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Una vita cura una vita

Una vita cura una vita sono i pazienti che hanno avuto impatto su molte delle mie idee e dei miei modi di essere analista. Non è la chiacchiera sulla vita ciò che cura una vita, bensì l’elaborazione dell’irrompere di essa in seduta da parte di un analista che, a contatto con il paziente e con quanto accade, la lascia uscire anche dall’interno di sé stesso senza spaventarsene troppo e senza stroncarla prematuramente.

Capitolo 1: spoilt children

Spoilt Children si riferisce non ai bambini viziati e tirannici, ma a bambini spogliati, cresciuti da genitori che hanno proiettato dentro di loro aspettative e ansietà e gli hanno sottratto qualcosa di intimamente specifico appartenente ai bambini. Il percorso, anche quello psicoanalitico, è un percorso di vita, come sosteneva Ferenczi, e la storia è essenziale per capire chi siamo come persone e come professionisti. Con storia intende la storia delle relazioni familiari, della trasmissione affettiva da una generazione all’altra, la storia della cultura, anche professionale.

Le esperienze iniziali

Le persone cambiano e così i loro pensieri ed è necessario incontrare un altro che si interessi e si occupi di te. La crescita e il pensiero non nascono unicamente dal dolore, ma piuttosto dall’essere riconosciuti: se c’è un altro che ti fa credito, se questi può e sa parlarti immedesimandosi con le tue esigenze, le tue ansie, i tuoi dolori.

Heimann diede importanza sia alla presa in atto da parte dell’analista della quotidiana presenza di controtransfert per capire i vari sé del paziente e il suo mondo inter-intra-psichico, sia al suo farsi cosciente dell’aspetto pratico delle interpretazioni e dei silenzi, di ciò che egli metacomunica al di là delle parole e del silenzio. Lei riteneva che l’analista potesse permettersi di comunicare schiettamente al paziente il modo in cui era pervenuto all’interpretazione con lo scopo di indicare al paziente che al pensiero autentico occorre un lavoro di squadra e di fargli comprendere che i suoi stessi mentali soggettivi erano utili per la sua comprensione di sé stesso e degli altri. Heimann riteneva che il valore mutativo delle interpretazioni derivasse dall’aspetto affettivo che esse procuravano.

Un compagno fondamentale: Sandor Ferenczi

Durante gli anni della laurea, alla fine dei conti, Borgogno scoprì diverse cose:

  • Quanto fosse basilare osservare la nascita e la crescita di un pensiero; quanto tempo, quindi, ci voglia perché le proprie idee preconsce si rendano più consapevoli e utilizzabili nel proprio lavoro.
  • Scoprì come sia sostanziale che vi sia qualcuno che creda in tali idee e che dia loro credito.
  • Come sia essenziale che lo stesso portatore di quelle idee creda in ciò che osserva e giunge a pensare.

Con “quanto tempo” intendo tempi molto lunghi. I pensieri, come Bion ha affermato, sono grezzi e rudimentali e, per diventare pensieri effettivi, hanno bisogno di qualcuno che li pensi e questo si deve ripetere a ogni tappa del loro sviluppo. Ogni individuo nasce alla vita psichica, a una vita psichica che a lui è pre-esistente, c’è un ambiente che è attorno a noi e dentro di noi fin dagli inizi della vita. Così anche il pensiero nasce in uno specifico contesto, che a lui pre-esiste, e si sviluppa in un contesto a lui contemporaneo: un contesto che potrà variare nel tempo, così come nel tempo potranno variare i potenziali portatori di quel pensiero.

Il percorso leggendo Ferenczi fu tutta un’altra musica: se si cambia il metodo, se si legge nel percorso, quello che si osserva è molto differente da ciò che si osserva estrapolando un solo momento di qualcosa dal suo insieme nel tempo; inoltre, chi legge Ferenczi nel percorso si accorge fin dall’inizio che sta suonando una musica diversa da quella che suona Freud.

