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Interpretazione simultanea e consecutiva

Problemi teorici e metodologie didattiche

Aspetti storici dell’interpretazione

L’interpretazione nell’antichità

In Egitto, nel III millennio a.C., vi sono i primi riferimenti all’utilizzo di interpreti nelle iscrizioni sulle tombe dei principi di Elefantina della VI dinastia dell’Antico Regno egiziano. Nelle regioni di confine con la Nubia, Assuan e isola di Elefantina, vi era la necessità di utilizzare dragomanni, cioè funzionari-interpreti. In generale, vi era poco rispetto per le altre civiltà, che venivano solitamente considerate “barbare”. I vinti dovevano imparare la lingua dei vincitori e le altre lingue non erano considerate da sapere.

Durante l’Impero romano, il latino era la lingua ufficiale usata per l’amministrazione pubblica e la diplomazia, mentre il greco si parlava nei ceti più alti. Nell’impero vi era una mescolanza di diverse lingue locali come il gallico e il punico. Lo Stato stipendiava interpreti professionisti che lavoravano all’interno della pubblica amministrazione. Inoltre, vi erano interpreti militari fedeli usati per il coordinamento delle legioni, negoziati di pace e trattative.

Durante l’impero di Carlo Magno, il greco era la lingua franca. Con la conquista di terre lontane, i diplomatici bilingui venivano usati per creare contatti con gli indigeni o popoli sottomessi.

L’età della scoperta e dell’esplorazione

Nel 1492, Cristoforo Colombo portò con sé a bordo Luis De Torres, che conosceva la lingua di Ebrei, dei Caldei e l’arabo.

Nel 1519, Cortés utilizzò gli indigeni come interpreti durante la conquista del Messico. Doña Marina, conosciuta anche come La Malinche, da cui poi ebbe un figlio, diventò la sua amante e la sua interprete personale. Fu ripudiata dal popolo perché la consideravano passata dalla parte del nemico. Conosceva lo spagnolo, la lingua dei Maya e degli Aztechi.

Charles Darwin, durante le sue escursioni, era sempre accompagnato da compagni ben armati e da una guida locale, un soldato o un gaucho, che parlava lo spagnolo o la lingua indiana.

L’interpretazione e la diffusione della religione

Gli Ebrei si avvalsero per secoli di interpreti dopo che la lingua ebraica cessò di essere la lingua veicolare. Dopo l’esilio babilonese, molti ebrei parlavano l’aramaico, che era la lingua della diplomazia, e necessitavano della traduzione e interpretazione di testi religiosi dall’ebraico. L’interprete fu utilizzato anche per riformulare, nella stessa lingua, le parole sussurrate dal rabbino.

Con la diffusione del cristianesimo, i missionari necessitavano di interpreti per la conversione degli indigeni.

Anche nella diffusione dell’Islam in Africa gli interpreti ebbero un ruolo attivo, traducendo testi dall’arabo nelle lingue locali.

L’interprete e la diplomazia

In passato l’interpretazione non veniva considerata come una professione, ma come un’abilità. Si trattava di soldati, burocrati, schiavi o guide con particolari combinazioni linguistiche.

Con il passare dei secoli gli interpreti furono sempre più coinvolti negli affari di Stato e nelle conquiste militari, tanto che le ambasciate avevano sempre interpreti pronti per mediare con le autorità locali. George Washington, ad esempio, impiegò degli interpreti per motivi militari. Infatti, durante l’espansione degli Stati Uniti egli aveva bisogno di interpreti di francese per l’acquisizione della Louisiana e di spagnolo per gli accordi di confine con il Messico. Fu necessaria anche la collaborazione di interpreti inglese-italiano per la firma del trattato a Firenze nel 1871. Con l’aumento dei contatti fra gli Stati Uniti e il resto del mondo, si svilupparono complessi accordi bilaterali.

Tuttavia, il francese rimase in Europa la lingua ufficiale della diplomazia.

Gli inizi della moderna interpretazione

L’interpretazione comincia a emergere come professione nei primi anni del Novecento, poiché, fino alla Prima guerra mondiale, essa consisteva nel sussurrare la traduzione nell’orecchio dell’ascoltatore, pratica oggi conosciuta come chuchotage, o nella mediazione tra due persone passando da una lingua all’altra, chiamata liaison.

