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Incontrare le persone LGB

Le componenti dell'identità sessuale

Il modo in cui ci rappresentiamo, con cui facciamo esperienza del mondo e con cui entriamo in relazione con l'altro è l'identità. L'identità sessuale è la componente della nostra identità relativa al nostro avere un corpo con caratteri sessuali e provare desiderio e attrazione – la dimensione soggettiva del proprio essere sessuati. Essa è una dimensione influenzata sia da aspetti biologici innati che da aspetti sociali e ambientali, e possiede un nucleo costante (che risponde alla necessità umana di una rappresentazione di sé coerente e stabile) e una parte fluida e mutevole.

Sesso biologico

Appartenenza biologica al sesso maschile o femminile, definita dai cromosomi, dai genitali interni/esterni e dai caratteri sessuali secondari. Solo apparentemente binaria – vi sono persone che nascono con caratteri sessuali primari, secondari o genetici non riconducibili solo al sesso maschile o femminile – le persone intersessuali, che sfidano il binarismo biologico. Femmine e maschi hanno in comune il 99,8% del DNA, lo 0,2% permette a un feto con DNA XY di produrre picchi ormonali di testosterone che portano allo sviluppo di genitali maschili; l'assenza di picchi ormonali nei feti con DNA XX porta allo sviluppo dei genitali femminili. Fino alla pubertà il livello di testosterone arretra e rimane stabile – fino a quel punto maschi e femmine possiedono un andamento ormonale simile. Con la pubertà nuovi flussi ormonali (estrogeni femmine androgeni maschi) portano allo sviluppo dei caratteri sessuali maschili e femminili e la produzione di gameti.

Identità di genere

Percezione di sé come appartenenti a uno dei due generi, che si stabilisce precocemente nei primi anni di vita. Essa può non coincidere con il sesso assegnato alla nascita – le persone transgender hanno una percezione di sé discrepante rispetto alla loro biologia, e possono decidere di adeguare il loro corpo al genere a cui sentono di appartenere attraverso interventi chirurgici, terapie ormonali, o un'espressione di genere più rappresentativa.

Ruolo ed espressione di genere

Il ruolo si riferisce alle aspettative sociali e culturali su come uomini e donne dovrebbero esprimere il proprio genere. Riguarda tratti fisici, vestiario e acconciatura, tratti di personalità, igiene personale, l'eloquio, il modo di interagire con gli altri, gli interessi e le abitudini. I ruoli di genere indicano in una determinata cultura e periodo storico i codici di mascolinità e femminilità, ai quali ognuno può aderire o meno attraverso la propria espressione di genere. Le caratteristiche attribuite culturalmente ai generi si fondano su differenze biologiche fra i sessi che si cristallizzano in stereotipi: l'uomo è forte aggressivo, la donna è delicata emotiva, in base alla conformità fisica e livelli ormonali – in realtà donne e uomini sono molto simili. Le differenze tra i generi sono frutto di aspettative culturali e di un'educazione e apprendimento fondati sul rinforzo positivo delle caratteristiche culturalmente associate. Nella realtà ognuno sperimenta una certa discrepanza tra aspettative culturali e sociali e il personale modo di vivere il proprio genere. Un'aspettativa di genere radicata è quella dell'eterosessualità: essere attratti dal proprio sesso vuol dire non appartenere completamente al proprio genere (confusione tra identità e orientamento).

Orientamento sessuale

Si riferisce al genere delle persone da cui si è attratti in senso erotico e affettivo. Si può decidere di comunicarlo o meno, non si può modificare. Coinvolge più dimensioni:

  • Il comportamento sessuale (con chi ho rapporti sessuali);
  • L'attrazione erotica (chi desidero sessualmente);
  • Le fantasie sessuali (su chi fantastico eroticamente);
  • La preferenza affettiva (di chi mi innamoro);
  • L'autodefinizione (assimilabile all'identità di orientamento sessuale, il riconoscimento soggettivo del proprio orientamento e il modo in cui pubblicamente ci definiamo).

Per ognuna di queste dimensioni ogni individuo può posizionarsi in maniera diversa lungo un continuum che va da eterosessualità a omosessualità: per molte persone i posizionamenti sulle diverse dimensioni sono coerenti tra loro, per altre no. Non devono per forza coincidere. Tale definizione multidimensionale dell'orientamento sessuale supera la visione dicotomica delle scienze biologiche e complica il modello Kinsey, che ha introdotto l'idea di orientamento come continuum.

