Concetti Chiave
- L'influenza di Trieste sulla poesia di Saba deriva dalla ricca diversità culturale e religiosa della città, che gli ha permesso di esplorare movimenti letterari moderni pur restando legato alla tradizione.
- Saba nutre un profondo rispetto per la tradizione letteraria italiana, studiando autori da Petrarca ai poeti del Settecento, nonostante l'italiano non fosse la lingua predominante a Trieste.
- Il poeta si definisce come un "poeta meno rivoluzionario", utilizzando un linguaggio semplice e diretto, paragonandosi a un ciabattino che rinnova vecchie suole, per differenziarsi dal sentimento innovativo del suo tempo.
- Le "trite parole" di Saba sono termini convenzionali usati da altri poeti, che egli riabilita per renderli accessibili al pubblico comune, senza vergognarsi di un linguaggio semplice e generico.
- Il suo approccio alla poesia si caratterizza per frequenti ripetizioni e variazioni delle stesse parole, arricchendo il suo linguaggio e creando un legame diretto con la quotidianità.
L'influenza di Trieste su Saba
Il poeta stesso in “Storia e cronistoria del Canzoniere” si definisce come “periferico”, facendo riferimento all’influenza che la sua città natale ebbe nel suo stile letterario personale. Saba nacque infatti a Trieste, una città nucleo di diverse religioni, culture e nazionalità, questo gli permise di cogliere l’impronta di movimenti letterari che si stavano sviluppando nell’epoca moderna, come il simbolismo, ma al contempo mantenendo un legame con la propria tradizione.
Saba e la tradizione letteraria
Per tradizione lui intende l’apparato letterario italiano che lui tanto aveva amato e studiato, da Petrarca fino ai poeti settecenteschi, l’italiano non era infatti la lingua ufficiale nella Trieste del tempo, solitamente si parlava il dialetto oppure il tedesco, dato che fino a poco tempo prima la città era parte integrante dell’impero asburgico.
Il linguaggio semplice di Saba
Questi aspetti lo portano ad autodefinirsi come un “poeta meno, formalmente, rivoluzionario che ci sia”, in particolare cerca di dimostrare questo aspetto nella lirica “Serena disperazione”, in cui confrontò il suo ruolo letterario con quello di un ciabattino che “vecchie suola s’affanna a rifar nuove”, quindi si discosta dal sentimento generale di inizio novecento, che portava gli autori a cercare sempre qualcosa di nuovo, di innovativo per imporsi come scrittori originali. Per farlo, utilizza un linguaggio che lui stesso addita come semplice, il linguaggio della sua letteratura viene infatti descritto come “rasoterra”, questo gli permette di non differenziare tra le parole tipicamente appartenenti al mondo della letteratura e quelle invece parte della quotidianità, che invece per Saba potevano godere dello stesso valore dignitoso.
Le "trite parole" di Saba
Le parole da lui utilizzate possono essere meglio interpretate come “trite parole”, come lui stesso affermò nel componimento “Amai” del “Canzoniere”, con questo intende definire tutti quei termini che sono stati sfruttati da innumerevoli poeti del passato in diversi componimenti e per questo considera convenzionali. Non per questo però sono banali, egli riabilita infatti la tradizione per renderla di conseguenza accessibile ad un pubblico non necessariamente colto, a differenza quindi di poeti come D’Annunzio che si elevavano a vati, Saba comunica direttamente con la gente comune senza considerare questo suo approccio come vergognoso, questo lo porta ad utilizzare termini anche molto generici come “cosa”, prima mai associati ad un linguaggio letterario. Questa sua abitudine viene poi anche enfatizzata dalle frequenti ripetizioni delle stesse parole, semmai arricchendo e variando ogni volta la combinazione.
Domande da interrogazione
- Qual è l'influenza di Trieste sullo stile letterario di Saba?
- Come si distingue il linguaggio di Saba rispetto ad altri poeti del suo tempo?
- Cosa intende Saba con il termine "trite parole"?
Saba si definisce "periferico" e riconosce l'influenza di Trieste, una città ricca di culture e religioni, sul suo stile. Questa diversità gli ha permesso di abbracciare movimenti letterari moderni come il simbolismo, mantenendo però un legame con la tradizione letteraria italiana (come indicato nel testo).
Saba utilizza un linguaggio semplice e "rasoterra", evitando la ricerca di innovazioni formali. Si autodefinisce un "poeta meno rivoluzionario", cercando di comunicare con la gente comune attraverso parole quotidiane, contrariamente a poeti come D’Annunzio (come evidenziato nel testo).
Con "trite parole", Saba si riferisce a termini convenzionali già utilizzati da altri poeti, ma non li considera banali. Anzi, riabilita la tradizione rendendola accessibile a un pubblico più ampio, utilizzando anche termini generici e ripetizioni per arricchire il suo linguaggio (come spiegato nel testo).