Concetti Chiave
- L'Impero russo si estendeva da Europa ad Asia, comprendendo una popolazione di oltre cento etnie diverse, pari a un sesto della popolazione mondiale.
- Sotto lo zar, il regime era caratterizzato da repressione e censura, con l'opposizione soffocata da una burocrazia corrotta e deportazioni in Siberia.
- La politica di russificazione mirava a sopprimere le lingue e le tradizioni delle popolazioni non russe, portando a violenze contro gli ebrei attraverso pogrom tollerati dalle autorità.
- Nonostante tentativi di ammodernamento tra Ottocento e Novecento, l'industrializzazione rimase limitata e concentrata in poche aree, senza creare un ceto imprenditoriale locale.
- La popolazione era per il 70% contadina, con un generale scontento che univa borghesia, lavoratori e anarchici in opposizione al regime zarista.
L'espansione dell'impero russo
L’Impero russo si affermo in un'area territoriale immensa che si estendeva dall’Europa all’Asia attraverso la Siberia e che raccoglieva una popolazione pari a un sesto di quella mondiale, divisa in più di cento etnie diverse.
Repressione e censura sotto lo zar
All’inizio del Novecento lo zar era ancora un sovrano assoluto e governava, opponendosi alle richieste di una Costituzione, imponendo una rigida censura ai giornali, soffocando le iniziative economiche attraverso una burocrazia esasperata e corrotta e usando la deportazione degli oppositori in Siberia come normale sistema di repressione.
L’istruzione elementare era volutamente trascurata, poiché si temeva che, una volta alfabetizzate, le masse potessero ribellarsi al regime: nell’Impero russo l’analfabetismo raggiungeva i livelli più elevati d'Europa.
Politica di russificazione e pogrom
Le maggiori vittime dell’assolutismo zarista erano state le decine di popolazioni non russe che vivevano all'interno del vasto territorio dell'Impero: i polacchi, i ceceni, gli uzbeki, i tagiki, i kirghisi, i quali furono colpiti dalla politica di russificazione che vietava le lingue, le tradizioni e le religioni locali. Da qualche decennio inoltre l’intolleranza aveva cominciato a colpire anche gli ebrei che nelle città e nelle campagne erano sempre più spesso vittime dei pogrom (massacri) tollerati o addirittura fomentati dalle autorità zariste.
Tentativi di ammodernamento
Tra Ottocento e Novecento, considerata l'arretratezza del Paese, il gruppo dirigente aveva compiuto qualche tentativo di ammodernamento che interessò il settore dei trasporti e quello industriale. Si iniziarono a costruire ferrovie, come la Transiberiana che univa San Pietroburgo, sul Mar Baltico, a Vladivostok, sull’Oceano Pacifico, passando per Mosca e altri punti nodali e si rafforzò l’industria pesante.
Decollo industriale e classi sociali
Il decollo industriale si ebbe però grazie allo Stato e grazie all’impiego di capitali provenienti da investitori stranieri (soprattutto francesi) incoraggiati dal basso costo dei salari russi. Non si era dunque costituito un ceto di imprenditori locali e l’industrializzazione si era concentrata in pochissime zone (San Pietroburgo, Mosca, gli Urali e il Caucaso), dove si erano costituiti i primi nuclei di classe operaia.
Condizioni dei contadini e ruolo della chiesa
Questi nuclei, tuttavia, erano esigui e isolati dal resto del Paese, la cui popolazione era formata per il 70% da contadini. Fino al 1861 essi erano rimasti servi della gleba e per secoli erano stati assistiti solo dalla Chiesa ortodossa, la quale era ostile al mondo moderno e alle sue trasformazioni e soprattutto in grado di condizionare l’intera vita quotidiana dei fedeli. Il pope (una sorta di parroco), infatti, non viveva né in una canonica né in un convento, ma abitava nei villaggi ed era a stretto contatto con i contadini e con loro condivideva molti momenti della propria vita quotidiana.
Scontento generale e movimenti anarchici
Le condizioni del Paese scontentavano tutte le categorie: la borghesia aspirava a un sistema politico affine a quelli delle monarchie parlamentari occidentali, i lavoratori dell’industria non incontravano difficoltà nel porsi a capo delle periodiche proteste per avere i beni di prima necessità e infine vi erano gli anarchici che seminavano il terrore tra i regnanti e i loro ministri; questi ultimi verso la fine dell’Ottocento erano addirittura riusciti a uccidere uno degli zar.
Domande da interrogazione
- Quali erano le caratteristiche principali dell'Impero russo all'inizio del Novecento?
- Come si manifestava la repressione sotto il regime zarista?
- Quali furono le conseguenze della politica di russificazione?
- In che modo l'industrializzazione influenzò la società russa?
- Quali erano le fonti di scontento tra le diverse classi sociali in Russia?
L'Impero russo si estendeva dall'Europa all'Asia, raccogliendo una popolazione di oltre un sesto di quella mondiale, divisa in più di cento etnie diverse.
Lo zar governava come sovrano assoluto, imponendo una rigida censura, soffocando le iniziative economiche e deportando gli oppositori in Siberia, mentre l'istruzione elementare era trascurata per evitare ribellioni.
La politica di russificazione colpì severamente le popolazioni non russe, come polacchi e ceceni, vietando le loro lingue e tradizioni, e portò a pogrom contro gli ebrei, tollerati dalle autorità.
L'industrializzazione, sostenuta dallo Stato e da investitori stranieri, si concentrò in poche aree, creando i primi nuclei di classe operaia, mentre la maggior parte della popolazione rimaneva contadina e isolata.
La borghesia desiderava un sistema politico simile a quello delle monarchie parlamentari, i lavoratori protestavano per i beni di prima necessità e gli anarchici seminavano terrore, culminando in atti violenti contro i regnanti.