Educare al territorio, educare il territorio
Prefazione
A cura di Cristiano Giorda e Matteo Puttilli
Gino De Vecchis
Il libro propone la geografia come un mezzo per interconnettere conoscenze settoriali diverse per la costruzione di competenze per l’educazione e per il governo del territorio. Diviene centrale il concetto di territorio che rappresenta il luogo in cui si abita e si convive e da cui quindi devono partire le azioni educative. L’educazione al territorio comprende un progetto di cittadinanza, di sostenibilità, di convivenza nella complessità e nella transcalarità delle relazioni. È anche una risposta culturale alla globalizzazione come integrazione e valorizzazione delle diversità e come gestione delle trasformazioni in atto.
Presentazione
Cristiano Giorda, Matteo Puttilli
La geografia può fornire un contributo teorico e operativo per l’elaborazione delle strategie educative rivolte a tutti coloro che sono coinvolti nella formazione dei cittadini. Questa riflessione prevede un processo di coevoluzione tra uomo e luoghi e raggruppa ogni educazione: alla cittadinanza, alla sostenibilità, all’intercultura, alla globalizzazione. La geografia deve posizionare il concetto di territorio al centro della propria riflessione formativa, studiando come l’ambiente viene utilizzato e trasformato dall’uomo e riconoscendo che ogni narrazione e rappresentazione geografica è una modalità di controllo culturale del territorio. Questa disciplina ha inoltre la capacità di problematizzare i fenomeni che avvengono nello spazio, osservandoli da punti di vista decentrati e poi connettendo saperi di altre discipline, creando una sintesi culturale. Oggi la sfida è quella di connettere e condividere il discorso geografico per produrre una conoscenza strategica in grado di parlare a chi amministra o abita un territorio per sviluppare progetti per la sua trasformazione futura.
Introduzione: Educazione, geografia, territorio
La geografia nella scuola: sapere geografico, territorio, educazione
Giuseppe Dematteis
La geografia a scuola e fuori
Nel saggio "La geografia serve a fare la guerra" Yves Lacoste identifica tre tipi di geografia: una strategica, riservata agli Stati maggiori degli eserciti, della politica e delle multinazionali; una dei professori, destinata a descrivere il mondo in modo istruttivo; una geografia-spettacolo dei media e dei promotori turistici. Questa tripartizione è utile ad analizzare l’attuale insegnamento della geografia. Grazie alla globalizzazione, l’economia e la società funzionano bene anche se piccoli imprenditori, commercianti o impiegati non conoscono la geografia, anche perché i mezzi di intrattenimento (internet, televisione ecc.) aiutano a combinare la geografia-spettacolo con la geografia dei professori. Infine, la riduzione delle ore di geografia nelle scuole serve per liberare ore a seguito dei tagli di bilancio o per concedere spazio a insegnamenti più strumentali.
Ripartire dalle emozioni
La forma più antica di geografia, perfino collegabile a Omero o Erodoto, è la geografia-spettacolo. Questa nasce da un rapporto prerazionale con le cose ed è strettamente legata a emozioni e sentimenti. Purtroppo, questo tipo di geografia non fa ancora parte dei metodi didattici. Oggi la conoscenza del mondo deve servirci per prendercene cura e per sentirci parte di esso, per capire quale sia la geografia adatta a questo scopo è utile chiedersi due cose. Innanzitutto, che cosa significa rappresentare lo spazio terrestre, da cui serve ridefinire lo spazio come un ordine che noi diamo alle cose nel momento in cui le rappresentiamo insieme. Questo ordine può essere convenzionale (spazio geografico) o derivare dalla relazione che le cose hanno tra loro. In secondo luogo, serve capire quale criterio è opportuno usare per mettere in scena alcune cose tra le innumerevoli che la Terra presenta. La geografia scolastica deve prima individuare gli obiettivi generali e da questi capire cosa si deve selezionare per rappresentare la Terra.
