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Progettazione di una ricerca: introduzione ai passaggi necessari

1) Formulazione della domanda, dell’obiettivo

Deve essere “buona”, rilevante, originale:

Tutte le ricerche e gli studi hanno un punto di avvio, che è determinato da un obiettivo, quindi dalla formulazione di una domanda. Non necessariamente dalla formazione di un’ipotesi, perché io potrei cominciare uno studio non avendo delle ipotesi precise. Quindi tutte le ricerche sono progettate con lo scopo di rispondere a una domanda.

Se noi dobbiamo declinare o fare una riflessione su quelle che possono essere le ricerche in psicologia dello sviluppo dobbiamo rispolverare quelle che noi sappiamo essere le domande classiche della psicologia dello sviluppo.

L’obiettivo macro potrebbe essere riassunto in questo modo: identificare, descrivere, spiegare per ottimizzare lo sviluppo dell’individuo. Questo è l’obiettivo principe della psicologia dello sviluppo.

(Nessuna ricerca può rispondere a questo obiettivo, ma ci troveremo di fronte a varie e tante ricerche che di volta in volta cercano di porsi degli obiettivi diversi. Ci sono anche ricerche che nascono senza un obiettivo preciso).

Vediamo cosa questo obiettivo così declinato significa poi nella realtà della realizzazione delle ricerche.

a) Identificare le variabili evolutive

Aspetti del comportamento o dell’attività mentale che presentano cambiamenti regolari e universali al procedere dell’età.

Quindi riuscire attraverso uno studio ad individuare quali aspetti del comportamento o dell’attività mentale sono effettivamente oggetto di indagine della psicologia dello sviluppo (per essere oggetto di indagine della psicologia dello sviluppo devono essere comportamenti e aspetti dell’attività mentale che subiscono delle trasformazioni nel corso del tempo che sono però regolari e universali. Quindi il cambiamento in sé non fa riferimento a un singolo individuo o a un singolo gruppo di individui).

Es. oggetto di indagine della psicologia dello sviluppo potrebbe essere il comportamento aggressivo, poiché nel corso dello sviluppo degli individui esso subisce delle trasformazioni.

b) Identificare la funzione evolutiva

Per stabilire cosa cambia e come si manifesta il cambiamento, è necessario identificare la forma più semplice della caratteristica che si intende studiare ed esaminare come essa si modifica nel tempo.

Un altro obiettivo specifico della psicologia dello sviluppo è quello di identificare non le variabili evolutive ma la funzione evolutiva. (In questo contesto, funzione evolutiva = per verificare e descrivere il cambiamento è necessario riuscire a identificare la forma più semplice di quella caratteristica che per noi è oggetto di cambiamento, per vedere poi dalla forma più semplice come questa si trasforma nel tempo).

È necessario trovare quelle manifestazioni comportamentali molto semplici che poi nel corso del tempo assumono una forma diversa in termini qualitativi.

Es. posso ipotizzare che la capacità che io osservo nel bambino di individuare correttamente e seguire lo sguardo adulto rivolto a uno stimolo sottenda in termini di funzione evolutiva la capacità di referenza (il fatto che qualcosa fa riferimento a qualcos’altro).

c) Individuare i cambiamenti nelle relazioni tra abilità diverse

Obiettivo della psicologia dello sviluppo è andare anche a individuare non solo le variabili evolutive ma anche le funzioni evolutive e i cambiamenti nelle relazioni tra abilità diverse. Quest’ultimo si realizza in due casi specifici:

1) Quando ipotizziamo che due abilità diverse siano associate, quindi interagiscano, perché una è un prerequisito dell’altra (quindi è necessario che il bambino mostri quell’abilità perché poi su quell’abilità si sviluppi un’altra abilità).

Quando si ipotizza che una certa abilità interagisca con un’altra o ne costituisca un requisito.

Es. distinzione mezzi – fini e produzione del gesto di indicazione a fini richiestivi.

2) Quando noi ipotizziamo che la relazione sussista in una certa fase dello sviluppo perché quelle due abilità che all’osservazione sono molto diverse e fanno anche riferimento a comportamenti diversi in realtà sottendono una competenza trasversale che è unica. Quindi le manifestazioni sono diverse e noi andiamo a misurare queste manifestazioni e troviamo che esse sono associate e ipotizziamo che ci sia qualcosa che fa base ad entrambe.

