Concetti Chiave
- Le tredici colonie britanniche in Nord America erano divise in colonie del Sud, del Nord e centrali, ognuna con una propria economia e struttura sociale.
- Le colonie del Sud si basavano su un'economia di piantagione, con una forte dipendenza dalla schiavitù, mentre le colonie del Nord erano caratterizzate da un'economia più egualitaria e puritana.
- Le restrizioni mercantiliste imposte dalla Gran Bretagna provocarono malcontento tra i coloni, portando a slogan come "niente tasse senza rappresentanza politica".
- La guerra d'indipendenza americana iniziò con eventi chiave come il massacro di Boston e il Boston Tea Party, culminando nella Dichiarazione d'indipendenza del 4 luglio 1776.
- Dopo l'indipendenza, si sviluppò un dibattito tra repubblicani e federalisti, portando alla creazione della Costituzione degli Stati Uniti nel 1787 con una chiara divisione dei poteri.
Insediamenti coloniali britannici
Sulla costa dell’America settentrionale era nata una catena di insediamenti coloniali britannici, organizzati in tredici colonie.
Colonie del sud e schiavitù
A Sud, dove il clima era più favorevole, vi erano cinque colonie fondate su un’economia di piantagione (simile a quelle delle Antille o del Brasile), esse producevano tabacco, riso e cotone. Fra una piantagione e un’alta prosperava anche la piccola proprietà che forniva il cibo alle grandi tenute; quindi se la piantagione prosperava vivevano bene anche i piccoli contadini, che potevano produrre e vendere. La più importante tra queste era la Virginia, luogo di enormi risorse, quali ad esempio le piante di tabacco. Le altre colonie del Sud sono: la Carolina del Nord, Carolina del Sud ricca di piantagione di riso e indaco, il Maryland che produceva soprattutto frumento, e la Georgia. Queste colonie assorbivano la manodopera britannica, ma soprattutto acquistavano schiavi neri, e ne costituivano circa la metà della popolazione. La religione era anglicana, la divisione sociale era più aperta e con distanze molto minori.
Colonie del nord e puritanesimo
All’estremo Nord vi erano quattro colonie: il Massachusetts, New Hampshire, il Rhode Island e il Connecticut. Il territorio di queste colonie era in genere poco accogliente, cosicché esso fin dall’inizio non esercitò alcuna attrazione nei confronti dei latifondisti, suscitando invece l’interesse dei piccoli proprietari di fede puritana. La società puritana era molto più egualitaria rispetto a quella europea, del tutto priva di un’oligarchia terriera. L’economia era fondata sulla pesca, inoltre nei porti si commerciava in pellicce e si producevano navi per la flotta britannica, approfittando delle immense riserve di legname. Si praticava anche il traffico degli schiavi e si importava la canna da zucchero, per fabbricare il rhum.
Colonie centrali e tolleranza
Al centro vi erano infine quattro colonie: New York, Pennsylvania, New Jersey e Delaware. Queste colonie andavano ad assomigliare alle colonie del nord quanto a struttura sociale, fatta di piccoli proprietari e mercanti, ma ideologicamente più aperti, poiché la tolleranza religiosa e il cosmopolitismo ne caratterizzavano la cultura.
Sistema politico coloniale
Ciascuna colonia era dotata di un’assemblea elettiva che trattava con il governatore nominato dal sovrano. Quest’ultimo aveva il compito di far rispettare le leggi inglesi, convocava e scioglieva l’assemblea dei rappresentanti della colonia. L’assemblea aveva il controllo del sistema fiscale poiché, secondo la tradizione inglese, nessuna tassa poteva essere imposta ai cittadini senza il consenso dei suoi rappresentanti.