Zusammenhang
Nella Herdkunde Alexander von Humboldt distingue tre momenti dell’apprendimento: Eindruck, lo stadio della suggestione, del coinvolgimento emotivo davanti alla visione delle cose; Einsicht, lo stadio dell’elaborazione analitica riflessiva; Zusammenhang, lo stadio di visione sintetica in cui si combina intuizione e razionalità. L’idea della sintesi è stata ripresa dalla geografia positivista, con il principio secondo cui le relazioni spaziali tra i fatti ne spiegano le loro proprietà. Nell’atmosfera positivistica e scientifica di fine Ottocento la geografia tentò di definirsi come scienza anche se il suo campo occupava tutti i fenomeni terrestri in quanto localizzati e reciprocamente determinanti (determinismo geografico). Questa sua pretesa finì per screditarla e mettere in ombra l’importanza della sintesi. La capacità della geografia di connettere è ciò che la rende uno strumento formativo importante. Si ha una connettività orizzontale che coglie nelle regolarità i fatti imprevisti creando curiosità per la varietà del mondo. In questo modo la geografia offre il suo contributo all’educazione interculturale. Si ha anche una connettività verticale che permette di esprimere le relazioni che intercorrono tra scale diverse. Questo crea una consapevolezza sia a livello locale che globale.
Geografia come complessità
La geografia intesa come esercizio di connettività verticale e orizzontale è una scienza che rappresenta il mondo come un sistema complesso composto da sistemi territoriali le cui proprietà e dinamiche sono basate sulla diversità e autonomia dei singoli sistemi. La geografia può fornire le basi riguardanti territorio, ambiente e paesaggio nella formazione di cittadini attivi e responsabili ed è in grado di fornire un’immagine realistica e completa del territorio.
Ambiente, paesaggio, varietà culturale
La geografia umana studia alcuni meccanismi che utilizzano il patrimonio di valori e risorse insito nel territorio per metterlo a disposizione delle generazioni successive. Questo patrimonio è composto da componenti tangibili (opere d’arte, edifici, impianti, paesaggi) e non tangibili (capitale sociale, saperi contestuali, varietà culturale interna, capacità istituzionale). Lo studio del paesaggio diventa lo studio della tutela dell’ambiente e del paesaggio, attraverso regole di sostenibilità ricavate dal comportamento di tutte le generazioni che hanno modellato il territorio. Il paesaggio inoltre, diventa un mezzo di trasmissione transgenerazionale di informazione culturale. La ricchezza del patrimonio culturale dell’umanità è quindi strettamente legata all’ampiezza della base geografica e a quanto più le interazioni con l’ambiente sono differenziate.
Educare al territorio: conoscere, rappresentare, curare, governare
Alberto Magnaghi
Educare
Si può considerare l’educazione al territorio come una proposta di sovversione alla tendenza di deterritorializzazione. L’azione si fonda sull’interazione con energie socioculturali per portare alla vita frammenti di territorio cercando di stabilire un rapporto di cura e innovazione.
Conoscere
La Convenzione europea del paesaggio può porsi come un utile strumento di indagine (Firenze 2000): secondo l’Art. 1 “il paesaggio designa una parte di territorio così come è percepita dalle popolazioni”; secondo l’Art. 5 “riconoscere il paesaggio quale componente essenziale dell’ambiente di vita della popolazione, espressione della diversità del loro patrimonio comune culturale e naturale e fondamento della loro identità”. Nello stato in cui ci troviamo ora, caratterizzato dalla destrutturazione dell’ambiente di vita, la conoscenza del territorio, come educazione, non è solo un atto descrittivo, ma anche re-interpretativo e ricostruttivo che mette in relazione saperi contestuali e saperi esperti. Questo tipo di conoscenza del territorio si fonda sulle relazioni coevolutive tra natura e ambiente.
Rappresentare
La civiltà odierna ha ridotto al minimo la rappresentazione di territorio e paesaggio e ha trasferito in ambito telematico la rappresentazione emozionale. La rappresentazione dell’identità dei luoghi e del patrimonio territoriale è ciò da cui si deve partire per la ricostruzione della relazione cosciente tra abitanti e territorio.
I saperi contestuali
La rieducazione dei residenti all’abitare deve partire da processi partecipativi in cui gli abitanti ripercorrono i valori patrimoniali del loro territorio in un processo di reidentificazione e riapprendimento.