Al di là del binarismo

Nonostante la tendenza a descrivere la realtà in termini duali e polarizzati la sessualità umana è una dimensione continua e multidimensionale. Tutte le dimensioni (sesso, genere, ruolo) sono fluide, ma l'orientamento sessuale è quello che più si presta a essere fluido. Il modello Kinsey è il primo a definire l'orientamento non rigidamente etero, omo o bi, ma come uno spettro, un continuum, che prevede più posizioni tra eterosessualità esclusiva e omosessualità esclusiva. Nel modello però l'orientamento viene considerato una dimensione unitaria, non cogliendone la multidimensionalità – esso comprende più aspetti dell'attrazione erotica e sessuale, e per alcune persone questi non si collocano sullo stesso punto del continuum, sono diversi. Altra dimensione da considerare quella temporale: la consapevolezza del proprio orientamento può arrivare più o meno precocemente, attraverso un processo di coming out spesso inteso come scoperta di un orientamento sessuale innato: i modelli di coming out tradizionali sono riduzionistici, fondati su un'idea di orientamento come dimensione stabile e duratura, che passa da un processo di riconoscimento – per molte persone l'orientamento o alcune sue componenti non sono tratti stabili della propria identità, ma cambiano nel corso della vita, anche in età adulta.

L'orientamento ha natura fluida, e anche se non può essere cambiato può cambiare; la bisessualità è una forma di fluidità sessuale: le ricerche indicano che eterosessualità e omosessualità esclusive sono meno diffuse di quanto ci si aspetta, e che comportamenti e attrazioni bisessuali sono molto frequenti. La distinzione rigida tra etero/omo/bisessualità non basta a definire la complessità dell'identità sessuale. A costituire un nuovo criterio per farlo è l'esperienza soggettiva.

Omofobia, minority stress, coming out

In 72 Paesi nel mondo l'omosessualità è illegale, in 45 c'è il carcere, in 8 la pena di morte. In 19 Stati l'espressione di omosessualità è punita per ragioni di moralità, e in 25 è vietato formare associazioni. Lo stigma è ancora diffuso ovunque, e la ricerca si è spostata dalle cause dell'omosessualità ai motivi dell'avversione nei confronti dell'omosessualità e alle conseguenze dello stigma nelle persone LGB.

Omofobia

Specifica forma di ostilità verso omosessualità e persone omosessuali.

  • 1972: Weinberg: il termine omofobia include le reazioni di ansietà, disgusto, avversione, rabbia, paura che le persone eterosessuali possono provare nei confronti delle persone omosessuali;
  • 1980: Hudson&Ricketts: fobia si riferisce a una paura di qualcosa, mentre l’omonegatività è il comportamento negativo di un individuo eteronormativo verso un individuo omosessuale;
  • L’omofobia ha una dimensione individuale e anche una sociale; il pregiudizio può essere espresso sia in modo volontario, diretto, che non consapevolmente. Omofobia è l’insieme degli atteggiamenti pregiudizievoli e discriminatori, individuali e collettivi, sia aperti che occulti verso l’omosessualità.

1992: Blumenfeld: concezione odierna di omofobia, basata su quattro elementi:

  • Personale: possedere pregiudizi individuali verso LGB;
  • Interpersonale: traduzione dei propri pregiudizi in comportamenti, manifestazioni pubbliche;
  • Istituzionale: insieme delle politiche discriminatorie delle istituzioni;
  • Sociale: stereotipi su LGB e esclusione di questi dalle rappresentazioni culturali e collettive;

1996: Herek parla di eterosessismo, richiamando i costrutti di sessismo e eteronormatività.

  • Eterosessismo: tendenza a discriminare e negare comportamenti, identità, soggetti LGB;
  • Eteronormatività: imposizione dell’eterosessualità come norma, unico orientamento legittimo;
  • Eterocentrismo: centralità culturale dell’eterosessualità nella società, come consuetudine;
  • Eterofilia: idea di eterosessualità come condizione preferibile all’omosessualità;
  • Sessismo: idea di sesso maschile come sesso dominante. Il sessismo rinforza atteggiamenti discriminatori verso persone che non sono la maggioranza. Persone con alti livelli di sessismo con molta probabilità saranno portatrici di alti livelli di omofobia.

