Metodologia preventiva "Apprendere dall’esperienza"
Il pensare riflessivo nella formazione
Luigina Mortari
Prof. Loris Benvenuti Bergamo Alessia
PEDesei Matricola 10325 Anno accademico 2019-2020
Alla ricerca di un sapere che viene dall’esperienza
Il sapere dei pratici
L’educatore si trova a far fronte a situazioni problematiche aperte, la soluzione si concretizza in una deliberazione pratica, supportata da un sapere prassico. Educare significa essere implicati in un agire pratico ad alto tasso di problematicità. L’azione è marcata dalla singolarità del caso, è irrevocabile, imprevedibile, illimitata, ed entra in un circolo processuale, le cui dinamiche non possono essere pianificate. Il sapere prassico è costituito da indicazioni dal valore probabilistico, che dovrebbero consentire al pratico un sapere fronetico. La saggezza educativa consente di conseguire ciò che è ritenuto cosa buona, rispetto al favorire la miglior formazione possibile. L’agire pratico è quello dove siamo chiamati a prendere delle decisioni, per far fronte a situazioni indeterminate (Aristotele). L’educatore deve possedere conoscenze e capacità di lettura critica rispetto al contesto, si maturano con l’esperienza (ermeneutica della pratica). A orientare le scelte è un’azione riflessiva concepita sul campo e supportata dall’esperienza.
Il sapere esperienziale
L’educatore viene concepito come esecutore di saperi, ha il compito di dar forma alla miglior azione educativa possibile. Una buona pratica implica ideazione, progettazione, a partire dall’esperienza vissuta. La pratica deve possedere una prassi, e il buon pratico è un buon ricercatore, che costituisce un valido orizzonte di senso. Il sapere che viene dall’esperienza presuppone l’intervento della ragione riflessiva. Costruire tale sapere implica introdurre la logica del from the ground up (Watson). Il valorizzare un sapere che viene dall’esperienza (sapere di casi), si tratta di concepire il sapere come elaborabile a partire da una ricorsività dialogica. Tesi deweyana: l’esperienza deve costituire il punto di avvio per l’elaborazione della teoria e il punto di arrivo per il confronto condotto con l’esperienza. È essenziale riconcettualizzare la pratica riconoscendone il valore epistemologico. Vissuto: modo diretto e naturale di vivere nell’orizzonte del mondo. Esperienza: prende forma quando il vissuto diventa oggetto di riflessione e il soggetto se ne appropria in maniera consapevole, per comprenderne il senso. Husserl: avere esperienza è essere desti, stare nel mondo secondo il modo della coscienza, dell’autoriflessione.
La disciplina del pensare
Praticare la riflessione sul fondo dei propri vissuti per cercare in essi significati implica autorischiaramento. Il sapere guadagnato sul campo richiede che si assuma il presente come oggetto di riflessione, il suo tratto costitutivo diviene l’essere pensosamente presenti rispetto al divenire dell’esperienza. Il pensare si occupa di questioni di significato (Arendt) e corrisponde a cercare la verità dell’esperienza. Espediente della mimesi: un dire che cerca di dire quello che gli altri hanno detto o potrebbero dire, replicare il già pensato da altri. Il pensare del pratico richiede un forte investimento simbolico, ha a che fare con il desiderio di saggezza. Comunità di sapere fra gli educatori sono gruppi di pratici che strutturano contesti discorsivi in cui confrontare le esperienze e costruire sapere. Il sapere pedagogico viene dall’esperienza, necessità che nelle istituzioni formative si costituiscano comunità pedagogiche, accomunate dalla passione di costruire sapere esperienziale.
La pratica del pensare riflessivo
Il pratico deve sviluppare la disposizione al pensare riflessivo. La riflessione è l’impresa di riconquistare tutto ciò che siamo e facciamo. Dewey, il miglior modo di pensare consiste nel ripiegarsi mentalmente e nel rivolgere una considerazione. Riflettere: prendere in esame esperienza e convinzioni alla base delle scelte decisionali, risalire alle assunzioni in base alle quali si giustificano certe opzioni teoriche. Esperienza riflessiva si articola in: presa di coscienza di un dubbio, formulazione di una previsione congetturale, esame analitico della situazione, elaborazione delle ipotesi e decisione. Schön – pratica riflessiva, come disciplina da attivare nei processi formativi, per facilitare la costruzione del sapere che viene dall’esperienza, analizzata nell’orizzonte della tradizione fenomenologica-ermeneutica e insieme alla critical educational theory. Esistono due livelli di riflessione: pensare a ciò che si fa e pensare ai pensieri (Heidegger).
Pensare a ciò che si fa
Schön definisce la riflessione in azione o strumentale come il pensare sui propri passi, promuovere l’attenzione vigile, cogliere situazioni incerte, mettere a fuoco il problema. La situazione cruciale viene elaborata dal soggetto quando ha sviluppato un’attenzione radicalmente analitica rispetto all’esperienza, consente di cogliere la sua alterità. La vigilanza critica della fenomenicità dell’esperienza è la condizione necessaria per attivare una prassi attenta alla realtà. Capacità riflessiva come postura mentale, concepita come disciplina mentale, pratica analitica che produce incertezze. L’azione accompagnata dalla riflessione, così che i soggetti divengano attori di un agire pensoso. La riflessione in azione è funzionale a ridefinire l’azione mentre siamo implicati in essa, salvandola, implica un’interruzione o sospensione dell’agire quando si individua un elemento problematico, finché non si trova una soluzione adeguata, per dare inizio ad un’azione efficace. Schön definisce riflessione sull’azione o riflessione retrospettiva, la ricostruzione del processo, analizzando ogni evento accaduto, individuando i desideri che hanno innescato l’azione. La comprensione dell’esperienza chiede che su di essa si sappia riflettere, importante imparare ad essere riflessivi, guadagnando una comprensione di come si affrontano le situazioni problematiche. Arendt riflessione che avviene ad azione conclusa, deve mostrare capacità radiologica di rivelare la struttura interna del fatto stesso. Riflettere analiticamente richiede attenzione che individua il caso, evento non assimilabile dentro le griglie del nostro ordine interpretativo. Foucault l’attenzione retrospettiva, dove l’esperienza diventa oggetto del pensiero. È utile utilizzare un modello di riflessione strutturata (estetica, personale, etica, empirica e riflessiva). Gadamer l’atto cognitivo della comprensione si caratterizza per il rinnovo continuo del progetto interpretativo, che si attualizza nell’elaborazione progressiva di dispositivi ermeneutici adeguati. La riflessione dovrebbe prevedere una fase speculativa, in cui si ipotizzano modalità per affrontare situazioni simili, processo di pensiero proiettato sul futuro. Manen riflessione anticipatrice immagina azioni future, ipotizza situazioni problematiche, elabora approcci risolutivi, valutando per essi difficoltà di implementazione, oltre che i possibili esiti. Fa un ricorso sostanziale all’immaginazione, può ipotizzare azioni astratte. Dewey occupandosi delle conseguenze delle azioni future, la riflessione incarna una forma di responsabilità prassica, consentendo un approccio organizzato al futuro. Il processo formativo, dovrebbe essere funzionale a una dialogica continua con la prassi educativa, la disciplina riflessiva possa così essere percepita come empowerment dell’agire educativo. Collaborative research, corrisponde al continuo dialogo fra pratici e formatori-ricercatori, impegnati a definire il percorso della formazione.
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