I saperi esperti
I saperi esperti rispondono a due requisiti: le rappresentazioni devono operare il passaggio dalla mappa di funzioni alla mappa identitaria dei luoghi, sono messi in evidenza i beni patrimoniali in forma integrata; deve essere inclusa la forma diacronica dell’analisi territoriale che conduce all’individuazione di persistenze e permanenze che caratterizzano l’identità dei luoghi e la loro dinamica coevolutiva. La rappresentazione dei valori del patrimonio come strumento di educazione al territorio è la precondizione alla sua cura e del suo uso durevole come risorsa.
Curare
L’educazione al territorio è un percorso di riappropriazione della capacità di abitare del singolo, della comunità e della società locale. L’arte della cura è in primo luogo la capacità di autoriproduzione della vita da parte della comunità insediata che riconosce e riprogetta gli elementi del territorio. In questa attività di cura si generano i saperi per la valorizzazione del patrimonio. Nelle società locali sono da individuare: i componenti sociali portatrici di saperi per la cura e la valorizzazione del patrimonio; nuove forme di cittadinanza attiva che costituiscono i soggetti politici del cambiamento. Nuove forme di cittadinanza attiva sono il lavoro per la ricostruzione della città e le nuove forme di ruralità.
Governare
Se il territorio attraverso la cura dei suoi valori patrimoniali diviene il luogo di produzione del valore, il suo governo diviene il luogo di governo dell’economia sottratta alla globalizzazione economico-finanziaria. Il ritorno del territorio è un percorso in cui conoscenza, rappresentazione e cura dei beni territoriali sono tappe della riappropriazione dell’autogoverno della vita e dei mezzi della sua riproduzione. In questo cambiamento radicale gli enti che ora amministrano diventano enti di autogoverno.
Parte prima: I grandi temi della geografia
1. Conoscenza geografica e cittadinanza. Un progetto per il territorio
Cristiano Giorda
1.1 Educazione, democrazia, geografia
John Dewey nel 1916 scrive: «È chiaro che quanto alla geografia, il suo ruolo educativo consiste nella connessione fra fatti naturali e avvenimenti sociali con relative conseguenze» e anche «La definizione classica della geografia come descrizione della Terra in quanto è abitata dall’uomo esprime la realtà educativa. Ma è più facile dare questa definizione che presentare l’argomento geografico specifico nei suoi rapporti vitali con l’uomo». Indagare le connessioni tra sistemi naturali e umani e comprenderne le conseguenze sociali, ambientali, economiche, culturali e politiche è ancora oggi l’obiettivo del lavoro del geografo. La connessione con lo spazio è un punto fondamentale della geografia scolastica che deve unire la molteplicità delle relazioni tra sistemi umani e sistemi naturali in modelli che spieghino flussi e connessioni e le questioni significative per l’umanità, come le diversità e le disuguaglianze, l’uso sostenibile delle risorse, i cambiamenti ambientali, le relazioni tra popoli, luoghi e culture.
1.2 Sapere (disciplinare) per comprendere
Nel dibattito pedagogico attuale si accusano le discipline di limitarsi all’accumulazione di conoscenza, trascurando la visione costruttivista del sapere e si sostiene che siano molto settoriali nell’ottica di un apprendimento transdisciplinare. Le discipline non sono solo un insieme di conoscenze, ma anche un sistema per interrogare e interpretare un determinato ambito della realtà. Howard Gardner attraverso la sua teoria sulle intelligenze multiple, fornisce argomentazioni per sostenere che l’orientamento non è solo una capacità innata, ma anche un fatto culturale, un segno distintivo di come un data civiltà considera la sua relazione con l’ambiente terrestre. Nella sua riflessione sull’educazione elogia le discipline come il migliore risultato dell’umanità nel tentativo di trovare uno schema interpretativo del mondo, come uno strumento per costruire visioni della realtà. La geografia decodifica e oggettivizza l’organizzazione e la conoscenza umana dei luoghi, con un forte valore etico legato alla prospettiva progettuale ed educativa: in che mondo vogliamo vivere? Come possiamo realizzarlo?).