Oggi per omofobia si intende il pregiudizio diffuso, non necessariamente consapevole, non solo di alcuni individui, ma esteso a tutta la società.

Omofobia sociale

Essa riguarda il riconoscimento o meno di uguali diritti, il grado di tutela dalle discriminazioni e violenze, la maggiore o minore diffusione di una cultura inclusiva, rispettosa e valorizzante delle differenze. L'omofobia individuale cresce in un contesto sociale incapace di dare valore alle differenze (la presenza di leggi non basta a modificare la cultura della società, in alcuni Paesi sono promosse campagne di sensibilizzazione sui danni dell'omofobia e contro il pregiudizio e bullismo omofobico).

Come si manifesta?

In Italia il pregiudizio si è spostato sul fronte dei diritti – mettere in dubbio che due persone dello stesso sesso non possano o non debbano fare ciò che fanno gli eterosessuali. Tale atteggiamento è sostenuto a livello sociale da un dibattito culturale e politico che spesso diventa uno scontro di posizioni ideologiche, che non partono mai dai dati delle ricerche. Il pregiudizio poi prende forma nei servizi e nei loro operatori, manifestandosi in comportamenti stigmatizzanti in sede di anamnesi, questionari, primi colloqui, ecc., con cui l'operatore ostacola la costruzione dell'alleanza con l'utente, che non si sente previsto (ad es. dando per scontata l'eterosessualità). Un esempio: una ricerca sugli atteggiamenti degli psicologi italiani verso l'omosessualità mostrano che alcuni non condividono l'idea che essa sia una variante normale della sessualità umana, ritengono che sia dovuta a una mancata identificazione con il ruolo di genere e tratterebbero l'egodistonica con un intervento finalizzato a modificare l'orientamento sessuale.

Omofobia interiorizzata

Il pregiudizio sociale diffuso produce l'interiorizzazione di stereotipi e modelli negativi. L'omofobia interiorizzata è l'insieme degli atteggiamenti e sentimenti negativi, più o meno consapevoli, delle persone omosessuali verso sé stesse e verso altri omosessuali. Il contesto sociale ed educativo tollera l'uso di "gay" in senso dispregiativo e svalutativo, l'uso di termini offensivi e violenti per definire persone non etero, i rappresentanti di istituzioni esprimono pubblicamente avversione verso l'omosessualità, e i modelli positivi di persone omosessuali sono ignorati, taciuti, ridotti. Queste manifestazioni di omofobia hanno ripercussioni sull'autostima delle persone LGB, generando un senso di indegnità. L'omofobia sociale, suggerendo che le persone LGB non siano degne di rispetto e amore, si trasforma in disprezzo verso sé stessi.

L'omofobia interiorizzata comporta vissuti di rabbia, paura, senso di colpa, vergogna. Convivere con idee fortemente negative sulla propria identità e dover gestire le emozioni da esse generate è difficile e può generare disagio psicologico, con effetti a diversi livelli individuali e relazionali:

  • Difficoltà a vivere serenamente le relazioni;
  • Dover tollerare comportamenti discriminatori nei diversi contesti (famiglia, scuola, lavoro);
  • Imparare a scremare il racconto di sé evitando riferimenti al proprio orientamento; non parlare mai della propria vita sentimentale affettiva ed emotiva;
  • Creare situazioni che non si è pronti a fronteggiare, rivelando il proprio orientamento senza averne valutato le conseguenze esterne (le reazioni altrui) e interne (le proprie emozioni);
  • Cercare di eccellere in altri campi per compensare il proprio orientamento;

Fattori che possono diminuire o aumentare l'effetto delle interiorizzazioni negative

Area geografica di provenienza (più o meno impegnate sulla discriminazione), famiglia (omofobia genitoriale e della rete familiare), personalità (attaccamento in/sicuro, autostima), convinzioni religiose.

Minority stress

Stress e disagio psicologico a cui sono sottoposte le minoranze per via della discriminazione e stigmatizzazione sociale. Ricerche sugli effetti di discriminazione e pregiudizio rivelano che le minoranze sessuali sono sottoposte a uno stress continuativo, che accompagna il loro sviluppo psicologico, conseguenza di ambienti ostili in cui non sono previsti, di episodi di discriminazione, a volte di violenza. Le persone LGB sono maggiormente esposte al rischio di aggressioni fisiche e verbali e di discriminazioni a scuola, sul luogo di lavoro, nella ricerca di lavoro. Lo stress a cui sono sottoposte persone LGB è simile a quello prodotto da altri tipi di discriminazione, con la differenza che mentre le altre minoranze (etniche, religiose) crescono all'interno di comunità e hanno famiglie che offrono sostegno e tradizione culturale, le persone LGB difficilmente trovano modelli positivi e sostegno nella propria rete familiare o sociale.