Come già accennato, il francese era la lingua utilizzata in Europa durante i negoziati diplomatici. Così avvenne ad esempio al Congresso di Vienna del 1814-15, dove tutti i diplomatici erano obbligati ad apprendere il francese. Ma, per la prima volta, alla Conferenza di Parigi del 1918, si ritrovarono i rappresentanti delle potenze alleate, Regno Unito, Italia, Giappone, Stati Uniti, e di trentadue potenze minori, tra cui Polonia, Serbia, Romania e Grecia, che non sapevano parlare francese. Gli interpreti presenti, per far fronte alle numerose richieste, furono obbligati a elaborare un sistema di appunti come supporto mnemonico alla loro interpretazione. Da qui nasce l’interpretazione consecutiva, IC, 1918. Durante le commissioni di Pace, erano gli ufficiali dell’esercito, senza preparazione tecnica, a fungere da interpreti: lavoravano in coppia, per un paio di ore, e traducevano frase per frase.

Jean Herbert

Jean Herbert è il pioniere della moderna interpretazione. Fu uno dei primi a far carriera per la sua abilità linguistica; era un esperto di filosofie indù e insegnava francese a Edimburgo. Arruolatosi nell’artiglieria, gli venne chiesto di lavorare come interprete.

Il debutto di Herbert avvenne nel 1917, durante un negoziato finanziario anglo-francese a Londra. Successivamente partecipa a conferenze internazionali della Società delle Nazioni e diventa interprete personale di Churchill, Mussolini, Lloyd George e Wilson. Organizzò inoltre il servizio interpreti dell’ONU.

Altri pionieri dell’interpretazione consecutiva furono André e George Kaminker, Mantoux, Mathieu e Roditi. Tutti accumularono esperienza durante le sedute delle commissioni per l’armistizio e della Conferenza di Pace di Parigi.

L’interpretazione simultanea

Con la continua richiesta di utilizzo di nuove lingue divenne evidente che doveva essere introdotto un metodo di interpretazione più veloce ed efficace.

Negli anni Venti vi furono tante scoperte nel campo dell’elettronica: vennero creati sistemi di trasmissione adatti alla traduzione simultanea, cuffie, e, nel 1926, l’ingegnere Finlay e l’imprenditore bostoniano Filene inventarono l’IBM System, un’apparecchiatura che consisteva in un sistema di auricolari e microfoni prodotta dall’IBM.

Nel 1928 ci fu la prima sperimentazione di interpretazione simultanea al VI Congresso Comintern, in Unione Sovietica, mentre nel 1933 furono introdotte le cabine con auricolari al XIII Congresso Comintern.

Se, nel 1934, André Kaminker inventò un’attrezzatura elettronica per interpretare dal vivo per la radio francese il discorso che Hitler tenne a Norimberga, solo nel 1935 ci fu la prima interpretazione simultanea verso inglese, francese e tedesco, eseguita al XV Congresso Internazionale di Fisiologia.

Successivamente, nel 1936, la Siemens produsse un’attrezzatura specifica per l’interpretazione simultanea in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936.

Tuttavia, anche se alla Società delle Nazioni di Ginevra e alle conferenze internazionali veniva usato il sistema IBM, non veniva eseguita una vera e propria interpretazione simultanea, ma:

  • Simultaneous successive interpretation = interpretazione in differita.
  • Simultaneous reading of pretranslated texts = venivano consegnate le risposte prima.

Nonostante le nuove invenzioni, tra le due guerre l’interpretazione simultanea era ancora in fase sperimentale a causa della mancanza di collaudate attrezzature tecniche.

L’interpretazione nei campi di sterminio

Sopravvivere nei campi di sterminio senza sapere il tedesco era praticamente impossibile. Le SS che conoscevano il polacco traducevano agli interrogatori e le donne deportate, per lo più ebree, slovacche e ungheresi, venivano impiegate come segretarie.

Ad Auschwitz fu creato uno slang, il Lagersprache, un’unione di polacco, yiddish e ungherese.

I prigionieri che dichiaravano di conoscere il tedesco venivano chiamati Lagerdolmetscher e non ricevevano alcun privilegio.

La maggior parte delle traduzioni erano dal tedesco al polacco, ma anche dal tedesco al francese o al russo. Venivano effettuati dei test di reclutamento.

