molte persone che si sono unite a gruppi per condividere un testamento biologico, evidenziando un bisogno di regolamentazione in materia di eutanasia e scelte di vita e morte.

Domande e risposte

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