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Concetti Chiave

  • Gaio Mario si trovò in un dilemma tra soddisfare le richieste degli Italici per la cittadinanza romana e mantenere il supporto del senato e della nobiltà.
  • Gli Italici, delusi dall'inerzia di Mario, si ribellarono formando una Federazione con un governo autonomo e capitale a Corfinio.
  • La guerra sociale, scatenata dagli Italici contro Roma, rifletteva la lotta tra "soci" e Roma per i diritti civili e la redistribuzione delle terre.
  • A Roma, la confusione regnava, con il partito democratico spaccato tra chi voleva supportare gli Italici e chi desiderava schiacciare la rivolta.
  • La guerra sociale si concluse con la concessione della cittadinanza romana a varie città italiche e le vittorie di Lucio Cornelio Silla.

Il dilemma di Gaio Mario

Gaio Mario dovette affrontare un grosso problema. Gli Italici che lo avevano sostenuto, affluendo nel suo esercito, aspettavano ora che qualcosa venisse fatto per loro; chiedevano, in sostanza, che si realizzasse la politica dei Gracchi, desideravano ottenere la cittadinanza romana e fa spartizione delle terre tolte ai latifondi dei senatori e della «nobilitas».

Tuttavia Mario esitava ad accontentarli, poiché non voleva mettersi decisamente contro il senato e la «nobilitas».

La ribellione degli Italici

Vedendo che neppure un uomo come Mario li accontentava, gli Italici decisero di ribellarsi. Accordi corsero fra le città italiane, e Roma si trovò di fronte alla rivolta simultanea di diecine di città, che disponevano di oltre 100.000 uomini, bene addestrati e armati, poiché si trattava di gente che aveva combattuto nell’esercito romano. Le città ribellatesi crearono una Federazione, con capitale a Corfinio, in Abruzzo.

Fu formato un governo italico, con due consoli, 500 senatori e un’assemblea di rappresentanti di tutte le città. Questo governo batté moneta propria (sulle monete figurò da una parte la scritta «ITALIA» e dall’altra un toro che sventrava la lupa romana).

Che cos'è la guerra sociale?

La guerra che scoppiò fra gli Italici e Roma venne detta «guerra sociale», cioè guerra contro i «soci», gli alleati.

Confusione a Roma

A Roma ci fu molta confusione: il partito democratico si divise, poiché una parte di esso voleva aiutare gli italici, un’altra voleva che si schiacciasse la rivolta. Lo stesso Mario non sapeva cosa fare, in quanto il suo esercito era composto in buona parte, da Italici e certo non avrebbe combattuto contro la Federazione.

Conclusione della guerra sociale

Per togliersi dai guai, Mario si fece spedire dal senato in Oriente, mentre in Italia gli Italici infliggevano solenni sconfitte ai Romani. La guerra sociale si concluse solo dopo molto tempo, con la concessione della cittadinanza romana a varie città italiche, e con le vittorie militari di Lucio Cornelio Siila, un ex collaboratore di Mario al quale il senato aveva affidato il comando delle operazioni.

Domande da interrogazione

  1. Qual era il principale desiderio degli Italici che sostennero Gaio Mario?
  2. Gli Italici chiedevano la cittadinanza romana e la spartizione delle terre tolte ai latifondi dei senatori e della «nobilitas», ma Mario esitava ad accontentarli per non opporsi al senato (Il dilemma di Gaio Mario).

  3. Come reagirono gli Italici di fronte all'inerzia di Gaio Mario?
  4. Gli Italici, delusi dalla mancanza di supporto, decisero di ribellarsi, creando una Federazione con capitale a Corfinio e un governo proprio, che includeva consoli e senatori (La ribellione degli Italici).

  5. Quale fu l'esito finale della guerra sociale tra gli Italici e Roma?
  6. La guerra sociale si concluse con la concessione della cittadinanza romana a diverse città italiche e le vittorie militari di Lucio Cornelio Silla, che assunse il comando delle operazioni (Conclusione della guerra sociale).

Domande e risposte

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