Elementi importanti di Ferenczi

  • Rispetto all’eiaculazione precoce, trattata da Freud, Ferenczi la studia a partire dagli effetti fisici e psichici che ha sulle donne. In questo modo dà così voce a un soggetto al tempo assai trascurato: le donne.
  • Mostra come gli analisti, a volte, tendano ad essere “dei masturbatori e degli eiaculatori precoci” che finiscono per non accogliere l’altro da sé, imponendo con le interpretazioni qualcosa che riguarda loro stessi più che l’altro. Egli vuole promuovere un maggiore ascolto dell’altro e una maggior considerazione della relazione fra paziente e analista e viceversa.
  • Ritiene che i sintomi transitori del paziente nella seduta nascono all’interno della relazione paziente-analista: sono una risposta a qualcosa che l’analista ha detto o ha fatto, o non ha detto e non ha fatto. Salta all’occhio la modernità della sua prospettiva, che esplorava con pazienza e sensibilità il dialogo fra paziente e analista, notando come tale dialogo fosse necessariamente intriso di relazione e come la relazione promuovesse in ogni caso benessere e malessere.
  • L’introiezione è per Ferenczi un processo psichico fondamentale, ancora più importante della proiezione, poiché il bambino cresce ponendo prima di tutto dentro di sé le cose che gli provengono dall’esterno. Per questo, a causa dell’enorme fragilità e permeabilità infantili, ne conseguiva che i caregivers avrebbero dovuto avere molta più cura rispetto a ciò che offrono. Il bambino molto piccolo, inoltre, è affamato di oggetti e affetti (non solo cose materiali, ma anche il modo in cui queste gli erano porte), indispensabili per il suo sviluppo, e prende tutto dentro di sé senza poter selezionare e difendersi. A tal proposito egli dava importanza a una pragmatica della comunicazione sempre importante, ma assai più influente se in presenza di menti in formazione, quelle dei bambini, ma anche quelle degli allievi e dei pazienti; in esse gli ordini ipnotici inconsci vengono assimilati dal bambino/paziente, diventando operativi nel suo stare al mondo senza che egli ne abbia alcuna coscienza.
  • Per Ferenczi il trauma è psichico, riguarda gli affetti, è cumulativo e non è dovuto a un singolo evento. Esso è tale non tanto perché è accaduto, ma perché non ha trovato un ambiente che lo abbia riconosciuto e messo in parole offrendogli aiuto: è essenzialmente un «trauma per omissione di soccorso». Il trauma si riferisce non solo a qualcosa che è accaduto, ma anche a qualcosa che sarebbe dovuto accadere nello sviluppo fisiologico.

Psicoanalisi come conversazione speciale e progressivo apprendimento

La psicoanalisi è una conversazione speciale, al cui centro non ci sono solo le parole, ma le transazioni affettive, quello che Winnicott chiamava l’area dei «gesti» (di riconoscimento, di conferma e di convalida psichica). La conversazione psicoanalitica ha quindi bisogno di autenticità e non di ipocrisia e falso sé, poiché i pazienti intercettano molto bene a livello inconscio i veri sentimenti del terapeuta.

La psicoanalisi è un apprendimento da un’esperienza emozionale speciale, che presume la necessità di lavorare con un altro per capire chi siamo. È importante sottolineare quanto l’altro e la sua generosità siano rilevanti per questa disciplina. La soggettività dell’analista è un dato irrinunciabile. Il paziente porta in analisi, non solo sé stesso e i vari aspetti di sé, ma anche l’ambiente in cui è cresciuto durante l’infanzia e l’adolescenza: porta ciò che Freud chiamava transfert. Per intendere le manifestazioni di transfert l’analista deve possedere nel suo armamentario teorico l’idea che il benessere e il malessere psichico di una persona non nascano nel vuoto, ma entro relazioni interpersonali che sono state e sono fondanti, in quanto costituiscono il materiale delle identificazioni inconsce.