Quando si ipotizza che certe manifestazioni comportamentali diverse abbiano una base comune.

Es. gioco di finzione e linguaggio.

d) Identificare i processi e i meccanismi che producono i cambiamenti

Le ricerche sullo sviluppo hanno anche l’obiettivo di identificare i processi e i meccanismi che producono i cambiamenti. Quindi avremo una serie di ricerche più interessate al peso che diversi meccanismi hanno nella trasformazione.

  • Biologici: cambiamenti fisici dell’individuo.
  • Cognitivi: cambiamenti nel pensiero, nell’intelligenza, nel linguaggio.
  • Socio – emotivi: cambiamenti nelle relazioni con altri individui, nelle emozioni, nella personalità.

e) Identificare i fattori di rischio e di protezione

È un filone che, nell’ambito della psicologia dello sviluppo, in un’ottica di ottimizzazione dello sviluppo degli individui individua il peso di determinati fattori, che possono essere individuali (es. temperamento) o ambientali (es. qualità delle cure materne, del nido e delle istituzioni educative), che possono incidere sullo sviluppo degli individui, generando dei percorsi di sviluppi tipici o atipici.

In quest’ottica allora possiamo considerare un percorso di sviluppo atipico o disarmonico nel momento in cui non c’è un adeguato equilibrio fra quelli che possono essere fattori di rischio vs fattori di protezione dell’individuo.

Domande di fondo

Le domande classiche della psicologia dello sviluppo sono:

  • Innatismo vs empirismo: quale rapporto c’è tra maturazione, genetica ed esperienza?
  • Continuità vs discontinuità: lo sviluppo è costituito da cambiamenti graduali e cumulativi o da fasi distinte tra loro?
  • Universalità vs variabilità: il cambiamento va ricondotto ad un percorso universalmente valido su questo universalmente valido costruiamo un quadro di normalità: ci si attende scarsa variabilità inter- e intra-individuale nella stessa fase.

Esistono percorsi diversi in relazione alle diverse situazioni socioculturali, all’effetto di specifici fattori biologici e ambientali: ci si attende alta variabilità inter e intra individuale nella stessa fase.

2) Analisi della letteratura

È necessario conoscere ciò che è già stato fatto.

È difficile che si possa formulare una domanda rilevante, originale per la disciplina se non si conoscono i dati e lo status della letteratura di riferimento su quell’aspetto specifico su cui verterà la ricerca.

Allora l’analisi della letteratura da un lato ci permette di soddisfare la questione legata all’originalità del nostro studio, dall’altra parte conoscere e avere informazioni di base su un determinato fenomeno ci permette di trasformare la curiosità su quel fenomeno in una domanda che sia sensata.

3) Traduzione dell’idea in un adeguato disegno di ricerca

  • Limiti etici e/o pratici impediscono la realizzazione di disegni che, da un punto di vista scientifico, sono considerati “ideali”.
  • Per esaminare una questione quale procedura alternativa valida?
  • L’età è una variabile di grande interesse difficoltà nel trattarla.

Ad ogni domanda è possibile applicare uno o più disegni di ricerca. L’importante è saper riconoscere qual è il disegno di ricerca che meglio di altri risponde al quesito specifico che abbiamo posto.

Nell’ambito della psicologia dello sviluppo una cosa fondamentale è relativa alla variabile “età”, che rappresenta il passaggio nel tempo in termini di sviluppo dell’individuo.

L’età però non è una variabile così facile da trattare dal punto di vista metodologico. L’utilizzo di questa variabile introduce infatti dei limiti nella realizzazione e progettazione di una ricerca.

Ci sono anche dei limiti etici e/o pratici: le caratteristiche dell’individuo nelle prime fasi dello sviluppo sono tali per cui è difficile prenderli come partecipanti di ricerche.

Questo significa che in realtà, a volte, per la domanda che ci poniamo, potremmo applicare quei disegni di ricerca che in assoluto dal punto di vista metodologico sono quelli più corretti e potenti in termini di risposta.

Il punto è che quando si ha a che fare con i bambini questo spesso non è applicabile.

Soprattutto parlando di fattori di rischio abbiamo in mente una serie di variabili (ambientali, di contesto, delle situazioni particolari in cui i bambini crescono, in cui vengono allevati,…) che sicuramente sono di grande interesse per la psicologia dello sviluppo per sapere quanto queste interagiscono con altre variabili per determinare il percorso di sviluppo.