Commercio e mercantilismo
Il problema dei traffici commerciali che coinvolgevano le colonie americane consisteva nel fatto che erano in parte illegali: erano condotti contravvenendo alle regole del mercantilismo inglese, secondo cui alle colonie era concesso di trafficare solo con porti inglesi. Un insieme di leggi e di dazi doganali faceva in modo che gli americani dovessero produrre materie prime per la madrepatria, ed acquistare da essa i prodotti finiti. Inoltre tutti i prodotti europei non potevano essere esportati nelle colonie se non passavano per il mercato inglese, operazione che ne determinava un forte rialzo dei prezzi.
Tensioni e rivoluzione
Gli Americani volevano commerciare liberamente con le Antille e non intendevano subire le misure mercantiliste della madrepatria, volevano inoltre controllare il budget derivante dal loro gettito fiscale, e espandersi verso Ovest e gestire direttamente i rapporti con gli indiani. A questo si unì il malcontento generato dal continuo rifiuto da parte della madrepatria di concedere loro una rappresentanza diretta in parlamento. L’evento che fece precipitare la situazione fu la guerra dei Sette anni, che assegnò all’Inghilterra tutto il continente nordamericano fino al Mississippi. In seguito alle perdite provocate da essa, l’Inghilterra decise di aumentare il prelievo fiscale dalle tredici colonie. Nel 1765 venne imposta una tassa sul bollo che si applicava ai giornali, atti pubblici, diplomi e certificati. Si trattava cioè di un’imposta votata da un Parlamento che non aveva alcun diritto di tassare i coloni, perché non li rappresentava. Cominciò allora a circolare uno degli slogan tipici della rivoluzione americana “niente tasse senza rappresentanza politica”. Fu minacciato il boicottaggio delle merci inglesi, e il governo di Londra nel 1766 revocò la tassa sul bollo. Negli anni successivi si strinsero rapporti frequenti fra le rappresentanze delle diverse colonie e cominciò a prendere forma un’opinione pubblica locale. In America iniziarono le prime violenze, nel 1770 a Boston le truppe inglesi fecero fuoco uccidendo cinque persone, l’episodio fu ricordato come il massacro di Boston, e diede origine a un’intensa campagna di stampa antibritannica, cui seguirono mesi di manifestazioni pubbliche di protesta nei confronti delle autorità inglesi. Tre anni dopo nel porto della stessa città un gruppo di militanti salì a bordo di tre navi della compagnia delle Indie orientali e buttò a mare l’intero carico: l’episodio, noto come Boston Tea Party, è considerato come l’atto d’inizio della Rivoluzione americana.
Guerra d'indipendenza
Le autorità britanniche presero dei provvedimenti, iniziando a deportare i ribelli in Inghilterra per esservi giudicati, e chiusero il porto di Boston. Nel 1774 si riunì a Filadelfia il primo Congresso continentale, la quale richiedeva al sovrano (Giorgio III) un suo autorevole intervento di mediazione sull’intera questione. Il governo di Londra rafforzò perciò i contingenti militari già presenti in Nord America. Nelle colonie allora si decise di organizzare una forza armata, il cui comando venne assegnato a George Washington, un latifondista virginiano. Nell’aprile del 1775 ebbe luogo il primo scontro armato importante, vinto dai coloni, ma il governo di Londra non modificò la propria linea di condotta e allestì un esercito per reprimere la ribellione. Così un mese dopo, un secondo Congresso a Filadelfia deliberava la creazione di un vero e proprio esercito per affrontare l’imminente conflitto.
Dichiarazione d'indipendenza
Dopo quindici mesi di guerra, il 4 luglio 1776 il Congresso votò la Dichiarazione d’indipendenza scritta dal virginiano Thomas Jefferson, che affermava l’uguaglianza degli uomini e la legittimità di mutare un governo, qualora quest’ultimo impedisse ai cittadini l’esercizio dei loro diritti. La guerra fu molto dura per i coloni, che riuscirono ad uscirne vittoriosi grazie all’intervento di Benjamin Franklin, che riuscì ad intraprendere delle trattative con il governo di Parigi per ottenerne l’aiuto. Nel 1778 la Francia scese in guerra con l’Inghilterra, seguita un anno dopo dalla Spagna. L’intervento delle due potenze europee modificò i rapporti di forza sul campo, poiché l’Inghilterra si ritrovò a dover difendere più fronti.