Per questo motivo, dato che anche l’analista porta tutta la sua persona all’interno dell’analisi e non unicamente il setting, il quale è al riparo da interferenze, la sua partecipazione e il suo coinvolgimento dovrebbero essere sempre sottoposti a un lavoro di working through in maniera tale che egli, distinguendo fra ciò che lo riguarda e ciò che riguarda il paziente, possa pervenire a modulare la sua risposta affettiva in un’interpretazione capace di informare il paziente su se stesso, sui suoi bisogni, sulle sue ansie e sul tipo di relazione inconscia che sta proponendo e sulle ragioni per cui sta proponendo quel tipo di relazione e non un’altra.

La situazione psicoanalitica può richiedere all’analista di doversi «ammalare della stessa malattia di cui il paziente e il suo ambiente familiare si sono ammalati ai tempi della sua infanzia e della sua adolescenza». Se si lascia che ciò accada, l’analista può comprendere sulla sua pelle che cosa è accaduto al paziente e quali attori e forze in gioco fossero presenti nel suo passato e, sulla base di questa esperienza vissuta, può, oltre a riconoscerla permettendo così al paziente medesimo di riconoscerla, darvi una risposta diversa da quanto successe allora in passato.

Nella sua visione, Ferenczi anticipa il pensiero di Winnicott, il quale constatava che il trauma va ripetuto nell’analisi, poiché i genitori erano assenti e in ragione di ciò, l’Io troppo prematuro del bambino fragile non aveva potuto affrontarlo, risultandone perciò travolto. È l’analista che lo deve riconoscere e individuare offrendo così al paziente, differentemente dagli oggetti del passato, l’opportunità di percepirlo consapevolmente, di comprenderlo e di condividerlo con un altro che si assume la sua parte di responsabilità.

Ogni esperienza analitica, per essere effettiva ed efficace, implica inevitabilmente sempre un qualche tipo di enactment, ovvero un’azione interpersonale inconscia, ignota allo stesso analista mentre la pone in atto.

La breve favola di "Orsetto"

La psicoanalisi:

  • È una forma di educazione, un’educazione alla vita e al vivere che può in parte immunizzare, come affermava Ferenczi, se è capace di contenere la sofferenza senza duplicarla, se è capace di tollerare la paura senza farla divenire terrore, se è capace di mantenere la speranza anche nei momenti di difficoltà potendo intravedere un futuro per il paziente e la sua vita.
  • È apprendimento dall’esperienza delle emozioni e delle relazioni che una nuova fiducia, favorendo la progressiva integrazione di aspetti dissociati e alienati del sé.
  • È un modo per rendere più giocoso e libero il pensiero.
  • È via attraverso cui recuperare le proprie parti esiliate, in specie quelle. Esse possono essere recuperate se l’analista può ospitarle e interpretarle a lungo, nel senso di esserne lui il portatore finché il paziente non sarà in grado di ri-appropriarsene, riconoscendo come nel passato le abbia dovute espellere dalla consapevolezza, rinunciando ad esse, ma ora possono trovare uno spazio psichico che le accolga e che gli attribuisca valore e significato.

La favola di Orsetto

La favola di Orsetto è stata annunciata a un analizzando ancora spaventato dal vivere pienamente la vita senza dover conformare la sua intimità agli altri, il quale da bambino aveva sofferto d’asma e di diverse forme di orticaria legate a un’ansiosa e non calibrata invasività di mandati e regole (narcisistici e spesso proiettivi) da parte dei genitori.

La favola riguarda un piccolo orso che aveva sempre freddo. La mamma e il papà lo avevano esortato a indossare la maglia di lana, la camicia felpata, il gilet a trecce, il golfino spesso, le muffole, il cappello caldo, le calze d’alpino, gli scarponcini rivestiti e così via; all’inizio la situazione sembrava migliorare, ma poi Orsetto continuava ad avere freddo. Un giorno, su suggerimento di alcuni vicini di casa, si recò dal dott. Orso, il quale gli disse: “questa è la mia medicina: togliti tutto perché tu nella vita hai da giocare e camminare”. Orsetto, di primo acchito sbalordito, protestò e fece rimostranze, poiché così avrebbe avuto più freddo e si...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IlariaRognoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Clinica psicoanalitica dell'ascolto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Granieri Antonella.
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