Il processo di Norimberga (1945-1946)

Fu nell’immediato dopoguerra, con il processo di Norimberga, che l’interpretazione simultanea si affermò definitivamente. Gli imputati avevano il diritto a un processo equo, in cui potessero esprimersi nella loro lingua madre e, inoltre, vi era il bisogno costante di tenere informato il pubblico internazionale. L’interpretazione consecutiva avrebbe quadruplicato i tempi e lo chuchotage era adatto solo a un pubblico ristretto.

Il servizio di interpretazione fu organizzato dal primo pubblico ministero statunitense, Robert Jackson e il Colonnello Léon Dostert, interprete di Eisenhower e responsabile dei servizi linguistici del Pentagono. Il figlio del giudice Jackson, William Jackson, venne inviato a Ginevra per visionare la nuova apparecchiatura. William Jackson contattò l’IBM, che fornì gratuitamente l’apparecchiatura insieme a 200 cuffie e i cavi.

Ogni delegazione doveva fornire interpreti, traduttori e stenografi, ma vi era difficoltà a reclutare interpreti qualificati. Durante i processi l’interpretazione simultanea veniva fornita da tre équipe di dodici interpreti: due équipe si alternavano in sessioni da 45 minuti, ciascuna due volte al giorno, mentre la terza prendeva un giorno di riposo.

Il reclutamento degli Stati Uniti prevedeva due fasi: un primo test linguistico al Pentagono e una seconda prova di interpretazione simultanea a Norimberga. I criteri di selezione prevedevano un’eccezionale conoscenza delle due lingue, un ampio background culturale e la conoscenza della terminologia medica e legale, oltre a autocontrollo, voce gradevole e capacità di gestire lo stress. I risultati della selezione: gli interpreti migliori erano quelli tra i trentacinque e i quarantacinque anni, bilingui, che traducevano solo verso la propria madrelingua. Non veniva usato il relais.

Prima dell’inizio del processo vennero effettuate delle simulazioni di udienze e un programma di formazione che durava da due settimane a due mesi. Questo programma continuò per tutto il processo perché continuavano a essere selezionati nuovi interpreti. La prova generale avvenne il 5 novembre 1946.

Organizzazione del processo di Norimberga

Vi erano tre turni da dodici interpreti: ogni turno prevedeva quattro team di interpreti, tedesco, inglese, francese, russo. Gli interpreti ricevevano il discorso originario in cuffia e traducevano al microfono verso la madrelingua. Alle cuffie degli ascoltatori era connesso un interruttore con cinque canali, quattro lingue + discorso originale, tramite il quale era possibile selezionare il canale prescelto. Microfoni e cuffie erano connessi tramite cavi elettrici che scorrevano sul pavimento.

Un tecnico del suono monitorava i microfoni e il livello del volume, luce gialla e rossa: quella gialla si attivava quando la velocità di eloquio era eccessiva, poiché spesso gli oratori agitati parlavano a velocità così elevata che la traduzione sembrava impossibile; se la rossa si accendeva una volta, significava la richiesta di ripetere le ultime frasi, se si accendeva in modo intermittente, significava la richiesta di interrompere brevemente, mentre se si accendeva fissa, significava una richiesta di un’interruzione più lunga.

Verso la fine del processo si decise di stampare tutte le trascrizioni delle testimonianze del processo: furono dette più di sei milioni di parole.

Il periodo postbellico

La Seconda guerra mondiale creò una rottura con il passato anche a livello linguistico, poiché troncò comunicazioni secolari attraverso le frontiere. Il russo diventò la lingua ufficiale dell’Europa dell’est, mentre l’inglese si stabilì in Occidente.

Solo successivamente vennero riprese le comunicazioni multiculturali in due campi:

  • Relazioni internazionali, si predilige l’interpretazione simultanea: nella metà del XX secolo vi fu un incremento della comunicazione interlinguistica e un aumento dei servizi di interpretazione. Nel 1945 nacque l’ONU, che diede vita a tante altre organizzazioni come la WTO e l’UNCTAD. Nacque nel 1949 la NATO, North Atlantic Trade Organization, e contro di essa la SEATO e così via. La fondazione di tutte queste organizzazioni diede importanza ai compiti di interpretazione, necessari per poter comunicare tra di loro. Nel 1952 sei Paesi si accordarono e istituirono la CECA, Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Tutte queste organizzazioni portarono al riconoscimento dell’interprete come figura essenziale.
  • Relazioni bilaterali, si predilige l’interpretazione consecutiva: questi rapporti possono essere di origine storica tra Paesi confinanti o grazie a nuovi contatti economici o politici.