Avendo a che fare con queste variabili ci possiamo presto rendere conto di come sebbene dal punto di vista teorico potremmo trattare tali variabili in modo da applicare dei disegni di ricerca che potrebbero darci delle risposte assolutamente definitive per la questione, in realtà dal punto di vista pratico non le possiamo controllare e manipolare e quindi dobbiamo spostarci su altri disegni di ricerca.

4) Richiesta di approvazione da parte del comitato etico di riferimento

Importanza di una valutazione indipendente degli aspetti etici.

Se non c’è approvazione bisogna riformulare il disegno di ricerca e questo può in parte modificare il tipo di risposta che si ottiene rispetto alla domanda iniziale che ha generato la ricerca.

5) Realizzazione di uno studio pilota

(Non è un passaggio costante in tutte le realizzazioni delle ricerche).

  • Per impratichirsi con determinate procedure e specifici gruppi di partecipanti minimizzare l’errore associato allo sperimentatore.
  • Per “collaudare” la procedura il progetto può essere avviato?

Serve per mettere alla prova in termini di fattibilità il progetto a cui abbiamo pensato.

Anche quando non si conducono delle ricerche in laboratorio, molto controllate, con stimoli prestabiliti, ma si procede con una semplice osservazione del comportamento dei bambini, per esempio in una situazione di gioco libero in presenza dei genitori, il fatto stesso che lo sperimentatore sia un maschio o una femmina, con i bambini fa una grande differenza.

Quindi la ricerca pilota non serve solo per capire la validità della ricerca ma anche per testare se quella che si pensava fosse la situazione migliore in realtà magari non sia così.

6) Reclutamento dei partecipanti

Individuazione della procedura corretta per un’appropriata selezione del gruppo.

Anche questo aspetto, al di là delle difficoltà pratiche, che potrebbe essere uno degli aspetti più rapidi nella fase di progettazione della ricerca, diventa in realtà la fase peggiore di tutta la ricerca. Questo perché bisogna individuare la procedura migliore per riuscire a selezionare quelli che riteniamo gli adeguati partecipanti per la ricerca.

7) Raccolta dei dati

8) Analisi statistiche

I fattori presi in esame hanno generato dei risultati significativi? Le analisi condotte originano i limiti (o le restrizioni) in base ai quali è possibile generare interpretazioni di ordine teorico e/o individuare risvolti pratici.

9) Comunicazione dei risultati

Condivisione. Questo aiuta l’implementazione ed eventualmente la revisione di modelli esplicativi di fenomeni dello sviluppo.

Noi ci soffermeremo sul numero 3 e 7.

Esperimento scientifico

Due ricerche

1) Integrazione audio – visiva nell’identificazione di stimoli complessi nel bambino e nell’adolescente

Per arrivare al risultato vediamo evidenziati i passi che sono stati necessari per raccogliere tutti i dati.

(Identificazione corretta di alcuni stimoli).

Questi autori si sono quindi proposti di indagare le modificazioni evolutive nella capacità di integrazione multisensoriale, attraverso la valutazione degli effetti di suoni congruenti e non congruenti sulla capacità di identificare stimoli ecologici presentati in modalità visiva mediante l’approccio crossmodale.

8 gruppi di bambini e adolescenti (di età compresa tra i 6 e i 13 anni) sono stati sottoposti a un compito di riconoscimento visivo di oggetti. I risultati mostrano che solo a partire dai 12 anni i bambini traggono beneficio dalla presentazione multisensoriale in termini di velocità di identificazione.

Per arrivare a questo risultato e raccogliere i dati da cui è emerso questo risultato, vediamo alcune cose rilevanti nella procedura.

Il compito consisteva in una situazione sperimentale abbastanza classica dove il bambino era posto di fronte al monitor di un computer. Venivano proiettati degli oggetti, che i bambini dovevano identificare correttamente e denominarli. Appena li identificavano dovevano premere un pulsante per misurare la loro velocità nel riconoscimento (tempo di reazione).

Gli stimoli erano 160 immagini, utilizzate per la sessione sperimentale, che comprendevano 80 figure appartenenti alla categoria degli esseri viventi e 80 non viventi. Tutte le immagini avevano luminanza, dimensioni e orientamento simili (quindi sono state controllate).

