Concetti Chiave
- La mancipatio richiedeva la presenza di sei cittadini romani adulti, tra cui un pesatore e i contraenti, per il trasferimento della proprietà.
- Originariamente era una vendita a contanti, ma con l'introduzione della moneta coniata, divenne un rituale fittizio senza effetti reali immediati.
- Il termine mancipatio deriva dall'antico rituale del mancipium, utilizzato per trasferire la proprietà delle res mancipi.
- Vi erano due opinioni riguardo al raggiungimento della pubertà per partecipare al rituale: 12 anni per le donne e 14 per gli uomini o una ispectio corporis per gli uomini.
- Gaio descrive il rituale nelle Istitutiones, evidenziando la figura del cives accipiens che afferma il suo diritto di proprietà in cambio di metallo pesato.
Descrizione del rituale della mancipatio
Nelle Istitutiones, Gaio presenta una dettagliata descrizione del rituale fittizio della mancipatio: esso necessitava la presenza di sei cittadini romani che avessero raggiunto la pubertà, di cui uno munito di bilancia (definito libripens), oltre ai contraenti (il dante e l’avente causa). In merito al raggiungimento della pubertà vi erano due idee contraddistinte: alcuni ritenevano che le fanciulle diventassero donne a 12 anni e gli uomini a 14 anni; altri sostenevano invece che la pubertà degli uomini dovesse essere verificata tramite una ispectio corporis. Alla fine prevalse la prima linea di pensiero.
Evoluzione storica della mancipatio
La mancipatio si configurava come modo di acquisto della proprietà a titolo derivativo accessibile ai cittadini romani e agli stranieri purché muniti di commercio. Essa deve il nome all’antico rituale del mancipium (modo attraverso cui si trasferiva la proprietà delle res mancipi. Secondo Manthe, il termine mancipi non sarebbe altro che il genitivo abbreviato di mancipii). La mancipatio si configurava originariamente come vendita a contanti con effetti reali tramite cui la proprietà veniva trasferita immediatamente. Essa nacque in un’epoca in cui non esisteva la moneta coniata: si pesava dunque il metallo che fungeva da moneta. In seguito alla coniatura, però, la mancipatio divenne un rituale esclusivamente fittizio (Nelle Istitutiones, Gaio la definisce «una vendita fittizia»). Gaio espone il rituale della mancipatio nelle Istitutiones: essa richiedeva la presenza di cinque cittadini puberi, un pesatore (libripens), un cives dans (dante causa, cioè colui che trasferisce) e un cives accipiens (un avente causa, cioè colui che acquisisce). L’accipiens afferma che la res è sua proprietà secondo il diritto dei cittadini romani e deve venire da lui acquistata in cambio di questo rame e con questa bilancia di rame. Fatto ciò, egli dà con il rame un colpo alla bilancia e porge il rame, in luogo del prezzo di acquisto, a colui dal quale ottiene il trasferimento della proprietà dello schiavo.
Domande da interrogazione
- Quali erano i requisiti per la validità del rituale della mancipatio?
- Come si è evoluta la mancipatio nel tempo?
- Qual era il significato del termine "mancipium" nel contesto della mancipatio?
La mancipatio richiedeva la presenza di sei cittadini romani puberi, di cui uno doveva essere un pesatore (libripens), oltre ai contraenti, il dante e l’avente causa, come descritto nelle Istitutiones di Gaio.
Inizialmente, la mancipatio era un modo di acquisto della proprietà a titolo derivativo, configurandosi come una vendita a contanti. Con l'introduzione della moneta coniata, divenne un rituale fittizio, come indicato da Gaio nelle Istitutiones.
Il termine "mancipium" si riferisce al modo attraverso cui si trasferiva la proprietà delle res mancipi e, secondo Manthe, il termine "mancipi" è un genitivo abbreviato di "mancipii", evidenziando l'origine rituale della mancipatio.