La formazione e il supporto professionale

La prima scuola, l’École d’interprètes de Genève, fu fondata nel 1941 dal professore Antoine Vellemans. Furono poi pubblicati i primi lavori con informazioni pratiche all’insegnamento e sull’apprendimento, quali Manuel de l’interprète, 1952, di Jean Herbert o La prise de notes en interprétation consécutive di Rozan, 1956. Successivamente furono fondate altre scuole a Vienna, a Germersheim, a Saarland, a Georgetown, a Heidelberg e, nel 1953, a Trieste.

Con la crescita dell’interpretazione come professione, si sono sviluppate a livello nazionale e internazionale associazioni come l’AIIC, Associazione Internazionale di Interpreti di Conferenza, e l’AITI, Associazione Italiana Traduttori e Interpreti.

Nuovi sviluppi

Da Norimberga, gli sviluppi tecnologici hanno migliorato l’interpretazione simultanea tramite l’introduzione di impianti a raggi infrarossi con particolari trasmettitori che consentono la trasmissione acustica attraverso la modulazione di frequenza.

Anche le cabine hanno seguito un’evoluzione: oggi sono più ampie, arieggiate, isolate acusticamente e fabbricate con materiali più leggeri.

L’ultima innovazione per l’interprete è quella della teleconferenza, che permette lo svolgersi di una conferenza/incontro di lavoro senza l’obbligo di spostarsi in un’altra città o in un paese lontano.

Processo interpretativo e propedeuticità della consecutiva

Analisi del discorso e intenzione comunicativa

L’interpretazione consecutiva è propedeutica all’apprendimento dell’interpretazione simultanea proprio per il tipo di operazioni mentali che una volta assimilate possono essere poi trasmesse alla simultanea.

L’atto traduttivo è il riconoscimento delle intenzioni comunicative e il compito dell’interprete è ricostruire l’intenzionalità che marca il testo, intendendo come intenzionalità il vouloir dire, cioè l’intenzione soggettiva. Se l’obiettivo dell’autore di un messaggio è informare, convincere, spiegare, l’interprete deve assistere l’oratore cercando di ricostruire e trasmettere l’intenzione dell’oratore.

In ogni caso l’interprete non è mai il destinatario del messaggio. Il suo ruolo è unicamente quello di tramite, vengono usati termini come ghost role, intruder role, side partecipant, ed è per questo che non sarà mai un protagonista dell’evento comunicativo.

Seleskovitch ha sviluppato una teoria che suddivide il processo in tre fasi che si possono rappresentare con un triangolo: capire la lingua, base, capire il senso, vertice, e restituire il senso, base. Per abituarsi a questo tipo di operazioni mentali bisognerà prepararsi a una serie di esercizi:

  • Abitudine all’ascolto: cioè cogliere l’intenzione dell’oratore attraverso tutte le sfumature che questo ha voluto dare al suo messaggio. Si tratta quindi di ascoltare al di là delle parole e dimenticare l’involucro linguistico che avvolge le parole per captare il messaggio.
  • Memorizzazione a breve termine: l’interprete potrà contare su una memoria a lungo termine sempre più efficiente perché potenziata con l’esperienza. Questo gli consentirà di effettuare quelle aggiunte che riterrà opportuno introdurre.
  • Riformulazione: è la produzione del discorso. Nell’interpretazione consecutiva verrà ad aggiungersi uno sforzo supplementare che è per l’appunto quello della prise de notes.

Bisogna essere consci delle energie di cui si dispone: in simultanea basta dividerle fra tre sforzi, mentre in consecutiva gli sforzi sono quattro e richiedono una distribuzione equilibrata delle proprie forze.

Le tappe del processo interpretativo in consecutiva

È evidente che l’interprete può e deve conoscere l’argomento in precedenza se vuole affrontare in modo adeguato ogni prestazione professionale, anche se non si può mai avere la certezza che l’argomento sarà trattato sempre nello stesso modo.

A ogni modo, l’interpretazione consecutiva offre qualche vantaggio in più rispetto all’interpretazione simultanea: ha la possibilità di preparare il discorso, evitare imprecisioni e non cominciare a esporre un messaggio quando ancora questo non si delinea in modo chiaro. Ha inoltre la possibilità di suddividere gli sforzi fra le varie fasi dell’atto interpretativo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mlaulm di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e Prassi della Traduzione e dell'Interpretariato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Pignataro Clara.
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