Le tre componenti del Minority stress (Meyer): esperienze vissute di discriminazione e violenza; stigma percepito (percezione dell'ostilità sociale, che può derivare sia da esperienze negative di altri sia dall'ascolto di un linguaggio discriminatorio – ricordando che gli episodi di discriminazione hanno un impatto emotivo anche con chi si identifica con la vittima, perché "sarebbe potuto capitare a loro"); omofobia interiorizzata (ostilità e disprezzo verso di sé, interiorizzazione stereotipi negativi). Uno dei nuclei dello stress a cui sono sottoposte le persone LGB riguarda il rivelare o celare il proprio orientamento: se lo dicono, si sottopongono al rischio di discriminazione diretta, e dovranno affrontare il senso di vergogna prodotto dall'esposizione e la paura di essere rifiutati; se non lo dicono, si è costretti ad evitare il discorso, fornire risposte false, affrontando il senso di vergogna per aver tradito sé stessi e per la propria codardia, e la paura di essere prima o poi scoperti. Il minority stress ha un impatto dannoso e patogeno sullo sviluppo psicologico di persone LGB, ed essere un fattore per la genesi di difficoltà relazionali, vissuti di disperazione e solitudine, abusi di alcool e stupefacenti, comportamenti sessuali a rischio, disturbi alimentari, ideazione suicida. La diffusa omofobia sociale produce un continuo richiamo (esplicito ed implicito) alla clandestinità – così molte persone LGB sono spinte a restare nell'invisibilità.

Coming out

Le difficoltà interiori e sociali possono essere contrastate grazie alla stima di sé e alla costruzione di un'identità positiva, parte del coming out, il percorso di consapevolezza dell'essere LGB che comincia prima e si estende oltre alla comunicazione agli altri del proprio orientamento. La scoperta del proprio orientamento inizia da sensazioni corporee, emotive e affettive, di solito seguite da una comunicazione all'esterno. Ma il coming out non è solo un atto comunicativo, ma un processo, con una dimensione esterna (comunicazione del proprio orientamento) e una interna – per arrivare alla rivelazione di sé agli altri, bisogna attraversare mille dubbi e paure: paura di chiudersi in un'immagine stretta e falsa, legata al pregiudizio; essere visti in modo diverso dagli altri (amici, parenti, ecc), perdere l'amore delle persone care; che il proprio contributo al mondo perda valore, che le proprie capacità, aspirazioni, talenti, interessi, scelte, caratteristiche siano lette solo attraverso la lente del pregiudizio; dover affrontare il disprezzo degli altri, essere svalutati come persone, essere derisi; perdere la propria dignità, il proprio prestigio, i propri diritti.

Come operatori, ricordare che per divenire consapevoli del proprio orientamento è necessario coraggio – valorizzare questo coraggio produce senso di orgoglio e alza l'autostima, restituendo valore alla persona. Compito degli operatori è accompagnare le persone LGB nel riconoscere le proprie paure, il proprio senso di vergogna e colpa, favorendo la progressiva rimozione degli ostacoli che gli non consentono di vivere in modo autentico (valutando anche i rischi che si possono correre nell'esporsi, in quale contesto la comunicazione verrebbe fatta), comprendendo, insieme all'utente, quanto egli è pronto a gestire le emozioni forti che l'esposizione suscita e le sue conseguenze.

Il coming out ha molte funzioni positive:

  • Permette di integrare le parti più profonde dell'identità, restituendo la sensazione di autenticità;
  • Permette rapporti più sinceri e soddisfacenti con gli altri;
  • Consente la trasformazione degli stereotipi nella società, attraverso il contatto con vere persone LGB, e consente di lottare per i propri diritti (l'invisibilità spesso comporta subire in silenzio);
  • Accresce autostima e resilienza personale attraverso l'affermazione di sé e la valorizzazione del proprio percorso; consolida la propria capacità di far fronte alle avversità.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher irislvcia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'orientamento sessuale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Rollé Luca.
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