1.3 Costruire visioni della realtà
La geografia elabora visioni e rappresentazioni che guidano le comunità umane nell’abitare il mondo e nel decidere cosa fare per il suo futuro. La geografia è fondamentale per la comprensione dell’attuale vita umana sul pianeta, con lo sviluppo di concetti, idee, linguaggio e coordinate utilizzate dalla specie umana per pensare e rappresentare lo spazio della superficie terrestre, progettandone l’uso e le norme che lo regolano. Lo sviluppo della geografia e il suo insegnamento sono una preziosa risorsa per acquisire consapevolezza del ruolo della dimensione spaziale nella vita umana e quindi per potersi muovere, prendere decisioni e agire in essa.
1.4 La riflessione dei geografi sul tema della cittadinanza nella prospettiva educativa
Contributi importanti di geografi sul tema della cittadinanza: dichiarazioni e documenti presentati dall’International Geographical Union (IGU); la prima stesura della International Charter on Geographical Education del 1992 come riflessione sul ruolo della conoscenza geografica; la International Declaration on Geographical Education for Cultural Diversity del 2000 che rimanda alla dimensione sociale dello spazio geografico; la Lucerne Declaration on Education for Sustainable Development del 2007 in cui si tratta il tema della sostenibilità come parte centrale dell’educazione a una cittadinanza che sappia unire la conservazione delle risorse del pianeta per le generazioni future e per quelle attuali; Citizenship for the Century. An international Perspective on Education del 1998 in cui evidenziano i legami multidimensionali della cittadinanza locale, regionale, nazionale e internazionale; la riflessione di Standish orientata allo sviluppo di una geografia che integri le conoscenze, le competenze e gli aspetti identitari ed emozionali per la conoscenza della diversità dei luoghi, delle loro connessioni e relazioni e delle loro funzioni come parti di sistemi regionali complessi. Nel documento La geografia per l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” dell’Associazione Italiana Insegnati di Geografia e della Società geografica italiana si definisce il ruolo formativo della geografia, basato su tre cardini: l’idea che il rapporto tra uomini e luoghi sia alla base dei processi di costruzione di fiducia e di radicamento nella comunità territoriale di riferimento e nella società italiana nel suo complesso; l’idea che la cittadinanza sia espressa geograficamente attraverso una complessa rete di relazioni transcalari, la conoscenza dei quadri ambientali, economici e culturali sia alla base delle competenze interculturali, della convivenza civile e della cooperazione a scala mondiale; l’idea che la conoscenza dello spazio fisico, sociale, economico e culturale di vita del bambino e dell’adolescente sia alla base per sviluppare progetti di cittadinanza attiva connessi alla realtà territoriale delle istituzioni scolastiche e che questa conoscenza sia la base per affrontare in modo complesso le questioni di sostenibilità, della valorizzazione del paesaggio e della tutela dei beni culturali.
1.5 Cittadinanza. L’idea del territorio come luogo sociale dell’abitare
L’attuazione della cittadinanza è localizzata, necessita di un luogo e di un’entità geografica definita: il territorio. Ogni territorio ha caratteristiche proprie con tratti identitari ed emozionali e questo definisce la differenziazione geografica. Sviluppare una visione geografica dei luoghi fa parte del progetto con cui una comunità cerca di ricostruire il senso dell’abitare. L’idea alla base dell’educazione al/il territorio non è l’impostazione di norme, ma una costruzione partecipata della convivenza civile.
1.6 Progetto. L’idea di educare il e al territorio
La geografia, come studio finalizzato ad affrontare le questioni relative ad esseri umani e spazi, si compone di due direzioni educative attuate sul territorio: quella di sostenibilità e quella di sviluppo di progetti di vita basati sulla consapevolezza del mondo contemporaneo e della sua complessità. Il territorio deve essere incluso in un progetto collettivo in modo che lo abita possa partecipare ai processi decisionali e alla gestione delle risorse. Educare il territorio prevede una progettualità democratica fondata sull’intenzionalità di una comunità locale e il territorio si mostra come una piattaforma educativa in cui le relazioni tra diversi fattori concorrono alla definizione della coesione della comunità. Educare al territorio vuol dire collocarsi cognitivamente nello spazio vissuto.
2. Educazione geografica all’intercultura
Marina Marengo
2.1 Prologo. Il leone in cantina e il pane in carretta
Uso di esempi personali per introdurre concetti e per ricordare che l’esperienza autobiografica è un’opportunità metodologica da utilizzare per esplorare e comprendere le diverse sfaccettature dell'intercultura.
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