Trattato di Parigi
Nel 1781 gli inglesi, sconfitti a York, si arresero. Due anni dopo fu concluso a Versailles il trattato di Parigi che riconosceva l’indipendenza della Confederazione di Stati americani.
Dibattito post-indipendenza
Subito dopo l’indipendenza si aprì lo stesso problema che aveva portato alla crisi dell’Impero britannico: come le colonie non avevano voluto sottostare al governo di Londra, così non volevano neppure che il Congresso di Filadelfia avesse diritto di prevaricare su ciascuno dei tredici nuovi liberi Stati. Così, all’inizio, non si andò oltre un debole vincolo confederale. Nello stesso anno venne approvata una Costituzione che assegnava al governo confederale competenze ridottissime, facendo prevalere il principio dell’assoluta autonomia dei singoli Stati su tutte le altre materie. Ben presto nacque però il bisogno di creare vincoli politici più forti attraverso un governo centrale, creando così un dibattito all’interno delle colonie su quale fosse il vincolo reciproco da istituire, andando a delineare due partiti:
• Repubblicano, difendeva la libertà appena conquistata, ribadendo l’importanza dell’autogoverno e della rappresentanza diretta. Di esso faceva parte Thomas Jefferson.
• Federalista, guidato da George Washington, sosteneva la necessità di creare un’autorità centrale capace di dare unità alla nascente nazione americana.
Costituzione degli Stati Uniti
Alla fine prevalse la tesi federalista, e nel 1787 venne redatta la Costituzione degli Stati Uniti d’America, caratterizzata da una rigida divisione dei poteri:
• Potere esecutivo, affidato a un presidente eletto dal popolo e in carica per quattro anni. Egli è il comandante delle forze armate, gestisce la politica estera e nomina un governo, e può opporre un veto sospensivo ai disegni di legge approvati dal Congresso.
• Potere legislativo, appartiene al Congresso, formato da una Camera dei rappresentanti, e da un Senato.
• Potere giudiziario, esercitato dalla Corte suprema, i cui giudici sono in carica a vita, nominati dal presidente con il consenso del Congresso.
Domande da interrogazione
- Quali erano le principali caratteristiche delle colonie del Sud?
- Come si differenziavano le colonie del Nord rispetto a quelle del Sud?
- Qual era il sistema politico delle colonie britanniche in America?
- Quali furono le cause principali delle tensioni tra le colonie americane e la madrepatria?
- Quali furono i risultati della guerra d'indipendenza americana?
Le colonie del Sud, come Virginia, Carolina del Nord e del Sud, Maryland e Georgia, erano basate su un'economia di piantagione, producendo tabacco, riso e cotone, e assorbivano una grande quantità di schiavi neri, che costituivano circa la metà della popolazione (testo).
Le colonie del Nord, come Massachusetts e Rhode Island, erano caratterizzate da una società puritana più egualitaria, un'economia basata sulla pesca e il commercio di pellicce, e non avevano un'oligarchia terriera, a differenza delle colonie del Sud (testo).
Ogni colonia aveva un'assemblea elettiva che trattava con un governatore nominato dal sovrano, il quale doveva far rispettare le leggi inglesi e non poteva imporre tasse senza il consenso dell'assemblea (testo).
Le tensioni derivavano dal desiderio degli americani di commerciare liberamente e di avere una rappresentanza politica, aggravate dall'imposizione di tasse senza rappresentanza, come quella sul bollo, e dalla guerra dei Sette anni (testo).
La guerra d'indipendenza portò alla vittoria dei coloni e al riconoscimento dell'indipendenza degli Stati americani con il trattato di Parigi nel 1783, seguito dalla creazione di una Costituzione nel 1787 che stabilì un governo federale con una rigida divisione dei poteri (testo).