Concetti Chiave
- Il nome di San Pietroburgo viene cambiato in Pietrogrado dallo zar all'inizio della prima guerra mondiale per motivi di nazionalismo russo.
- Le manifestazioni a Pietrogrado iniziano nel gennaio 1917, con operai in sciopero per aumenti salariali e donne che celebrano la Giornata internazionale della donna.
- Nonostante il freddo, le manifestazioni crescono, culminando in una partecipazione di circa 240.000 persone il 25 febbraio 1917.
- Il governo ordina all'esercito di intervenire contro i manifestanti, ma alcuni reparti si ammutinano, rifiutando di sparare sulla folla.
- Il 27 febbraio, l'ammutinamento di un reggimento porta alla trasformazione delle manifestazioni in una rivoluzione, con Pietrogrado conquistata dagli insorti.
Qual è il cambio di nome della città?
All'inizio della prima guerra mondiale lo zar ha deciso che San Pietroburgo è un nome troppo 'germanico' per una capitale russa, e per questo motivo ribattezza la città con il nome di Pietrogrado. La città ospita i palazzi del governo e della Duma (il parlamento russo), ospita anche diverse industrie, tra cui la Putilov, una delle principali fabbriche russe di armi.
Le manifestazioni a Pietrogrado
Dall'inizio del 1917 i suoi operai e quelli di altre fabbriche situate nei dintorni della città, sono in agitazione. Hanno manifestato all'inizio di gennaio per commemorare la domenica di sangue che ha fatto scoppiare la rivoluzione del 1905. Dal 18 febbraio (data determinata sulla base dei calendario giuliano) sono in sciopero per ottenere aumenti di salario. Il 23 febbraio 1917 per le strade di Pietrogrado scendono anche molte donne che vogliono celebrare la "Giornata internazionale della donna". Fa freddissimo e le persone per strada sono molte ma diventano ancora di più quando alle donne si uniscono gli operai del Putilov appena informati che la direzione della fabbrica ha deciso una serrata e che non vuole pagarli un soldo in più di salario. Agli slogan per l'emancipazione della donna se ne mescolano altri per il pane, contro i capitalisti, contro il governo, contro la Duma e perfino contro lo zar.
L'intervento dell'esercito e l'ammutinamento
Ma lo zar è lontano, al fronte: vi si è recato il 22 febbraio lasciando Pietrogrado in treno. Il governo è distratto dalla guerra e non dà troppo peso alla manifestazione, altre ce ne sono state, altre ce ne saranno pensano i politici. E quindi i reparti dell'esercito di stanza a Pietrogrado hanno l'ordine di raccogliere provocazioni e di non intervenire. Resta il fatto che nonostante il freddo la gente non smette di manifestare e dopo due giorni (25 febbraio) sono ancora lì in 240.000 secondo le stime. Il 26 febbraio il governo, sollecitato dallo zar, ordine all'esercito di intervenire. E l'esercito lo fa sparando sulla folla, infatti 40 sono stati morti tra i dimostranti. Questo è un fatto grave ma per il governo è ancora più grave che qualche reparto dell'esercito, proprio quel giorno, abbia dato segno di non volere ubbidire agli ordini. Il giorno seguente ovvero il 27 febbraio un intero reggimento si ammutina. Soldati stanchi, giovani di estrazione popolare in attesa di tornare al fronte non hanno alcuna voglia di sparare sulla folla. E allora non ascoltano i propri comandanti e nella folla si mescolano portandosi dietro altre armi che vengono distribuite ai dimostranti. La manifestazione dilaga e diventa rivoluzione e alla fine della giornata Pietrogrado e in mano agli insorti.
Domande da interrogazione
- Perché San Pietroburgo è stata ribattezzata Pietrogrado durante la prima guerra mondiale?
- Quali eventi hanno portato all'escalation delle manifestazioni a Pietrogrado nel 1917?
- Qual è stata la reazione del governo e dell'esercito alle manifestazioni a Pietrogrado?
- Come si è trasformata la manifestazione in una rivoluzione a Pietrogrado?
Lo zar ha deciso di cambiare il nome di San Pietroburgo in Pietrogrado perché lo considerava troppo 'germanico' per una capitale russa, come indicato nel testo.
Le manifestazioni sono iniziate a gennaio per commemorare la domenica di sangue del 1905 e si sono intensificate il 23 febbraio con la partecipazione di donne per la "Giornata internazionale della donna", unite agli operai in sciopero per aumenti di salario, come descritto nel testo.
Il governo inizialmente ha ignorato le manifestazioni, ritenendole una routine, ma dopo che l'esercito ha sparato sulla folla, causando morti, alcuni reparti hanno iniziato a disobbedire agli ordini, portando a un ammutinamento, come riportato nel testo.
La manifestazione è degenerata in rivoluzione quando un intero reggimento di soldati si è ammutinato, rifiutando di sparare sulla folla e unendosi ai dimostranti, portando alla presa di controllo della città da parte degli insorti, come evidenziato nel testo.