Questi 160 stimoli sono stati suddivisi in due blocchi di 80 stimoli ciascuno, comprendendo 4 condizioni:

  • 40 stimoli unimodale visiva (es. viene mostrata l’immagine di un cavallo).
  • 40 stimoli audio – visiva – congruente (es. viene mostrata l’immagine di un martello e viene fatto sentire il suono di un martello).
  • 40 stimoli audio – visiva incongruente (es. viene mostrata l’immagine di un gatto e viene fatto sentire il verso del gallo).
  • 40 stimoli condizione di controllo (viene fatto sentire un rumore bianco).

Quindi i risultati sembrano dirci che solo a partire dai 12 anni, il fatto che ci sia una presentazione crossmodale congruente migliora la rapidità di identificazione di uno stimolo.

2) Il comportamento di gioco nei bambini nati pretermine: uno studio longitudinale a 18 e 24 mesi

L’indagine riguarda il comportamento di gioco in bambini di due anni nati a pretermine, messi a confronto con bambini nati a termine. Si vogliono individuare eventuali similitudini o differenze rispetto a quelle osservate in un gruppo di nati a termine.

Sono stati osservati 30 bambini (15 nati a termine, 15 nati pretermine), osservati longitudinalmente a 18 e a 24 mesi in due sessioni di gioco libero con gli oggetti. I risultati nel complesso mostrano che il fattore prematurità influenza sia la produttività di gioco che la tipologia di gioco che i bambini producono. In termini di procedura, tutti i bambini hanno partecipato a due sedute di gioco libero con oggetti (a 18 e a 24 mesi), della durata di 10 minuti, che sono state videoregistrate.

Il bambino veniva semplicemente invitato a giocare con i giocattoli che venivano messi a disposizione. Il genitore era sempre presente, vista l’età dei bambini. Al genitore veniva chiesto semplicemente di non interagire con il bambino, di non suggerire le attività di gioco che il bambino poteva fare con gli oggetti, di non nominare gli oggetti e di intervenire solo se necessario.

Dalle videoregistrazioni, tutte le volte che il bambino metteva in atto un comportamento di gioco, questo gioco veniva classificato da un osservatore secondo una serie di categorie riprese dalla letteratura, che permettevano di classificare questi comportamenti di gioco in termini di complessità.

Al di là della differenza di target del fenomeno di indagine, queste due ricerche testimoniano sicuramente che ci sono dei disegni di ricerca che prevedono delle modalità di intervento sui fattori, sulle variabili, molto diversi.

Nel primo è il controllo degli stimoli, di procedura, di consegna. La seconda invece ha un controllo pari a zero sulle consegne, sulle restrizioni poste ai partecipanti, ecc…

Questo significa che noi non possiamo associare o definire un esperimento o un’esperienza empirica come scientifico solo sulla base dell’idea che sia necessario il controllo, perché questo è falso. Il controllo è proprio la dimensione su cui diversi metodi di ricerca si differenziano.

Uno studio può essere definito come un esperimento scientifico anche se il controllo della situazione sperimentale non è la sua caratteristica.

(Controllo = lo sperimentatore definisce a priori che cosa può accadere in un senso o nell’altro).

Principi generali

Esperimento scientifico

Un esperimento scientifico è qualsiasi registrazione di osservazioni che possono essere di natura quantitativa o qualitativa, purché sia condotta in condizioni non controllate ma prestabilite, attraverso operazioni definite e registrabili, seguita dall’esame dei dati per mezzo di appropriate regole matematiche e statistiche allo scopo di individuare delle relazioni significative tra variabili.

Quindi la ricerca in psicologia sostanzialmente riguarda le variabili e le relazioni che intercorrono tra queste variabili.

Variabili (the what of research)

È importante stabilire con che tipo di variabili abbiamo a che fare all’interno di un disegno di ricerca.

Possiamo trattare le variabili in modo diverso, facendole assumere ruoli diversi e in funzione di questi ruoli si classificano i disegni di ricerca.

Variabile = qualsiasi aspetto che sia in qualche modo misurabile (ci sono scale di misura diverse).

Se le variabili, indipendentemente da come le trattiamo, fanno sempre riferimento ad aspetti misurabili, in una ricerca queste variabili possono assumere tre ruoli:

  • Variabili dipendenti.
  • Variabili indipendenti.

Variabili dipendenti (outcome vari

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ali7877 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi di ricerca e valutazione in psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Salerni Nicoletta.
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